VICENDA MARESCIALLO COMELLINI: PER ACQUISIRE DIGNITA' DI UOMO LIBERO HO LASCIATO IL MONDO MILITARE

Roma, 2 feb – Pubblichiamo la lettera aperta  che l' (ex) Maresciallo dell'Aeronautica Militare, Luca Marco Comellini, rivolge a tutti i suoi commilitoni. Una lettera dove si parla di dignità e di libertà. Un amaro sfogo, ma anche uno sprono agli ex colleghi che “voltandosi indietro, scopriranno di quanto hanno perso in dignità e diritti e solo allora, quando saranno troppo vecchi per rimediare e troppo stanchi per insegnare ai giovani, si renderanno conto di voler tornare indietro e sostituire dei fatti e delle azioni concrete alle parole di solidarietà”.
 
Alle massime Istituzioni della Repubblica, ai miei ex colleghi militari, a tutti i cittadini Italiani.

     Io sono il Sig. Luca Marco Comellini, ex maresciallo di 1^ classe dell'Aeronautica militare. Vi scrivo queste poche righe affinché Voi tutti possiate riflettere su quanto siano importanti i principi di giustizia e libertà che la Costituzione vi riconosce, ma che una arcaica visione dei vertici militari vuole reprimere e annullare fino a rendere la stessa Costituzione subalterna al loro insano volere.

Il 10 settembre 2007 fui accusato di aver commesso il più grave dei reati che un militare possa compiere durante il suo servizio. No, non fui accusato di aver rubato, stuprato, o di essere un pedofilo, ne tantomeno di aver violato anche uno solo degli articoli del  Codice penale o di quello militare (c.p.m.p.). Sono stato accusato di aver pensato liberamente e di aver esercitato i diritti che la Costituzione mi riconosce, in quanto cittadino italiano, e che nessuna norma dell'Ordinamento militare ha mai limitato o addirittura vietato: i diritti di espressione e di opinione.
(Fonte grnet.it)
Ora, a prescindere dall'assurdità delle accuse che mi sono state mosse dai gerarchi militari, molti deputati e senatori, i presidenti del Parlamento e cittadini comuni, si stanno domandando come sia possibile che un procedimento, scandito da precise regole e termini perentori – al cui superamento consegue l'estinzione della potestà disciplinare – si sia potuto protrarre fino ai giorni nostri? Questa domanda però non se la pone il Ministro della Difesa ne, tantomeno, sembra essersela posta il Presidente della Repubblica che dovrebbe essere il massimo garante delle leggi e della Costituzione.

La risposta è semplice. L'arroganza del potere e la certezza dell'impunità, ferree regole di un sistema cronicamente malato, hanno permesso ad uno di offrire ad altri coperture e protezioni per eliminare un avversario scomodo – io, una voce dissonante -, come se ci trovassimo difronte alla peggiore banda criminale, anziché all'interno di una compagine militare.

Ho ragione di temere che saranno tutti salvi coloro che hanno avuto un ruolo o una funzione amministrativa nella vicenda che mi ha riguardato e, se questa si concluderà con la mia condanna, allora, i gerarchi militari avranno inesorabilmente affermato un pericoloso principio che vuole i diritti inviolabili, sanciti dalla Costituzione, assoggettati esclusivamente al loro mutabile umore.

Dalla lettura della relazione dell'Inquisitore si comprende chiaramente che il medesimo ha svolto il suo ruolo, come fedele servitore del suo mandante, dando ampia prova della sua perizia nel saper rimaneggiare, ad uso e consumo del suo padrone, importanti e storiche pagine di dotta giurisprudenza. Egli è riuscito ad affermare tutto e il contrario di tutto.

Io, purtroppo, ho ragione di temere che vi siano state anche altre mani e menti meno colte, ma animate da propositi perversi, ad aver collaborato alla realizzazione di un simile “patto scellerato” e l'inquisitore, alla fine, ha avuto solo il mero compito di scrivano.

Il giorno 28 gennaio 2009 presso il Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma la Commissione Medica Ospedaliera dell'Aeronautica militare mi ha giudicato “permanentemente non idoneo al servizio militare, da porre in congedo assoluto, …”.

Questo giudizio medico di riforma è certamente la diretta conseguenza delle diverse ed eterogenee azioni di vessazione che ho dovuto subire nel corso dei molti anni dedicati alla ricerca di quella pari dignità che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini senza alcuna distinzione di razza, sesso o classe sociale, siano essi militari – sempre pronti a immolare la propria vita per la difesa dei valori della Patria – o dei semplici delinquenti.

Come molti di voi ben sanno, e come molti altri hanno volutamente ignorato, il procedimento disciplinare di stato che l'amministrazione militare ha avviato nei miei confronti fin dal lontano settembre 2007, ha trovato la sua innaturale conclusione il giorno 29 gennaio scorso nel corso di una farsesca riunione della commissione disciplinare, sulla cui terzietà dei membri non oserei scommettere nulla. E pensare che detta commissione era stata ampiamente resa edotta della mia riforma, conseguente al giudizio di inidoneità assoluta reso dalla competente Commissione medica.

In conclusione, carissimi cittadini ed ex colleghi militari, questa storia dovrebbe aver insegnato anche a voi qualche cosa, così almeno voglio sperare. Forse un giorno voi tutti vi troverete al traguardo della vostra carriera, pronti a godervene i frutti e una pensione dignitosa. Certamente sarete convinti di aver fatto il vostro dovere.

Sono certo, però, che molti di voi, voltandosi indietro, scopriranno di quanto hanno perso in dignità e diritti e solo allora, quando saranno troppo vecchi per rimediare e troppo stanchi per insegnare ai giovani, si renderanno conto di voler tornare indietro e sostituire dei fatti e delle azioni concrete alle parole di solidarietà, che mi hanno espresso in queste ore.

Ora potrò godermi pienamente quelle libertà per le quali ho lottato pagando un prezzo che per molti può sembrare fin troppo alto. Anche domani, come ieri, io potrò guardarmi allo specchio e vedere un uomo, un cittadino con tutti i suoi diritti, consapevole che i principi per i quali ho lottato e continuerò a lottare, renderanno migliore il futuro di mio figlio.

Luca Marco COMELLINI (ex maresciallo dell’Aeronautica militare Italiana colpevole di aver espresso le proprie idee e opinioni)
(Fonte grnet.it)

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