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lunedì 26 settembre 2016

set

26

2016

Monte Venda, Padova. A processo vertici dell’ Aeronautica accusati di omicidio colposo pluriaggravato. Esposizioni di Militari a Gas Radon senza misure prevenzione e protezione  

Articolo esclusivo Assodipro a cura della nostra collaboratrice Avv. Patrizia SADOCCO Assodipro Padova.“ nulla è stato fatto per la salute dei militari coinvolti “ Processo dal 27 Ottobre.


In data 11 febbraio 2016 è iniziato avanti il Tribunale di Padova, Dott.ssa B. Bergamasco, il processo penale contro i vertici dell’Aeronautica militare (Direttore Generale della Sanità Militare, Capi di Stato Maggiore, responsabili del Servizio del Demanio), accusati  di omicidio colposo pluriaggravato e lesioni gravissime in riferimento al PERSONALE MILITARE DELL’AERONAUTICA che prestava servizio presso il I ROC Monte Venda e, in particolare, all’interno della “Galleria” (realizzata per motivi di sicurezza nazionale all’interno del Monte Venda, collegata con l’esterno da tre tunnel). 
Gli imputati sono accusati, tra l’altro, di non aver esercitato, per negligenza, imprudenza, imperizia, i poteri di istruttoria, di studio, investigativi e decisionali relativi in materia di radon, con ciò ciascuno omettendo di individuare, approfondire, decidere doverose misure di prevenzione per il personale militare predetto. 
L’interesse principale di tale processo, credo unico in Italia, è costituito dal fatto che i decessi e le lesioni siano stati cagionati dall’esposizione dei militari, senza alcuna misure di prevenzione e protezione, al gas RADON, presente in livelli elevatissimi, dell’ordine di migliaia o delle decine di migliaia di Bq/m3. Il Radon (Rn) deriva dal decadimento del Radio (Ra) che, a sua volta, deriva dal decadimento dell’Uranio(U), presente nel sottosuolo e nel sistema roccioso, soprattutto vulcanico. Lo I.A.R.C. (Agenzia O.M.S.) ha inserito, nel 1988, il radon nell’elenco delle 75 sostanze cancerogene e, più precisamente, nel gruppo 1 (certamente cancerogeno), collocandolo al secondo posto, dopo il fumo di tabacco, quale causa di tumori polmonari. Trattavasi di una base aerea costruita a 80 metri di profondità, situata in una zona vulcanica ove, già secoli prima, gli studi geologici e morfologici avevano dimostrato la presenza di elevate quantità di gas radioattivi!!! 
Nella metà degli anni Ottanta, il governo USA ordinò addirittura il ritiro di diversi contingenti dall’Italia (soprattutto dalle basi del Centro-Sud) proprio per il pericolo radon. E nel 1988 sono stati avviati lavori di protezione alla base Usaf di Aviano per ridurre la concentrazione del gas presente al pianterreno di diversi fabbricati. E’ evidente che sorge spontaneo chiedersi il perché, sulla base 1.Roc del Monte Venda, nessun accertamento sia stato fatto onde verificare la presenza o meno del gas tossico in oggetto!!! Ma se il suddetto ordine di ritiro dei contingenti americani venne disposto nella metà degli anni Ottanta e se i lavori di bonifica nella base di Aviano iniziarono nel 1988, quanti anni, o meglio quanti decenni prima, si era maturata la consapevolezza del rischio che il radon cagiona alla salute umana?     Ancora, nel marzo 1989, venne effettuata in Italia un’Indagine nazionale sull’esposizione della popolazione alla radioattività naturale nelle abitazioni, promossa congiuntamente da ISS ed ENEA/DISP. E, allora, se nel 1989 si inizia un’indagine per verificare le concentrazioni di radon in un campione di abitazioni degli italiani, com’è possibile che non siano mai state effettuate misurazioni in un bunker, situato in un sistema di gallerie scavate, all’inizio degli anni cinquanta, nel ventre di un monte, compreso in una nota zona vulcanica, a ottanta metri sotto terra, nel bel mezzo di rocce con atomi di uranio che, decadendo, generano gas ionizzante radioattivo; bunker  privo di finestre, con l’aria che arrivava dalla superficie attraverso un sistema di condotte realizzate in cemento amianto?All’epoca dei fatti, si sapeva: 
  • che esisteva un gas radioattivo denominato RADON (e ciò dal 1908);
  • che tale gas proveniva dalla crosta terrestre e si sviluppava a seguito della decomposizione del Radio che, a sua volta, derivava dalla decomposizione dell’Uranio;
  • che i Colli Euganei erano situati in una zona vulcanica ad alte concentrazioni di radioattività naturale;
  • che, quindi, tutte le caratteristiche geologiche e morfologiche del sito, ove si decise di costruire la base militare 1.Roc di controllo aereo, preludevano la presenza di alte concentrazioni di RADON in ambienti chiusi;
  • che esisteva una normativa volte a tutelare i lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti;
  • che gli americani, nel 1988, avevano proceduto al ritiro delle loro truppe dalle basi italiane e alla bonifica della base di Aviano per il pericolo RADON;
  • che, nel medesimo anno, venne effettuata un’indagine per misurare la quantità di radon presente in un campione di abitazioni italiane;
  • che il RADON è un gas nocivo alla salute dell’uomo, soprattutto – lo si ribadisce  - in ambienti chiusi;
  • che, altresì, il RADON è cancerogeno per la salute dell’uomo, come dimostravano gli sudi epidemiologici sulle coorti di lavoratori delle miniere.
E non si dimentichi che, nel caso di specie, il “datore di lavoro” era, ed è, certamente qualificato per essere a conoscenza quantomeno degli elementi testè indicati. Ma, nonostante tutto ciò, nulla è stato fatto per accertare se i lavoratori, che prestavano la propria attività lavorativa presso la base 1.Roc Monte Venda, si trovassero in una situazione di pericolo per la propria salute!!! E non sarebbe così assurdo ipotizzare che i medesimi soggetti fossero a conoscenza della predetta situazione di pericolo e ne abbiano accettato il rischio: in tal caso, è evidente che si configurerebbe il più grave delitto di STRAGE. E ancora, fino al 23 giugno 2008, la situazione è rimasta la stessa posto che  personale militare ha continuato, con la noncuranza del “Datore di lavoro”, ad essere esposto al gas radon, oltre che alle onde elettromagnetiche, nell’ambito del sedime del Teleposto di Monte Venda.        
Invero, i risultati delle misurazioni del gas medesimo, effettuate prima dall’ARPAV Padova (12.3.2007) e, poi, dal CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) di Pisa (aprile 2008)  evidenziarono allarmanti  superamenti, nei locali ove lavorano i militari, dei limiti di legge, fino a giungere addirittura ad un superamento di 24 volte il limite predetto (12.000 bq/m3 sala apparati TBT). 
Di talchè, la scrivente chiedeva, attraverso una formale diffida  inviata alle più alte Autorità (MINISTRO DELLA DIFESA, STATO MAGGIORE AERONAUTICA, CAPO DEL CORPO SANITARIO DIFESA, COMANDO LOGISTICO, COMANDO 1^ REGIONE AEREA, COMANDO LOGIC.I.S.A.M, COMANDO 1^ BRIGATA AEREA, U.L.S.S. 16, ARPAV, PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE MILITARE DI PADOVA, PROCURA DELLA REPUBBLICA, PRESSO IL TRIBUNALE DI PADOVA, SINDACO DEL COMUNE DI TEOLO) un immediato trasferimento - inevitabile in considerazione dell’assoluta inidoneità delle infrastrutture a tutelare la salute dei lavoratori - del personale del Teleposto dalla base sita nel Monte Venda e, quindi, un immediato interruzione dall’esposizione al gas radon e alle onde elettromagnetiche, e l’attuazione di un’adeguata e mirata sorveglianza sanitaria, anche e soprattutto futura, nei loro confronti, con la predisposizione, appunto, di protocolli sanitari volti a prevenire la predetta insorgenza di patologie scientificamente causate dalle esposizioni succitate !!!  
Alla luce di tutto quanto sopra e di numerosissimi elementi di prova raccolti in anni e anni di indagini, è stato disposto il rinvio a giudizio dei soggetti suindicati accusati di essere responsabili dei decessi di lavoratori deceduti a causa di patologie tumorali cagionate dal RADON; persone tutte che, per molti anni della loro vita, hanno lavorato a servizio dello Stato Italiano. Il processo entrerà “nel vivo “all’udienza del 27 ottobre 2016 quando verrà interrogato l’Isp. Omero Negrisolo sulla complessa indagine svolta. Sarà certamente di interesse nazionale la problematica connessa al RADON, ancora poco conosciuta nel Nostro Paese, ma di fondamentale importanza per la potenziale esposizione di ciascun cittadino italiano Invero, un rapporto del Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti della Radiazione Atomica (UNSCEAR) ha classificato, nel 1977, il radon come principale sorgente naturale di radiazioni ionizzanti a cui la popolazione mondiale è esposta
Padova, 26 settembre 2016                                                                                                                                             Avv. Patrizia Sadocco  Collaboratrice ASSODIPRO Padova


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venerdì 23 settembre 2016

set

23

2016

Militari, Compenso Forfettario Impiego. Interrogazione sulla corretta corresponsione. Straordinari e CFI:quando la retribuzione può diventare elargizione o auto elargizione.  

Stipendi Bloccati da 7 anni e bonus non pensionabili che diminuiscono reddito e pensione mentre indennità e straordinari cadono a pioggia molto variabile ed in modo non equo o troppo a discrezione.


