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sabato 22 novembre 2014

nov

22

2014

Assodipro: IMPORTANTI NOTIZIE SUL RICORSO BENEFICI COMBATTENTISTICI – Fase 2^; Nella massima trasparenza e rispetto per i nostri soci. Comunicato Assodipro  

Analisi sentenze sopraggiunte , informazioni ai ricorrenti e documenti per la 2^ fase del Ricorso.


COMUNICATO  del 30 Ottobre -  RICORSI BENEFICI PER IMPIEGO IN  ZONE ONU   
Con nota del 24 ottobre u.s. lo Studio Coronas ha informato ASSODIPRO dell’avvenuta pubblicazione della Sentenza N° 5172 del 21/10/14 del Consiglio di Stato. La Sentenza del CDS in questione riforma in NEGATIVO quella N°.1168 del 07/05/2014 del TAR Lombardia, relativa a ricorso inerente i c.d. benefici derivanti dall’impiego dei militari italiani in zone ONU ovvero ad iniziativa analoga a quella avviata da ASSODIPRO (per la quale era prevista al 30 ottobre  2014 la conclusione della raccolta delle adesioni). Ignorare che la Sentenza del CDS sopra menzionata costituisca, allo stato, un serio ostacolo per il positivo esito dei ricorsi promossi o da promuovere davanti al Giudice amministrativo (TAR, CDS) in materia di benefici zone ONU  è un rischio che il Sodalizio non intende far correre ai propri associati. In ragione di ciò, valutata l’analisi ricevuta dallo Studio Coronas sulla Sentenza N°  5172 del CDS e condiviso il suggerimento di dirottare l’azione giudiziaria di fronte alla Corte dei Conti per ottenere il riconoscimento della maggiorazione del servizio utile solo ai fini della maturazione e della misura del diritto a pensione, l’ASSODIPRO conferma il proprio impegno a proseguire l’iniziativa in titolo nelle forme e con le modalità segnalatele dai legali incaricati.   
Per quanto premesso: 1- coloro che hanno aderito alla iniziativa in corso e che conseguentemente hanno consegnato il materiale richiesto presso lo Studio Coronas di Roma (Via Giuseppe Ferrari 4, 00195) ed effettuato il versamento degli oneri richiesti, SE interessati a proseguire nell’iniziativa, con presentazione del ricorso di fronte alla Corte dei Conti delle rispettive regioni di residenza, DOVRANNO far pervenire entro il 30 Novembre 2014 il proprio assenso, compilando la scheda di adesione aggiornata e recapitandola all’indirizzo di posta elettronica studiolegalecoronas@tiscali.it .
Nell’oggetto della e-mail di trasmissione della scheda di adesione di cui sopra, dovrà essere inserita la seguente dizione: “RICORSO BENEFICI ZONE ONU CORTE DEI CONTI REGIONE …” (tratteggio da completare con l’indicazione della regione di residenza); 
2-  coloro che, avendo aderito alla iniziativa in corso, NON intendessero invece proseguire nell’iniziativa in corso nei termini sopra specificati, DOVRANNO segnalare entro il 30 Novembre 2014 all’indirizzo e-mail assodipro@assodipro.org le proprie coordinate bancarie, al fine di ottenere la restituzione dell’importo anticipato per onorari e spese di partecipazione al ricorso; 
3- quanti infine, non avendolo sinora fatto, volessero aderire alla azione da avviare presso la Corte dei Conti della rispettive regioni di residenza, dovranno consegnare allo Studio legale Coronas entro il 30 Novembre 2014 tutto il materiale evidenziato a pag.2 della scheda di adesione al ricorso, dal punto 1 al punto 7, ed attenersi alle prescrizioni degli ultimi due paragrafi della medesima. Gli stessi dovranno poi inviare al recapito e-mail assodipro@assodipro.org copia del  versamento di ccp (N° 88945001) effettuato a favore di  Assodipro Via Palestro 78, 00185, Roma.) o del bonifico bancario (IBAN ASSODIPRO: IT66Y0760103200000088945001), con l’accortezza per questo tipo di versamento di segnalare il proprio indirizzo.   
AS.SO.DI.PRO. Il Presidente        Emilio Ammiraglia   Roma 29 Ottobre 2014 ALLEGATI: 
clicca per leggere o scaricare 
A- Nota informativa Studio Legale Coronas del 24 ottobre 2014
B- Sentenza del Consiglio di Stato  N° 5172 del 21 Ottobre 2014
C-  Sentenza del TAR Lombardia N° 1168 del 07 Maggio 2014; 
D- Sentenza Corte dei Conti I Appello 845-2013
E- Scheda di adesione al ricorso Benefici zone ONU Corte dei Conti Regione……….
F- Procura alle liti.


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giovedì 20 novembre 2014

nov

20

2014

1 Milione di Euro per le Associazioni D’Arma, Combattentistiche di Categoria e specialità ! finanziamenti pubblici del Ministero Difesa-Governo anche senza progetti. Come sono spesi e da chi ?  

Unione Nazionale Ufficiali tra quelle che prendono di più ; soldi pubblici anche per altre 3 Associazioni di Ufficiali (!) come vengono spesi i soldi pubblici dati alle varie associazioni ?


Assodipro Roma 
Come ogni anno  il Ministero Difesa – Gabinetto del Ministro Difesa si occupa dei  Contributi dello Stato a favore di Enti, Istituti, Associazioni, Fondazioni ed altri Organismi. Ripartizione fondi E.F. 2014. 
Premesso che riteniamo indispensabile la vita degli enti, delle istituti, delle associazioni, delle fondazioni e di tutti gli organismi che si occupano di mantenere viva la memoria storica dei conflitti , i valori della Costituzione e della Resistenza, riteniamo che sia doverosa la massima  trasparenza nelle assegnazioni dei fondi e, soprattutto di come vengono spesi .  Rimaniamo MOLTO PERPLESSI nel leggere , nella nota illustrativa ( che pubblichiamo in fondo), il seguente passaggio scritto dal GABINETTO DEL MINISTRO PINOTTI : “Laddove il singolo sodalizio non abbia presentato alcun progetto, ovvero i progetti elaborati non siano stati ritenuti meritevoli di finanziamento, si è provveduto ad assegnare una somma sostanzialmente identica a quella dello scorso anno. Nel dettaglio, sono stati ripartiti € 1.000.000 (a fronte dei € 974.000 stanziati nel 2013)…” 
COME SPENDONO I SOLDI PUBBLICI E PER COSA LE ASSOCIAZIONI ELENCATE ? 
Tra le Associazioni elencate nell’ atto Governo n 118 ( che pubblichiamo in fondo ) ci sono anche : Associazione nazionale famiglie dei caduti e dispersi in guerra 196.000  - Associazione nazionale combattenti e reduci   98.200 - Associazione nazionale del fante  42.350 - Associazione nazionale carabinieri  20.000 - Associazione nazionale paracadutisti d'Italia  45.550 (  L’associazione Nazionale Paracadutisti Italiani di cui Santo PELLICCIA fa parte come Presidente della sezione Anzio-Nettuno. Si, proprio Santo PELLICCIA che era il “ direttore dell’inno Fascista cantato da un gruppo di parà nella caserma di Siena come si vede nel video e come raccontato nell’articolo del Tirreno che abbiamo ripreso nell’articolo pubblicato  sul nostro sito - "le Associazioni combattentistiche che cantano inni FASCISTI nelle Caserme. Il Caso dei Parà che cantano inni Fascisti "-   ( Clicca per leggere ) - Sul caso fu aperta un INCHIESTA della quale ancora NON SI CONOSCONO GLI ESITI
 
