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Description: Schema di regolamento di armonizzazione dei requisiti di accesso al sistema pensionistico del personale comparto difesa-sicurezza e comparto vigili del fuoco e soccorso pubblico.
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Description: Circolare n° M_D GMIL 1 IV 10 0285493 4° Rep. 10ª Div. - Adeguamento delle misure dell'indennità di vacanza contrattuale in favore del personale militare destinatario d
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Description: Circolare n° M_D GMIL1 III 7 1/0294795, sez.: "Altro" 3° Rep. 7ª Div. - Eventi suscettibili di avere riflessi sul servizio. Comunicazione ai sensi dell'art. 74
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domenica 28 agosto 2016

ago

28

2016

UIL : “Contratti, entro settembre la soluzione o sarà sciopero”. Rinnovo Contratti anche per comparto Difesa e Sicurezza, Renzi passi dalle parole ai fatti ed agli atti concreti.  

Sap : “La mancetta degli 80 euro è una forma di legalizzazione del lavoro nero. Rinnovare i Contratti”.


Assodipro Roma 
Per quello che ci riguarda, come Assodipro, gli 80 euro li abbiamo definiti, il giorno successivo alla loro " concessione da principe a sudditi senza diritti ", dove, da alcuni sono stati pubblicizzati e venduti : Bonus – Malus – Mancia non pensionabile che, insieme al blocco settennale dei contratti, penalizza pesantemente il reddito,la liquidazione e la pensione ed è stato alibi per rinviare il rinnovo dei contratti nonostante la sentenza di luglio dello scorso annoE’ tempo di parole e fatti concreti:risorse da stanziare e tempi brevi di apertura di concertazione e rinnovo. 
 Il Segretario Generale della UIL, Carmelo Barbagallo, ieri ha dichiarato, tra l’altro : “Il rinnovo del contratto del pubblico impiego "va fatto". Da parte del sindacato "non c'è ottimismo ma determinazione a fare i contratti". E, nel caso della pubblica amministrazione, è il governo che deve dare risposte, "a partire dall'utilizzo delle risorse che ci sono e da quelle che vanno stanziate con la legge di stabilità". "Se le risposte saranno negative, se entro settembre non si avvierà il rinnovo in maniera seria, prepariamo risposte adeguate, incluso lo sciopero generale se serve". Non si tratta di una minaccia, ma di una conseguenza naturale in assenza delle risposte necessarie. "Siamo un sindacato che tratta e che vuole fare accordi, ma se non si fanno i contratti noi dobbiamo rispondere facendo quello che deve fare un sindacato quando non ottiene risposte: la lotta".
Sulle pagine del sindacato di polizia SAP si legge: “La 'mancetta' di 80 euro che il governo, a più riprese, ha sbandierato come un aiuto concreto agli italiani, di fatto rappresenta una vera e propria forma di legalizzazione del lavoro nero. Una tantum che non incide sulla liquidazione e che, in assenza di una previdenza complementare, non ha nessun valore ai fini pensionistici.
Ecco perché oggi, con questa campagna ospitata sulla testata Il Tempo - una banconota da 80 euro, evidentemente fasulla, così come sono fasulli i proclami del governo - abbiamo voluto mettere nero su bianco, per farla conoscere a tutta la brava gente del nostro Paese, la situazione nella quale versano le Forze dell'Ordine.
 
Diciamo NO agli 80 euro, lavoro nero legalizzato, e SI' al rinnovo del contratto di lavoro perché, va da sé, se il BLOCCO dei contratti è ILLEGITTIMO, il CONTRATTO DEVE ESSERE RINNOVATO. La Corte Costituzionale, il 29 luglio del 2015, ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del pubblico impiego. Ignorando questa pronuncia, l'esecutivo ha continuato indisturbato a procedere ciecamente sulla propria strada: nella Legge di Stabilità dello scorso anno, quando avrebbe dovuto allocare le risorse economiche necessarie al rinnovo, ha glissato sul tema rinviandolo 'a data da destinarsi'. Considerando 'impossibilità per le Forze dell'Ordine di scioperare, la legge 195/95 dispone l'obbligo per il governo di convocare previa approvazione della Legge di Stabilità i sindacati del comparto sicurezza. Neanche a dirlo (e con un atteggiamento inaccettabile) nel 2014 e nel 2015 l'esecutivo non lo ha fatto, violando anche questo ennesimo obbligo. Cosa dobbiamo aspettarci quest'anno?
Il governo è intenzionato a convocare i sindacati di Polizia?
E, ancora più importante, si rende conto dell'importanza di stanziare, nella prossima Legge di Stabilità, le risorse necessarie per ottemperare a quanto disposto dalla Corte Costituzionale e per il riordino delle carriere?
I poliziotti hanno il dovere di far rispettare la LEGGE e chiedono che la LEGGE venga rispettata nei loro confronti !
 


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martedì 09 agosto 2016

ago

09

2016

Assodipro, Nuovo Giornale Militari e Ficiesse lanciano petizione su CHANGE.ORG: Salvatore PAROLISI non ha più status di militare, SCONTI LA PENA IN CARCERE COMUNE. 25 MILA FIRME già RACCOLTE. Grazie  

L'ex caporalmaggiore dell'Esercito Italiano è stato condannato in primo e secondo grado (con due processi d'Appello) alla pena di vent'anni di reclusione, per aver ucciso la moglie Melania.