Atto Camera Interrogazione a risposta in commissione 5-09483 presentato da RIZZO Gianluca testo di Giovedì 15 settembre 2016, seduta n. 673   RIZZO, FRUSONE, BASILIO, CORDA, TOFALO e PAOLO BERNINI. — 
Al Ministro della difesa . — Per sapere – premesso che: 
la legge n. 86 del 26 marzo 2001, all'articolo 3, fissava «ab origine» i criteri generali a cui attenersi per sospendere la disciplina generale in materia di orario  di lavoro ed i connessi «istituti» nel caso il personale militare venisse impegnato in esercitazioni ed operazioni militari caratterizzate da particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro a condizioni che tali attività si protraessero senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore, demandando la determinazione di tali esercitazioni ed operazioni al capo di Stato Maggiore della Difesa, ai Capi di Stato Maggiore delle singole Forze armate e ai comandanti generali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza; 
in ottemperanza alla norma sancita dalla legge n. 86 del 2001, questa fattispecie di compenso viene inserito nel decreto del Presidente della Repubblica n. 163 del 2002, all'articolo 9, introducendo di fatto l'istituto del compenso forfettario d'impiego (CFI) all'interno di quelle norme meglio conosciute come «contratto» del comparto difesa
Nel decreto del Presidente della Repubblica appena citato, in aggiunta al dovere di restare «...oltre il normale orario di lavoro...», viene inserito «...l'obbligo di rimanere disponibili nell'ambito dell'unità operativa o nell'area dell'esercitazione». Tale ulteriore obbligo sembra comprensibile per poter affermare che la esercitazione/operazione sia caratterizzata da particolari condizioni di impiego. 
Infatti, senza tale vincolo la mera attività aggiuntiva con rientro presso le proprie dimore non si potrebbe definire «particolari condizioni di impiego» e quindi si potrebbe semplicemente compensare l'attività con il ricorso all'uso dello straordinario e/o recupero compensativo; 
sono stati portati all'attenzione degli interroganti diversi casi in cui emergerebbe che il vincolo dettato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 163 del 2002, che impone di restare all'interno dell'area di esercitazione, venga totalmente disatteso e il personale viene compensato con un gettone CFI in ragione dello straordinario e/o recupero compensativo; 
la stessa esercitazione/operazione non dovrebbe ricadere nella gestione del CFI poiché manca uno dei presupposti essenziali imposti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 463 del 2002: «caratterizzate da particolari condizioni di impiego»; 
nella normativa di F.A. (SMA-ORD-032) si considera ammissibile il rientro a casa dopo solo qualche ora di straordinario, adducendo come giustificativo la possibile carenza di strutture apposite per l'alloggio del personale. 
Si capisce il problema di carenza di alloggi, ma non si capisce perché sprecare questi fondi per attività che si possono gestire in regime di straordinario/recupero in assenza del vincolo imposto da dal decreto del Presidente della Repubblica 163 del 2002 di restare in sede –: 
se il Ministro intenda avviare una verifica dell'utilizzo del CFI con particolare riferimento al vincolo di dover restare presso l'area di esercitazione come vincolo imprescindibile per la sua corresponsione; 
se, qualora si riscontrassero abusi nell'elargizione del CFI, l'amministrazione intenda procedere al recupero delle somme di tutti i CFI compensati a coloro che rientravano alla propria dimora/residenza, sostituendolo e conguagliandolo con lo straordinario/recupero ore che sarebbe spettato. (5-09483)


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giovedì 22 settembre 2016

set

22

2016

Militari e Polizia. Contratto e Riordino, Tissone, SILP CGIL: “Nessuna certezza sugli stanziamenti, dal governo solo ripetuti proclami“. 27 Settembre e 14 Ottobre date chiave per le risorse.  

Considerazioni, commenti e informazioni vengono solo dal Sindacato. I CoCeR, Sindacati gialli dei militari, in maggioranza, oltre a costare 4 milioni anno neanche informano.


Assodipro Roma
Purtroppo è un classico e si ripete da anni. Militari senza rappresentanza che non ricevono neanche la minima informazione a livello nazionale e si devono adattare alle voci incontrollate e non documentate di un passaparola vuoto. 
Il sistema di Sindacato Giallo che hanno i militari, che costa 4 milioni di euro all’anno senza avere minimo potere e capacità di tutela e rappresentanza, neanche diffonde le informazioni minime su temi importanti. 
Non esistono da mesi comunicati, commenti  o informazioni  a livello nazionale ed ufficiale ne su contratto ne sul riordino. Anzi, ci risulta che si sprecano ulteriori risorse con inutili incontri ( vedi incontro tra delegazioni CoIR dell’ Aeronautica a Roma, circa 20 rappresentanti convocati ) sul tema del Riordino e del quale NON esiste uno straccio di documento o comunicato. Inutili nel metodo e nella platealità  “ del senza merito “ e di zero informazione-comunicazione
Purtroppo non si possono definire altrimenti, INUTILI in modo evidente in quanto, organi di rappresentanza che si riuniscono a Roma e vengono pagati con soldi pubblici, devono rendere conto, sia per la spesa e sia nel merito, ai rappresentati e con documenti/comunicati ufficiali  divulgati a tutti.   
Su temi come il Riordino delle Carriere e Rinnovo Contratto, molto discussi e sentiti dal personale, come informazione, vi proponiamo le dichiarazioni del segretario del SILP CGIL Tissone.        

*Tissone (Silp Cgil). Riordino e contratto per una forza di polizia con cultura di natura civile elevando professionalità e dignità del personale
Come se il tempo passasse invano. La pausa estiva ormai è  tutt’uno con il resto del calendario. Come ti sei lasciato, ti ritrovi con tutti i problemi irrisolti. “Siamo al solito copione”, ci dice Daniele Tissone, segretario generale del Silp Cgil, il sindacato di polizia. “Ogni volta – prosegue – sembra si riparta da zero. In particolare ciò avviene per quanto riguarda i lavoratori, i sindacati, il rapporto con le controparti, con il governo in particolare che si sfila
Riannodare i fili di un discorso è molto difficile.  Ma come sempre noi siamo pronti ad affrontare gli impegni dell’autunno”. Particolarmente difficile quando si tratta di problematiche che riguardano in prima persona il governo. Possono passare mesi attorcigliandosi sempre più su problemi importanti che riguardano i lavoratori di servizi pubblici, importanti, vitali per i cittadini, per le  città grandi e piccole. Alla ribalta delle cronache torna  il confronto fra sindacati e governo sui problemi del lavoro, i contratti dei “pubblici” bloccati, delle pensioni, della flessibilità in uscita. Flessibilità, parola chiave della attuale situazione economica del Paese, alla base della politica del governo, che ha bisogno di interventi della Ue per sistemare i conti, mettere a punto la legge di stabilità, per dare corpo agli impegni presi . 
Sono tanti i miliardi che mancano al bilancio pubblico, debito in salita costante, occupazione che invece di aumentare cala, crescono i voucher, i contratti a tempo  determinato, il fallimento del jobs act.  I  problemi da affrontare, i migranti, l’accoglienza, la lotta al terrorismo, la sicurezza dei cittadini, per non parlare del dibattito, o meglio dello scontro, sul referendum costituzionale e sulla legge elettorale. Si gioca una partita fondamentale per la sicurezza dei cittadini Ci sarebbe bisogno di altro, un altro clima. Invece siamo al “copione” di sempre, come ci dice  Tissone.  Lo sollecito sul mancato rinnovo del contratto di lavoro bloccato dal 2010 così come per tutti i lavoratori del pubblico impiego. “Ne parliamo dopo – risponde – perché anche il contratto da rinnovare non può non tener conto del ruolo che svolgono le forze di polizia”. Partiamo allora dal riordino, una parola chiave  sulla quale si gioca una partita fondamentale per la sicurezza dei cittadini, contro la  criminalità, la corruzione, quella di “tutti i giorni”, episodi grandi e piccoli. “La legge 121, varata oltre 35 anni fa – ricorda Tissone – immaginava una forza di Polizia con una cultura di natura civile. A tal scopo, tra l’altro, venne  istituita la nuova – e fino allora inedita – figura dell’Ispettore. Con questo vi era l’intento di accrescere anche il livello medio culturale del personale di Polizia al fine di porlo al servizio dei cittadini. Un concetto nuovo e moderno con una figura autonoma, professionalmente preparata e da impiegare sul versante dell’investigazione che rispondesse a caratteristiche di indipendenza attraverso una selezione riservata a giovani diplomati provenienti dalla vita civile. Oggi è necessario, più che mai, ripartire da questi concetti elevando la professionalità e la dignità del personale, ad ogni livello. Investire nel livello culturale e nella formazione è, quindi, strategico e un riordino che immagini le forze di Polizia del futuro, non può che partire da tale assunto”. 
Dalle incertezze sul riordino delle carriere al blocco contrattuale Dalle incertezze sul  riordino delle carriere al blocco contrattuale il passo è breve. “Per il Silp Cgil – riprende Tissone – c’è una direzione obbligatoria cui bisogna andare: un reale riconoscimento delle funzioni di chi, da troppo tempo, aspira ad una ‘giusta valorizzazione della propria professionalità’ connessa ad un miglior servizio da rendere al Paese. Avere il contratto bloccato da oltre 7 anni non significa solamente una perdita in termini di potere d’acquisto ma, per il comparto sicurezza, significa anche non adeguare gli strumenti normativi che permetterebbero un adeguamento ai nuovi contesti e alle sfide future vedasi, una su tutte, il contrasto al terrorismo. E ciò in termini di efficienza sul versante dei servizi resi al cittadino”. Dal maggio 2010 il  contratto, come quello dei lavoratori di tutto il pubblico impiego, è bloccato nonostante la sentenza della Corte Costituzionale del giugno 2015, che dichiarava illegittima la prosecuzione di un simile blocco. Ad oggi da parte del governo non si dà alcuna certezza sui futuri stanziamenti. ( nota assodipro:  al momento, ad oggi, con le risorse stanziate ci sarebbe un aumento di circa 10 euro mensili ) Questione posta proprio in questi giorni da Cgil,Cisl, Uil al tavolo di confronto con il ministro Poletti e il sottosegretario  alla presidenza del Consiglio, Nannicini, in cui si discute di flessibilità in uscita per quanto riguarda l’età pensionabile, lavoratori precoci, minimi, 14° mensilità. Ma ancora sulle risorse non è stata data risposta. 
Un nuovo incontro è previsto per martedì 27 settembre. “Da questa data – sottolinea il segretario generale del Silp Cgil – con l’assestamento di bilancio potremo avere già una prima previsione in merito ai futuri stanziamenti che il governo, attraverso ripetuti proclami, dichiara di aver quantificato. Occorre sapere per certo quante risorse sono previste nella legge di stabilità Ma la data che più ci preoccupa è quella del 14 ottobre, giorno in cui “sapremo per certo” se nel disegno di legge di Stabilità 2016 saranno presenti o meno le risorse necessarie a realizzare un rinnovo degno di questo nome”. 
Ricorda che l’ultimo contratto risale al 2009 e che il trattamento stipendiale e le indennità accessorie erogate al personale del comparto sicurezza risalgono, purtroppo, a quel lontano periodo. “Solo questo – prosegue – sarebbe un motivo sufficiente per chiedere al governo di coinvolgere le organizzazioni sindacali in una discussione, la più ampia possibile, al fine di comprendere qualcosa rispetto all’entità degli stanziamenti futuri. E, soprattutto, alla luce di quello che sarà il destino del contributo straordinario di 80 euro, che non può, anche questa volta, venire unilateralmente dettato dal governo. Pretendiamo, infatti, di poter avviare un serio ragionamento su come stabilizzare una tale somma riconosciutaci grazie all’impegno e alla professionalità delle migliaia di operatori delle forze dell’ordine che assicurano, giornalmente, una infinità di servizi alla collettività intera”. Poi Tissone precisa: “Gli 80 euro netti, erogati attraverso una riduzione della trattenuta Irpef, non rientranti nel montante imponibile, non sono pensionabili. In un sistema prevalentemente contributivo, non conteggiare circa il 5% del trattamento stipendiale netto comporta, quindi, un inaccettabile decremento del trattamento pensionistico”. Infine, non essendo strutturale, tale contributo vale solo per l’anno 2016, venendo corrisposto “nelle more dell’attuazione della delega sulla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e delle Forze armate. 
Sulla revisione dei ruoli, dopo la proroga della delega – prosegue – siamo in attesa di una prossima convocazione che chiarirà, anche, l’esatta quantificazione degli oneri necessari alla realizzazione del progetto”. Pessimista o ottimista? Siamo pronti alle nuove sfide che si presentano Buttiamo lì una domanda:  pessimista o ottimista? “Difficile dare una risposta. Certo il clima non ci sembra dei migliori. Sono purtroppo lontani i positivi risultati ottenuti dal sindacato con lo sblocco degli automatismi e la mancata armonizzazione delle pensioni del comparto sicurezza. Però  va sempre ricordato che – qualora non si fossero vinte tali battaglie -, ci troveremo oggi davanti un quadro ancor più desolante di quello attuale, motivo per cui dobbiamo tenacemente prepararci, fin d’ora, alle nuove sfide che si presentano consapevoli dei risultati finora ottenuti che, negli anni passati, ci parevano irraggiungibili”.
  * intervista tratta dal sito del silpcigil