Associazione nazionale genieri e trasmettitori d'Italia 20.500 - Associazione nazionale amministrazione militare   11.150 - Associazione nazionale commissariato militare   8.000 - Unione nazionale sottufficiali italiani  8.000  - Associazione nazionale sottufficiali d' ltalìa  12.000
AGLI UFFICIALI NON è SUFFICIENTE UNA SOLA ASSOCIAZIONE , Unione nazionale ufficiali in congedo d'Italia  alla quale vengono assegnati ben 32.000 Euro , e  non sono sufficienti le altre Associazioni presenti e quindi troviamo altre 3 Associazioni di Ufficiali che ricevono risorse pubbliche :  Associazione nazionale ufficiali di Marina provenienti dal servizio effettivo  8.250 - Associazione nazionale ufficiali dcll' Aeronautica  8.000  - Associazione nazionale ufficiali tecnici dell'Esercito italiano  10.550 – Per chiudere abbiamo anche Associazione nazionale "Nastro Verde"   8.000 Euro   ( L'Associazione Nazionale dei Decorati di Medaglia d'oro Mauriziana - Nastro Verde , è una associazione riconosciuta che riunisce gli appartenenti alle Forze Armate Italiane e ai Corpi Armati dello Stato, in servizio ed in congedo, che, per l'eccellenza e la durata del servizio prestato, sono stati insigniti della Medaglia mauriziana) . 

Clicca per leggere la nota illustrativa del Ministero Difesa
 
Clicca per leggere l’ Atto Governo n° 118 sottoposto a parere con l’elenco delle Associazioni


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martedì 18 novembre 2014

nov

18

2014

Rinnovo Contratto Dipendenti Pubblici, Forze Armate e Polizia bloccato da 6 anni. Madia ai Sindacati: “Non ci sono risorse per i rinnovi nel 2015 e nessun impegno per anni futuri, bastano gli 80euro  

Sindacati continuano la mobilitazione contro il governo e si rafforza lo sciopero generale


Assodipro Roma
"La riapertura del contratto è nell'agenda del governo, ma nel 2015 non sono previste in bilancio risorse per i rinnovi contrattuali". Le parole del Governo espresse dal  ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, nell'incontro a Palazzo Chigi tra sindacati e governo sul pubblico impiego, non lasciano speranze ai dipendenti pubblici. Madia ha confermato che al momento non sono previste in bilancio risorse finanziarie. Ma ha anche aggiunto di non poter prendere impegni precisi nemmeno per il futuro.
L’offerta del Governo, al momento, consiste in una riapertura del dialogo su contrattazione decentrata, natura del rapporto di lavoro, e parte normativa del contratto. Il ministro ha spiegato che anche il governo sa il contratto dei dipendenti pubblici bloccato da sei anni "è un problema", ma ha scelto di "concentrare le risorse su chi stava peggio". Il bonus di 80 euro andrà ad un lavoratore pubblico su quattro - ha spiegato - circa 800mila dipendenti pubblici (uno su quattro). Ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, presenti all’incontro insieme ai rappresentanti di categoria del pubblico impiego, questo , certamente non può bastare. Come unica nota positiva hanno registrato un certo cambiamento nei toni, una qualche apertura al dialogo, che però non sono assolutamente sufficienti da soli a cambiare le cose.


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nov

18

2014

EUROMIL, 42 associazioni-sindacati militari di 29 Paesi, a Roma: “è inaccettabile che i politici dicono sì quando i trattati sono discussi a Bruxelles e Strasburgo e no quando sono a Roma".  

Nuovi ingressi in Euromil da SERBIA, MONTENEGRO e TURCHIA mentre in ITALIA si tenta ancora di NEGARE I DIRITTI ASSOCIATIVI SINDACALI AI MILITARI. Sintesi degli interventi


Rapporto Presidium Meeting  - ROMA 17-18 OTTOBRE 2014
Il 110 ° Presidium Meeting di EUROMIL ha avuto luogo il 17-18 Ottobre  2014 a Roma. Più di 100 delegati provenienti da diversi paesi si sono riuniti insieme per la sessione autunnale di riunione biennale di EUROMIL, che è stato aperto da Emmanuel JACOB, Presidente di EUROMIL, Emilio AMMIRAGLIA, presidente della Associazione Solidarietà Diritto e Progresso  (ASSODIPRO - Italia), Francesco ZAVATTOLO, Segretario Generale di Finanzieri, Cittadinanza e solidarietà (FICIESSE - Italia), Gianna FRACASSI, Segretario Nazionale della Confederazione generale Italiana del Lavoro (CGIL), e Massimo ARTINI, deputato, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, Movimento cinque stelle (M5S - Italia). Interventi anche di Ana Gomes, deputato al Parlamento europeo (S & D, Portogallo) - Prof. Manfred Mohr, ICBUW Germania, ha presentato il "Il tema DU ( Uranio )  alle Nazioni Unite" -  Falco Accame, presidente di ANAVAFAF, ha parlato di "casi di indennizzo da Malattie per Uranio  dinanzi ai tribunali italiani" -  Ria Verjauw, ICBUW Belgio,si è  incentrata sul tema "Il poligono di tiro di Salto di Quirra - complessa devastazione dell'ambiente" -  Cataldo Fornari, Avvocato per ASSODIPRO, ha presentato gli effetti dell'amianto sulla salute, le sue proprietà cancerogene, e ASSODIPRO   ha presentato il "caso amianto" contro il Ministero della Difesa italiano. Il problema riguarda in particolare la Marina Militare Italiana; lavoratori di cantieristica navale e della difesa, nonché i militari stessi. 
Il Presidente Emmanuel Jacob ha accolto i delegati di Roma e ha ringraziato solo ed unicamente  ASSODIPRO per aver ospitato l'evento.  Il Presidente Jacob ha ricordato la presenza italiana in EUROMIL fin dalla sua fondazione nel 1972, ha deplorato il fatto che l'Italia, come, purtroppo, altri paesi europei, continua a non concedere ai militari il diritto di organizzarsi al fine di difendere i loro diritti sociali.
EUROMIL insiste pertanto a continuare, sostenere e difendere i diritti fondamentali del personale militare in tutta Europa a sostegno delle proprie associazioni aderenti.
"Dobbiamo ricordare ai nostri leader politici che è inaccettabile che dicono di sì quando i trattati o le raccomandazioni sono discusse a Bruxelles e Strasburgo e dire di no quando sono di nuovo a Roma", ha insistito il presidente. A questo proposito, EUROMIL è lieta che il Parlamento italiano sta discutendo dei diritti di associazione per i soldati italiani in commissione Difesa della Camera dei Deputati. Il signor Jacob ha anche ricordato che, nonostante la tendenza generale di ridurre i bilanci della difesa, gli strumenti giusti devono essere disponibili quando sono richieste azioni militari. Ha detto "Vi è un minimo assoluto di investimenti necessari per la pace e la sicurezza". Infine, il Presidente ha affrontato  l'attuale panorama politico europeo, deplorando l'ascesa dei partiti euroscettici e di estrema destra. I diritti umani e le libertà fondamentali, compresi i diritti sociali, devono avere la priorità assoluta e  rimanere all'ordine del giorno. All'interno di un nuovo panorama istituzionale europeo, EUROMIL seguirà gli sviluppi in materia. Emilio Ammiraglia ha dato il benvenuto a tutti i partecipanti, in Italia e ha dato  la parola ad Andrea Saccucci, un avvocato di ASSODIPRO, con il quale l'associazione ha presentato una denuncia alla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) contro l'Italia in relazione al divieto permanente di associazione e sindacale i diritti per il personale militare nel paese....
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lunedì 17 novembre 2014

nov

17

2014

La Corte Europea dei Diritti:“I militari hanno diritto ad organizzarsi in sindacati“–“I CoCeR non sostituiscono il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi“.L’ Italia non è conforme  