A cura di Assodipro presidenza nazionale

29 luglio 2016, sul fatto quotidiano.it leggiamo : “ La condanna di Salvatore Parolisi è diventata definitiva e il padre di Melania Rea, Gennaro, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per chiedere che all’uomo, che dovrà scontare 20 anni per l’assassinio della moglie, venga revocato lo status di militare. “Un militare condannato per omicidio in via definitiva – si legge nella lettera – non crediamo possa ancora mantenere lo status di militare, persino godendo di qualche privilegio connesso alla suddetta condizione. Inoltre – scrive ancora Rea – il reato commesso non ha nulla a che vedere con i reati militari e anzi lede l’immagine dei militari, quale sono io stato, avendo ricoperto la carica di primo maresciallo dell’Aeronautica Militare prima del pensionamento”. Nella missiva si chiede “di provvedere al più presto a far scontare la misera pena di Parolisi, al confronto dell’ergastolo del mio dolore, presso un normale carcere, con i delinquenti e gli assassini comuni, quale egli è”.
2 Agosto 2016, Giuseppe Roselli su blastingnews.com , tra l’altro, scrive : “ Il carcere di Parolisi sarà una passeggiata tra Calcetto, cinema e palestra. Parolisi sconterà i suoi vent'anni di pena in un vero "paradiso" con spazi verdi, teatro, campi di calcio, palestra e cinema. Salvatore Parolisi è stato trasferito in questi giorni presso il carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, una struttura carceraria destinata ai detenuti militari. L'ex caporalmaggiore dell'Esercito Italiano è stato condannato in primo e secondo grado (con due processi d'Appello) alla pena di vent'anni di reclusione, per aver ucciso la moglieMelania Rea nel 2011, nei pressi di Colle San Marco in provincia di Ascoli Piceno. Un carcere comodo con strutture sportive e ricreative Secondo quanto pubblicato da 'ilgazzettino.it', Parolisi dovrà scontare la sua pena nel carcere riservato ai militari, a Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di una struttura carceraria controllata da suoi stessi ex colleghi, alcuni dei quali in ferma volontaria di un anno. Il carcere comprende molteplici attività di carattere sportivo e ricreativo. L'ex caporalmaggiore, accusato e condannato per la morte della moglie uccisa con ben 35 coltellate, avrà a disposizione un campo da calcio regolamentare, un campo da calcetto, area verde comprendente giochi per bambini da utilizzare con i familiari ed inoltre potrà usufruire di numerosi corsi di pittura, scuola da cucina, pet therapy, una palestra attrezzata, un teatro ed il cinema. Le celle sono spaziose e dignitose, inoltre dividerà la mensa con gli stessi agenti addetti al controllo. Insomma che dire? Un vero e proprio carcere comodo per un condannato di omicidio volontario".
Assodipro, Nuovo Giornale dei Militari e Ficiesse, hanno promosso , tramite CHANGE.org una petizione inizialmente indirizzata al Ministro difesa Roberta PINOTTI, chiedendo, come si riportava su articolo del fatto quotidiano  e come dichiarava il papà di Melania Rea, di revocare lo status di militare a Salvatore PAROLISI , per fargli scontare la pena in in carcere comune e NON nel carcere MILITARE . Alla petizione, che dopo 2 giorni ha già raggiunto CIRCA 10.000   firme alle ore 12.30 del 6 Agosto che continuano ad aumentare , rispondeva tramite twitter e dimostrando la sua sensibilità, il MINISTRO DIFESA affermando : “ Parolisi NON è Più MILITARE . Suo trasferimento dipende da altra amministrazione “.  
A questo punto, noi di Assodipro , Nuovo Giornale dei Militari e Ficiesse abbiamo calibrato la nostra petizione, che diventa ancor più attuale, indirizzandola al Ministro giustizia Andrea ORLANDO ed al DAP ( dipartimento affari penitenziari ) , chiedendo PERCHE’ il signor PAROLISI che, come scrive il Ministro Difesa, ha perso lo status di militare, è stato trasferito nel carcere militare di S. Maria Capua Vetere.   
PETIZIONE TITOLO : Salvatore Parolisi non ha più lo status di militare, sconti la pena in carcere comune. 
Testo della petizione : Da tantissimi anni operiamo dalla parte dei militari e dei loro diritti, decisamente da migliorare in Italia. È proprio per questo  che sentiamo il dovere di agire quando un militare si macchia di un gravissimo, efferato e inaccettabile delitto. Chiediamo che a Salvatore Parolisi, condannato definitivamente per il femminicidio della moglie Melania Rea, DOPO che il MINISTRO DIFESA Pinotti ha risposto alla nostra petizione dicendo che Parolisi non ha più  lo status di militare, che Parolisi sconti la sua pena in un carcere comune e non in un carcere militare dove è stato da poco trasferito. 
Noi di Nuovo Giornale dei Militari e delle associazioni Assodipro (militari) e Ficiesse (GdF) raccogliamo l'appello del padre di Melania Rea, ex Maresciallo Aeronautica: il reato di Parolisi, infatti, oltre a ledere l'immagine dei militari, non ha nulla a che vedere con i reati militari. Tanto meno ci spieghiamo la sua presenza in un carcere militare dopo che ha perso lo status di militare. Chiediamo quindi agli organi competenti che Salvatore Parolisi sconti la sua pena in un carcere civile. Per Melania, per suo padre e per tutti noi.   



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ago

09

2016

Casadiritto: “Sono desolati al Comando Forze Difesa Interregionale Nord di Padova, il cui comportamento è stato “attenzionato” anche dallo Stato Maggiore Esercito”. “Il Re è nudo costretto  

CONTRORDINE: ECCO FINALMENTE LE LETTERE DEL COMANDO FORZE DIFESA INTERREGIONALE NORD DI PADOVA


Riceviamo e pubblichiamo da Sergio BONCIOLI coordinatore di Casadiritto
COSTRETTI A SOSPENDERE GLI SFRATTI GIA’ EMANATI. . COSTRETTI A RESTITUIRE LE TUTELE “  DEL D.M. 7 MAGGIO 2014 PRECEDENTEMENTE TOLTE RINTUZZATO GRAZIE A CASADIRITTO, IL MALDESTRO TENTATIVO. DI DICHIARARE ABOLITI  I COMMI E GLI ARTICOLI DEL DECRETO DEL 7 MAGGIO  2014 OCCORE ORA VIGILANZA NEL RIPRISTINO  CHE DEVE ESSERE  IMMEDIATO DEL CANONE PRECEDENTE E DEI DIRITTI  ARBITRARIAMENTE TOLTI  IL TIFONE DEL NORD, DECLASSATO A PIOGGIA ACIDA Questa volta, ci dovete permettere, anche nei titoli, la necessaria enfasi. Viste come si erano messe le cose, il risultato è pieno e inequivocabile. Non è solo di principio: Contrordine, l’audace colpo non è riuscito, pazienza. Ma coraggio, dicono i responsabili del misfatto,  noi ultras irredimibili non demorderemo e prima o poi ce la pagheranno cara, con gli interessi, digrignano i denti.  Sono desolati al Comando Forze Difesa  Interregionale Nord di Padova, il cui comportamento è stato “ attenzionato” anche dallo Stato Maggiore Esercito, con la nota Circolare . LA LETTERA DI UN LETTORE/UTENTE AL MINISTRO DELLA DIFESA Circa il continuo ripetersi qua e la sul territorio nazionale di situazioni di insofferenza da parte dei Comandi, anche se fatte prima dell’episodio di Padova in un tono minore, , riteniamo utile riportare un passaggio d una lettera di un nostro lettore/utente  Andrea  Onofri che scrive al Ministro della Difesa sen. PINOTTI  inviandocene  copia “…… Da sei anni i Generali inventori dell’art. 6. 21 quater della Legge 122/2010 ispiratori degli ignobili Decreti La Russa ( 18.05.2010)  e Crosetto ( 16.03.2011) in linea con la strategia dell’Obiettivo 9 di eliminare gli utenti cosiddetti sine titulo, degli alloggi della Difesa, difendono ad oltranza la posizione, contrastando sistematicamente l’opposizione di migliaia di famiglie, del Parlamento e del Governo con la tattica della scaramuccia, del sabotaggio,e del colpo di mano, evitando scientemente di scendere in campo aperto ed accettare con coraggio lo scontro frontale con le famiglie, il Parlamento e il Governo ….” In queste poche righe, c’è molto da condividere e poco da obiettare.
ARTICOLO CONTINUA IN LEGGI TUTTO 




