Vittime dell'Uranio impoverito:

Il senatore del Pdl Rosario Giorgio Costa risponde all'appello lanciato nei giorni scorsi dall'Associazione Vittime Uranio. Soddisfatto anche Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, l'associazione per l'assistenza ai militari.

 “L'istituzione di una nuova Commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito rappresenta una priorità per questa legislatura”. Il senatore Rosario Giorgio Costa (Pdl) risponde così all'appello lanciato nei giorni scorsi dall'Associazione Vittime Uranio. “Apprendiamo con soddisfazione le parole del senatore Costa – dichiara Francesco Palese, portavoce dell'Associazione Vittime Uranio – il quale ha anche annunciato che saranno rapidi i tempi per giungere alla creazione della stessa commissione”.
“Adesso – aggiunge Palese – non ci resta che aspettare, estendendo l'invito a sensibilizzare il resto del Parlamento a tutti gli eletti del Salento, al Presidente della Regione Puglia Vendola e al Presidente della Provincia Gabellone”. “Fortissime perplessità restano invece – spiega Palese – sulle rassicurazioni fornite dal senatore Costa per quanto riguarda l'eventuale utilizzo di uranio impoverito nel poligono di Torre Veneri.
 Dire che è da escludere per le dimensioni geografiche dell'area del poligono che ne impedirebbero l'uso non ci sembra abbastanza per stare sereni.
 Occorre quanto prima far svolgere delle analisi su campioni di terreno per stabilire se si è in presenza di contaminazione da micropolveri di uranio o di altri materiali nocivi. E' qualcosa che non ci sembra impossibile e che potrebbe fornire risposte in tempi rapidi”. Sulla questione, interviene anche Falco Accame, ex presidente della Commissione Difesa e presidente dell'Ana-Vafaf, associazione di assistenza ai militari. “L'affermazione del senatore Costa circa l'intenzione di rinnovare al più presto la commissione di inchiesta sull'uranio è certamente confortante – dice – anche se sarebbe auspicabile che la commissione fosse bicamerale”.
 “Occorre peraltro – continua Accame – che i dati di partenza di cui si avvale l'indagine vengano radicalmente modificati perché le commissioni precedenti si sono basate su dati che partono dal 1996 escludendo cosi dallo studio tutti i dati precedenti, relativi a casi di morte e di malattia in seguito a missioni in Somalia, Iraq, poligoni nazionali ecc. Inoltre non sono stati presi in considerazione tutti i casi di civili e quelli dei dipendenti da altre amministrazioni diverse dalla Difesa”.
“Per quanto riguarda la possibilità di effettuare test di armi all'uranio impoverito nel poligono di Torre Veneri – conclude Accame – non esistono difficoltà procedurali almeno per quanto riguarda test di armi anticarro, armi che possono essere lanciate a distanze ravvicinate ad esempio dagli aerei A10 Usa o altri aeromobili o mezzi in grado di utilizzare tali proiettili. In alcuni poligoni italiani, ad esempio a Capo Frasca in Sardegna, operano in continuità aerei Usa capaci di impiegare armi all'uranio impoverito.
 Da osservare infine che nessun bando di divieto internazionale all'uso di armi all'uranio impoverito è stato emanato dall'Italia e quindi nessuna sanzione può essere inflitta per non rispetto di divieti”. 4 gennaio 2010 “Sono almeno 216 i militari italiani morti per possibile contaminazione da uranio impoverito”. Lo sostiene l'Associazione Vittime Uranio che questa mattina a Lecce ha denunciato due nuovi casi di morte e quattro di malattia e reso pubblico in una conferenza stampa un documento ufficiale della Sanità militare, agli atti dell'ultima commissione parlamentare di inchiesta.
 “Si tratta tuttavia – ha spiegato Francesco Palese, portavoce dell'associazione – di un bilancio incompleto. Il documento della Sanità militare (che elenca 171 morti e 2500 malati) registra infatti l'ultimo decesso nel 2006 e non comprende peraltro i reduci da molte missioni, dai poligoni e tutti coloro che al momento della morte non erano più in servizio”.
 “Integrando questo documento con i dati in possesso dell'associazione – ha detto Palese – arriviamo a contare 216 morti, ma è un dato ancora parziale”.

 Sulla questione, lo scorso 22 dicembre, il deputato radicale Maurizio Turco ha presentato un'interrogazione al Ministro della Difesa La Russa perché venga fatta chiarezza sulle reali dimensioni del fenomeno. Nel corso della conferenza, che ha visto anche la partecipazione di alcuni ex militari malati come Carlo Calcagni, di Guagnano, reduce dalla Bosnia e in procinto di affrontare l'ennesimo intervento in Inghilterra (la biopsia epatica e quella midollare hanno riscontrato la presenza di metalli pesanti), è stata chiesta l'istituzione di una nuova commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito “per completare e ampliare il lavoro della precedente”.
I nuovi casi di morte segnalati riguardano: D.S., ex paracadutista della Folgore, della provincia di Reggio Calabria, deceduto nell'ottobre del 2007 all'età di 32 anni a causa di una leucemia sorta in seguito alle missioni in Somalia e in Bosnia e V.C. militare della provincia di Taranto morto sempre di leucemia alcuni anni fa. I casi di malattia riguardano invece un ex militare della provincia di Varese al quale è stato diagnosticato un linfoma dopo una missione presso il poligono a mare di Capo San Lorenzo, in Sardegna, un militare della provincia di Taranto, reduce da diverse missioni all'estero e ora malato di linfoma, due ex militari della provincia di Lecce anche loro malati di cancro, il primo dopo una missione in Bosnia, il secondo, 27 anni, di Aradeo, dopo il servizio di leva nel poligono salentino di Torre Veneri.

Sul sito dell'associazione Vittimeuranio.com è stato pubblicato un dossier proprio sul poligono di Torre Veneri. Durante l'incontro, la deputata del Pd Teresa Bellanova ha annunciato una nuova interrogazione sul poligono. Alla conferenza hanno partecipato anche i genitori di due militari salentini vittime dell'uranio impoverito e per i quali è stata riconosciuta la causa di servizio e il giusto risarcimento.
 Il primo è Alberto Di Raimondo, militare di Salice Salentino che ha operato in Kosovo ed è scomparso nel 2005 dopo aver contratto un linfoma di Hodgkin, come racconta suo padre Pietro:

L'altro è Andrea Antonaci, di Martano, scomparso dieci anni fa dopo aver contratto un linfoma di Hodgkin durante la missione di pace svolta in Bosnia. Da lui è partita (tramite la trasmissione Striscia la notizia) una lunga battaglia di denuncia sulla mancanza di precauzioni per i militari nei teatri di guerra:

 Fonte: Il Tacco d'Italia

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