“il divieto generale di formare o aderire a un sindacato invade l'essenza stessa della libertà di associazione, non può essere considerato proporzionato e necessario in una società democratica” . Analisi della Sentenza CEDU


IL DIVIETO GENERALE AL DIRITTO DEL PERSONALE MILITARE DI FORMARE E ADERIRE A UN SINDACATO VIOLA L'ARTICOLO 11 DELLA CEDU – di Isabelle Van Hiel.   Questa Analisi della Sentenza della Corte Europea dei Diritti  è di Isabelle Van Hiel, PhD Ricercatore e Assistente presso la sezione di diritto sociale del Dipartimento di Criminologia, Diritto penale e Diritto Sociale della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Ghent (Belgio).
In due casi recenti del 2 ottobre 2014 la Corte Europea ha dovuto decidere in merito alla libertà di associazione del personale militare. Anche se la Corte ha già esaminato i casi di libertà sindacale all'interno della polizia e del servizio pubblico civile, era la prima volta che la Corte ha esaminato la situazione specifica delle forze armate. In Matelly c. Francia (ricorso n. 10609/10), un ufficiale della gendarmeria francese che forma in Francia una parte delle forze armate, è stato costretto a dimettersi da una associazione chiamata Forum gendarmi e cittadini. Il forum è stato considerato dal direttore generale della Gendarmeria Nazionale come un gruppo professionale pseudo-sindacale, vietato ai sensi dell'articolo L. 4121-4 del codice della difesa. In ADEFDROMIL c. Francia (ricorso n. 32191/09) l'Associazione Défense des Droits des Militaires (ADEFDROMIL), un'organizzazione professionale per militari, lamentava la negazione all’accesso di giustizia, in quanto si è ritenuta essere in violazione della stesse disposizioni dell'articolo L.4121-4 del codice della difesa. Questo articolo L. 4121-4 dichiara l'esistenza di organizzazioni professionali per il personale militare, nonché la composizione di tali organizzazioni come incompatibili con le prescrizioni della disciplina militare, [1].
La Corte ha ricondotto gli articoli violati in Matelly (10 e 11) e ADEFDROMIL (6, 11, 13 e 14) all'articolo 11 e ha esaminato i reclami esclusivamente da questo punto di vista. Ha sottolineato che il diritto alla libertà di associazione, di cui la libertà sindacale è un aspetto, non esclude alcuna attività professionale o di ufficio dal suo campo di applicazione Anche se l'articolo 11prevede, in particolare per i membri delle forze armate, che "le restrizioni legali" potrebbero essere imposte dagli Stati, la Corte ha ribadito che quelle "restrizioni legali" dovevano essere interpretate rigorosamente ed essere confinate all’"esercizio "dei diritti in questione, e non deve mettere in pericolo l'essenza stessa del diritto di organizzarsi.  
A questo proposito, la Corte ha sottolineato che il diritto di formare e aderire a un sindacato è stato uno degli elementi essenziali della libertà in questione, come è stato già stabilito nella giurisprudenza precedente relativo al settore pubblico, come Demir e Baykara. Poiché non è stato contestato l'esistenza di un interferenza dello Stato nell'esercizio dei suoi diritti garantiti dalla convenzione, aveva solo da stabilire se l'ingerenza era prevista dalla legge, persegue uno scopo legittimo ed era necessaria in una società democratica. In entrambi i casi l'interferenza era prevista dalla legge, dal momento che il codice della difesa distingue specificamente tra l'adesione ad associazioni ordinarie, che è autorizzata, e l'appartenenza a dei gruppi professionali, che è proibito. Inoltre, il Consiglio di Stato ha stabilito che una associazione che esisteva per difendere gli interessi pecuniari e non pecuniari del personale militare apparteneva alla seconda categoria. Considerando che tale divieto persegue uno scopo legittimo, vale a dire la conservazione dell'ordine e della disciplina necessarie nelle forze armate, di cui la gendarmeria fa parte, la Corte ha poi esaminato se questa interferenza era necessaria in una società democraticaHa rilevato in via preliminare, che le pertinenti disposizioni del codice della difesa che vietano al personale militare, puramente e semplicemente, di aderire qualsiasi gruppo pseudo-sindacale. Contemporaneamente  la Corte ha rilevato che lo Stato francese aveva istituito  gli organismi e le procedure speciali per tener conto delle preoccupazioni del personale militare, ritenendo tuttavia che tali istituzioni non sostituiscono la concessione della libertà di associazione al personale militare, una libertà che comprendeva il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi.   
Restrizioni non proporzionate e non necessarie in una società democratica 
La Corte era consapevole del fatto che la particolare natura della missione delle forze armate necessità che l'attività sindacale - che, nel compiere il suo scopo, potrebbe portare alla luce l'esistenza di opinioni critiche riguardanti alcune decisioni che hanno interessato la situazione morale e pecuniaria il personale militare – sono adattate a queste particolari circostanze. Ha quindi sottolineato che, a norma dell'articolo 11, le restrizioni, anche quelle significative, possono essere imposte sulle forme di azione ed espressione di un'associazione professionale e dei militari che si sono uniti ad essa, a condizione che tali restrizioni non li privano del diritto generale di associazione in difesa dei loro interessi professionali e non pecuniari Tuttavia, in Matelly, la Corte ha rilevato che l'ordine di dimettersi dall'associazione era stata presa sulla sola base del suo atto costitutivo e la possibile esistenza, in una relativamente ampia interpretazione del suo scopo, di una dimensione sindacale. Inoltre, le autorità non avevano avuto riguardo all’atteggiamento e alla sua volontà di rispettare i suoi obblighi modificando lo statuto dell'associazione. Per quanto riguarda ADEFDROMIL, la Corte ha rilevato che la ricorrente è stata privata di ogni diritto di agire in giustizia solo per i suoi interessi professionali, mentre le restrizioni concrete in diritto di adire alla giustizia devono essere giustificate da specifiche missioni dei militari. La Corte ha concluso che i motivi addotti dalle autorità per giustificare l'ingerenza in entrambi i ricorrenti diritti erano stati né pertinenti né sufficienti, dato che la loro decisione è pari a un divieto assoluto al personale militare di unirsi in un gruppo professionale para-sindacale, che era stato istituito per difendere i loro professionali e non pecuniari interessi. Questo divieto generale di formare o aderire a un sindacato invade l'essenza stessa della libertà di associazione, non può essere considerato proporzionato e necessario in una società democratica. Di conseguenza, vi era stata una violazione dell'articolo 11  ...........
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domenica 16 novembre 2014

nov

16

2014

Roberta PINOTTI, miopi i tagli alla difesa. Volo blu? ho fatto risparmiare stato. Ministro PINOTTI quanto è miope invece NON concedere DIRITTI sindacali ai militari dopo la sentenza CEDU ?  