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giovedì 15 settembre 2016

set

15

2016

Mentre l’ Italia si impegna in Guerra Libia, emergono errori clamorosi di coloro che sono nostri alleati. Libia,rapporto Parlamento inglese accusa Cameron:"Responsabile ascesa jhadisti"  

L’ex premier conservatore David Cameron viene definito “fondamentalmente responsabile” delle conseguenze disastrose della guerra in Libia dal 2011


Assodipro Roma
MENTRE L'ITALIA DECIDE DI INTERVENIRE MILITARMENTE IN UN PAESE DOVE C'E' UNA SANGUINOSA GUERRA DALLE PESANTI CONSEGUENZE INTERNAZIONALI, e da chissa quali altre conseguenze, per l'ennesima volta, dalla guerra in Iraq in poi,  emergono grandi errori e responsabilità politiche gravissime di Leader ed ex leader che noi italiani abbiamo sempre seguito ed appoggiato.
Le pesanti accuse rivolte a David Careron riguardano l’intervento, concordato con l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy, che aveva lo scopo di rovesciare il regime del colonnello Muammar Gheddafi. 
L’accusa è quella di aver condotto la guerra senza una “coerente strategia” e senza il supporto di “accurate informazioni di intelligence”, tanto da trovarsi di fronte ora ad uno Stato Islamico più potente che ha acquistato potere nel nord Africa. LONDRA - La storia non si fa con i «se» e con i «ma», e tantomeno con i giudizi a posteriori.
Ma il «senno di poi» può aiutare a fare un bilancio, e (o così ci si augurerebbe) a non commettere gli stessi errori. Su campagne belliche come l'Iraq o la Libia, il «senno di poi» è abbastanza unanime, al punto che addirittura i diretti interessati hanno dovuto ammettere le proprie responsabilità. 
Si pensi a Hillary Clinton e al suo voto a favore dell'intervento in Iraq, o a Barack Obama e al suo«mea culpa» sulla scelta di bombardare la Libia, scelta che ha definito il «mio peggior errore», ma sulla quale ha anche cercato di scaricare la responsabilità sui suoi colleghi europei. 
In particolar modo, su Nicolas Sarkozy e David Cameron, definiti dal Presidente Usa responsabili di quel «casino». 
Il rapporto che inchioda Cameron
E ora tocca proprio all'ex premier britannico David Cameron, che nel 2011 lanciò insieme alla Francia la rocambolesca campagna anti-Gheddafi. E che è stato colto in fallo, cinque anni dopo, da un rapporto del Parlamento britannico che lo inchioda alle «assunzioni erronee» in base alle quali optò per la guerra. 
Altro errore fatale, il fatto di non aver pianificato attentamente il periodo successivo, quello, ben più difficile a livello strategico, che si sarebbe aperto dopo che le bombe.
Il rapporto è stato compilato dalla Commissione esteri del Parlamento britannico che ha analizzato il processo decisionale che portò all'intervento militare congiunto con la Francia, il quale, in base alla giustificazioni fornite allora dal governo, era mirato a proteggere i civili dal dittatore Muammar Gheddafi. «Il governo non verificò la reale minaccia ai civili posta dal regime di Gheddafi, prese alla lettera selettivamente alcuni elementi della retorica di Gheddafi e non riuscì a identificare nella ribellione l'elemento estremista islamico» si legge nel rapporto.
 «La strategia britannica si fondò su assunzioni erronee e una comprensione incompleta delle evidenze». 
Cosa ancora più grave, Londra non si è resa conto che, impegnandosi a defenestrare Gheddafi, stava aiutando «gli estremisti islamici militanti tra i ribelli». Intuizione per la quale, secondo la Commissione non sarebbe neppure stato necessario il «senno di poi» di cui parlavamo prima
In pratica, il documento in questione accusa esplicitamente David Cameron di aver creato in Libia una nuova Somalia, per di più alle porte dell'Europa. 
Quasi cinque anni dopo la deposizione e l'uccisione di Gheddafi, il caos continua a regnare in Libia dove il Paese è diviso tra due governi e si combatte per il controllo delle infrastrutture petrolifere.
 Secondo il presidente della commissione Crispin Blunt, Londra poteva scegliere altre strade che avrebbero condotto a un esito migliore: «un impegno politico avrebbe potuto proteggere i civili, favorire un cambio di regime e promuovere riforme a un costo minore per il Regno unito e la Libia». Londra «non avrebbe perso nulla tentando questo approccio invece di concentrarsi esclusivamente sul cambio di regime per via militare» ha scritto in una nota Blunt. Cameron viene insomma descritto come «responsabile in ultima istanza dell'incapacità di sviluppare una strategia coerente». L'ex premier si è rifiutato di testimoniare davanti alla commissione, a differenza dei suoi ex ministri della Difesa e degli Esteri, Liam Fox e William Hague e dell'ex premier Tony Blair.


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giovedì 08 settembre 2016

set

08

2016

Così come chiedeva la petizione di ASSODIPRO con ben 30 MILA adesioni. Parolisi lascerà il carcere Militare in quanto ha perso lo status di militare, sconterà la sua pena in carcere comune  

Nella petizione di ASSODIPRO e Nuovo Giornale Militari si chiedeva : “Salvatore Parolisi non ha più lo status di militare, sconti la pena in carcere comune”


Assodipro Roma 
Alla nostra petizione lanciata su FB tramite Change.org i primi giorni di Agosto, dopo 2 giorni, e 10mila firme raggiunte in 48 ore, ad oggi le adesioni sono circa 30 mila  e di questo ringraziamo tutti quelli che l’hanno firmata,  rispondeva il ministro Difesa PINOTTI, tramite twitter,  dimostrando la sua sensibilità e interesse: “ Parolisi non è più militare . Suo trasferimento dipende da altra amministrazione “.  
La risposta del ministro Pinotti era formalmente corretta, cosi come il nostro quesito quando abbiamo  chiesto  che, non essendo più militare, Parolisi non doveva stare nel carcere militare di S.Maria C. V.  
Ora  apprendiamo dall’articolo del messaggero che “in data 16 giugno 2016 la Direzione generale per il personale militare ha decretato la perdita di status militare di Salvatore Parolisi nonché la cessazione del rapporto di impiego con l’Amministrazione della Difesa a far data dal 13 luglio 2016. La nostra petizione che ha raggiunto le 30MILA adesioni, veniva indirizzata anche al ministro Giustizia Orlando. 
 
CLICCA QUI PER VEDERE LA PETIZIONE

Tratto da il messaggero.it : “ Salvatore Parolisi cacciato dall'esercito: "Sarà trasferito in un carcere civile"
L'assassino di sua figlia, Salvatore Parolisi, sarà trasferito da un carcere militare ad uno civile: "Gentile signor Rea, Le comunico che in data 16 giugno 2016 la Direzione generale per il personale militare ha decretato la perdita di status militare di Salvatore Parolisi nonché la cessazione del rapporto di impiego con l’Amministrazione della Difesa a far data dal 13 luglio 2016. Il trasferimento di Parolisi presso un istituto di pena civile verrà eseguito una volta disposto dalla competente Procura Generale di Perugia, già in tal senso formalmente interessata da codesto ministero". 
Sono queste le parole che il generale Alberto Rosso, capo di gabinetto del Ministro della Difesa, Roberta Pinotti ha inviato a Gennaro Rea che aveva lanciato un appello al ministro Difesa.

