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giovedì 03 settembre 2015

set

03

2015

PENSIONI: RICORSO di Assodipro aperto a TUTTI i Pensionati, soci e non, sulle Rivalutazioni dei trattamenti Pensionistici . Leggi e scarica la Documentazione e informazione.  

Avvio di un’azione giudiziale, della quale si fà promotrice Assodipro , rivolta a ottenere l’applicazione della sentenza n.70/2015 della Corte Costituzionale e, quindi, il rimborso in misura integrale della perequazione .


ASSODIPRO NAZIONALE 
Ecco tutte le indicazioni utili per l’avvio di un’azione giudiziale, della quale si fà promotrice Assodipro , rivolta a ottenere l’applicazione della sentenza n.70/2015 della Corte Costituzionale e, quindi, il rimborso in misura integrale o, comunque, non irrisoria – tale essendo da considerare quella stabilita dal Governo e avallata dal Parlamento – di quanto dovuto ai pensionati a titolo di perequazione automatica per gli anni 2012-2013 e seguenti.   
Con sentenza n.70/2015, depositata il 30 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.24, comma 25, del D.L. n.201/2011, “nella parte in cui prevede che ”. 

RICORSI COLLETTIVI PER L’APPLICAZIONE DELLA SENTENZA N.70/2015 DELLA CORTE COSTITUZIONALE. 
NOTA INFORMATIVA E OPERATIVA :   Con una norma del decreto c.d. “Salva Italia” e, precisamente, il comma 25 dell’art.24 del D.L. 06.12.2011, n.201, convertito con modificazioni dalla Legge 22.12.2011, n.214, il Governo (allora, Monti) aveva interamente bloccato, per il 2012 e il 2013, la rivalutazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo INPS.   Con sentenza n.70/2015, depositata il 30 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.24, comma 25, del D.L. n.201/2011, “nella parte in cui prevede che ”.   
A seguito di ciò, l’Esecutivo, con D.L. 21.05.2015, n.65, pubblicato sulla G.U. del 21.05.2015, n.116, ha adottato disposizioni di “attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”, stabilendo, in sintesi, quanto segue: -        per il 2012 e il 2013, la rivalutazione automatica avverrà come segue: a) nella misura del 100%, per i trattamenti pensionistici di importo complessivo non superiore a tre volte il minimo I.N.P.S. (pari ad €.1.500,00 circa); b) nella misura del 40%, per i trattamenti pensionistici di importo complessivo tra tre e quattro volte il minimo I.N.P.S. (da €.1.500,00 ad €.2.000,00 circa); c) nella misura del 20%, per i trattamenti pensionistici di importo complessivo tra quattro e cinque volte il minimo I.N.P.S. (da €.2.000,00 ad €.2.500,00 circa); d) nella misura del 10%, per i trattamenti pensionistici di importo complessivo tra cinque e sei volte il minimo I.N.P.S. (da €.2.500,00 ad €.3.000,00 circa); e) non saranno rivalutati i trattamenti pensionistici di importo complessivo superiore a sei volte il minimo I.N.P.S.; -        per il 2014 e il 2015, gli importi corrisposti come sopra vengono incrementati del 20% e, per il 2016, del 50%.     
Precisa il comma 3 dell’art.1 del D.L. n.65/2015, che “Le somme arretrate dovute ai sensi del presente articolo sono corrisposte con effetto dal 1° agosto 2015”.
 Gli incrementi sopra indicati determineranno gli importi mensili delle pensioni sui quali saranno poi (ri-) calcolate le percentuali di perequazione stabilite (e applicate) per il 2014, 2015 e 2016, di cui all’art.1, comma 483, della Legge 27.12.2013, n.147. 
Basti considerare che, in base ai calcoli effettuati dall’Ufficio parlamentare di bilancio, un pensionato, titolare di trattamento di quiescenza pari ad €.1.600,00 lordi circa, ovvero a 3,5 volte il trattamento minimo I.N.P.S., dovrebbe ricevere, a titolo di arretrati di rivalutazione automatica per gli anni 2012, 2013, 2014 e 2015 (primi otto mesi), l’importo complessivo di.3.700,00 circa, mentre invece, per effetto del meccanismo introdotto dal D.L. n.65/2015, riceverà il prossimo agosto un’una tantum di soli €.700,00 circa. Com’è facile intuire, il pregiudizio risulterà crescente per i titolari di trattamenti pensionistici d’importo superiore. 
Il Presidente Nazionale     Emilio Ammiraglia 
 
TUTTI I DOCUMENTI CHE SERVONO PER IL RICORSO E DOCUMENTI DI INFORMAZIONE SULLO STESSO

 Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE  la  Nota operativa ricorsi rivalutazione automatica pensioni

Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE  Adesione Scheda Informativa

Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE  Lettera ISTANZA INPS

Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE  Procura ad litem  

Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE    Rapporto Parlamentare con analisi ed effetti della sentenza ( con le cifre integrali spettanti ) 

Clicca qui per SCARICARE  E LEGGERE  Tabella riepilogativa su pensioni e sugli  effetti del provvedimento del governo tratta dal Sole 24ore
      





 


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giovedì 06 agosto 2015

ago

06

2015

DIFESA: PIRAS (SEL), Il Partito Democratico vuole “STERILIZZARE” COMMISSIONE URANIO  

“ Il PD vuole sterilizzare preventivamente il lavoro della commissione di inchiesta sull’ Uranio impovertito “


AGG - 08/2015 ROMA (AGG) –  AGO - 
“Voglio denunciare il tentativo, da parte della maggioranza e del Partito Democratico in particolare, di `sterilizzare` preventivamente il difficile lavoro che si appresta a fare la nuova Commissione d`Inchiesta sull`uranio impoverito e sull`inquinamento ambientale nei poligoni e nei teatri operativi istituita su nostra proposta dalla Camera dei Deputati recentemente”. Lo denuncia il deputato sardo di Sel on. Michele Piras, componente della commissione Difesa di Montecitorio. 
“È in atto - prosegue - una manovra escludente che consegna la Commissione a una conduzione politica di favore ad ambienti della Difesa e dei vertici delle Forze Armate, espellendo le voci critiche da qualsiasi parte esse provengano, e ponendo le opposizioni nella condizione di totale irrilevanza.
 L`inchiesta, prosegue il deputato di Sel, non è certo un atto di condanna preventiva e non può non essere vissuta con il massimo del rigore scientifico. Allo stesso tempo non sono in alcuna maniera disponibile ad accettare che vi sia chi pensi di lavorare, sin dal principio, per precostituire le prove di un`assoluzione già scritta. Se così fosse - conclude Piras - non entrerò a far parte della Commissione e la battaglia che faremo sarà durissima”.


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ago

06

2015

I FORESTALI NON VOGLIONO DIVENTARE CARABINIERI di Michele Rinelli.  