Dichiarazioni del ministro sempre con l’occhio all’industria e lobby. E il personale? e i Diritti del personale militare? come si può ancora ignorarli dopo la sentenza della Corte Europea ? eppure, nel programma PD....


Assodipro Roma 
 
Il Ministro Pinotti prova a levarsi qualche sassolino dalle scarpe nelle vicenda del volo blu. Nelle ultime dichiarazioni , come spesso accade, chiede di limitare i tagli alla difesa con l’occhio solo all’industria e lobby . 
Non manca il consueto rimando al “ libro bianco “; chi lo stà scrivendo ? si parla, e come, del personale nel libro bianco ? terrà conto della sentenza CEDU  nel libro bianco ?  
I tagli sul personale e le chiusure di numerosi enti e caserme con le relative conseguenze sul personale non appaiono mai nelle dichiarazioni del ministro PINOTTI , così , lo stesso Ministro continua ad ignorare le conseguenze della sentenza della CORTE EUROPEA DEI DIRITTI che il 2 ottobre ha condannato la Francia in quanto non concede diritti sindacali ai militari. 
Il Ministro Difesa Francese ha dichiarato che la Francia si adeguerà ed ha impegnato la relativa commissione difesa con audizioni di giuristi e pareri, il ministro Pinotti continua ad ignorare la questione . 
QUANTO è MIOPE questo comportamento e la chiusura sui diritti non più possibile dopo la sentenza della Corte Europea ? RICORDIAMO quanto scritto nel programma del PD  -   Programma Partito Democratico per le elezioni politiche del 2011 … “ Il PD propone di costruire un nuovo modello organizzativo, funzionale e ordinamentale, per le FF.AA  è necessario prevedere maggiori forme di rappresentanza sindacale per renderle più democratiche e più vicine ai cittadini “ . 

Legge stabilita': Pinotti, miopi i tagli alla difesa. volo blu ? ho fatto risparmiare stato. libro bianco pronto entro fine anno. 'conterra' nuovo modello operativo forze armate'.
ROMA, 15 NOV - Il mondo attorno a noi, dall'Ucraina al Medio Oriente, ribolle sempre piu'. E percio' e' "miope" tagliare all'impazzata le spese della Difesa, "il presidente Napolitano ha perfettamente ragione a insistere sulla necessita' di mantenere in efficienza le nostre forze armate". Lo afferma alla Stampa il ministro della Difesa Roberta Pinotti che sull'accusa di aver utilizzato un volo di addestramento dell'aeronautica per fini privati aggiunge: "Sono amareggiata.
Io sono particolarmente attenta all'uso delle risorse pubbliche e sto attuando una puntuale Spending review nel mio dicastero.
Ho rinunciato al bellissimo alloggio di servizio che spetterebbe a un ministro della Difesa e a Roma vivo in un appartamento di 50 metri quadri. Ma sono serena, La questione si chiarira'. E chi ha aperto strumentalmente questa pagina calunniosa ne dovra' rispondere".  "Qualcuno - spiega poi sui tagli previsti - ancora non ha capito l'importanza di queste spese. Che sono investimenti per il nostro futuro, in primo luogo per la nostra sicurezza. E sono anche investimenti nel manifatturiero. A tagliare in modo indiscriminato, come alcuni proponevano, si sarebbero bloccati interi progetti. Ma si erano resi conto delle ricadute sociali e industriali? Il giorno dopo avremmo avuto piu' cassa integrazione, non piu' sviluppo".
   Sulla legge di stabilita' Pinotti auspica quindi che "in Parlamento si possa ragionare per qualche cambiamento. Quando s'e' trattato di finanziare gli 80 euro, il nostro ministero s'e' fatto il carico maggiore, tagliando gli investimenti di 400 milioni. La Difesa ha rinunciato in due anni a 1,5 miliardi di euro su un bilancio di 19 miliardi. Non c'e' nessun'altra amministrazione pubblica che abbia tagliato tanto".  DIFESA: MINISTRO PINOTTI,LIBRO BIANCO PRONTO ENTRO FINE ANNO 'CONTERRA' NUOVO MODELLO OPERATIVO FORZE ARMATE'    (ANSA) - NAPOLI, 15 NOV - ''Il libro bianco della Difesa sara' completato entro la fine dell'anno''. Lo ha detto il ministro Roberta Pinotti intervenendo alla cerimonia di giuramento degli allievi della Scuola militare Nunziatella a Napoli. ''Il libro bianco conterra' il nuovo modello operativo delle Forze armate e rispondera' alla sfida dell'innovazione'', ha aggiunto il ministro.  Rispondendo alla domanda di un giornalista, su una possibile revisione del libro bianco alla luce dei tagli predisposti al budget della Difesa il ministro ha detto: ''Il libro bianco e' il racconto delle progettazione future e non di quelle passate''.


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nov

16

2014

Emilio AMMIRAGLIA – Presidente Assodipro, RIFORMA DELLA RR.MM. BENE, ON.LE VILLECCO CALIPARI: SI DISCUTA FINALMENTE DI TUTTO.  

“Grazie al pres. Elio Vito per gli approfondimenti da effettuare sulle recenti sentenze CEDU. Rivolgiamo ai componenti della Commissione stessa l’invito ad effettuare una profonda riflessione di merito anche sulle implicazioni della Convenzione OIL


Emilio Ammiraglia  presidente Assodipro 
Nell’ambito della discussione sulla riforma in titolo, avvenuta nella seduta della Commissione della Camera il giorno 13/11/2014, l’On. Villecco Calipari ha tra l’altro affermato “che sarà sua cura riferire alla Commissione, fin dalle prossime sedute, in merito non solo alle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo richiamate dal Presidente (On. Elio Vito), ma anche delle sentenze della Corte Costituzionale su questa materia e di una recente pronuncia del TAR del Lazio”. Una indiscutibile e meritoria azione dai cui sviluppi ci auguriamo di constatare una non approssimativa e riduttiva lettura della giurisprudenza segnalata, una ritrovata sicura vena riformatrice e l’ispirazione che serve per incardinare la riforma in atto sui binari del più rigoroso rispetto del quadro normativo di riferimento. In tal senso, per fornire un umile contributo agli Onorevoli Parlamentari che si occupano della questione, segnaliamo agli stessi che unitamente alla valutazione sugli atti richiamati dall’On. Villecco Calipari occorre considerare le fonti normative che nel rispetto e in esecuzione dell’art. 11 della Conv. EDU disciplinano i diritti di organizzazione dei lavoratori pubblici, militari compresi. Tra queste e in posizione di primaria rilevanza vi è la Convenzione n. 151/78 dell’OIL ratificata dall’Italia con L. n. 862/84. E’ dallo studio e dalle previsioni di questa fonte del diritto che è possibile ricavare l’interpretazione da dare alle sentenze CEDU, dello scorso 2 ottobre, di condanna della Francia per violazione (in danno dei militari francesi) dell’art. 11 della Conv. EDU e i riferimenti per realizzare nel contesto nazionale una decorosa riforma dello strumento di tutela professionale dei nostri militari. E’ dalla riduttiva interpretazione dell’art. 1 comma 3 della Convenzione n. 151/78 dell’OIL, operata dal legislatore francese fino al punto di negare ogni MISURA DI ESERCIZIO DEL DIRITTO DI ORGANIZZAZIONE associativo-sindacale dei soldati transalpini, che è nato il conflitto normativo; quindi la violazione dell’art. 11 della Conv. EDU e la conseguente condanna della Francia. Il caso italiano con riferimento all’art. 8 della L. 382/78 si presenta con caratteristiche analoghe a quelle sopra descritte. Ed è infine per augurare un proficuo lavoro alla Commissione Difesa della Camera, il cui Presidente On. Elio Vito con l’occasione è doveroso ringraziare per il contributo offerto alla discussione sulla riforma della RR.MM. mediante il richiamo agli approfondimenti da effettuare in relazione alle recenti sentenze CEDU, che rivolgiamo a tutti i componenti della Commissione stessa l’invito ad effettuare una profonda riflessione di merito sulle implicazioni che la richiamata Convenzione n.  151/78 introduce in relazione alla elaboranda riforma della RR.MM. 
 