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martedì 02 agosto 2016

ago

02

2016

RENZI cancella i diritti dei lavoratori in modo antistorico. Non ascolta nessuno e militarizza il Corpo Forestale. MADIA ha smilitarizzato la Guardia di Finanza ? Tra Spot e Comunicati “ incredibili  

La visione Renziana ha schiacciato diritti e non tiene assolutamente conto del parere dei lavoratori che, nel mondo della politica spot, non hanno voce, parola, diritti.


A cura di Assodipro presidenza nazionale. 
MILITARIZZAZIONE FORZATA DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO, UN CORPO CIVILE, CON RELATIVA CANCELLAZIONE E PERDITA DEI DIRITTI SINDACALI, LEGITTIMI E COSTITUZIONALI DI TUTTI GLI APPARTENENTI AL CORPO FORESTALE. 
Il Governo Renzi procede nella strada di compressione, negazione e cancellazione dei diritti. Nonostante i pareri e gli appelli al dialogo,  per fermare un provvedimento antistorico e con notevoli criticità, fatti dalla CGIL, da TUTTI i SINDACATI del CORPO FORESTALE, da TUTTI I SINDACATI DI POLIZIA, dalle Associazioni ambientaliste, dalle Associazioni ASSODIPRO ( militari ) e FICIESSE ( G.d.F ), dal CoCeR  GdF, ha cancellato un Corpo con una storia di 200 anni con un decreto. 
Nonostante varie e partecipate manifestazioni di contrarietà e dissenso, ultima davanti palazzo chigi poco tempo fa con circa 2 mila partecipanti. 
Un provvedimento senza precedenti in Europa che preoccupa per la sua involuzione sul campo dei diritti e della militarizzazione della funzione sicurezza. Un salto indietro di 35 anni pre legge 121 del 1981, quando con una visione politica democratica e di diritti ci fu la  smilitarizzazione e la sindacalizzazione della Polizia. 
Lo stile Renzi si è confermato in un decreto venduto come un mero calcolo matematico, spiegato come un messaggio pubblicitario stile compri 5 e paghi 4, di una superficialità assoluta. Ottomila dipendenti civili del Corpo Forestale transitano nei Carabinieri con tutti i dubbi e perplessità citati in precedenti articoli, anche sul nostro sito, in tutte le sedi, sia sull’efficacia effettiva dell’accorpamento, sia su risparmi che sembrano irrisori rispetto ai problemi che si potrebbero creare. 
Il fatto che un corpo civile venga militarizzato, con perdita di DIRITTI SINDACALI, SENZA il consenso e la concertazione dei rappresentanti sindacali e del personale, per il governo è assolutamente irrilevante. 
La visione Renziana ha schiacciato diritti e non tiene assolutamente conto del parere dei lavoratori che, nel mondo della politica spot, non hanno voce, parola, diritti. 
Crediamo che La partita su questo provvedimento continuerà in varie sedi legali, nazionali e non. 
OGGI vi proponiamo, oltre il nostro modesto commento, un comunicato fatto dal Ministero Funzione Pubblica che ci LASCIA A BOCCA APERTA
Tra i tanti motivi del NO al transito nei Carabinieri c’è, come detto, quello della militarizzazione forzata con perdita di DIRITTI SINDACALI . 
EBBENE, il Ministero del Ministro MADIA comunica cheI forestali che non vorranno essere militarizzati potranno chiedere di andare nella Guardia di Finanza o nella polizia di stato oppure dovranno optare per altre amministrazioni”.  ”. 
AVETE LETTO BENE . I dipendenti del Corpo Forestale che NON vogliono essere militari possono transitare nelle Guardia di Finanza ! 
NON ci pare che la GdF sia stata SMILITARIZZATA e che gli amici della Finanza abbiano i conseguenti diritti di costituire sindacati !
RICORDIAMO AL MINISTRO MADIA ED AL GOVERNO RENZI CHE: Il Corpo della Guardia di Finanza (abbreviato G. di F. che ha anche un attento e democratico CoCeR non sindacato giallo) ,  è un corpo delle FORZE ARMATE italiane, facente contemporaneamente parte delle cinque forze di polizia italiane, dipendente direttamente dal Ministro dell'economia e delle finanze. ALLE FORZE ARMATE ITALIANE, IL GOVERNO ITALIANO, a differenza di molti stati Europei, ( in Europa esistono 40 tra associazioni e sindacati di militari in 23 paesi )  VIETA DIRITTI ASSOCIATIVI E SINDACALI per rappresentare i Militari, preferendo un sistema di SINDACATO GIALLO ( rappresentanza militare ) che costa allo stato 4 milioni di euro all’anno. INOLTRE nel SOPRENDENTE COMUNICATO LEGGIAMO CHE il provvedimento di Militarizzazione con assorbimento nei carabinieri è stato fatto anche tenendo conto del parere del CONSIGLIO DI STATO . Si, vero, ma ci permettiamo di ricordare che quel parere è stato redatto da  due relatori, uno di questi è Elio Toscano, già Capo di Stato Maggiore dell'Arma dei Carabinieri (!) CLICCA QUI PER LEGGERE ARTICOLO SUL PARERE DATO dal Consiglio di Stato.
Nel comunicato SORPRENDENTE del Ministero, ANCORA, leggiamo che la Polizia opererà nelle grandi città ed i Carabinieri nei piccoli centri, e ci chiediamo su quale decreto si spiegano queste nuove funzioni (!) “Sono individuati gli ambiti di intervento, le funzioni e la dislocazione sul territorio dei corpi di polizia: si privilegia l’impiego della polizia nei grandi centri e dei Carabinieri sul restante territorio”. 
La riforma della PA › Decreti  Forze di polizia 28 Luglio 2016 Sono ridotti da 5 a 4 i corpi di polizia con l’eliminazione delle duplicazioni delle funzioni e la gestione associata dei servizi comuni. Con l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nei carabinieri si darà vita alla più grande forza agroalimentare d’Europa. E’ quanto previsto dal decreto sulle forze di polizia attuativo dell’art. 8 della legge delega di riforma della pubblica amministrazione, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei ministri del 20 gennaio 2016 e in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 28 luglio 2016, avendo tenuto conto delle indicazioni dei pareri parlamentari, del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata. Sono individuati gli ambiti di intervento, le funzioni e la dislocazione sul territorio dei corpi di polizia: si privilegia l’impiego della polizia nei grandi centri e dei Carabinieri sul restante territorio, mentre la Guardia di finanzia assicurerà con i propri mezzi navali il supporto in mare a polizia, Carabinieri e polizia penitenziaria. Con l’assorbimento del Corpo forestale dello stato saranno trasferite anche le relative funzioni nell’Arma dei carabinieri ad eccezione delle forze e competenze in tema di antincendio che  andranno in blocco ai vigili del fuoco. I forestali che non vorranno essere militarizzati potranno chiedere di andare nella Guardia di Finanza o nella polizia di stato oppure dovranno optare per altre amministrazioni. Si realizza il numero unico di emergenza europeo 112 su tutto il territorio nazionale.