 


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mercoledì 07 settembre 2016

set

07

2016

I Militari possono svolgere attività politica. I vertici Carabinieri soccombono di fronte all’ ennesima Sentenza del TAR sui DIRITTI. Ricordiamo la CEDU: ai militari non si può negare il sindacato  

Illegittima la sanzione inflitta ad un carabiniere che voleva solo esercitare i suoi DIRITTI. Ricordiamo anche la sentenza Corte Europea: “ai militari non può essere negato il diritto di costituire sindacati”


Assodipro Nazionale : Come si legge nell’articolo, non è la prima sentenza sul tema. 
Ancora una volta il vertice dei Carabinieri  subisce una sentenza di un TAR, questa volta a pronunciarsi è il TAR piemonte, sul tema dei Diritti. Tra non molto, organi importanti della giustizia nazionale si pronunceranno sul divieto imposto ai militari italiani di costituire sindacati per avere reali ed efficaci organi di tutela e rappresentanza. 
Il tutto in attesa della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, che tra qualche mese giudicherà l’ Italia che nega i diritti sindacali dei militari. La Francia è già stata condannata sul punto: “ AI MILITARI NON PUO’ ESSERE NEGATO IL DIRITTO DI COSTITUIRE SINDACATI ma si può solo regolamentare l’uso di tale DIRITTO”, ma in Italia ancora si ignora tale sentenza. 
Non si potrà ignorare ancora per molto.

*Con sentenza pubblicata il 5 settembre , il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), con un'articolata motivazione ha accolto il ricorso del Maresciallo Aiutante Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza dei Carabinieri Carmelo Cataldi, ora in congedo, al quale era stata vietata "l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in seno a partito politico" ed erano stati inflitti, per un'asserita incompatibilità con l’adempimento dei doveri di Sottufficiale, 5 giorni di consegna di rigore, peraltro con l'espressa ammonizione «che, in caso di inottemperanza, sarebbe stato avviato il procedimento per la diffida ministeriale ed eventuale successiva decadenza dal servizio». Secondo l'Arma dei Carabinieri infatti - si legge nella sentenza - «l’iscrizione e l’assunzione di carica sociale in seno a partito politico, costituisce comportamento suscettibile di assumere rilievo sotto il profilo disciplinare, ai sensi del nr. 9 dell’allegato ‘C’ al R.D.M.» (Regolamento di Disciplina Militare, di cui al d.P.R. n. 545 del 1986), trattandosi di «incarico incompatibile con l’adempimento dei Suoi doveri di sottufficiale», in proposito richiamando l’allora vigente art. 6, comma 1, della legge n. 382 del 1978, a norma del quale «Le Forze armate debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche». L’amministrazione ha anche aggiunto che la carica politica ricoperta dal Maresciallo «implica necessariamente l’esercizio di funzioni attive a carattere propriamente politico, atteso che, quale Segretario Regionale, la S.V. siede – oltretutto con voto deliberativo – sia nel Consiglio Nazionale che nella Direzione Nazionale del partito, ex artt. 9 e 10 dello statuto del partito medesimo». Il Maresciallo, rappresentato e difeso dagli avvocati Giorgio Carta (ex Ufficiale dell'Arma) e Giuseppe Piscitelli, ha impugnato l'intero procedimento a suo carico sostenendo la piena legittimità dei suoi atti, compresa l'assunzione della carica di segretario regionale. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte gli ha dato pienamente ragione, ma vediamo nel dettaglio cosa dice la sentenza. I giudici amministrativi hanno dapprima ricordato all'Amministrazione del Maresciallo che «la questione oggetto del presente giudizio è stata, da ultimo, approfondita da alcuni arresti giurisprudenziali che, per fattispecie del tutto analoghe, ed in considerazione del complessivo quadro normativo (costituzionale e legislativo) vigente, sono giunti alla condivisibile conclusione di ritenere illegittimo il divieto per i militari di iscriversi in partiti politici e di assumere nel loro ambito cariche direttive, alla luce di un’interpretazione letterale e sistematica delle norme (cfr. TAR Umbria, sent. n. 409 del 2011; TAR Veneto, sez. I, sent. n. 1480 del 2012)». Successivamente, per rendere ancora più chiara la sentenza, i magistrati amministrativi hanno sottolineato che «il legislatore non ha mai stabilito per i militari un esplicito divieto di iscrizione ai partiti politici: ciò non ha fatto, espressamente, né nella legge n. 382 del 1978 (recante “Norme di principio sulla disciplina militare”) né nel Regolamento di disciplina militare (approvato con d.P.R. n. 545 del 1986)».
Il TAR Piemonte ha inoltre specificato che il legislatore non ha inteso in alcun modo modificare in senso restrittivo la materia, «nemmeno con il varo del Codice dell’Ordinamento Militare (d.lgs. n. 66 del 2010), ossia della disciplina che si propone di regolare, in modo organico, l'organizzazione, le funzioni e l'attività della Difesa e Sicurezza militare e delle Forze armate».«Di conseguenza - conclude la sentenza -, il ricorso introduttivo deve essere accolto e deve, per l’effetto, disporsi l’annullamento dell’atto di ammonimento a recedere dalla carica politica rivestita. Parimenti, risultando fondata la censura di illegittimità derivata, e con assorbimento delle ulteriori censure, vanno accolti anche i motivi aggiunti, con conseguente annullamento della sanzione disciplinare inflitta al ricorrente (pari a giorni cinque di consegna di rigore)».
 
*Fonte : grnet.it a cura di Giuseppe Paradiso


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martedì 06 settembre 2016

set

06

2016

Emmanuel JACOB, presidente di EUROMIL. Lettera ai Ministri PINOTTI e GENTILONI : Difesa Europea è anche concedere DIRITTI SINDACALI ai MILITARI ITALIANI.  

“Cari ministri , nonostante la legislazione e le normative internazionali europee ci sono paesi che non concedono il diritto di associazione per i loro soldati”. “ Discutiamo insieme di diritti per i Militari “.


Assodipro Nazionale 
Negli ultimi mesi, nei vertici Europei, incontri  bilaterali o trilaterali tra capi di governo o ministri Europei, il tema di una comune Difesa Europea e di maggior cooperazione tra le Forze Armate Europee è stato sempre trattato e citato nei punti più importanti. A tutti è chiaro che una maggiore integrazione e collaborazione tra Forze Armate Europee, anche considerando il più volte citato tema di un Esercito Europeo, è necessaria e importante per una migliore difesa comune. 
Queste tematiche importanti non possono essere trattate in modo compiuto senza parlare anche di DIRITTI comuni, associativi e sindacali, tra i militari delle Forze Armate Europee. Anche prendendo spunto dalle dichiarazioni fatte dal presidente del consiglio Matteo RENZI, e dai ministri PINOTTI E GENTILONI, il presidente di EUROMIL, da pochi giorni anche iscritto ad Assodipro, dopo aver scritto a Matteo RENZI, ha scritto una lettera anche ai nostri ministri. 

LETTERA EUROMIL AI MINISTRI DIFESA PINOTTI E MINISTRO DEGLI ESTERI GENTILONI
L'Organizzazione europea delle associazioni militari ( EUROMIL ) è un ombrello organizzazione composta da 35 associazioni militari e sindacati da 21 paesi. E 'il principale forum a livello europeo per la cooperazione tra i professionisti associazioni militari su questioni di interesse comune . 
EUROMIL si sforza di garantire e far avanzare i diritti umani , delle libertà fondamentali e socio-professionali interessi dei militari di ogni grado in Europa e promuove il concetto di "Cittadini in Uniforme " .
In quanto tale , un soldato ha diritto agli stessi diritti e obblighi di qualsiasi altro cittadino .
EUROMIL chiede in particolare il riconoscimento del diritto dei militari per formare sindacati e di aderirvi e formare associazioni indipendenti, e per la loro inclusione in un dialogo sociale regolare da parte delle autorità .
EUROMIL ha letto con grande interesse la dichiarazione del primo ministro italiano Mr. Matteo Renzi dopo gli attentati del 22 marzo a Bruxelles rivendicati da IS : "L'Europa deve andare fino in fondo questa volta . Dobbiamo investire in un comune la sicurezza e la struttura di difesa " .
Abbiamo ugualmente accolto con piacere le dichiarazioni a Le Monde e La Repubblica del 10 Agosto 2016 su una difesa comune europea : " La sua rinascita permetterà non solo noi per rafforzare la nostra capacità operativa nelle aree di crisi , nella lotta contro il terrorismo e aumentare l'efficienza delle risorse , ma anche per raggiungere notevole impatto politico , mettendo in evidenza il nostro impegno a sostenere concretamente il progetto di integrazione . 
EUROMIL è pienamente d'accordo con entrambe le dichiarazioni a sostegno di un comune europea difesa chiede una maggiore cooperazione . Fin dalla sua fondazione nel 1972, EUROMIL è di parere che le diverse forze armate europee dovrebbero lavorare di più e meglio insieme . Una più stretta cooperazione delle nostre forze armate in crescita verso una Unione europea di difesa e anche un esercito europeo è il fattore chiave per una vera e propria e potente la sicurezza comune e la politica di difesa .
Tuttavia , l' implementazione di una unione difesa europea ha anche una dimensione sociale. 
Ogni giorno centinaia di migliaia di uomini e donne servono nella forze armate. Sono motivati come personale delle forze armate  e meritano di essere trattati con rispetto .
Devono essere in grado di eseguire le loro funzioni sotto la migliore condizioni e questo è vero non solo per il settore della formazione e attrezzature, ma anche per il settore sociale .
Come già detto , EUROMIL promuove il concetto di "Cittadini in Uniforme " ed è pertanto del parere che il personale militare dovrebbe essere trattato come ogni altro lavoratore " .
EUROMIL è convinto che l'esecuzione di un compito specifico di garantire la pace e la sicurezza nazionale non è un ostacolo alla godimento dei diritti più fondamentali e le libertà . 
Cari ministri , nonostante la legislazione e le normative internazionali europee ci sono paesi che non concedono il diritto di associazione per i loro soldati
EUROMIL è consapevoli del fatto che questo dibattito è all'ordine del giorno in Italia , ma sa anche che vi è un enorme divario tra le richieste delle associazioni militari italiane e le proposizioni della politica e la leadership militare .
EUROMIL ritiene che un dialogo sociale ben organizzato è molto importante ed i risultati di un rapporto ben regolato , non sono utili solo per il personale militare ma anche per le forze armate in quanto tali . 
L'esperienza di EUROMIL è che un clima di fiducia reciproca e di rispetto è necessario per un dialogo sociale in cui partner alla pari si fondono insieme.
Guardando le vostre dichiarazioni incoraggianti su una difesa comune europea , si desidera chiamare su di voi come membri competenti del governo italiano a migliorare la relazione con i rappresentanti delle associazioni militari italiane .
In questi tempi in cui le forze armate uniscono e  condividono le loro risorse , è anche importante che le organizzazioni del personale possano lavorare insieme e condividere le loro esperienze sulla scena internazionale. 
Naturalmente EUROMIL è disponibile a discutere di questo argomento con voi o con i vostri stretti collaboratori in questo campo . Siamo sempre disposti a condividere la nostra esperienza e le informazioni su questo e altri problemi in caso di necessità e se voluto.
Ministri, ancora una volta vorrei sottolineare l'importanza del rapporto dei governi con le nostre associazioni aderenti in Italia . Noi vi ringraziamo in anticipo per la vostra risposta.
Emmanuel  JACOB  presidente di Euromil