TRATTO DALLA SENTENZA CEDU CHE CONDANNA LA FRANCIA PER IL DIVIETO CI COSTITUIRE ASSOCIAZIONI SINDACALI:
La Corte rileva che lo Stato francese ha istituito organismi e procedure speciali per tener  conto delle preoccupazioni del personale militare ( tipo le Rappresentanze Militari - CoCeR modello sindacato giallo che abbiamo in Italia ) , si ritiene, tuttavia, che queste istituzioni non sostituiscono il diritto dei  militari della libertà di associazione, che include il diritto di  costituire  sindacati e di aderirvi.   Nella sentenza della CEDU si legge ancora : “  Lo stato e le forze armate  non possono privare i militari del diritto generale di associazione  per la difesa dei loro interessi; possono regolamentare modalità di azione di un ordine professionale,o associazione sindacale  ma NON vietare  di costituire associazioni a carattere sindacale " 
 
CLICCA per leggere la Convenzione 151  OIL ( Organizz. Internazionale Lavoro )

CLICCA per leggere la ratifica della Convenzione OIL

CLICCA PER LEGGERE COMUNICATO STAMPA DELLA CORTE EUROPEA CHE CONDANNA LA FRANCIA PER IL DIVIETO DI COSTITUIRE SINDACATI MILITARI   
 
 
 


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sabato 15 novembre 2014

nov

15

2014

Notizie sul RICORSO BENEFICI COMBATTENTISTICI. Conferme ulteriori alla linea di Assodipro. Ricorso avanti la Corte dei Conti. Avv. Cassazionista Francesco PANDOLFI.  



Assodipro.
Si illustra la complessa vicenda dei benefici combattentistici, alla luce delle più recenti sentenze e tenendo conto dell’orientamento delle Amministrazioni. … 
ricorso avanti la Corte dei Conti, che tenda a far accertare l”an” ovvero il diritto alla maggiorazione del servizio utile ai fini della maturazione del diritto alla pensione” .   

CLICCA PER LEGGERE IL PARERE E L’ANALISI DELL’AVV. CASSAZIONISTA Francesco PANDOLFI


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venerdì 14 novembre 2014

nov

14

2014

Matteo Renzi,presidente del Consiglio dell’ Unione Europea, rispetterà le priorità dell’Europa e la sentenza CEDU sui DIRITTI per i MILITARI valida per tutti i paesi Europei ?  

Lettera al Presidente del Parlamento europeo e alla Presidenza italiana. il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker propone un programma di lavoro più coordinato delle istituzioni dell'UE con 10 priorità che ha individuato per il 2015.


a cura di Assodipro 
 
Juncker e il suo vicepresidente Frans Timmermans hanno inviato una lettera  Mercoledì (12 novembre) a Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo, e  Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dell'Unione europea (la presidenza di turno dell'Unione europea). Herman Van Rompuy, il presidente uscente del Consiglio europeo e Donald Tusk, che assumerà il 1 ° dicembre, non sono inclusi tra i destinatari. 
Juncker dice che vuole condividere con il Parlamento e il Consiglio dell'UE per il 2015 le priorità entro la fine di quest'anno  
Al punto 7 delle priorità leggiamo 7. Uno spazio di giustizia e dei diritti fondamentali basata sulla fiducia reciproca Perseguire l'adesione dell'Unione europea alla Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo.     
Come ASSODIPRO , facciamo appello al Presidente Renzi affinchè svolga l’importante ruolo di presidenza europea applicando i DIRITTI Associativi e Sindacali ai Militari Italiani, così come sentenziato dalla Corte Europea dei DIRITTI DELL’UOMO, così come è indicato tra le priorità del nuovo corso dell’ Europa ed imitando il presidente Hollande che si è attivato per adeguare la Francia dopo la  condanna della CEDU, sentenza valida per tutti gli stati dell’unione,  sulla mancata concessione dei diritti sindacali associativi ai Militari.  
In una recente risposta ad una interrogazione parlamentare al Senato, il Ministro Difesa Pinotti, per bocca del sottosegretario Alfano, ha “ sostanzialmente affermato “ che non vuole tener conto della Sentenza della Corte Europea lasciano i militari italiani nel medioevo dei diritti senza una vera rappresentanza sindacale autonoma , libera da dipendenza amministrativa e gerarchica dai vertici militari. Una rappresentanza che attualmente costa allo stato circa 4 milioni di Euro anno senza poter offrire neanche la minima tutela a migliaia di lavoratori con le stellette
Presidente RENZI. NOI. ITALIA. Tra i paesi fondatori dell’ unione europea, possiamo tenere una fondamentale parte del paese, fatta di cittadini militari, senza diritti veri di rappresentanza
Appena 3 ore fa, durante il viaggio in Romania, il presidente Renzi ha dichiarato : “Pensiamo che se finalmente l'Europa si occuperà un po' più dei cittadini sarà più facile per tutti. Dobbiamo essere meno legati alle esigenze dei tecnici e dei burocrati e guardare di più ai cittadini” 
Presidente RENZI, EVITI UNA CONDANNA ALL’ITALIA sui DIRITTI, per simili ricorsi pendenti, che potrebbe addirittura arrivare durante il suo SEMESTRE DI PRESIDENZA, si occupi anche dei DIRITTI negati ai cittadini militari italiani senza diritti … ce lo chiede l’ Europa e ce lo dice la SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI emanata pochi giorni fa   
 
CLICCA PER LEGGERE l’articolo con la lettera a Renzi con le dieci priorità dell’ Europa


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nov

14

2014

SUI DIRITTI NEGATI AI MILITARI – Analisi e Storia in un articolo di qualche anno fa. Di Enzo Jorfida  

Il Rafforzarsi di Associazioni , di Euromil, la presa di coscienza di una fetta del parlamento e soprattutto la sentenza della Corte Europea dei Diritti oggi accende una luce sulla richiesta di DIRITTI SINDACALI per i militari.