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sabato 30 luglio 2016

lug

30

2016

Magistrati militari, la CASTA che RENZI non scalfisce. Sono 58. Con produttività minima. Ma stipendi in media da 150 mila euro. Si COLPISCONO I DIRITTI e si ignorano le caste, dimenticanza o disegno?  

Dal 2013 riforma al palo. Ora un parlamentare Pd , Daniele MARANTELLI , presenta un'interpellanza al ministro Pinotti.


*Correva l'anno 2013, giorno 3 ottobre.
L'allora ministro della Difesa Mario Mauro si impegnava di fonte all'apposita Commissione della Camera a mettere mano alla giustizia militare, organo a parte della magistratura italiana con un'attività di lavoro irrisoria e impossibile da scalfire, ma con un peso non indifferente sui conti dello Stato.
Basti pensare che stiamo parlando di un totale di 58 magistrati, tra giudicanti e inquirenti, con uno stipendio medio di 150 mila euro, che in totale ci costano 20 milioni di euro all'anno.
Hanno un loro organo di autocontrollo, il Consiglio della magistratura militare (Cmm) - equivalente del Consiglio superiore della magistratura (Csm) - e sono ritenuti degli intoccabili.
 
IMPEGNI NEL ''LIBRO BIANCO''. Il ministro Roberta Pinotti, che ha preso il posto di Mauro a febbraio 2014, aveva proseguito gli obiettivi di inizio legislatura, tanto da inserirla persino nel ''Libro bianco'', il testo unico sulla sicurezza internazionale e la difesa. Eppure a quasi tre anni di distanza non è cambiato nulla. 
CHIESTA LA SOPPRESSIONE. Perché quindi il governo non è ancora riuscito a cambiare le cose?
A domandarselo è Daniele Marantelli, parlamentare del Partito democratico (Pd), membro della Commissione Difesa, che ha presentato un'interpellanza proprio al ministro sull'argomento.
Obiettivo: capire «a quale stadio si trovi il progetto di riforma della giustizia militare, di sapere se è confermato l’intento di costituire un gruppo di lavoro sul tema presso il ministero della Difesa e di valutare, nell’ambito di tale riflessione e alla luce della già citata pochezza numerica e qualitativa del contenzioso trattato, la soppressione del sistema giudiziario militare e la sua integrazione nel sistema giudiziario ordinario».
Marantelli ribadisce : «In Germania e Austria non esistono neppure i tribunali militari, sono vietati dalla fine della Seconda guerra mondiale», spiega.
«Mi domando poi se in tempi in cui si cerca di dare più forza all'Unione europea e si cerca di tornare allo spirito di Ventotene abbia senso differenziarci così dal resto dell'Europa».
 
Spiega il parlamentare del Pd: «Il “Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa” redatto dallo stesso ministero della Difesa ribadiva che ''il governo intende proseguire lo sforzo di maggiore efficienza del sistema e di razionalizzazione studiando anche la possibilità di forme giuridicamente evolute basate sul principio di unicità della giurisdizione penale e che prevedano di dotarsi, in tempo di pace, di organi specializzati nella materia penale militare incardinati nel sistema della giustizia ordinaria''» 
Assodipro: Dopo il provvedimento che militarizza forzatamente con il passaggio nei carabinieri, senza concertazione e con la contrarietà di tutti i sindacati delle forze di polizia , associazioni e CoCeR Gdf,  il personale del Corpo Forestale dello Stato ( corpo civile e con pieni diritti sindacali che si opporrà in tutte le sedi ) cancellando diritti costituzionali e riconosciuti anche da accordi internazionali e sentenze della Corte Europea Diritti, ci appare  lecito chiedere al Premier Renzi se la chiusura dei tribunali militari e la confluenza dei magistrati militari nella giustizia civile e " giustizia unica per tutti ", sia una dimenticanza da risolvere in fretta o il tassello di un progetto/disegno di militarizzare diritti e funzioni di polizia


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giovedì 28 luglio 2016

lug

28

2016

RENZI fermati ! Ferma la militarizzazione coatta del Corpo Forestale nei Carabinieri. CGIL, 19 Sigle sindacali e CoCeR GdF chiedono di sospendere il provvedimento e dialogare.  

Importante documento unitario di 19 Sindacati : “Senza ascolto ed il democratico confronto richiesto, sarà inevitabile l’apertura dello stato di conflitto”. I Diritti non si cancellano ma si estendono a tutti, militari compresi