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set

06

2016

Aeronautica Militare. Il Maresciallo malato, con problemi familiari, non viene aiutato ma si racconta come perseguitato e colpito. Mobbing, insensibilità, reati, abusi o cosa? Si può fare chiarezza?  

“Ma finalmente uscii dall’Aeroporto ed ebbi, come non mai nella mia vita militare, un senso di liberazione da un incubo, un senso di disgusto verso un sistema, che con i suoi tentacoli ed a vari livelli, ha cercato di distruggermi anziché aiutarmi”


Assodipro presidenza nazionale a cura di Salvatore Rullo        s.rullo@tin.it 
3 Settembre 2016
Quello che sottoponiamo ai nostri cortesi lettori e soci Assodipro, dopo un minimo di verifiche fatte, è un caso che ci pare grave e penoso , in alcuni passaggi sembra anche incredibile, per la gravità di alcuni fatti raccontati. 
Certo è la versione che ci ha inviato il diretto interessato e ve la proponiamo depurata di nomi a luoghi, consapevoli che chi vorrà potrà capire o trovare facilmente l’Ente dove si scrive siano accaduti i fatti e le persone coinvolte. 
Ovviamente siamo disponibili a pubblicare approfondimenti , chiarimenti o risposte se li riceveremo. Speriamo che la vicenda possa essere riportata, innanzitutto, su binari umani di normalità. 
Crediamo che i termini o le frasi : “ spirito di corpo – grande famiglia – nessuno rimane indietro – il personale prima di tutto “ non siano solo parole usate con retorica senza effetti. Per quanto leggiamo in questo caso, le parole citate, sono solo parole, neanche retoriche ma stonate e vuote ! 
Riteniamo sia doveroso, da parte del vertice militare , nel caso il Generale Vecciarelli, un  necessario approfondimento e valutazione di quanto ci hanno scritto. 
Vi proponiamo il  racconto di tristi fatti  che vi costerà qualche minuto di lettura e vi saremmo grati, se vorrete, se ci scrivete la vostra opinione , valutazione o commento, all’indirizzo mail del presidente Assodipro ; s.rullo@tin.it   grazie.   

ACCADE NEL MAGGIO /2016   Sono Il Maresciallo ------ arruolato in Aeronautica Militare il ------, attualmente presto servizio presso -------- . Negli anni trascorsi presso ------ Stormo ho assunto sempre incarichi di responsabilità lavorando perennemente e continuativamente presso la Segreteria Comando dello Stormo, assumendo mansioni gravose e risolvendo situazioni e problemi sempre con scioltezza e professionalità lo testimoniano le sempre eccellenti note caratteristiche e uno  stato di servizio composto da numerosi elogi. Ho svolto nella maggior parte degli anni incarichi di Capo Segreteria Comando con ottimi profitti, in quanto essendo anche programmatore ufficiale Microsoft ho creato programmi che ancora oggi restano indispensabili per lo svolgimento delle funzioni principali della Segreteria Comando.  Circa quattro anni fà, però, la mia vita privata subì un cambiamento repentino, dove in poco tempo si  consumò una dolorosa separazione, dopo ventitre anni di unione, che coinvolse e “sconvolse” oltre la mia, anche la vita dei miei due figli, di cui il secondo, di nome ----------, con grave patologia di handicap. Improvvisamente mi ritrovai a vivere in una cameretta in Aeroporto, sicuramente molto meglio dei sedili dell’auto, ma con gravissimi problemi finanziari che non solo  ridussero il mio stipendio mensile a 500 euro, quando ero fortunato ed a 21 euro quando non lo ero, ma che a tutt’oggi non mi danno  nemmeno la speranza di andare a trovare i miei figli. .... CONTINUA IN LEGGI TUTTO




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lunedì 05 settembre 2016

set

05

2016

Aeroporti militari, generali indagati per l’amianto killer. Indagine per omicidio a Padova. Coinvolti Rivolto, Aviano, Cordovado, Istrana, Treviso e Villafranca Veronese.  

A Padova, sempre sul tema Amianto, è anche in corso il processo “ Marina 2 “ in cui Assodipro È PARTE CIVILE e del quale vi aggiorneremo tra qualche giorno.


PADOVA. Amianto killer nell'Aeronautica per tanti, troppi tanti anni. 
Bandito nel 1992 dalla produzione industriale dell'Italia – ormai era diffusa la consapevolezza dell’estrema pericolosità del minerale – ma «l'Aeronautica è rimasta a lungo un mondo separato nel quale il rischio amianto era del tutto ignorato, mentre nel Paese rappresentava una situazione di allarme». 
E così «in un periodo in cui si moltiplicava la produzione di atti normativi sull’amianto..., si attuavano piani per la bonifica di edifici e impianti industriali..., nell’Aeronautica militare non veniva fornita ai lavoratori esposti nemmeno una mascherina antipolvere». ...... Ben 30 gli indagati, con ruoli di responsabilità in quei 16 anni vissuti pericolosamente dall’Aeronautica (il periodo precedente è coperto dalla prescrizione): Capi di Stato Maggiore, direttori dell’Ispettorato logistico sempre dell’Aeronautica e dirigenti del Difesan (Dipartimento di Salute e Igiene delle Forze Armate). 
Tra loro i generali Mario Arpino di Tarvisio (capo di Stato maggiore tra il ’95 e il ’99); Andrea Fornasiero di Este (1999-2001); Adelchi Pillinini udinese di Cavazzo Carnico (1993-1995); il sassarese Franco Pisano (1986-1990). 
I reati contestati ? Omicidio colposo pluriaggravato e lesioni colpose gravissime. Ben 25 le parti offese: 23 ex militari sono già morti per mesotelioma e tumori polmonari.

Tratto da messaggeroveneto.it  Clicca qui per articolo integrale di Cristina Genesin


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domenica 28 agosto 2016

ago

28

2016

UIL : “Contratti, entro settembre la soluzione o sarà sciopero”. Rinnovo Contratti anche per comparto Difesa e Sicurezza, Renzi passi dalle parole ai fatti ed agli atti concreti.  

Sap : “La mancetta degli 80 euro è una forma di legalizzazione del lavoro nero. Rinnovare i Contratti”.


Assodipro Roma 
Per quello che ci riguarda, come Assodipro, gli 80 euro li abbiamo definiti, il giorno successivo alla loro " concessione da principe a sudditi senza diritti ", dove, da alcuni sono stati pubblicizzati e venduti : Bonus – Malus – Mancia non pensionabile che, insieme al blocco settennale dei contratti, penalizza pesantemente il reddito,la liquidazione e la pensione ed è stato alibi per rinviare il rinnovo dei contratti nonostante la sentenza di luglio dello scorso annoE’ tempo di parole e fatti concreti:risorse da stanziare e tempi brevi di apertura di concertazione e rinnovo. 
 Il Segretario Generale della UIL, Carmelo Barbagallo, ieri ha dichiarato, tra l’altro : “Il rinnovo del contratto del pubblico impiego "va fatto". Da parte del sindacato "non c'è ottimismo ma determinazione a fare i contratti". E, nel caso della pubblica amministrazione, è il governo che deve dare risposte, "a partire dall'utilizzo delle risorse che ci sono e da quelle che vanno stanziate con la legge di stabilità". "Se le risposte saranno negative, se entro settembre non si avvierà il rinnovo in maniera seria, prepariamo risposte adeguate, incluso lo sciopero generale se serve". Non si tratta di una minaccia, ma di una conseguenza naturale in assenza delle risposte necessarie. "Siamo un sindacato che tratta e che vuole fare accordi, ma se non si fanno i contratti noi dobbiamo rispondere facendo quello che deve fare un sindacato quando non ottiene risposte: la lotta".
Sulle pagine del sindacato di polizia SAP si legge: “La 'mancetta' di 80 euro che il governo, a più riprese, ha sbandierato come un aiuto concreto agli italiani, di fatto rappresenta una vera e propria forma di legalizzazione del lavoro nero. Una tantum che non incide sulla liquidazione e che, in assenza di una previdenza complementare, non ha nessun valore ai fini pensionistici.
Ecco perché oggi, con questa campagna ospitata sulla testata Il Tempo - una banconota da 80 euro, evidentemente fasulla, così come sono fasulli i proclami del governo - abbiamo voluto mettere nero su bianco, per farla conoscere a tutta la brava gente del nostro Paese, la situazione nella quale versano le Forze dell'Ordine.
 