Assodipro Roma : Vi proponiamo un articolo risalente a circa 10 anni fa, utile sintesi storica con analisi politica ancora molto attuale, sui diritti negati ai lavoratori militari. Il Rafforzarsi di Associazioni , di Euromil, la presa di coscienza di una fetta rilevante del parlamento, di una sempre maggior parte di militari , di settori della Rappresentanza Militare e soprattutto la sentenza della Corte Europea dei Diritti accende una luce sulla richiesta di DIRITTI SINDACALI per i militari. Gli effetti di pesanti provvedimenti di “ ristrutturazione “ legiferati ed emanati senza alcun tipo di informazione, concertazione e partecipazione del personale militare, rendono ancor più stringente per i cittadini lavoratori militari la necessità di avere strumenti di tutela associativa – sindacale come accade in molti altri paesi e come sentenziato dalla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo pochi giorni fa.
SUI DIRITTI NEGATI AI MILITARI – Analisi e Storia in un articolo di qualche anno fa. Di Enzo Jorfida

Nel tentativo di adeguare le strutture militari alle esigenze della società, l'organizzazione delle Forze armate europee è stata oggetto di continue modifiche.
Le "aspettative sindacali" e le "tentazioni restauratrici" sono state le modalità con le quali la nazioni del continente hanno affrontato diversamente la questione militare. Generalmente le "aspettative sindacali" sono mosse dalla prospettiva di ristrutturare le Forze armate introducendo tecnicità, managerialità ed incentivazioni economiche, il tutto anche attraverso l’esercizio della contrattazione collettiva e la piena integrazione con la società civile, molte volte accompagnata certamente dalla sfiducia verso le alte gerarchie militari vista le loro "tentazioni restauratrici" perno su cui dare continuità alla separazione dei militari dalla società sul terreno dei bisogni e dei diritti. Mentre Francia ed USA, paesi di grande rilevanza strategica, hanno scelto la mediazione tra restaurazione e spinte sindacali, quasi tutti i Paesi europei, ad eccezione di Grecia, Spagna e Portogallo, hanno aperto le porte alla sindacalizzazione. La peculiarità dell’Italia sta nella forte contraddizione esistente tra la restaurazione tout-court e la pressante spinta democratica degli operatori per il diritto alla sindacalizzazione. Il movimento riformatore italiano nasce nel 1950 allorquando furono create 6 associazioni composte da personale in congedo. Nel 1969 nacque il periodico "L'aiutante ufficiale", un quindicinale delle forze armate che elaborò una iniziativa la quale portò alla costituzione della prima associazione in cui confluirono sia i quadri in congedo che quelli in servizio, denominata ANAM (associazione nazionale dell'aeronautica militare). Sin dalla nascita le sue tendenze erano spiccatamente sindacali. Nel 1972 il giornale venne ridenominato "Il giornale dei militari" e l'ANAM si trasformo in SINAM (Sindacato Nazionale Aeronautica Militare). Nel frattempo in Europa nasceva l'EUROMIL ( che oggi, 2014 , rappresenta 40 tra associazioni e sindacati militari di 27 paesi ) L'obiettivo della piena sindacalizzazione militare italiana sembrava allora alle porte. Ma le alte sfere della gerarchia militare e talune parti politiche non persero occasione per creare un movimento di opinione che andasse in direzione opposta ai diritti sindacali. Il Corriere della Sera, La Stampa e Panorama, rappresentarono negativamente il processo di sindacalizzazione di quei Paesi europei che sperimentavano processi di riforma democratica. Malgrado ciò, il 12 ottobre del 1972 l'On. Nicolazzi esternò all'allora Ministro della Difesa Tanassi l'esigenza di dare tutela ai militari. Attraverso rappresentanze viste anche quali strumenti partecipativi atte a rivalutare la scaduta immagine delle Forze armate. Il 4 maggio del 1973 il Sen. Spora presentò un disegno di legge per la sindacalizzazione dei militari, causando non pochi dibattiti e scontri politici. Definendo un'offesa alla democrazia la difesa d'ufficio che i cittadini militari ricevevano dallo Stato a protezione dei loro diritti di lavoratori, e denunciando la triplice veste di datore di lavoro, di rappresentante delle istanze e di censore dello Stato, il disegno di legge non prevedeva alcuna limitazione associativa sindacale. Nel 1975 nacque il movimento democratico prima dei sottufficiali e poi di tutti i militari. La prima manifestazione avvenne nel settembre del 1975 a Treviso ove 600 militari in divisa scesero in piazza per protestare contro l'arresto del sergente Soggiu, che in Roma aveva depositato, con altri colleghi e senza autorizzazione, una corona di fiori al milite ignoto. Successive manifestazioni avvennero a Mestre e Milano con afflusso di 1500 e 5000 militari. In quell'anno il parlamento incaricò una commissione interministeriale di elaborare una bozza per la riscrittura del regolamento di disciplina militare, che risaliva al 1964. .....
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giovedì 13 novembre 2014

nov

13

2014

Ministro Difesa Roberta PINOTTI cerca di scappare dagli effetti della sentenza CEDU sui DIRITTI AI MILITARI ; verrebbe da dire “ c’è o ci fa ? “  

Mentre il Presidente Francese Hollande, dopo la sentenza sui diritti sindacali ai militari chiede pareri tecnici e politici per adeguarsi il Ministro PINOTTI divaga e fa “ spallucce “…..


Assodipro 12 Nov.  2014
Nei prossimi giorni affronteremo in modo approfondito gli effetti della sentenza e la risposta del Ministro. Intanto pubblichiamo la risposta del Ministro Pinotti che cerca di " scappare " dagli effetti della sentenza della Corte Europea dei Diritti 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN COMMISSIONE/AULA DEL SENATORE MARTON N. 3-01283   Il sottosegretario ALFANO ha risposto all'interrogazione n. 3-01283, dei senatori Marton e Santangelo, relativa alla rappresentanza militare. 
Ha replicato il senatore SANTANGELO, osserva che, stante il ricorso attualmente pendente inoltrato da oltre 400 finanzieri ( nota Assodipro : ed il ricorso presentato da ASSODIPRO, ancor prima nel 2012)  ed i contenuti inequivocabili della sentenza emanata contro la Francia dalla Corte di Strasburgo, sarebbe opportuno adeguarsi preventivamente ai contenuti della predetta sentenza, al posto di seguire strade legislative che appaiono decisamente superate.dichiarandosi insoddisfatto delle delucidazioni ricevute.

La possibilità di esercitare il diritto di associazione, riconosciuto a tutti i cittadini dall'articolo 18 della Costituzione, trova una forma di temperamento per il personale militare, in forza dello speciale ambito in cui viene prestato il servizio stesso e dell'esigenza di assicurare le neutralità, la coesione interna e la massima operatività alle strutture militari. 
La legittimità di tali limitazioni, tra l'altro, è stata definita nella sentenza n. 499 del 1999 della Corte Costituzionale, della cui piena attualità nessuno dubita, relativa alla conformità dell'articolo 8 della legge n. 382 del 1978, ora confluito nell'articolo 1475 del Codice dell'Ordinamento Militare, in cui viene ribadito il principio che ai militari spettano i diritti che la Costituzione riconosce ai cittadini ammettendo, comunque, che nella legge possano essere previsti a carico dei militari limitazioni all'esercizio di taluni diritti, ovvero l'osservanza di particolari doveri, sempre che questi siano finalizzati all'assolvimento dei compiti delle Forze armate. 
Con propria sentenza n. 317 del 30 novembre 2009, la medesima Suprema Corte, pur riconoscendo la primazia della Corte di Strasburgo nell'interpretazione delle norme della Convenzione dei diritti dell'uomo, ha tuttavia operato, con riferimento al doveroso bilanciamento con altri interessi tutelati dalla Costituzione, un richiamo al "margine di apprezzamento nazionale"  come temperamento alla rigidità  dei principi formulati in sede europea, bilanciamento che trova nel Legislatore il suo riferimento primario. 
Lo stesso articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, citato nell'interrogazione come norma che renderebbe possibile una condanna internazionale dell'Italia per violazione del diritto europeo, in altra ottica sembra confortare il vigente assetto normativo nazionale, in quanto "non osta a che restrizioni legittime siano imposte all'esercizio di tali diritti da parte dei membri delle Forze armate, della polizia o dell'amministrazione dello Stato". In tale delineato contesto, ove la disciplina vigente in materia sia riconosciuta in linea sia con l'assetto costituzionale che con l'ordinamento giuridico europeo, si ritiene che la problematica sollevata dal Senatore interrogante possa trovare compiuta definizione nell'ambito della discussione dei disegni di legge sulla rappresentanza militare, attualmente all'esame delle competenti Commissioni parlamentari. Come dichiarato dallo stesso Ministro della Difesa lo scorso 4 settembre nel corso di un'intervista, la riforma della rappresentanza militare è un tema sensibile e delicato che richiede un attento esame in sede parlamentare, unico luogo deputato a garantire un esauriente e democratico confronto sulle modalità di attuazione di questo ambizioso progetto.