Forestale: Cgil, Governo sospenda decreto su militarizzazione e apra confronto Roma, 28 luglio – “Si fermi subito il processo di militarizzazione del Corpo Forestale dello Stato e si apra il confronto con le organizzazioni sindacali e di rappresentanza del comparto Sicurezza e Difesa: in gioco, oltre alla soppressione dell’unica forza di polizia specializzata nella prevenzione e repressione delle violazioni dell’ambiente, vi sono i diritti civili e sindacali di 7 mila lavoratori e lavoratrici”. 
Con queste parole la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi, nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri si appresterebbe a varare il decreto che prevede l’assorbimento della Forestale nell’Arma dei Carabinieri, si unisce a oltre venti sigle sindacali e ai COCER per chiedere al Governo di sospendere il provvedimento. L’Esecutivo ci ascolti, perché non solo non possiamo permetterci di perdere le competenze della Forestale e di minare le libertà personali dei lavoratori, ma – continua Fracassi – non è con la soppressione di un Corpo e con la militarizzazione forzata che si può portare avanti una efficace quanto necessaria riorganizzazione dei Corpi di Polizia”. “L’attuale progetto di riforma – sostiene la segretaria confederale – presenta lacune e criticità che avrebbero ricadute non solo sulla sua riuscita, ma anche sull’obiettivo finale di disegnare un nuovo modello di Sicurezza per il Paese rispondente alle esigenze di tutela dei cittadini. Inoltre, comporta seri problemi riguardanti la salvaguardia del personale”. “Per questi motivi chiediamo che il Governo si fermi e apra un tavolo con le organizzazioni sindacali e di rappresentanza del comparto – conclude Fracassi – che chiedono con una sola voce lo stop al decreto e l’apertura di un vero confronto che possa portare ad una concreta e compiuta riforma”.

I sindacati di polizia scrivono al Governo per dire no all'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all'Arma dei Carabinieri.
"Lacune e criticità che avranno inevitabili ripercussioni sul personale". 
Sono alcuni dei rilievi fatti dalle organizzazioni sindacali di Polizia e i Cocer dei Comparti sicurezza e difesa hanno messo per iscritto in una lettera inviata al presidenza del Consiglio e ai ministeri dell'Interno e della Pubblica amministrazione per chiedere la sospensione dell'accorpamento del Corpo Forestale dello Stato all'arma dei Carabinieri.
Secondo i sindacati il personale subirà "una ingiustificata ed anacronistica militarizzazione 'coatta'": anche per questo "la posizione pressoché unanime del Comparto è quella di contrarietà alla militarizzazione delle funzioni di polizia ambientale e soprattutto del personale, al quale vanno invece garantite le più ampie ed alternative possibilità di scelta nel transito ad altre Forze di polizia del Comparto".
I Sindacati e i COCER del Comparto Sicurezza e Difesa si sono riuniti per valutare lo stato di attuazione della delega (legge n. 124/2015, c.d. “riforma Madia”) riguardante la riorganizzazione dell’apparato di sicurezza e difesa e il riordino delle carriere del personale, alla luce della volontà governativa di modificare radicalmente gli attuali assetti istituzionali e funzionali delle Forze di polizia, per disegnare un nuovo modello di Sicurezza per il Paese e renderlo più moderno e rispondente alle esigenze di tutela da parte dei cittadini.
Orbene, proprio con lo spirito costruttivo che ha sempre contraddistinto le scriventi OO.SS. e Rappresentanze Militari ed al fine di assicurare che il delineato processo riformatore porti realmente a garantire maggiore sicurezza e soprattutto a migliorare la qualità del servizio che quotidianamente gli uomini in divisa svolgono con spirito di abnegazione nei confronti dei cittadini e delle Istituzioni del Paese, ribadiamo come sia di fondamentale importanza che tale riforma avvenga nel pieno rispetto dei principi sanciti nella legge n. 121/1981, ovvero nello spirito di una maggiore democratizzazione del sistema della sicurezza del Paese. 
L’attuale progetto di riforma, complice anche l’insufficienza delle risorse stanziate, presenta lacune e criticità che avranno inevitabili ripercussioni sul personale. Emblematico è il caso, ad esempio, del riordino delle carriere, fortemente voluto dai sindacati e dal personale e che è atteso da tutti gli operatori della sicurezza da anni rischia di diventare l’ennesimo tentativo di una parte degli apparati di migliorare esclusivamente le prospettive di carriera delle alte gerarchie delle Forze di Polizia. 
In tale ambito, la richiesta congiunta che l'intero comparto sicurezza ha avanzato presuppone l'individuazione di maggiori risorse economiche, senza le quali non si riuscirà a garantire maggiore efficienza e l’auspicata riqualificazione del personale. Così come l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato, il cui personale, in virtù del transito delle funzioni di polizia ambientale e agroalimentare all'Arma dei Carabinieri, subirà una ingiustificata ed anacronistica militarizzazione "coatta", con grave perdita di diritti costituzionali fondamentali assicurati ad ogni cittadino della nostra Repubblica, in totale contrasto con lo spirito innovativo della legge speciale n. 121/81, che verrebbe in tal modo profondamente modificata in via del tutto irrituale con un decreto legislativo e attraverso un procedimento di consultazione semplificato e condotto a tappe forzate, che ha privato il dibattito civile, sindacale ed istituzionale del proprio ruolo rispetto alle delicate e centrali funzioni che la legge di riforma della sicurezza ha garantito sin dalla sua approvazione avvenuta ben 35 anni fa! Anche in tale ambito, la posizione pressoché unanime del Comparto è quella di contrarietà alla militarizzazione delle funzioni di polizia ambientale e soprattutto del personale, al quale vanno invece garantite le più ampie ed alternative possibilità di scelta nel transito ad altre Forze di polizia del Comparto. 
Un processo di grande trasformazione del sistema Sicurezza, certamente atteso e necessario, non può fondarsi sull’esclusivo calcolo matematico della riduzione del numero di Forze di Polizia da 5 a 4, quando poi si ignora che in Italia le Forze Armate sono ben quattro, mentre tre sono quelle esistenti in Europa. È indiscutibilmente in atto un processo di sottile aggressione all’attuale modello nazionale della sicurezza, che, facendo leva sullo stato di crisi finanziaria ed economica del Paese, mira al ridimensionamento generale del ruolo centrale delle Polizie ad ordinamento civile nel sistema della Pubblica Sicurezza. Processo, questo, che prelude alla militarizzazione della funzione di polizia con compressione dei diritti di libertà dei cittadini. Peraltro, l’attenzione politica sul sistema delle relazioni interne tra apparati e modelli di rappresentanza, limitato finora al solo settore interessato, ha ormai travalicato il dibattito nazionale, purtroppo, solamente a margine della soppressione del Corpo forestale dello Stato e della militarizzazione del relativo personale. 
Farà infatti sentire la sua potente azione realmente riformatrice, ben oltre le ricadute delle misure normative in discussione, l’effetto della sentenza CEDU del 5 luglio 2016, fortemente sostenuta da tutte le sigle del Comparto con particolare riguardo alla imprescindibile trasformazione delle Rappresentanze Miliari che in Italia aspettano da tempo un pieno e moderno riconoscimento, al pari di quanto avviene nelle Polizie ad ordinamento civile. 
Tutti questi aspetti, tra di loro connessi e imprescindibilmente collegati, dovrebbero saggiamente essere approfonditi al fine di addivenire ad una corretta, efficace e storica riforma del delicato apparato della sicurezza senza per questo porre le basi anche per una militarizzazione della funzione che, come in ogni paese democratico deve restare civile. 
Per tutto ciò, chiediamo al Governo di sospendere l’approvazione del decreto inerente il transito del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri e di sfruttare il maggior lasso di tempo a disposizione per avviare un confronto serrato sui tanti argomenti oggetto di riforma attinenti all’apparato della Sicurezza nella sua complessità e globalità e che, in quanto tali, non possono essere disciplinati con provvedimenti isolati e temporalmente disallineati, dal momento che le eventuali modifiche intervenute in un singolo determinato ambito si riverbereranno inevitabilmente nel contesto generale, rischiando di vanificare quei principi ispiratori della delega Madia di riorganizzazione e semplificazione delle Forze di Polizia volti a razionalizzarne l’impiego e valorizzarne le potenzialità. Attendiamo fiduciosi segnali concreti di vicinanza da parte del Governo per rispondere fattivamente alla richiesta di quell’auspicato confronto con i rappresentati degli operatori della Sicurezza sui tanti temi segnalati, imprescindibile per l’attuazione di una concreta e compiuta riforma, disatteso il quale, sarà inevitabile l’apertura dello stato di conflitto. 
Firmato da 19 sigle sindacali del comparto sicurezza e dal CoCeR GdF 