Assodipro: NON è possibile passare dalla Tutela Sindacale a Nessuna tutela e diritti con la rappresentanza militare. DIRITTI SINDACALI per tutti; Parlamento e Governo recepiscano le SENTENZE della Corte Europea sui DIRITTI SINDACALI per i MILITARI .


A quanto pare i forestali non ci stanno, senza tenere conto della loro storia, dell’attuale inquadramento giuridico e di tutto ciò che in questi ultimi anni hanno fatto, gli agenti del Corpo Forestale dello Stato passeranno, con un colpo di mano, sotto il controllo dell’Arma dei Carabinieri. 7000 persone, più o meno, che ad oggi sono impiegati civili dello stato saranno costretti a cambiare il loro status giuridico da civile a militare, dalla tutela sindacale a quella di cobar e cocer….e forse a utilizzare il termine tutela qualcuno si sta già facendo una grassa risata
Prendere uno sparuto gruppo di uomini, inserirli in un contesto completamente diverso da quello da cui provengono è di fatto una violenza immane, senza logica e senza senso, se non quella di strane e oscure manovre di cui probabilmente mai verremo a conoscenza. 
Ed i forestali di tornare ai tempi del “SIGNOR SI, SI SIGNORE” non ci stanno, chi di voi accetterebbe la “libertà” di uno status giuridico da civile a quello militare che notoriamente è per definizione maggiormente compresso rispetto agli altri? Ed è normale quindi che oggi le rappresentanze sindacali dei forestali tuonino al solo pensiero di essere spazzate via dopo decenni di battaglie per i diritti da quella militarità che è tanto positiva quanto deleteria per chi, ormai da sempre, certe dinamiche militari le ha definitivamente abbandonate. Peraltro qualche giorno fa ho avuto occasione di leggere un testo, che purtroppo non ritrovo, che sostiene che la Polizia di Stato, acclamata all’unanimità come organismo che più naturalmente potrebbe assorbire personale civile istituendo una nuova specialità tra quelle esistenti, non vorrebbe tra le sue file il personale proveniente dalla disciolto corpo Forestale. 
Mai falsità peggiore poteva essere diffusa visto che, giuridicamente e a livello di mentalità, la fusione non potrebbe che essere più indolore, senza particolari scontri, con personale che conosce il diritto al riposo settimanale, allo straordinario e a tutti quei istituti che se pur lo status militare prevede non sono sotto lo stretto controllo delle loro rappresentanze militari. Peraltro non si capisce come i signori generali dell’arma benemerita possano pensare di portarsi una serpe in seno, loro che della militarità fanno il primo vanto e il primo vantaggio, come possono concepire di immettere in ruolo 7000 persone che conoscono a menadito diritti e doveri del datore di lavoro e che da sempre non si piegano a logiche che le stellette di fatto negano? Così tanti uomini non possono costituire una sorta di virus che poi alla lunga andrebbe debellato? Con che mezzi e metodi a discapito di chi e quali sofferenze? 
La politica, su questa richiesta di accorpare i Forestali alla P.S, non faccia orecchie da mercante a meno che non stia cercando di abituare anche l’Arma dei Carabinieri a un passaggio epocale che preveda nel medio periodo la smilitarizzazione del corpo così da rendere l’immissione di questo personale civile prodromico e propedeutico a un nuovo ma al momento abbastanza fantascientifico scenario
I Forestali hanno il diritto di continuare a lavorare bene nel loro settore, i Forestali hanno il dovere di preservare il loro status giuridico, i Forestali non sono militari ed è giusto conservino la loro identità di servitori “civili” dello stato. 
In Giacca Blu – Michele Rinelli


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mercoledì 05 agosto 2015

ago

05

2015

Il Corpo Forestale contro lo scioglimento e contro l’accorpamento ai Carabinieri. I Sindacati smentiscono Renzi sui risparmi del progetto.  

Nonostante il colpo incassato con l’approvazione del ddl Madia al Senato, i sindacati in rappresentanza della Forestale non si danno comunque per vinti


Il ddl Madia, la contestata riforma della Pubblica amministrazione che prevede tra l’altro l’accorpamento non meglio precisato del Corpo Forestale dello Stato in un’altra forza (Carabinieri in pole), ha passato l’esame del Senato. Con 145 voti a favore, 97 contrari e nessun astenuto, l’aula ha approvato la riforma, che ora dovrà essere declinata in decreti attuativi che la rendano operativa. Il premier Matteo Renzi ha salutato la notizia twittando «Un altro tassello: approvata la riforma della P.A., #lavoltabuona. Un abbraccio agli amici gufi». Ieri, 4 Agosto in piazza però sono scesi coloro che i gufi, quelli veri, li tutelano nei boschi di tutta Italia: i forestali, che già parlano di “militarizzazione”. 
I leader sindacali hanno convocato una manifestazione di protesta al Pantheon, a Roma: Lo scellerato progetto del governo – dichiarano Marco Moroni, Danilo Scipio, Andrea Laganà, Pompeo Mannone, Pier Giorgio Cortesi, Francesca Fabrizi, Massimiliano Violante, Elisabetta Morgante e Walter Rossi – non da’ certezze al futuro di chi, fino ad oggi, ha tutelato l’ambiente e contrastato i reati che lo danneggiano, lasciando in balia di non meglio precisati poteri occulti gli 8.000 Forestali che ancora oggi attendono chiarezza dal ministro Martina e dal Capo del Corpo forestale dello Stato». 
A poco è servito anche l’appello rivolto a governo e parlamentari da una larga fetta di cittadini, e 17 associazioni di tutela ambientale, tutti schierati per l’integrità della Forestale. Le proposte alternative in campo, che erano presenti, sono state ignorate. «Ma perché il Presidente Renzi – domandano dalla Campagna #SalviamolaForestale – vuole sopprimere il CFS? Come ha tentato finora di giustificare questa operazione? Dapprima ha parlato del risparmio economico derivante dalla soppressione e dall’accorpamento ad altra forza di polizia, senza però portare alcuno studio economico a supporto della tesi
Il sindacato UGL-Corpo Forestale dello Stato ha subito smentito il Primo Ministro con un proprio studio col quale ha dimostrato che il CFS costa allo Stato, al netto degli stipendi del personale, circa 30 milioni di euro l’anno e che ne fa “guadagnare” circa 28 milioni attraverso le sanzioni emesse. Ma il calcolo è comunque parziale perché se si considera l’attività di prevenzione che il CFS svolge, il risparmio per lo Stato, dovuto ai mancati danni, è molto maggiore rispetto al costo sostenuto. I 30 milioni del CFS, formato da circa 7800 unità presenti in 15 regioni, sono comunque briciole rispetto ai “carrozzoni” che Renzi vorrebbe tenere in piedi, ovvero i corpi forestali regionali. 
Lo studio dell’UGL-Corpo Forestale dello Stato fa emergere la scandalosa sproporzione dei costi tra il CFS e i corpi forestali regionali. Il costo totale annuo del CFS, comprensivo degli stipendi, è di 490 milioni mentre i corpi forestali regionali della Sicilia e della Sardegna, formati rispettivamente da 800 e da1300 unità, costano 410 milioni annui (260 la Sicilia e 150 la Sardegna). In pratica queste due regioni spendono quasi quanto tutto il CFS, che è presente nelle 15 regioni a statuto ordinario». 
Nonostante il colpo incassato con l’approvazione del ddl Madia al Senato, i sindacati in rappresentanza della Forestale non si danno comunque per vinti. Il governo ora avrà 12 mesi per produrre i decreti attuativi, ed è su questo terreno che si sposta la battaglia: «Vedremo in autunno», tagliano corto dal Pantheon. 
Fonte :