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nov

13

2014

Segretario Commissione Difesa Senatore Battista : “si sospenda la riforma della rappresentanza in favore della concessione dei diritti sindacali ai militari ".  

“ favorire il cambiamento e portare a compimento il percorso cominciato negli anni 70 “. Basta "pannicelli caldi" proposti dal Sottosegretario Alfano che " ignora " la sentenza CEDU


RAPPRESENTANZE MILITARI: IMPORTANTE SENTENZA CORTE EUROPEA DIRITTI UOMO 
ROMA, 13 NOVEMBRE - ''La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con una recente sentenza, apre la strada, finalmente, ad una nuova rivoluzione: una rappresentanza autonoma e indipendente, sganciata amministrativamente e gerarchicamente dai Vertici Militari ''. Così il senatore Lorenzo Battista, segretario della Commissione Difesa, esponente del gruppo parlamentare per le autonomie, che, indirettamente replica alle parole del sottosegretario Gioacchino Alfano che nel rispondere all'interrogazione sulla possibilità di garantire anche ai cittadini militari la possibilità di costituire i propri sindacati, ha dichiarato, in sintesi, ''che quanto in discussione alla Camera è sufficiente''. Secondo Battista ''ciò è insufficiente anche alla luce della sentenza della Cedu''. Per questa ragione, fa presente il senatore triestino ''ho intenzione di presentare una mozione che contenga anche la sentenza della Corte Europea nei prossimi giorni per impegnare il governo a prendere atto del cambiamento e di favorirlo, senza più ricorrere a pannicelli caldi: si sospenda la riforma della rappresentanza in favore della concessione dei diritti sindacali ai militari". Battista quindi conclude: "mi auguro ci sia presto l'occasione di riprendere una discussione aperta negli anni '70 e che ancora attende il suo compimento: il diritto universale dei lavoratori di essere rappresentanti, soprattutto perché eliminare per sempre le sacche di resistenza e silenzio che hanno affrontato le vittime di uranio impoverito, amianto o vaccini". 


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nov

13

2014

Militari senza diritti e tutele. POLIGONI - Falco Accame: Altro militare morto in Sardegna, la morte rivelata dopo un anno. Piras: 23 militari e civili ammalati di tumore a poligono Capo Frasca  

Mentre Il Ministero Difesa fa finta di ignorare la sentenza della Corte Europea sui diritti associativi e sindacali per una vera tutela su temi fondamentali come Lavoro e Salute .


La denuncia: «Un militare morto di leucemia» » CAGLIARI Un altro caso di militare sardo morto di leucemia. La segnalazione arriva dall`Anavafaf del presidente Falco Accame. Secondo quanto riferisce l`associazione, la vittima, Luca Iddas, si era rivolta allo stesso Accame due anni fa per chiedere notizie sulla richiesta di causa di servizio. «Il ministero della Difesa - spiega il presidente ha comunicato il diniego dei risarcimenti affermando che "il decesso da leucemia mieloide acuta non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio". Questa risposta è inaccettabile. Per la legge i risarcimenti sono comunque dovuti nei casi di tumore in rapida evoluzione». L`Anavafaf protesta anche per i tempi. «Solo a un anno di distanza si è saputo della morte di un altro militare inSardegna, ammalato di leucemia.  Luca Iddas, faceva parte del terzo reggimento bersaglieri dellaBrigata Sassari di stanza a Capo Teulada. Luca non è morto ieri, se n`è andato un annetto fa, ma la notiziaè trapelata solamente ora, grazie all`Anavafaf, l`associazione presieduta dall`ex ammiraglio Falco Accame che da alcuni decenni si occupa attivamente di tutti i casi di gravi malattie contratte in servizio. «Quei signori - chiosa l`ex parlamentare socialista fanno sempre così: le notizie scomode, non le fanno sapere, io ho appreso della morte del povero Iddas in modo del tutto singolare». I casi di infortunio – denuncia Accame - si conoscono solo casualmente. Male disposizioni del ministro Spadolini impongono che i le vittime dovrebbero essere comunicate alle Commissioni Difesa della Camera e del Senato».
POLIGONO CAPO FRASCA = Cagliari, 12 nov. (Adnkronos) -
"Nel  lasso di tempo che abbraccia un ventennio tra gli anni `90 e il 2010, su un totale di circa 70 persone, fra civili e militari che hanno prestato servizio nel Poligono di Capo Frasca, 23 hanno contratto forme gravi di tumore, in 6 casi del sistema emolinfatico, in altri a carico di diversi organi, oltre che diverse patologie del sistema immunitario. Di essi 12 sono deceduti, 7 sono invalidi permanenti, uno risulta tuttora in terapia per linfoma, uno solo risulta essere guarito dalla leucemia". Lo denuncia il deputato Michele Piras (Sel), membro della Commissione Difesa della Camera in merito al personale in servizio nel Poligono delIAeronautica militare di Capo Frasca (Ca). Piras afferma che "la maggior parte ha riscontrato la patologia in permanenza di servizio e inoltrato regolare richiesta al Previmil per l`indennizzo della Speciale Elargizione (vittime poligoni). A nessuno di essi il Previmil ha riconosciuto l`indennizzo. L`acqua utilizzata nel sistema idrico del Poligono -sostiene Piras-, pescata da pozzi artesiani, analizzata nel 1994, era stata già` dichiarata inquinata, ma solo nel 2010 si e` provveduto all`allaccio alla rete di Abbanoa, anche se ancora non risultano completamente sicure le condizioni igieniche di reti fatiscenti e mai rinnovate". Piras annuncia che chiederà` giustizia "e risarcimento per i lavoratori e chiederò` anche che vengano accertate le eventuali omissioni attraverso una indagine sulle responsabilità` di quanto avvenuto nel Poligono".


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martedì 11 novembre 2014

nov

11

2014

Domani il Ministro Difesa Pinotti risponderà all’interrogazione Marton Santangelo:“Intende presentare testo che dia i diritti associativi sindacali ai Militari ed evitare sicura condanna da CEDU  

La recente e importante sentenza della CEDU apre ai diritti associativi - sindacali a tutti i militari . L’Italia dovrà finalmente adeguarsi. Il Ricorso di ASSODIPRO, presentato alla CEDU nel 2012, porterà i Diritti in Italia.