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domenica 24 luglio 2016

lug

24

2016

Finte Riforme. FORZE DI POLIZIA: tra finte razionalizzazioni e veri e propri tentativi di colonizzazioni di Cleto Iafrate. “La violazione del segreto provocherebbe alterazione di equilibrio poteri  

“Se passa quella proposta la dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero non sarà più diretta ma filtrata con modalità da stabilirsi con apposite istruzioni che saranno impartite dalla scala gerarchica”


Riceviamo e pubblichiamo articolo di Cleto IAFRATE 
Prosegue spedito il decreto attuativo della Legge Madia in materia di razionalizzazione delle Forze di polizia che prevede l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nell'Arma dei Carabinieri. Nei giorni scorsi in Commissioni riunite I (Affari Costituzionali) e IV (Difesa) della Camera il decreto ha incassato anche il parere favorevole della maggioranza. La maggioranza, allo scopo (dichiarato) di garantire il coordinamento[1] informativo, ha proposto di estendere a tutte le Forze di polizia la previsione di cui all'articolo 237 del DPR 90/2010 (punto c. del resoconto, pag. 13). 
Per leggere il resoconto delle Commissioni, clicca qui. 
Il testo della disposizione di cui si chiede l’estensione è il seguente: «Indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale, i comandi dell’arma dei carabinieri competenti all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, danno notizia alla scala gerarchica della trasmissione, secondo le modalità stabilite con apposite istruzioni del Comandante generale dell’Arma dei carabinieri»[2]. 
Gli obblighi prescritti dal codice di procedura penale sono, verosimilmente, quelli di cui al primo comma dell’art. 329: «Gli atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari». 
La fase d’inoltro delle informative di reato precede quella delle indagini preliminari, che devono rimanere segrete. Il segreto investigativo permane in tutta la fase delle indagini preliminari, nella quale si acquisiscono gli elementi di prova, al solo fine di valutare l'esercizio o meno dell'azione penale. La previsione di compiere in segreto determinati atti in questa fase, risponde alla logica di evitare la compromissione delle stesse indagini. 
La violazione del segreto provocherebbe un’alterazione dell’equilibrio dei poteri. Il vocabolo “segreto” deriva dal verbo “seiungo” ossia, “secerno”, “separo”; rispetto a un dato fatto il segreto separa chi è tenuto a sapere, da tutti gli altri che non devono sapere. E’ di tutta evidenza che le possibilità che un fatto rimanga segreto diminuiscano all'aumentare del numero delle persone che ne vengono a conoscenza. Si tratta di discorsi elementari, che espongo con estremo imbarazzo temendo di offendere il lettore.
E se l’informativa di reato riguardasse esponenti delle istituzioni e la notizia che deve rimanere segreta fosse conosciuta da chi non deve sapere? Se passa quella proposta la dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero non sarà più diretta ma filtrata con modalità da stabilirsi con apposite istruzioni che saranno impartite dalla scala gerarchica; necessariamente ne deriverà un’attenuazione dei poteri del pubblico ministero, a vantaggio dell'esecutivo. 
Lo scenario prospettato dalla proposta, infatti, prelude a una scelta legislativa volta a concentrare nelle mani della polizia l’acquisizione della notitia criminis e le attività d’indagine immediatamente conseguenti. 
Stando alla proposta, probabilmente, le forze di polizia raccoglieranno le notizie di reato, faranno i primi accertamenti e le prime valutazioni, poi informeranno la catena gerarchica, la quale deciderà di informare il pubblico ministero. 
Il ruolo del PM, nella fase di avvio dell’azione penale, verrebbe ridotto; egli interverrebbe solo dopo che la P.G. avrà deciso contro chi esercitare l’azione penale.   
Il pubblico ministero oggi è indipendente dal potere politico e "soggetto soltanto alla legge"; mentre gli appartenenti alle forze di polizia sono inseriti all’interno di una catena rigidamente gerarchizzata il cui ultimo anello si aggancia all’autorità politica (il ministro) a cui rispondono e da cui ricevono input e direttive. 
Non si può escludere che la proposta di estendere la previsione di cui al art. 237 DPR 90/2010 a tutte le Forze di polizia rappresenti un radicale ribaltamento degli equilibri fondamentali della Costituzione, che aprirebbe le porte a rischiose ingerenze della politica sulla magistratura. 
Il potere esecutivo potrebbe interferire sulla indipendenza della polizia giudiziaria e, in astratto, intervenire in qualche caso per non far promuovere l'azione penale. Si consideri che gli appartenenti alle forze di polizia, soprattutto quelle ad ordinamento militare, non sono posti nella condizione di dire “signornò (3)ai loro superiori; per i quali la carriera ha un peso estremamente rilevante(4).
E’ innegabile che anche oggi potrebbero esserci delle pressioni sulla polizia giudiziaria, ma la sua dipendenza funzionale dal P.M., prevista dalla lungimirante Costituzione, la pone al riparo dal Governo. 
Nell’Assemblea Costituente il dibattito in merito alla dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero fu ampio. Era ancora vivo il ricordo dell’esperienza del regime precedente, delle deportazioni e dell’uso politico della giustizia. 
In quella sede emerse persino la proposta, ampiamente condivisa, di formare un corpo di polizia giudiziaria separato rispetto alle altre forze dell’ordine e posto direttamente alle dipendenze, sia funzionali sia gerarchiche, dell’autorità giudiziaria. 
Si giunse, probabilmente per motivi di contenimento della spesa, a una decisione di compromesso fondata su una dipendenza solo funzionale. 
In ogni caso, il costituente mai si sarebbe sognato di porre un qualche filtro tra il P.M. e la P.G. ritenendo la dipendenza funzionale diretta condizione imprescindibile.
Cleto IAFRATE