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ago

05

2015

Mentre i Militari Italiani aspettano i DIRITTI come da Sentenze della Corte Europea , alle quali la politica dovrà allinearsi, c’è qualcuno che cerca di scavalcare la Costituzione  

Militari:profili di incostituzionalità dell'art 1465 del COM. A rischio i DIRITTI riconosciuti dalla Costituzione. La riformulazione della norma Codice Militare fa venir meno la riserva di legge in relazione alle limitazione dei diritti


Assodipro Roma : Pubblichiamo una interessante e importante analisi, che condividiamo, del dott. Carmelo Cataldi tratta dal sito (www.StudioCataldi.it)  
Militari: profili di incostituzionalità dell'art. 1465 del COM. A rischio i diritti riconosciuti dalla Costituzione 
La riformulazione della norma Codice dell’Ordinamento Militare fa venir meno la riserva di legge in relazione alle limitazione dei diritti
In previsione di realizzare un volume sullo stato della condizione militare del cittadino italiano in armi, ho avuto modo di esaminare il contenuto del Codice dell’Ordinamento Militare e del Testo Unico delle disposizioni regolamentari. 
Dall’analisi dei principi fondamentali e costituzionali sull’esercizio dei diritti del personale militare e dal raffronto comparativo tra la precedente normativa e quella attuale, che l’avrebbe dovuto soltanto filtrare, sfoltire, sfrondare, ma soprattutto compendiare, emerge che, uno fra gli articoli più importanti del Codice dell’Ordinamento Militare, presenta due profili di illegittimità costituzionale
L’art. 1465 del COM, (”Ai militari spettano i diritti che la Costituzione della Repubblica riconosce ai cittadini. Per garantire l'assolvimento dei compiti propri delle Forze armate sono imposte ai militari limitazioni nell’esercizio di alcuni di tali diritti, nonché l’osservanza di particolari doveri nell'ambito dei principi costituzionali.”) entrato in vigore con il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 avrebbe dovuto riproporre l’articolo più importante della normativa di settore e cioè quello dichiarativo sull’esercizio e l’attribuzione al personale militare di tutti i diritti previsti dalla Carta Costituzionale
Esso avrebbe dovuto riproporre sintatticamente lo stesso contenuto giuridico dell’art. 3 della precedente legge n. 382 del 1978 ("Ai militari spettano i diritti che la Costituzione della Repubblica riconosce ai cittadini. Per garantire l'assolvimento dei compiti propri delle Forze armate la legge impone ai militari limitazioni nell'esercizio di alcuni di tali diritti, nonché l'osservanza di particolari doveri nell'ambito dei principi costituzionali.”), ma così non è avvenuto.
Ai meno accorti può sembrare che nel contenuto e nella forma nulla sia cambiato, ma ciò non corrisponde al vero, infatti, mentre la legislazione precedente prendeva che una possibile limitazione dei diritti costituzionali per il personale militare poteva avvenire esclusivamente attraverso una riserva di legge: “…legge impone ai militari limitazioni nell'esercizio di alcuni di tali diritti...", l’attuale normativa invece consente che tali limitazioni possano avvenire semplicemente attraverso un atto dispositivo interno: “… sono imposte ai militari limitazioni nell’esercizio di alcuni di tali diritti...”. 
Lasciando invariato il presupposto essenziale (… per garantire l'assolvimento dei compiti propri delle Forze armate) secondo cui é possibile una limitazione dei diritti fondamentali dell’uomo in ambito militare, si pone in essere una trasmigrazione potestativa dal legislatore a quel singolo caporale di giornata che voglia obliterare un qualsiasi diritto di un suo sottoposto! Il giurista capisce bene che la questione rileva costituzionalmente in quanto la riserva di legge posta nella precedente normativa, ed oggi omessa in quella regolamentare del C.O.M., ha rilevanza costituzionale perché espressa proprio all’interno del dettato costituzionale e discendente in forma cogente nell’ordinamento nazionale, in particolare proprio in quello militare
In buona sostanza se prima, nel 1978, si pretendeva che i diritti dei militari potevano essere limitati, secondo un principio di contemperamento degli interessi generali con quelli particolari, in funzione di una riserva di legge, oggi invece dal 2010 con l’accezione “sono imposte” e non più “la legge impone”, si ha uno scavalcamento del dettato costituzionale ed il prospettarsi di una china in cui, attraverso dei semplici regolamenti interni, che nella gerarchia delle fonti si trovano al penultimo posto, prima delle circolari, è possibile obliterare qualsiasi diritto del militare
Ovviamente alle prime avvisaglie vi sarebbe un ricorso alla Corte Costituzionale che dichiarerebbe palesemente illegittimo l’art. 1465 richiedendone una sua corretta e precedente riformulazione. 
Da tutto ci emerge che i diritti dei militari, alla stessa stregua della valenza dei compiti particolari delle Forze Armate, hanno rilevanza costituzionale e che le limitazioni dei primi sono giustificate soltanto se costituiscono il frutto di un'operazione di contemperamento di interessi necessari a garantire il perseguimento dei secondi, secondo una tassativa riserva di legge……   
 
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martedì 04 agosto 2015

ago

04

2015

Militari, Carabinieri e polizia: eliminati i limiti di altezza .  

Via l’altezza minima dai parametri necessari per entrare nelle forze armate ed in quelle di polizia. Si terrà infatti conto della massa grassa, oltre che della forza muscolare, secondo limiti precisi .