Diciamo NO agli 80 euro, lavoro nero legalizzato, e SI' al rinnovo del contratto di lavoro perché, va da sé, se il BLOCCO dei contratti è ILLEGITTIMO, il CONTRATTO DEVE ESSERE RINNOVATO. La Corte Costituzionale, il 29 luglio del 2015, ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del pubblico impiego. Ignorando questa pronuncia, l'esecutivo ha continuato indisturbato a procedere ciecamente sulla propria strada: nella Legge di Stabilità dello scorso anno, quando avrebbe dovuto allocare le risorse economiche necessarie al rinnovo, ha glissato sul tema rinviandolo 'a data da destinarsi'. Considerando 'impossibilità per le Forze dell'Ordine di scioperare, la legge 195/95 dispone l'obbligo per il governo di convocare previa approvazione della Legge di Stabilità i sindacati del comparto sicurezza. Neanche a dirlo (e con un atteggiamento inaccettabile) nel 2014 e nel 2015 l'esecutivo non lo ha fatto, violando anche questo ennesimo obbligo. Cosa dobbiamo aspettarci quest'anno?
Il governo è intenzionato a convocare i sindacati di Polizia?
E, ancora più importante, si rende conto dell'importanza di stanziare, nella prossima Legge di Stabilità, le risorse necessarie per ottemperare a quanto disposto dalla Corte Costituzionale e per il riordino delle carriere?
I poliziotti hanno il dovere di far rispettare la LEGGE e chiedono che la LEGGE venga rispettata nei loro confronti !
 


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martedì 09 agosto 2016

ago

09

2016

Assodipro, Nuovo Giornale Militari e Ficiesse lanciano petizione su CHANGE.ORG: Salvatore PAROLISI non ha più status di militare, SCONTI LA PENA IN CARCERE COMUNE. 25 MILA FIRME già RACCOLTE. Grazie  

L'ex caporalmaggiore dell'Esercito Italiano è stato condannato in primo e secondo grado (con due processi d'Appello) alla pena di vent'anni di reclusione, per aver ucciso la moglie Melania.


A cura di Assodipro presidenza nazionale

29 luglio 2016, sul fatto quotidiano.it leggiamo : “ La condanna di Salvatore Parolisi è diventata definitiva e il padre di Melania Rea, Gennaro, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per chiedere che all’uomo, che dovrà scontare 20 anni per l’assassinio della moglie, venga revocato lo status di militare. “Un militare condannato per omicidio in via definitiva – si legge nella lettera – non crediamo possa ancora mantenere lo status di militare, persino godendo di qualche privilegio connesso alla suddetta condizione. Inoltre – scrive ancora Rea – il reato commesso non ha nulla a che vedere con i reati militari e anzi lede l’immagine dei militari, quale sono io stato, avendo ricoperto la carica di primo maresciallo dell’Aeronautica Militare prima del pensionamento”. Nella missiva si chiede “di provvedere al più presto a far scontare la misera pena di Parolisi, al confronto dell’ergastolo del mio dolore, presso un normale carcere, con i delinquenti e gli assassini comuni, quale egli è”.
2 Agosto 2016, Giuseppe Roselli su blastingnews.com , tra l’altro, scrive : “ Il carcere di Parolisi sarà una passeggiata tra Calcetto, cinema e palestra. Parolisi sconterà i suoi vent'anni di pena in un vero "paradiso" con spazi verdi, teatro, campi di calcio, palestra e cinema. Salvatore Parolisi è stato trasferito in questi giorni presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, una struttura carceraria destinata ai detenuti militari. L'ex caporalmaggiore dell'Esercito Italiano è stato condannato in primo e secondo grado (con due processi d'Appello) alla pena di vent'anni di reclusione, per aver ucciso la moglieMelania Rea nel 2011, nei pressi di Colle San Marco in provincia di Ascoli Piceno. Un carcere comodo con strutture sportive e ricreative Secondo quanto pubblicato da 'ilgazzettino.it', Parolisi dovrà scontare la sua pena nel carcere riservato ai militari, a Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di una struttura carceraria controllata da suoi stessi ex colleghi, alcuni dei quali in ferma volontaria di un anno. Il carcere comprende molteplici attività di carattere sportivo e ricreativo. L'ex caporalmaggiore, accusato e condannato per la morte della moglie uccisa con ben 35 coltellate, avrà a disposizione un campo da calcio regolamentare, un campo da calcetto, area verde comprendente giochi per bambini da utilizzare con i familiari ed inoltre potrà usufruire di numerosi corsi di pittura, scuola da cucina, pet therapy, una palestra attrezzata, un teatro ed il cinema. Le celle sono spaziose e dignitose, inoltre dividerà la mensa con gli stessi agenti addetti al controllo. Insomma che dire? Un vero e proprio carcere comodo per un condannato di omicidio volontario".
Assodipro, Nuovo Giornale dei Militari e Ficiesse, hanno promosso , tramite CHANGE.org una petizione inizialmente indirizzata al Ministro difesa Roberta PINOTTI, chiedendo, come si riportava su articolo del fatto quotidiano  e come dichiarava il papà di Melania Rea, di revocare lo status di militare a Salvatore PAROLISI , per fargli scontare la pena in in carcere comune e NON nel carcere MILITARE . Alla petizione, che dopo 2 giorni ha già raggiunto CIRCA 10.000   firme alle ore 12.30 del 6 Agosto che continuano ad aumentare , rispondeva tramite twitter e dimostrando la sua sensibilità, il MINISTRO DIFESA affermando : “ Parolisi NON è Più MILITARE . Suo trasferimento dipende da altra amministrazione “.  
A questo punto, noi di Assodipro , Nuovo Giornale dei Militari e Ficiesse abbiamo calibrato la nostra petizione, che diventa ancor più attuale, indirizzandola al Ministro giustizia Andrea ORLANDO ed al DAP ( dipartimento affari penitenziari ) , chiedendo PERCHE’ il signor PAROLISI che, come scrive il Ministro Difesa, ha perso lo status di militare, è stato trasferito nel carcere militare di S. Maria Capua Vetere.   
PETIZIONE TITOLO : Salvatore Parolisi non ha più lo status di militare, sconti la pena in carcere comune. 
Testo della petizione : Da tantissimi anni operiamo dalla parte dei militari e dei loro diritti, decisamente da migliorare in Italia. È proprio per questo  che sentiamo il dovere di agire quando un militare si macchia di un gravissimo, efferato e inaccettabile delitto. Chiediamo che a Salvatore Parolisi, condannato definitivamente per il femminicidio della moglie Melania Rea, DOPO che il MINISTRO DIFESA Pinotti ha risposto alla nostra petizione dicendo che Parolisi non ha più  lo status di militare, che Parolisi sconti la sua pena in un carcere comune e non in un carcere militare dove è stato da poco trasferito. 
Noi di Nuovo Giornale dei Militari e delle associazioni Assodipro (militari) e Ficiesse (GdF) raccogliamo l'appello del padre di Melania Rea, ex Maresciallo Aeronautica: il reato di Parolisi, infatti, oltre a ledere l'immagine dei militari, non ha nulla a che vedere con i reati militari. Tanto meno ci spieghiamo la sua presenza in un carcere militare dopo che ha perso lo status di militare. Chiediamo quindi agli organi competenti che Salvatore Parolisi sconti la sua pena in un carcere civile. Per Melania, per suo padre e per tutti noi.   



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ago

09

2016

Casadiritto: “Sono desolati al Comando Forze Difesa Interregionale Nord di Padova, il cui comportamento è stato “attenzionato” anche dallo Stato Maggiore Esercito”. “Il Re è nudo costretto  

CONTRORDINE: ECCO FINALMENTE LE LETTERE DEL COMANDO FORZE DIFESA INTERREGIONALE NORD DI PADOVA


Riceviamo e pubblichiamo da Sergio BONCIOLI coordinatore di Casadiritto
COSTRETTI A SOSPENDERE GLI SFRATTI GIA’ EMANATI. . COSTRETTI A RESTITUIRE LE TUTELE “  DEL D.M. 7 MAGGIO 2014 PRECEDENTEMENTE TOLTE RINTUZZATO GRAZIE A CASADIRITTO, IL MALDESTRO TENTATIVO. DI DICHIARARE ABOLITI  I COMMI E GLI ARTICOLI DEL DECRETO DEL 7 MAGGIO  2014 OCCORE ORA VIGILANZA NEL RIPRISTINO  CHE DEVE ESSERE  IMMEDIATO DEL CANONE PRECEDENTE E DEI DIRITTI  ARBITRARIAMENTE TOLTI  IL TIFONE DEL NORD, DECLASSATO A PIOGGIA ACIDA Questa volta, ci dovete permettere, anche nei titoli, la necessaria enfasi. Viste come si erano messe le cose, il risultato è pieno e inequivocabile. Non è solo di principio: Contrordine, l’audace colpo non è riuscito, pazienza. Ma coraggio, dicono i responsabili del misfatto,  noi ultras irredimibili non demorderemo e prima o poi ce la pagheranno cara, con gli interessi, digrignano i denti.  Sono desolati al Comando Forze Difesa  Interregionale Nord di Padova, il cui comportamento è stato “ attenzionato” anche dallo Stato Maggiore Esercito, con la nota Circolare . LA LETTERA DI UN LETTORE/UTENTE AL MINISTRO DELLA DIFESA Circa il continuo ripetersi qua e la sul territorio nazionale di situazioni di insofferenza da parte dei Comandi, anche se fatte prima dell’episodio di Padova in un tono minore, , riteniamo utile riportare un passaggio d una lettera di un nostro lettore/utente  Andrea  Onofri che scrive al Ministro della Difesa sen. PINOTTI  inviandocene  copia “…… Da sei anni i Generali inventori dell’art. 6. 21 quater della Legge 122/2010 ispiratori degli ignobili Decreti La Russa ( 18.05.2010)  e Crosetto ( 16.03.2011) in linea con la strategia dell’Obiettivo 9 di eliminare gli utenti cosiddetti sine titulo, degli alloggi della Difesa, difendono ad oltranza la posizione, contrastando sistematicamente l’opposizione di migliaia di famiglie, del Parlamento e del Governo con la tattica della scaramuccia, del sabotaggio,e del colpo di mano, evitando scientemente di scendere in campo aperto ed accettare con coraggio lo scontro frontale con le famiglie, il Parlamento e il Governo ….” In queste poche righe, c’è molto da condividere e poco da obiettare.
ARTICOLO CONTINUA IN LEGGI TUTTO 




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martedì 02 agosto 2016

ago

02

2016

RENZI cancella i diritti dei lavoratori in modo antistorico. Non ascolta nessuno e militarizza il Corpo Forestale. MADIA ha smilitarizzato la Guardia di Finanza ? Tra Spot e Comunicati “ incredibili  

La visione Renziana ha schiacciato diritti e non tiene assolutamente conto del parere dei lavoratori che, nel mondo della politica spot, non hanno voce, parola, diritti.