(1) “Chi coordina, raccorda e organizza più elementi secondo il criterio più adatto rispetto allo scopo che vuole ottenere” (FONTE: Wikizionario) (2) Si precisa che l’art. 237 è confluito nel DPR 90/2010 a seguito del processo di armonizzazione della vigente normativa militare, ma la sua datazione è anteriore alla legge 400/1988 sull'Ordinamento del Governo, pertanto si tratta di un atto formalmente presidenziale, ma sostanzialmente governativo, che ora, con un ulteriore atto governativo, si vorrebbe estendere a tutte le Forze di polizia.
(3) Per un ampio ed esauriente approfondimento sul punto, leggi le conclusioni cui perviene il COBAR-COAN della Guardia di Finanza con la delibera 1/6/XI: http://www.ficiesse.it/home-page/7661/le-proposte-del-cobar-aeronavale-della-guardia-di-finanza_-una-pietra-miliare-per-recuperare-l_elevato-spirito-democratico-della-legge-di-principio-sulla-disciplina-militare---di-cornelio
(4) I finanzieri, nel documento di cui alla nota precedente, scrivono: «.. Ancora oggi, in occasione delle nomine delle più alte cariche istituzionali in campo militare, si derogano le rigide procedure di assunzione dell’incarico di comando in relazione al grado rivestito e, a parità di grado, all’anzianità posseduta, privilegiando i criteri discrezionali attribuiti alle autorità decidenti. Le nomine avvengono su scelta politica.» (5) Si precisa che l’art. 237 è confluito nel DPR 90/2010 a seguito del processo di armonizzazione della vigente normativa militare, ma la sua datazione è anteriore alla legge 400/1988 sull'Ordinamento del Governo, pertanto si tratta di un atto formalmente presidenziale, ma sostanzialmente governativo, che ora, con un ulteriore atto governativo, si vorrebbe estendere a tutte le Forze di polizia.
 


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venerdì 22 luglio 2016

lug

22

2016

La crisi internazionale, le vicende Francesi, ed anche gli odierni fatti terroristici in Germania impongono al Governo Italiano di rivedere scelte e un serio dibattito su Sicurezza e Difesa.  

La Sicurezza e la Difesa del paese, e nel paese, si fa', innanzitutto, con gli uomini. Uomini e Donne con Diritti, gratificati nei loro compiti, per tutelare lo stato di Diritto e la vita democratica di tutti i cittadini


Assodipro, comunicato presidenza.  

Il GOVERNO RENZI, vista l' attuale situazione internazionale, invece di pensare a cervellotici accorpamenti ( Corpo Forestale nei CC ), sospenda immediatamente ogni ipotesi di accorpamento ed i pesantissimi tagli di personale militare programmati nel libro bianco ( 35 mila militari in meno entro il 2024 ). 
Il Governo pensi, confrontandosi in parlamento con tutte le forze politiche, anche a dare alle forze dell'ordine più mezzi e risorse per una migliore sicurezza. Il paese ha bisogno di UOMINI, SICUREZZA E DIFESA. 
Sicurezza e Difesa con Diritti Sindacali per tutti gli appartenenti alle forze armate e polizia, per affrontare, nel modo più democratico possibile, le crisi e le minacce alla sicurezza. Altro che fare tagli di personale, chiusure di reparti ed accorpamenti di Enti , per favorire interessi industriali di lobby che vogliono meno uomini e più armamenti solo per fare maggiori profitti. 
Si rivedano scelte sbagliate. La Sicurezza e la Difesa del paese, e nel paese, si fa', innanzitutto, con gli uomini. 
Uomini e Donne delle Forze Armate e Polizia, con Diritti, gratificati nei loro compiti, per tutelare lo stato di Diritto e la vita democratica di tutti i cittadini .


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lug

22

2016

NEMICI INTERNI DEI DIRITTI SINDACALI A TUTELA DI TUTTI I MILITARI cercano di annientare lunghi anni di democratiche battaglie per i diritti. Per la Democrazia e per i diritti, vanno sconfitti.  

“Immaginare, che chi rappresenta il personale possa essere contrario ad ampliare l’inconsistente sfera di rappresentatività che oggi gli viene attribuita, con il riconoscimento delle libertà sindacali, è molto difficile da comprendere e accettare".