Via l’altezza minima dai parametri necessari per entrare nelle forze armate ed in quelle di polizia.  
Si terrà infatti conto della massa grassa, oltre che della forza muscolare, secondo limiti precisi fissati da tabelle. Lo prevede il regolamento approvato dal Consiglio dei ministri in materia di parametri fisici per l’ammissione ai concorsi per il reclutamento nelle forze armate, nelle forze di polizia a ordinamento militare e civile e nei vigili del fuoco.
Il regolamento - in base alla legge approvata lo scorso 2 gennaio - indica, al posto del requisito dell’altezza, i parametri fisici «della composizione corporea, della forza muscolare e della massa metabolicamente attiva» che i candidati dovranno avere per poter indossare una divisa.
Nel comunicato della presidenza del consiglio si legge : «Si è deciso quindi di non precludere l’accesso alle forze armate, alle forze di polizia e al corpo dei vigili del fuoco in ragione della mancanza del requisito dell’altezza minima prevista dalle attuali disposizioni, ma di consentire la valutazione dei soggetti in base a differenti parametri dai quali possa comunque desumersi la più generale ma imprescindibile idoneità fisica del candidato allo svolgimento del servizio militare o d’istituto».
I parametri citati sono indicati in una tabella che prevede limiti differenti per uomini e donne.
Ad esempio, la percentuale di massa grassa nell’organismo dovrà essere non inferiore al 7% e non superiore al 22% per i candidati di sesso maschile e non inferiore al 12% e non superiore al 30% per quelli di sesso femminile. La forza muscolare - misurata in kg - dovrà essere non inferiore a 40 kg per gli uomini e a 20 kg per le donne.
Il terzo parametro da tenere in considerazione è la massa metabolicamente attiva, misurata in percentuale di massa magra teorica presente nell’organismo: non inferiore al 40% per i maschi ed al 28% per le femmine.



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mercoledì 29 luglio 2015

lug

29

2015

'CONTRATTO SUBITO!', in piazza a Roma i lavoratori del pubblico impiego. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uilpa hanno manifestato davanti al ministero della PA. Camusso: “subito risposte "  

“ Il Governo Rispetti subito la sentenza della Corte Costituzionale “ .


Assodipro Roma
'CONTRATTO SUBITO!', con questo slogan Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uilpa sono scesi in piazza a Roma per ricordare al governo che “i servizi pubblici non vanno in vacanza” e per chiedere ancora una volta “il rinnovo dei contratti”. 

Una manifestazione partecipatissima quella che si è tenuta questa mattina (29 luglio) in Piazza Vidoni davanti al Ministero della Funzione Pubblica e che ha visto la presenza, oltre che dei segretari generali di categoria Rossana Dettori (Fp Cgil), Giovanni Faverin (Cisl Fp), Giovanni Torluccio (Uil Fpl) e Nicola Turco (Uilpa), anche del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

"Mi auguro che a questo governo non vada un altro primato, quello di essere il primo a non rispettare le sentenze della Corte Costituzionale, che ha stabilito l'illegittimità del blocco del rinnovo dei contratti per il pubblico impiego
Sarebbe una lesione della democrazia che non possiamo permetterci" ha detto Camusso intervenendo dalla piazza. “Insisteremo e se non ci saranno risposte – ha aggiunto - a settembre faremo altre iniziative di lotta che non consisteranno solo nello stare all'ombra del ministero".    
Sulla sentenza citata da Camusso e sulle motivazioni della stessa vi proponiamo il seguente commento
Blocco contratti P.A.: violata la libertà sindacale. Ecco le motivazioni della Consulta Il Governo rinvia alla legge di stabilità ogni decisione. il testo della sentenza di Marina Crisafi - Illegittimo, discriminante, sproporzionato e irragionevole. Tale da violare la libertà sindacale sancita dall’art. 39 della Costituzione. Queste le motivazioni della nota sentenza n. 178/2015 depositate in questi giorni dalla Corte Costituzionale (qui sotto allegata) con la quale è stata decisa l’illegittimità del blocco dei contratti nel pubblico impiego. Una sentenza che, a differenza di quella sulla perequazione delle pensioni, non ha fatto venire l’ennesimo “colpo al cuore” al Governo visto che l’illegittimità non vale per il passato. La pronuncia, infatti, non ha effetti retroattivi ma ha efficacia dalla data di pubblicazione in Gazzetta ed è stato quindi evitato il buco di bilancio di 35 miliardi di euro paventato dall’Avvocatura dello Stato. 
Ma per il futuro il rinnovo dei contratti dovrà essere fatto senza se e senza ma. E le motivazioni che hanno indotto la Consulta a ritenere fondate le censure sul congelamento della parte economica delle procedure contrattuali e negoziali dei contratti pubblici (scattato per il 2013-2014 ed esteso fino al 2015) prendono le mosse dalla violazione dell’art. 39, primo comma, della Costituzione. ....
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martedì 28 luglio 2015

lug

28

2015

PENSIONI – Rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici. ASSODIPRO prepara il RICORSO per ottenere il rimborso integrale.  

Nei prossimi giorni, l’Associazione fornirà, con apposita nota operativa, tutte le indicazioni utili per l’avvio di un’azione giudiziale, della quale intende farsi promotrice


BLOCCO DELLA RIVALUTAZIONE AUTOMATICA DEL TRATTAMENTO PENSIONISTICO: CONVERTITO IN LEGGE IL D.L. N.65/2015.      
Con sentenza n.70/2015, depositata il 30 aprile 2015, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma del Decreto c.d. “Salva Italia (art.24, comma 25, del D.L. 06.12.2011, n.201, convertito con modificazioni dalla Legge 22.12.2011, n.214), “nella parte in cui prevede che (pari ad €.1.400,00 circa, n.d.r.), nella misura del 100 per cento>”.
   
Con D.L. 21.05.2015, n.65, pubblicato sulla G.U. del 21.05.2015, n.116, il Governo ha  adottato le disposizioni, con le quali ritiene di aver dato “attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015”.
   
Con legge 17.07.2015, n.109, pubblicata sulla G.U. del 20.07.2015, n.166, il D.L. n.65/2015 è stato convertito, senza alcuna modifica nelle parti che qui rilevano.
   
In un precedente comunicato, s’è già evidenziato come la decisione dell’Esecutivo, di non procedere al rimborso integrale di quanto dovuto a tutti i pensionati a seguito dell’intervento della Consulta, sia da ritenere elusiva ed in urto con la suddetta decisione e, più in generale, con i principi enucleati dalla giurisprudenza del Giudice delle leggi in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici.
   
Nei prossimi giorni, l’Associazione fornirà, con apposita nota operativa, tutte le indicazioni utili per l’avvio di
un’azione giudiziale, della quale intende farsi promotrice, rivolta a ottenere l’applicazione della sentenza n.70/2015 della Corte Costituzionale e, quindi, il rimborso in misura integrale o, comunque, non irrisoria – tale essendo da considerare quella stabilita dal Governo e avallata dal Parlamento – di quanto dovuto ai pensionati a titolo di perequazione automatica per gli anni 2012-2013 e seguenti.  