A cura di Assodipro presidenza nazionale. 
MILITARIZZAZIONE FORZATA DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO, UN CORPO CIVILE, CON RELATIVA CANCELLAZIONE E PERDITA DEI DIRITTI SINDACALI, LEGITTIMI E COSTITUZIONALI DI TUTTI GLI APPARTENENTI AL CORPO FORESTALE. 
Il Governo Renzi procede nella strada di compressione, negazione e cancellazione dei diritti. Nonostante i pareri e gli appelli al dialogo,  per fermare un provvedimento antistorico e con notevoli criticità, fatti dalla CGIL, da TUTTI i SINDACATI del CORPO FORESTALE, da TUTTI I SINDACATI DI POLIZIA, dalle Associazioni ambientaliste, dalle Associazioni ASSODIPRO ( militari ) e FICIESSE ( G.d.F ), dal CoCeR  GdF, ha cancellato un Corpo con una storia di 200 anni con un decreto. 
Nonostante varie e partecipate manifestazioni di contrarietà e dissenso, ultima davanti palazzo chigi poco tempo fa con circa 2 mila partecipanti. 
Un provvedimento senza precedenti in Europa che preoccupa per la sua involuzione sul campo dei diritti e della militarizzazione della funzione sicurezza. Un salto indietro di 35 anni pre legge 121 del 1981, quando con una visione politica democratica e di diritti ci fu la  smilitarizzazione e la sindacalizzazione della Polizia. 
Lo stile Renzi si è confermato in un decreto venduto come un mero calcolo matematico, spiegato come un messaggio pubblicitario stile compri 5 e paghi 4, di una superficialità assoluta. Ottomila dipendenti civili del Corpo Forestale transitano nei Carabinieri con tutti i dubbi e perplessità citati in precedenti articoli, anche sul nostro sito, in tutte le sedi, sia sull’efficacia effettiva dell’accorpamento, sia su risparmi che sembrano irrisori rispetto ai problemi che si potrebbero creare. 
Il fatto che un corpo civile venga militarizzato, con perdita di DIRITTI SINDACALI, SENZA il consenso e la concertazione dei rappresentanti sindacali e del personale, per il governo è assolutamente irrilevante. 
La visione Renziana ha schiacciato diritti e non tiene assolutamente conto del parere dei lavoratori che, nel mondo della politica spot, non hanno voce, parola, diritti. 
Crediamo che La partita su questo provvedimento continuerà in varie sedi legali, nazionali e non. 
OGGI vi proponiamo, oltre il nostro modesto commento, un comunicato fatto dal Ministero Funzione Pubblica che ci LASCIA A BOCCA APERTA
Tra i tanti motivi del NO al transito nei Carabinieri c’è, come detto, quello della militarizzazione forzata con perdita di DIRITTI SINDACALI . 
EBBENE, il Ministero del Ministro MADIA comunica cheI forestali che non vorranno essere militarizzati potranno chiedere di andare nella Guardia di Finanza o nella polizia di stato oppure dovranno optare per altre amministrazioni”.  ”. 
AVETE LETTO BENE . I dipendenti del Corpo Forestale che NON vogliono essere militari possono transitare nelle Guardia di Finanza ! 
NON ci pare che la GdF sia stata SMILITARIZZATA e che gli amici della Finanza abbiano i conseguenti diritti di costituire sindacati !
RICORDIAMO AL MINISTRO MADIA ED AL GOVERNO RENZI CHE: Il Corpo della Guardia di Finanza (abbreviato G. di F. che ha anche un attento e democratico CoCeR non sindacato giallo) ,  è un corpo delle FORZE ARMATE italiane, facente contemporaneamente parte delle cinque forze di polizia italiane, dipendente direttamente dal Ministro dell'economia e delle finanze. ALLE FORZE ARMATE ITALIANE, IL GOVERNO ITALIANO, a differenza di molti stati Europei, ( in Europa esistono 40 tra associazioni e sindacati di militari in 23 paesi )  VIETA DIRITTI ASSOCIATIVI E SINDACALI per rappresentare i Militari, preferendo un sistema di SINDACATO GIALLO ( rappresentanza militare ) che costa allo stato 4 milioni di euro all’anno. INOLTRE nel SOPRENDENTE COMUNICATO LEGGIAMO CHE il provvedimento di Militarizzazione con assorbimento nei carabinieri è stato fatto anche tenendo conto del parere del CONSIGLIO DI STATO . Si, vero, ma ci permettiamo di ricordare che quel parere è stato redatto da  due relatori, uno di questi è Elio Toscano, già Capo di Stato Maggiore dell'Arma dei Carabinieri (!) CLICCA QUI PER LEGGERE ARTICOLO SUL PARERE DATO dal Consiglio di Stato.
Nel comunicato SORPRENDENTE del Ministero, ANCORA, leggiamo che la Polizia opererà nelle grandi città ed i Carabinieri nei piccoli centri, e ci chiediamo su quale decreto si spiegano queste nuove funzioni (!) “Sono individuati gli ambiti di intervento, le funzioni e la dislocazione sul territorio dei corpi di polizia: si privilegia l’impiego della polizia nei grandi centri e dei Carabinieri sul restante territorio”. 
La riforma della PA › Decreti  Forze di polizia 28 Luglio 2016 Sono ridotti da 5 a 4 i corpi di polizia con l’eliminazione delle duplicazioni delle funzioni e la gestione associata dei servizi comuni. Con l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nei carabinieri si darà vita alla più grande forza agroalimentare d’Europa. E’ quanto previsto dal decreto sulle forze di polizia attuativo dell’art. 8 della legge delega di riforma della pubblica amministrazione, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2016 e in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 28 luglio 2016, avendo tenuto conto delle indicazioni dei pareri parlamentari, del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata. Sono individuati gli ambiti di intervento, le funzioni e la dislocazione sul territorio dei corpi di polizia: si privilegia l’impiego della polizia nei grandi centri e dei Carabinieri sul restante territorio, mentre la Guardia di finanzia assicurerà con i propri mezzi navali il supporto in mare a polizia, Carabinieri e polizia penitenziaria. Con l’assorbimento del Corpo forestale dello stato saranno trasferite anche le relative funzioni nell’Arma dei carabinieri ad eccezione delle forze e competenze in tema di antincendio che  andranno in blocco ai vigili del fuoco. I forestali che non vorranno essere militarizzati potranno chiedere di andare nella Guardia di Finanza o nella polizia di stato oppure dovranno optare per altre amministrazioni. Si realizza il numero unico di emergenza europeo 112 su tutto il territorio nazionale.




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sabato 30 luglio 2016

lug

30

2016

Magistrati militari, la CASTA che RENZI non scalfisce. Sono 58. Con produttività minima. Ma stipendi in media da 150 mila euro. Si COLPISCONO I DIRITTI e si ignorano le caste, dimenticanza o disegno?  

Dal 2013 riforma al palo. Ora un parlamentare Pd , Daniele MARANTELLI , presenta un'interpellanza al ministro Pinotti.


*Correva l'anno 2013, giorno 3 ottobre.
L'allora ministro della Difesa Mario Mauro si impegnava di fonte all'apposita Commissione della Camera a mettere mano alla giustizia militare, organo a parte della magistratura italiana con un'attività di lavoro irrisoria e impossibile da scalfire, ma con un peso non indifferente sui conti dello Stato.
Basti pensare che stiamo parlando di un totale di 58 magistrati, tra giudicanti e inquirenti, con uno stipendio medio di 150 mila euro, che in totale ci costano 20 milioni di euro all'anno.
Hanno un loro organo di autocontrollo, il Consiglio della magistratura militare (Cmm) - equivalente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) - e sono ritenuti degli intoccabili.
 
IMPEGNI NEL ''LIBRO BIANCO''. Il ministro Roberta Pinotti, che ha preso il posto di Mauro a febbraio 2014, aveva proseguito gli obiettivi di inizio legislatura, tanto da inserirla persino nel ''Libro bianco'', il testo unico sulla sicurezza internazionale e la difesa. Eppure a quasi tre anni di distanza non è cambiato nulla. 
CHIESTA LA SOPPRESSIONE. Perché quindi il governo non è ancora riuscito a cambiare le cose?
A domandarselo è Daniele Marantelli, parlamentare del Partito democratico (Pd), membro della Commissione Difesa, che ha presentato un'interpellanza proprio al ministro sull'argomento.
Obiettivo: capire «a quale stadio si trovi il progetto di riforma della giustizia militare, di sapere se è confermato l’intento di costituire un gruppo di lavoro sul tema presso il ministero della Difesa e di valutare, nell’ambito di tale riflessione e alla luce della già citata pochezza numerica e qualitativa del contenzioso trattato, la soppressione del sistema giudiziario militare e la sua integrazione nel sistema giudiziario ordinario».
Marantelli ribadisce : «In Germania e Austria non esistono neppure i tribunali militari, sono vietati dalla fine della Seconda guerra mondiale», spiega.
«Mi domando poi se in tempi in cui si cerca di dare più forza all'Unione europea e si cerca di tornare allo spirito di Ventotene abbia senso differenziarci così dal resto dell'Europa».
 