Vincenzo SANTANGELO e Bruno MARTON - M5S Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01283  (in Commissione) 

Pubblicato il 9 ottobre 2014, nella seduta n. 328
MARTON , SANTANGELO - Menbri commissione Difesa Senato M5S - Al Ministro della difesa. - Premesso che: la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, il 2 ottobre 2014, ha emesso all’unanimità le sentenze "Matelly vs Francia" (ricorso n. 10609/10) e "ADEFDROMIL vs Francia" (ricorso n. 32191/09), relative al divieto assoluto di costituire sindacati all'interno delle forze armate francesi, ritenendo che vi erano state violazioni dell'articolo 11 (libertà di riunione e di associazione) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo; la Corte ha rilevato, in particolare, che mentre l'esercizio del diritto di libertà di associazione da parte del personale militare potrebbe essere soggetto a restrizioni legittime, un divieto generale di formare o aderire ad un sindacato usurpa l'essenza stessa di questa libertà ed è quindi vietato dalla Convenzione;  la Corte ha sottolineato che le disposizioni dell'articolo 11 non escludono alcuna attività professionale o di ufficio dal suo ambito di applicazione, ma che queste si limitano a porre una condizione, in particolare per i membri delle forze armate, riguardo alle "restrizioni legislative" che potrebbero essere imposte dagli Stati; ha ribadito che queste "restrizioni legislative" devono essere interpretate rigorosamente ed essere limitate all' "esercizio" dei diritti in questione, e non devono invece mettere in pericolo l'essenza stessa del diritto di organizzarsi in sindacati; a questo proposito, la Corte ha precisato che il diritto di formare e aderire ad un sindacato è uno degli elementi essenziali della libertà in questione; la Corte ha anche osservato che lo Stato francese ha istituito organismi di rappresentanza militare e procedure per tener conto delle necessità del personale militare, ma ha tuttavia ritenuto che tali istituzioni non sostituiscono la libertà di associazione del personale militare, una libertà che comprende il diritto di formare sindacati e di aderirvi; la Corte ha, quindi, concluso che, a norma dell'articolo 11 della Convenzione, le restrizioni, anche quelle importanti, potrebbero essere imposte sulle forme di azione ed espressione di una associazione professionale a condizione però che tali restrizioni non privino il personale militare del diritto generale di associazione in difesa dei loro interessi professionali e non pecuniari; in sostanza, secondo i giudici di Strasburgo, il divieto generale di formare o aderire a un sindacato usurpa l'essenza stessa della libertà di associazione e non può essere considerato proporzionato e non è quindi "necessario in una società democratica", costituendo pertanto una violazione all’art. 11 della Convenzione;con una conseguente dichiarazione, il Ministro della difesa francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato che valuterà con precisione la decisione e le ragioni indicate dalla Corte, per identificare quali cambiamenti nel prossimo futuro la legge francese dovrà porre in essere al fine di garantire la sua conformità con gli obblighi dei trattati internazionali; il divieto assoluto ai militari di costituire sindacati, posto dalla normativa francese e sanzionato dalla Corte europea, è sostanzialmente identico a quello attualmente previsto dalla legge italiana;risulta agli interroganti che il Ministro in indirizzo abbia dichiarato a "il Nuovo Giornale dei Militari": "Anche l'ordinamento italiano consente al personale militare di costituire associazioni e moltissimi sono i militari che ne fanno parte. Diverso è il discorso se parliamo di associazioni con finalitá sindacali o di sindacati veri e propri ai quali non è consentito iscriversi. Questo però non significa che i diritti dei nostri militari non siano tutelati: per tale motivo infatti esiste la rappresentanza militare ed è sempre alta l'attenzione che il Governo riserva alle istanze che provengono dal Comparto. Altre ipotesi saranno, ritengo, vagliate dal Parlamento in sede di esame dei progetti di legge dei quali stavamo poc'anzi parlando"; sono all’esame della IV Commissione permanente (Difesa) della Camera alcune proposte di legge in tema di riforma del sistema di rappresentanza dei militari, tra le quali quella presentata dal MoVimento 5 Stelle volta a introdurre la libertà sindacale anche per tale categoria di personale, abolendo pertanto il divieto assoluto sanzionato dalla Corte europea; risulta agli interroganti che nei mesi scorsi 400 militari della Guardia di finanza si sarebbero rivolti alla stessa Corte di Strasburgo contro tale divieto; analogo ricorso sarebbe stato presentato anche da altri militari delle Forze armate italiane, nonché dall’associazione ASSODIPRO; il chiaro indirizzo giurisprudenziale della Corte europea dei diritti dell’uomo minaccia di concretizzarsi in una sicura condanna anche per l’Italia, nonché in ulteriori e costose controversie davanti a tale tribunale internazionale, qualora non si provveda prima ad eliminare il divieto normativo oggetto della censura dei giudici di Strasburgo,  si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, alla luce delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo ed onde prevenire una, a parere degli interroganti sicura, condanna internazionale, intenda favorire l’approvazione di un testo di legge che abolisca definitivamente il divieto assoluto di costituire sindacati da parte dei militari italiani. Pubblicato il 9 ottobre 2014, nella seduta n. 328.

Calendario lavori domani , Mercoledi 12/11/2014 COMMISSIONE PLENARIA (Aula 4a Commissione) ore 15.45   Interrogazione n. 3-01283, dei senatori Marton e Santangelo, sulla rappresentanza militare.


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mercoledì 12 novembre 2014

nov

12

2014

Napolitano:” razionalizzare e ammodernare le forze armate di fronte a gravi minacce”. Quando ammoderniamo diritti e tutele dei Militari Italiani ?  

“procedere a razionalizzazioni e ammodernamenti… garantire, con l'Unione Europea e le organizzazioni internazionali, la sicurezza del paese di fronte alle gravi minacce emergenti”


Assodipro Roma
Razionalizzare e ammodernare sono due termini noti, putroppo , spesso nel tradurre questi termini in atti o provvedimenti, le conseguenze degli stessi sul personale, la tutela ed i diritti del personale militare non sono in primo piano.
Il “ razionalizzare “ diventa, tra l'altro, un pesante taglio di personale -  esuberi, chiusura e accorpamento di decine di enti e caserme con conseguenze sociali, economiche, lavorative e familiari per migliaia di Militari che non hanno strumenti efficaci di tutela e rappresentanza associativa - sindacale. L’ “ ammodernare “ si traduce in rilevantissime spese per armamenti oggetto di grandi dibattiti in parlamento e nella società.
Il Richiamo costante all’Europa è stato un faro nell’attuale mandato presidenziale e lo è anche nel comunicato odierno. Purtroppo, In Italia, nei messaggi del presidente della repubblica, nella Politica Italiana a livello Governativo – Ministeriale, non troviamo ancora nessun riferimento, quando si parla di Forze Armate – Militari, alla sentenza della Corte Europea dei Diritti che condanna i Paesi che ancora non concedono diritti associativi/sindacali ai militari. L’Europa è anche diritti .

Nel Messaggio odierno, inviato al ministro difesa Pinotti,  il  presidente della repubblica , tra l’altro ha dichiarato:  " L'allarmante acuirsi di conflitti e tensioni a ridosso dei nostri confini e nel Mediterraneo rende oggi necessario, ancor più che nel passato, procedere a razionalizzazioni e ammodernamenti al fine di disporre di Forze Armate pronte ed efficienti, in grado di garantire, con l'Unione Europea e le organizzazioni internazionali, la sicurezza del paese di fronte alle gravi minacce emergenti” . È un impegno fondamentale cui dobbiamo far fronte con priorità.


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