Il Presidente Nazionale     Emilio Ammiraglia


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lunedì 27 luglio 2015

lug

27

2015

Aeronautica Militare, Generale Preziosa: Il bilancio di 6 mesi di lavoro, tra l’altro: 100 voli sanitari per la collettività.  

“Siamo una grande squadra, che ogni giorno scrive pagine importanti della sua prestigiosa storia. Una storia che da più di 92 anni è parte di quella delle Forze Armate, del lavoro fatto insieme con l’aiuto dei cittadini, per il paese.


Messaggio del Capo di S.M. dell’Aeronautica Militare - Roma 27 luglio 2015  
180 giorni di AM

I primi 180 giorni del 2015 sono stati un periodo particolarmente intenso. La conclusione del primo semestre dell’anno è l’occasione per condividere con voi i successi di un lavoro che per lo più si svolge dietro le quinte, in maniera silenziosa, essenziale, professionale. Come la sicurezza del cielo italiano e la protezione dall’alto degli interessi nazionali all’estero che garantiamo tutti i giorni, spesso senza essere visti.
Quale Capo della Forza Armata posso avere una costante visione d’insieme delle molteplici attività che quotidianamente le donne e gli uomini in uniforme azzurra ed il personale civile AM portano avanti con passione e competenza, dedizione e perizia: siamo persone per bene al servizio dello Stato.
 Chi è impegnato tutti i giorni a svolgere al meglio il proprio lavoro può perdere invece il vantaggio di conoscere il quadro d’insieme. Può mancargli l’opportunità di avere chiaro quanto e con quali risultati altri colleghi, in altri Reparti, in altre aree del Paese o all’estero portano alto il valore dell’uniforme che indossiamo.
 
Penso ad esempio alle attività in Lituania e nella coalizione anti-ISIS; alle operazioni di pattugliamento del Mediterraneo e alla recente costituzione in Italia, a guida AM, dell’European Personnel Recovery Centre.

Tra i tanti numeri di questi sei mesi del 2015, non posso dimenticare gli oltre 100 voli dedicati al trasporto sanitario d’urgenza; su tutti aver dimostrato di poter volare e vincere anche contro un nemico invisibile come l’ebola, per ben due volte!
 E poi il roll-out del primo F-35 assemblato in Italia, l’incontro con i 26 Capi delle Forze Aeree europee a Milano, i 30 allievi di Paesi amici e alleati in addestramento alla Scuola internazionale di volo del 61° Stormo, il 75° Anniversario della 46^ Brigata, i 100 anni dell’aeroporto di Ghedi e il nuovo record di permanenza continuativa nello spazio per una donna di 200 giorni del Capitano Cristoforetti.
Numeri che contano, che ci rendono credibili e raccontano di noi, resi più visibili dalle numerose medaglie degli atleti, soprattutto dalle Frecce Tricolori, volute per inaugurare EXPO 2015 e ormai prossime ai 55 anni, il 6 settembre a Rivolto, in diretta RAI.
 
Siamo una grande squadra, che ogni giorno scrive pagine importanti della sua prestigiosa storia.
Una storia che da più di 92 anni è parte di quella delle Forze Armate, del lavoro fatto insieme, anche con l’aiuto dei cittadini, per il Paese.
È vostro il merito di tutto ciò, ed è per questo che il Paese, la gente si fida di noi. Siatene onorati e proseguiamo così, instancabili come sempre!  
Buon lavoro!

Pasquale Preziosa


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venerdì 24 luglio 2015

lug

24

2015

Consulta, ‘blocco contratti dei dipendenti pubblici viola libertà sindacale’. La Consulta, mentre i MILITARI aspettano i DIRITTI Sindacali, afferma che tali diritti non possono essere violati.  

Il Silp CGIL, sindacato di polizia, chiede di rivalutare vacanza contrattuale e reperire risorse per i contratti.


Assodipro Roma
 “Discriminante” rispetto ai lavoratori privati, “sproporzionato” per misura e durata e per giunta “irragionevole”, tanto da violare le libertà sindacali. 
Questa la motivazione che ha indotto la Corte, lo scorso giugno, ha bocciare il congelamento della parte economica delle procedure contrattuali e negoziali dei contratti pubblici, scattato per il 2013-2014 ed esteso fino al 2015. La sentenza però ,a differenza di quella sull’indicizzazione delle pensioni  pensioni , non è retroattiva, quindi gli aumenti per i prossimi rinnovi si potranno applicare solo dal Giugno di quest’anno
.
I Giudici della Corte , tra l’altro, scrivono che : “sono fondate – si legge nella sentenza depositata , di cui è relatrice il giudice
Silvana Sciarra – le censure mosse, al regime di sospensione per la parte economica delle procedure contrattuali e negoziali in riferimento all’art. 39, primo comma, Cost.
Esse si incentrano sul protrarsi del bloccò negoziale, così prolungato nel tempo da rendere evidente la violazione della libertà sindacale”. 
Nell’affrontare le questioni di legittimità sul blocco dei contratti pubblici, la Consulta ha stabilito che le norme esaminate non violano
l’art. 36 della Costituzione sul diritto a un’equa retribuzione.
GLI ULTIMI GOVERNI e quello attuale che agirà solo dopo e per effetto della sentenza, per quanto riguarda i blocchi contrattuali, vengono criticati dalla Consulta in punto di diritto costituzionale
: “Per la Corte “una prolungata sospensione delle procedure negoziali e dell’ordinaria dinamica retributiva, si porrebbe in contrasto con i principi di eguaglianza, di tutela del lavoro, di proporzionalità della retribuzione al lavoro svolto, di libertà di contrattazione collettiva”.
Inoltre “Il carattere strutturale delle misure e la conseguente violazione dell’autonomia negoziale non possono essere esclusi, sol perché, per la tornata 2013-2014, è stata salvaguardata la libertà di svolgere le procedure negoziali riguardanti la parte normativa”, spiega la sentenza. “La contrattazione deve potersi esprimere nella sua pienezza su ogni aspetto riguardante la determinazione delle condizioni di lavoro, che attengono immancabilmente anche alla parte qualificante dei profili economici”. 

ROMA, 23 LUG - "La sentenza della Consulta  depositata oggi è chiara, tanto che, per il Silp Cgil, il 24  giugno 2015 inizia, finalmente, la stagione contrattuale anche  per il personale del comparto sicurezza".
Lo afferma il  segretario del Silp Cgil Daniele Tissone, facendo riferimento  alla data del 24 giugno scorso in cui la Consulta rese noto il  dispositivo, con la decisione sul blocco contratti, a cui oggi  sono seguite le motivazioni della sentenza.
Per Tissone "si pone, altresì
, anche il problema relativo  alla rivalutazione della vacanza contrattuale ferma da tempo e  mai adeguata per la stagione 2014-2105.
Di fronte ad un simile  pronunciamento 'dichiarato illegittimo perché‚ viola la libertà  sindacale', si deve far fronte, al più presto, attraverso il  reperimento di specifiche risorse economiche che permettano ai  tanti lavoratori delle forze dell'ordine, non più destinatari di  contratti fin dal 2009, il riconoscimento di una retribuzione  dignitosa fortemente erosasi nel tempo tanto da non rivelarsi  più adeguata soprattutto in relazione agli accresciuti compiti e  incombenze oggi svolti dagli operatori".