Spiega il parlamentare del Pd: «Il “Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” redatto dallo stesso ministero della Difesa ribadiva che ''il governo intende proseguire lo sforzo di maggiore efficienza del sistema e di razionalizzazione studiando anche la possibilità di forme giuridicamente evolute basate sul principio di unicità della giurisdizione penale e che prevedano di dotarsi, in tempo di pace, di organi specializzati nella materia penale militare incardinati nel sistema della giustizia ordinaria''» 
Assodipro: Dopo il provvedimento che militarizza forzatamente con il passaggio nei carabinieri, senza concertazione e con la contrarietà di tutti i sindacati delle forze di polizia , associazioni e CoCeR Gdf,  il personale del Corpo Forestale dello Stato ( corpo civile e con pieni diritti sindacali che si opporrà in tutte le sedi ) cancellando diritti costituzionali e riconosciuti anche da accordi internazionali e sentenze della Corte Europea Diritti, ci appare  lecito chiedere al Premier Renzi se la chiusura dei tribunali militari e la confluenza dei magistrati militari nella giustizia civile e " giustizia unica per tutti ", sia una dimenticanza da risolvere in fretta o il tassello di un progetto/disegno di militarizzare diritti e funzioni di polizia


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giovedì 28 luglio 2016

lug

28

2016

RENZI fermati ! Ferma la militarizzazione coatta del Corpo Forestale nei Carabinieri. CGIL, 19 Sigle sindacali e CoCeR GdF chiedono di sospendere il provvedimento e dialogare.  

Importante documento unitario di 19 Sindacati : “Senza ascolto ed il democratico confronto richiesto, sarà inevitabile l’apertura dello stato di conflitto”. I Diritti non si cancellano ma si estendono a tutti, militari compresi


Forestale: Cgil, Governo sospenda decreto su militarizzazione e apra confronto Roma, 28 luglio – “Si fermi subito il processo di militarizzazione del Corpo Forestale dello Stato e si apra il confronto con le organizzazioni sindacali e di rappresentanza del comparto Sicurezza e Difesa: in gioco, oltre alla soppressione dell’unica forza di polizia specializzata nella prevenzione e repressione delle violazioni dell’ambiente, vi sono i diritti civili e sindacali di 7 mila lavoratori e lavoratrici”. 
Con queste parole la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi, nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri si appresterebbe a varare il decreto che prevede l’assorbimento della Forestale nell’Arma dei Carabinieri, si unisce a oltre venti sigle sindacali e ai COCER per chiedere al Governo di sospendere il provvedimento. L’Esecutivo ci ascolti, perché non solo non possiamo permetterci di perdere le competenze della Forestale e di minare le libertà personali dei lavoratori, ma – continua Fracassi – non è con la soppressione di un Corpo e con la militarizzazione forzata che si può portare avanti una efficace quanto necessaria riorganizzazione dei Corpi di Polizia”. “L’attuale progetto di riforma – sostiene la segretaria confederale – presenta lacune e criticità che avrebbero ricadute non solo sulla sua riuscita, ma anche sull’obiettivo finale di disegnare un nuovo modello di Sicurezza per il Paese rispondente alle esigenze di tutela dei cittadini. Inoltre, comporta seri problemi riguardanti la salvaguardia del personale”. “Per questi motivi chiediamo che il Governo si fermi e apra un tavolo con le organizzazioni sindacali e di rappresentanza del comparto – conclude Fracassi – che chiedono con una sola voce lo stop al decreto e l’apertura di un vero confronto che possa portare ad una concreta e compiuta riforma”.

I sindacati di polizia scrivono al Governo per dire no all'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all'Arma dei Carabinieri.
"Lacune e criticità che avranno inevitabili ripercussioni sul personale". 
Sono alcuni dei rilievi fatti dalle organizzazioni sindacali di Polizia e i Cocer dei Comparti sicurezza e difesa hanno messo per iscritto in una lettera inviata al presidenza del Consiglio e ai ministeri dell'Interno e della Pubblica amministrazione per chiedere la sospensione dell'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all'arma dei Carabinieri.
Secondo i sindacati il personale subirà "una ingiustificata ed anacronistica militarizzazione 'coatta'": anche per questo "la posizione pressoché unanime del Comparto è quella di contrarietà alla militarizzazione delle funzioni di polizia ambientale e soprattutto del personale, al quale vanno invece garantite le più ampie ed alternative possibilità di scelta nel transito ad altre Forze di polizia del Comparto".
I Sindacati e i COCER del Comparto Sicurezza e Difesa si sono riuniti per valutare lo stato di attuazione della delega (legge n. 124/2015, c.d. “riforma Madia”) riguardante la riorganizzazione dell’apparato di sicurezza e difesa e il riordino delle carriere del personale, alla luce della volontà governativa di modificare radicalmente gli attuali assetti istituzionali e funzionali delle Forze di polizia, per disegnare un nuovo modello di Sicurezza per il Paese e renderlo più moderno e rispondente alle esigenze di tutela da parte dei cittadini.
Orbene, proprio con lo spirito costruttivo che ha sempre contraddistinto le scriventi OO.SS. e Rappresentanze Militari ed al fine di assicurare che il delineato processo riformatore porti realmente a garantire maggiore sicurezza e soprattutto a migliorare la qualità del servizio che quotidianamente gli uomini in divisa svolgono con spirito di abnegazione nei confronti dei cittadini e delle Istituzioni del Paese, ribadiamo come sia di fondamentale importanza che tale riforma avvenga nel pieno rispetto dei principi sanciti nella legge n. 121/1981, ovvero nello spirito di una maggiore democratizzazione del sistema della sicurezza del Paese. 
L’attuale progetto di riforma, complice anche l’insufficienza delle risorse stanziate, presenta lacune e criticità che avranno inevitabili ripercussioni sul personale. Emblematico è il caso, ad esempio, del riordino delle carriere, fortemente voluto dai sindacati e dal personale e che è atteso da tutti gli operatori della sicurezza da anni rischia di diventare l’ennesimo tentativo di una parte degli apparati di migliorare esclusivamente le prospettive di carriera delle alte gerarchie delle Forze di Polizia. 
In tale ambito, la richiesta congiunta che l'intero comparto sicurezza ha avanzato presuppone l'individuazione di maggiori risorse economiche, senza le quali non si riuscirà a garantire maggiore efficienza e l’auspicata riqualificazione del personale. Così come l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato, il cui personale, in virtù del transito delle funzioni di polizia ambientale e agroalimentare all'Arma dei Carabinieri, subirà una ingiustificata ed anacronistica militarizzazione "coatta", con grave perdita di diritti costituzionali fondamentali assicurati ad ogni cittadino della nostra Repubblica, in totale contrasto con lo spirito innovativo della legge speciale n. 121/81, che verrebbe in tal modo profondamente modificata in via del tutto irrituale con un decreto legislativo e attraverso un procedimento di consultazione semplificato e condotto a tappe forzate, che ha privato il dibattito civile, sindacale ed istituzionale del proprio ruolo rispetto alle delicate e centrali funzioni che la legge di riforma della sicurezza ha garantito sin dalla sua approvazione avvenuta ben 35 anni fa! Anche in tale ambito, la posizione pressoché unanime del Comparto è quella di contrarietà alla militarizzazione delle funzioni di polizia ambientale e soprattutto del personale, al quale vanno invece garantite le più ampie ed alternative possibilità di scelta nel transito ad altre Forze di polizia del Comparto. 
Un processo di grande trasformazione del sistema Sicurezza, certamente atteso e necessario, non può fondarsi sull’esclusivo calcolo matematico della riduzione del numero di Forze di Polizia da 5 a 4, quando poi si ignora che in Italia le Forze Armate sono ben quattro, mentre tre sono quelle esistenti in Europa. È indiscutibilmente in atto un processo di sottile aggressione all’attuale modello nazionale della sicurezza, che, facendo leva sullo stato di crisi finanziaria ed economica del Paese, mira al ridimensionamento generale del ruolo centrale delle Polizie ad ordinamento civile nel sistema della Pubblica Sicurezza. Processo, questo, che prelude alla militarizzazione della funzione di polizia con compressione dei diritti di libertà dei cittadini. Peraltro, l’attenzione politica sul sistema delle relazioni interne tra apparati e modelli di rappresentanza, limitato finora al solo settore interessato, ha ormai travalicato il dibattito nazionale, purtroppo, solamente a margine della soppressione del Corpo forestale dello Stato e della militarizzazione del relativo personale. 
Farà infatti sentire la sua potente azione realmente riformatrice, ben oltre le ricadute delle misure normative in discussione, l’effetto della sentenza CEDU del 5 luglio 2016, fortemente sostenuta da tutte le sigle del Comparto con particolare riguardo alla imprescindibile trasformazione delle Rappresentanze Miliari che in Italia aspettano da tempo un pieno e moderno riconoscimento, al pari di quanto avviene nelle Polizie ad ordinamento civile. 
Tutti questi aspetti, tra di loro connessi e imprescindibilmente collegati, dovrebbero saggiamente essere approfonditi al fine di addivenire ad una corretta, efficace e storica riforma del delicato apparato della sicurezza senza per questo porre le basi anche per una militarizzazione della funzione che, come in ogni paese democratico deve restare civile. 
Per tutto ciò, chiediamo al Governo di sospendere l’approvazione del decreto inerente il transito del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri e di sfruttare il maggior lasso di tempo a disposizione per avviare un confronto serrato sui tanti argomenti oggetto di riforma attinenti all’apparato della Sicurezza nella sua complessità e globalità e che, in quanto tali, non possono essere disciplinati con provvedimenti isolati e temporalmente disallineati, dal momento che le eventuali modifiche intervenute in un singolo determinato ambito si riverbereranno inevitabilmente nel contesto generale, rischiando di vanificare quei principi ispiratori della delega Madia di riorganizzazione e semplificazione delle Forze di Polizia volti a razionalizzarne l’impiego e valorizzarne le potenzialità. Attendiamo fiduciosi segnali concreti di vicinanza da parte del Governo per rispondere fattivamente alla richiesta di quell’auspicato confronto con i rappresentati degli operatori della Sicurezza sui tanti temi segnalati, imprescindibile per l’attuazione di una concreta e compiuta riforma, disatteso il quale, sarà inevitabile l’apertura dello stato di conflitto. 
Firmato da 19 sigle sindacali del comparto sicurezza e dal CoCeR GdF 


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