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mercoledì 22 luglio 2015

lug

22

2015

Nuovo Presidente Commissione DIFESA : Francesco GAROFANI. Buon Lavoro Presidente, cosa pensa della sentenza CEDU che afferma : Ai MILITARI non può essere negato il diritto di costituire Sindacati ?  

Garofani, descritto dalla stampa come “ molto vicino al presidente Mattarella “ è stato relatore del provvedimento di tagli pesantissimi sul personale detto Revisione Strumento Militare.


Assodipro Roma
Cambio di molte presidenze e vice presidenze di Commissioni; alla Difesa, dove fino all’ultimo Elio Vito aveva sperato in una riconferma in nome di un approccio bipartisan ai temi di competenza della commissione a cominciare dalla vicenda Marò, il nuovo presidente è il democratico Francesco Garofani 

Dell’On. Garofani si può consultare la scheda parlamentare : Nato a ROMA, il 29 dicembre 1962 
Laurea in lettere e filosofia; Giornalista; Eletto nella circoscrizione  XV (LAZIO 1) Lista di elezione PARTITO DEMOCRATICO.  
Tra le ultime Proposte di legge presentate come cofirmatario troviamo :   FITZGERALD NISSOLI ed altri: "Modifica all'articolo 17 della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di riacquisto della cittadinanza da parte dei soggetti nati in Italia da almeno un genitore italiano, che l'hanno perduta a seguito di espatrio" (2794) (presentata il 22 dicembre 2014, annunziata il 5 gennaio 2015).   FRAGOMELI ed altri: "Modifiche all'articolo 9 del decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, per favorire l'adozione di sistemi di tele-lettura mediante la rete elettrica per la misurazione dei consumi energetici e, in prospettiva, dei consumi idrici" (3050) (presentata il 16 aprile 2015, annunziata il 17 aprile 2015).   GADDA ed altri: "Norme per la limitazione degli sprechi, l'uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale" (3057) (presentata il 17 aprile 2015, annunziata il 21 aprile 2015).  GIACHETTI ed altri: "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul giuoco del calcio professionistico e dilettantistico" (3143) (presentata il 25 maggio 2015, annunziata il 3 giugno 2015).  INTERROGAZIONI  FATTE  1 : Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali RIGUARDANTE L’ ACEA SPA.
 
Nel nostro sito alla parola Garofani compaiono una serie di articoli da noi pubblicati.
Tra questi un appello della nostra associazione ai Relatori del provvedimento  Revisione dello Strumento Militare
( Cirielli e Garofani ) rimasto senza risposta . Provvedimento del quale i  CoCeR scrivevano  “ Nella sciagurata ipotesi che sia il progetto di Riforma della Difesa e il provvedimento sulle pensioni prendano corpo per come sono proposti, i partiti che sostengono il governo saranno considerati mandanti dello scellerato disegno di riforma e ne dovranno rendere conto al paese ed agli elettori,militari inclusi  clicca qui per leggere articolo

Sullo stesso tema il 13 Novembre 2012 abbiamo pubblicato un altro articolo : IL MINISTRO DI PAOLA AFFONDA LA DIFESA - La lettera del Ministro : si può rispedire al mittente ? - Alla comm. dif. Camera arriva la revisione di Di Paola , On. Cirielli e Garofani riflettano ! – Con i contenuti del comunicato stampa dei CoCeR  rimasto in qualche cassetto Clicca qui  per leggere  
Nel Gennaio 2015  apprendiamo, leggendo il resoconto di una seduta della Commissione Difesa dove si annunciavano audizioni per “approfondire la questione della potenziale incidenza sull'ordinamento italiano delle sentenze due della Corte europea dei diritti dell'uomo già citate dal presidente, in modo che il comitato ristretto possa poi iniziare i propri lavori,  che l’On. Garofani è nel comitato ristretto  insieme ad altri parlamentari .
clicca qui per leggere l’articolo
 
Purtroppo non conosciamo l’opinione del neo presidente Garofani sul punto e gli lanciamo la domanda con questo articolo. Nella Sentenza CEDU si afferma che AI MILITARI NON PUO’ ESSERE NEGATO IL DIRITTO DI COSTITUIRE SINDACATI  MA SI Può SOLO REGOLARE L’ESERCIZIO DI TALE DIRITTO.
Qual è l’opinione del Presidente Commissione Difesa On. GAROFANI   ?  Intende adeguare i DIRITTI DEI MILITARI a quanto afferma la CEDU, prima di una provabilissima condanna della stessa corte all’Italia su tale tema, così come ha prontamente annunciato il Governo dopo l’Ultima condanna ( ieri ) della CEDU all’ Italia in tema di DIRITTI della coppie ?




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martedì 21 luglio 2015

lug

21

2015

'Io, poliziotto, dico che il reato di tortura serve'  

Serve un nuovo patto fra forze dell'ordine e cittadini. Nel segno della democrazia e non del tifo. Perché i controllori devono essere controllati. Parla Luigi Notari, 40 anni di esperienza in divisa


Di Francesca SIRONI  per espresso.it
Introdurre il reato di tortura «è necessario». Per «rassicurare le persone. E sancire un nuovo patto democratico fra forze dell'ordine e popolazione». A sostenerlo non è un attivista. Nè un parlamentare. Ma un uomo in divisa. Uno "sbirro". Luigi Notari è stato poliziotto per oltre 40 anni. Arrivato alla segreteria nazionale del Siulp, il "sindacato unitario lavoratori polizia", è in pensione da pochi mesi. E ha deciso di intervenire nel dibattito aperto dalle modifiche in commissione Giustizia del Senato alla legge contro la tortura, modifiche che impongono concetti quali "reiterazione", “crudeltà" e “verificabile trauma psichico", commentati per l'Espresso da Livio Pepino.  ….. “L'apparato", se così si può considerare la voce forte degli agenti del Sap (sindacato autonomo di polizia) - sostenuti da figure istituzionali quali Roberto Maroni, governatore della Lombardia, e il senatore Maurizio Gasparri - sembra disposto a tutto pur di bloccare l'introduzione del reato di tortura, previsto da una convenzione internazionale che lo Stato ha firmato ormai trent'anni fa…….. «C'è qualcosa di anomalo nel protagonismo di alcune sigle sindacali in questa battaglia contro la legge», sostiene Notari: «Questa sovraesposizione mediatica e politica fa male a tutte le forze di polizia.
Anche perché non rappresenta la realtà»…… «A me hanno educato in un altro modo. I miei superiori mi hanno insegnato che una persona in stato di fermo, indifesa, consegnata alla nostra tutela, non si tocca. Mai - racconta il poliziotto in pensione - A volte anch'io ho rischiato di sbagliare, ma sono stato richiamato in tempo. Fermato dai miei colleghi più lucidi in quel momento, perché meno stanchi o coinvolti emotivamente»…… Sostenitore della riforma “civile" del corpo di polizia del 1981, Notari ha una posizione chiara su quello che dovrebbe essere il rapporto fra agenti, cittadini e Stato. «Il nostro mestiere è vincolato in modo indissolubile alla Costituzione. Che all'articolo 54 scrive - “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge".

CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO INTEGRALE SUL SITO DELL’ ESPRESSO


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lug

21

2015

Tra TAGLI sicuri per evitare l’aumento dell’IVA, risorse da trovare per rinnovare i CONTRATTI, PROMESSE di tagli tasse senza dire come si trovano le risorse e ipotesi di penalizzanti sulle PENSION  

Le pensioni del personale Militare.


Assodipro Roma
Fresca Fresca risuona e rimbomba, annunciata dal presidente del consiglio, una promessa spot già sentita e mai mantenuta da Berlusconi “ meno tasse per tutti e tagli alle tasse sulla casa “.
Certo è che le tasse locali sono aumentate in modo stratosferico a fronte di una diminuzione drastica dei servizi e ascoltando la PROMESSA ANNUNCIO, quasi spot elettorale a medio e lungo termine, pensando che la villa o la casa milionaria non paghi tasse,  quasi fanno rimpiangere la vecchia ICI. 
Comunque è un peccato che dallo stesso presidente del consiglio non viene detto come e dove si trovano le risorse per i tagli annunciati ! c’è un piano già studiato ? qual è ? cosa si taglia e quanto ?
 La maggioranza della  stampa e dei mezzi di comunicazione rilanciano solo l’ annuncio spot senza approfondire , senza porre domande precise sulle coperture e su cosa si taglierebbe ( Aumenti contrattuali elemosine ? Pensioni ? Servizi ? Stato sociale ? Sanità ? Sicurezza ?  trasferimenti e tagli ai comuni già disastrati ? )
.

Dagli annunci senza dettagli e senza spiegazioni minime, solo titoli senza contenuti, il cittadino medio può porsi dubbi più che ragionevoli pensando che : milioni di lavoratori sono in attesa del rinnovo dei contratti fermi da 6 anni e servono risorse congrue a meno di aumenti elemosine ; ai pensionati si dà solo una parte di quanto dovuto per effetto di una sentenza mentre risuonano periodicamente ipotesi di tagli sulle pensioni tutt’altro che d’oro, per colpire chi è già in pensione, e ipotesi volte a tagliare ancora le già misere pensioni di coloro che dovranno lavorare ancora anni, il tutto aggravato dall' assenza della previdenza integrativa.

Parlando di pensioni vi proponiamo un articolo tratto da   che parla delle pensioni dei Militari.
ROMA. 20 luglio 2015 Trattamento pensionistico del personale militare. Parte quinta
In questo ultimo articolo dedicato al trattamento pensionistico del personale militare, proveremo a ipotizzare quali potrebbero essere, nel breve termine, gli interventi dello Stato sulle nostre pensioni. Già nel 2014 il Presidente dell’INPS aveva ventilato, in relazione a principi di equità distributiva ed intergenerazionale, un deciso intervento sui redditi pensionistici al di sopra di un cesto importo. Verosimilmente, questa idea c’è ancora : concepire un contributo sui cosiddetti assegni d’oro, considerando d’oro tutti gli assegni superiori a 2000€ lordi al mese.
Questa definizione, ricordate, ha lo stesso sapore di un’altra coniata qualche tempo fa dallo stesso Governo e da alcuni giornali a proposito dello” scivolo d’oro dei militari”, ipotesi che fu stralciata dalle norme di esodo agevolato che dovevano essere approvate per eliminare le eccedenze e raggiungere più facilmente i volumi organici previsti. Ciò che è certo, in ogni caso, è che le pensioni del personale militare non sono affatto d’oro e soprattutto non sono il frutto di un privilegio.
Poi c’è un’altra ipotesi sul tappeto per tutti i pensionati: quella di sforbiciare i trattamenti pensionistici sulla base dello scostamento tra retributivo e contributivo. Questa opzione, tuttavia, finirebbe sicuramente sotto un diluvio di ricorsi. In pochissimi casi infatti, e sicuramente non per i dipendenti pubblici, è possibile ricostruire l’intera storia retributiva al fine di stabilire con esattezza per ciascun interessato il proprio montante contributivo.
Si tratterebbe di calcoli e stime assolutamente approssimativi e quindi inaccettabili.
Inoltre, potrebbe essere esplorata anche l’ipotesi della soppressione dell’istituto dell’ausiliaria. Se ne parla infatti già da diversi anni. Nel merito non si può che confermare quello che abbiamo già sottolineato nei precedenti articoli e cioè che, dopo vent’anni dalla riforma, nessun correttivo è stato adottato per contrastare il progressivo impoverimento dei trattamenti pensionistici. Pertanto, l’unico istituto dell’ordinamento militare in grado di colmare il vuoto normativo è proprio quello dell’ausiliaria che funziona come una pensione complementare.
L’ausiliaria infatti è lo strumento di cui dispone il personale militare per diminuire il gap che si viene a creare, in maniera sempre più evidente, tra lo stipendio percepito in servizio e la pensione. C’è da dire inoltre che, durante il periodo dell’ausiliaria, il personale continua a versare i contributi previdenziali ed assistenziali nella stessa percentuale prevista durante il servizio attivo.
L’ausiliaria diventa quindi una sorta di pensione complementare autofinanziata, senza oneri per la Pubblica Amministrazione. Anzi, il valore degli importi trattenuti agli interessati risulta sempre superiore a quello degli importi erogati a titolo di indennità di ausiliaria.
Infine, potrebbe esserci allo studio l’ipotesi per i militari di un incremento dei limiti di età per la cessazione dal servizio, a prescindere dal grado rivestito. Questa strada tuttavia finirebbe col determinare una drastica impennata dell’ARQ, che già colpisce violentemente gran parte dei dirigenti militari, venendo a mancare le valvole di sfogo costituite dalle cessazioni per età con i limiti attuali. C’è da considerare poi che l’ARQ colpirà nei prossimi anni anche moltissimi non dirigenti (Tenenti Colonnelli e Marescialli). La speranza è che, dopo tutte le penalizzazioni inflitte al personale militare, non si proceda ad alcun taglio dei trattamenti previdenziali.


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lunedì 20 luglio 2015

lug

20

2015

I sindacati: "No alla privatizzazione degli arsenali militari"  

I sindacati dei lavoratori civili della Difesa chiedono confronto sulla politica delineata dal Libro Bianco; le Rappresentanze Militari quando lo chiederanno ?


Fonte  : cittadellaspezia.com  -  La Spezia - “Diciamo no al rischio privatizzazione degli arsenali”.
Così Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa hanno commentato l’incontro sulla riorganizzazione degli stabilimenti industriali della Marina Militare. “Al contrario, serve un piano industriale organico e partecipato, commisurato alle attuali esigenze della Difesa e coerente con le disposizioni normative relative alla revisione dello strumento militare”.

“Abbiamo evidenziato – continuano le tre sigle – le incongruenze tra il percorso a suo tempo tracciato dalla Marina sui processi di riforma dell'area industriale e quello risultante dalla recente pubblicazione del libro bianco sulla Difesa del ministro Roberta Pinotti. Si rischia infatti di mettere in discussione gli assetti operativi tipici della Marina stessa, con particolare riferimento agli stabilimenti industriali, di cui si paventa addirittura la privatizzazione e la contestuale attribuzione del personale civile alle imprese private, vanificando di fatto anche le norme di reinternalizzazione dei servizi stabilite dalla legge 244/2012 e dai successivi decreti attuativi.”

“È del tutto evidente - concludono - che se ciò fosse confermato, il cambiamento di linea politica resa manifesta con il libro bianco, che di fatto contrasta con la normativa vigente, imporrà l’apertura di un tavolo di confronto con il ministro anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali del personale civile dell’intera amministrazione della Difesa, oltre che di verificare le conseguenze che si potranno generare a livello di impatto economico e sociale nei territori in cui sussistono gli stabilimenti industriali.”




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giovedì 16 luglio 2015

lug

16

2015

Escalation suicida, chi soccorre i soccorritori ? Di Michele Rinelli  

Rimanere inermi di fronte a questa ecatombe è da vigliacchi… - Ad oggi il 2015 vede 13 appartenenti alla Polizia di Stato morti per propria tragica scelta…


15.07.2015   Forse sarebbe meglio non parlarne, non diffondere notizie, forse a questo punto dobbiamo rassegnarci alla sequenza di morte suicida, in una sola giornata sono due le Giacche Blu che hanno deciso di sopprimere se stessi.
Ieri a Siracusa Tommaso, un Agente della Polizia di Stato appartenente al Reparto Mobile di Bologna, decide di togliersi la vita, si dice a seguito di una relazione sentimentale finita male.
Non passano molte ore e a Gorizia, Massimo con le stesse modalità, preme il grilletto non vedendo altra via d’uscita se non il fragore di quella volata rivolta contro se stesso, la motivazione anche questa volta sembra essere sentimentale.
Rimanere inermi di fronte a questa ecatombe è da vigliacchi, non cercare di capire e comprendere cosa stia succedendo e perché significa rassegnarsi al fatto che uno dei gesti più contro natura che una persona possa compiere è di fatto qualcosa di normale anche per uno che a suo tempo è stato scelto per doti di equilibrio psichico e mentale.
Ad oggi il 2015 vede 13 appartenenti alla Polizia di Stato morti per propria tragica scelta, in una media ormai di due al mese e che se continua così rischi di crescere ancora.
Ci diciamo spesso che è colpa dello stress, di un lavoro che richiede tante energie positive per sopravvivere e contrastare le storture che la società ci chiede spesso di gestire.
Energia da dividere tra il lavoro, gli affetti, i figli, le mogli, i genitori che della società fanno parte e che magari anch’essi portano con se una qualche involontaria stortura.
Quando il carico però diventa eccessivo ecco che qualcosa si rompe, quando la mente non capisce dove trovare l’alternativa si accarezza il principio che forse è meglio farla finita, alle volte senza nemmeno farsi aiutare.
Perché non esiste peggior disagio che non sia quello che non si vuole affrontare, condividere, risolvere, si preferisce morire perché l’aiuto quando offerto, non di rado, si rifiuta.
Ed i motivi del rifiuto chissà quali sono, uno dei tanti forse è quello di far comprendere alle divise che il disagio della mente è un qualcosa che può capitare a tutti, anche a chi indossa un’uniforme.
Perché è forte il retaggio culturale che impone a Poliziotti e Carabinieri a non presentarsi in ufficio con un certificato medico per un qualche disagio psichico perché la prima cosa che pensa il sistema è a toglierti la pistola ( o almeno così si dice) e a considerarti solo ed esclusivamente un problema.
In un lavoro a così alta matrice identitaria verdersi considerati degli appestati, messi in aspettativa e fattivamente lasciati alla gestione individuale del proprio problema è forse peggio della malattia o dello stesso disagio.
Per non parlare del fatto che in malattia si perdono soldi e spesso gestire mutuo, figli e famiglia senza le indennità economiche legate al lavoro aggiunge problemi ai problemi.
Per questo forse per diminuire un fenomeno che ormai sta assumendo proporzioni preoccupanti è necessario investire su politiche interne ai corpi capaci di dare vera assistenza senza paura di essere messi alla porta, senza lo spettro, l’ennesimo in quei casi, di perdere il posto di lavoro, di dover aggiungere alla propria vita, in quel modo, un’ ulteriore sconfitta e delusione.
Ed è questo che si chiede al nostro Ministero, semplicemente di prevenire queste situazioni con maggiore vicinanza, meno “criminalizzazione”, maggiore risposta empatica verso quelle Giacche Blu che non vogliono aggiungere alla loro già difficile situazione umana e mentale quella di dover essere messi a casa e considerati da tutti dei poveri pazzi.
Ma non è solo l’organizzazione a dover fornire i giusti approcci ma anche e soprattutto quei colleghi, amici e non solo, che troppo facilmente nella loro ignoranza sostengono che vestire una divisa non possa prevedere debolezza alcuna; questo è forse il vero male da debellare.
Rimanere soli nel proprio disagio umano deve diventare l’eccezione e non la regola, chiedere alle istituzioni, Polizia e Carabinieri in primis, di intervenire con politiche capaci di imporre un cambio di mentalità è probabilmente il primo passo per rallentare questa tragica e assurda sequenza di morte.
Perché anche le divise hanno bisogno di essere aiutate ma per loro che sono abituate ad aiutare è spesso tanto più difficile.
 

In Giacca Blu – Michele Rinelli         Tratto da  paroleingiaccablu.wordpress.com


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