A cura di Assodipro Nazionale 
Nel leggere l’ articolo di Eliseo Taverna ( Segretario dell’ Associazione Sicurezza CGS ) , che vi proponiamo in fondo, troviamo conferma a quello che denunciamo e sosteniamo da anni. Nemici interni dei DIRITTI dei MILITARI che dichiarano apertamente, con motivazioni vuote e tesi astratte solo a difesa di personali posizioni di privilegio,  di voler mantenere i militari italiani in un sistema di NON rappresentanza e di NON tutela. 
I NEMICI, più pericolosi e subdoli, dei DIRITTI e TUTELE vere e SINDACALI dei MILITARI sono proprio alcuni di quelli che, attualmente come già accaduto, sono interpreti di un sistema di Rappresentanza Militare che è solo un Sindacato Giallo.
I NEMICI DEI DIRITTI E DELLE TUTELE PER TUTTI I MILITARI su fattori importanti come Lavoro e Salute, cosa TEMONO che accada con Diritti Associativi e Sindacali per i militari, concessi in Europa con 40 associazioni e sindacati militari di 23 paesi Europei ? TEMONO di perdere privilegi concessi agli attuali interpreti della Rappresentanza Sindacato Giallo ? Temono un vero sistema elettivo nazionale e pienamente democratico ? Temono di rimanere nudi e impotenti senza le veline e gli indirizzi dei vertici dai quali dipendono gerarchicamente in quanto gerarchicamente strutturati ? Temono che crolli la loro autoreferenzialità, senza confronto con la base, tale  che spesso appaiono dei portavoce del Comando Generale o dei Vertici ? Pensano che si possa ignorare e occultare per sempre, come fanno attualmente e scientificamente, in modo dannoso per i colleghi tutti, sentenze della Corte Europea e prossime ulteriori sentenze nazionali ed europee che rispecchiano l’evoluzione della democrazia e dei diritti ? Taluni pensano di potersi nascondere dietro la richiesta di una “ Riforma della Rappresentanza “, ripetendo come un mantra la preghiera di fare una riforma che sarebbe una foglia di fico, mentre si dovrebbe parlare solo di Sindacato per i Militari buttando a mare il ritornello “ riforma della rappresentanza “ che è solo alibi per una proroga, l’ennesima,  del mandato, cosa impossibile con un sindacato vero ? Temono di affrontare i temi della tutela del personale con più mezzi, strutture autonome ed in modo reale ed efficace ?  A CHI FA COMODO spendere 4 milioni di euro all'anno di soldi pubblici, per mantenere un sistema di Rappresentanza Militare Sindacato Giallo che non serve al personale ? A CHI FA COMODO spendere 4 milioni all'anno pur di negare un vero strumento di tutela sindacale ai militari ? 
  Quello che segue è il testo dell’articolo di Eliseo Taverna,  Segretario dell’ Associazione Sicurezza CGS, tratto dal sito .   
Quando trent’anni di battaglie per i diritti sindacali vengono annientati proprio da chi rappresenta il personale. Di Eliseo Taverna   
Ipotizzare che chi nel proprio ruolo di rappresentante dei lavoratori, a prescindere dal comparto, possa avere visioni diverse su come migliorare le condizioni salariali o lavorative dei propri rappresentati appare una cosa del tutto normale e fisiologica, che attiene alla diversità di strategie su come svolgere il proprio mandato e nella vision che, ognuno, si è prefissato per raggiungere certi obiettivi. Immaginare, invece, che chi rappresenta il personale possa essere contrario ad ampliare l’inconsistente sfera di rappresentatività che oggi gli viene attribuita, mediante il riconoscimento delle libertà sindacali, è molto difficile da comprendere e da accettare. 
Vedere, poi, che esistono diversi rappresentanti del personale, ai massimi livelli, delle varie forze armate ma anche della Guardia di Finanza, ai livelli di base, che non solo sono contro le libertà sindacali e lo dichiarano più o meno apertamente, ma addirittura demonizzano le organizzazioni sindacali, attribuendo ad esse eccessiva frammentazione, di essere portatrici delle peggiori nefandezze, nonché la causa di tutti i mali di cui sono afflitti i lavoratori, anche quelli in uniforme, costituisce un certo paradosso ed una vera contraddizione. Come antitodo, qualcuno arriva ad evocare, di contro, il riconoscimento calato dall’alto, di una sola organizzazione pseudo sindacale, che abbia la capacità giuridica di rappresentare tutto il personale, in barba ad ogni minima forma di pluralismo; per capirci meglio, tipo l’Associazione Nazionale dei Magistrati, dimenticando non solo che la magistratura è il terzo potere dello Stato ma anche che il percorso che ha portato alla costituzione ed alla legittimazione dell’ANM è stato contraddistinto da ostracismo e da azioni di destituzione di valorosi magistrati che avevano osato associarsi. In pratica un’organizzazione che operi in una sorta di regime di monopolio della rappresentatività sindacale di un Corpo armato o addirittura di un intero comparto. 
Eravamo abituati a veder ricoprire questo ruolo, di totale svilimento del sindacato, solo agli alti dirigenti delle Amministrazioni militari, che non perdono occasione per evocare scenari apocalittici qualora il Governo ed il Parlamento dovessero malauguratamente dare anche piccoli segnali di convincimento della necessità e dell’obbligatorietà, imposta dalla cogenza delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, di garantire anche al mondo militare le libertà sindacali. 
Ormai ci siamo dovuti ricredere! 
La storia ci ha consegnato scenari del passato che ci hanno costretto ad assumere l’onere di vedere all’opera imprenditori agricoli, industriali, grossi commercianti che con le loro azioni demonizzavano il sindacato ed addirittura ne costituivano alcuni di comodo, meglio conosciuti come “sindacali gialli” tenuti in vita dalla classe imprenditoriale, proprio per poter condizionare le politiche di rappresentanza dei lavoratori che cercavano di alzare la testa e di rivendicare le prime forme di tutela delle condizioni di lavoro. Abili alchimie, con le quali venivano regolarmente condizionate elezioni e dinamiche di rappresentanza e che solo con l’emanazione dello statuto dei lavoratori avvenuto nel 1970 furono tassativamente perseguite e vietate per legge. Da questa esperienza di vita, purtroppo,  sembra che molti non abbiamo tratto alcun insegnamento. L’articolo 39 della Costituzione, precisamente il primo comma, recita che l’organizzazione sindacale è libera; tradotto: ognuno può costituire un’organizzazione sindacale senza particolari formalità, proprio in forza al principio che vede emergere l’esigenza di lasciare piena libertà ai lavoratori di potersi organizzare e portare avanti le proprie esigenze in un contesto democratico e pluralistico, così come, di contro, ad ognuno di essi è lasciata la libertà di aderirvi o meno.
L’unica condizione, pertanto, l’avere uno statuto a base democratica, proprio per evitare condizionamenti dall’esterno. Una previsione, quella costituzionale dell’articolo 39, sancita dai padri costituenti, che trae spunto e trova la sua ragion di esistere dalle ceneri di un’esperienza drammatica, altamente negativa, vissuta durante la vigenza del regime fascista, che vide un corporativismo autoritario consentire un solo sindacato per categoria, peraltro legittimato ed apprezzato quando in accordo con lo stesso regime. Anche il riconoscimento delle libertà sindacali al personale delle forze di polizia e delle forze armate è un esigenza che viene da lontano e che ha visto già dagli anni settanta persone che indossavano un’uniforme portare avanti, sulla propria pelle, battaglie per il riconoscimento di quei diritti elementari che venivano regolarmente calpestati. 
Grazie a questi nobili pionieri dei diritti, la fine degli anni settanta ed inizio degli anni ottanta furono quelli della vera svolta che videro la riforma, la smilitarizzazione e la sindacalizzazione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza e costituirono il viatico per il riconoscimento di alcuni diritti basilari a tutti gli operatori del comparto difesa e sicurezza, che da quel momento ebbero regolari contratti di lavoro, un orario di servizio ed il diritto allo straordinario. Qualche anno prima, la paura che il processo di riforma della P.S. che si intravedeva all’orizzonte potesse avere un effetto domino anche sugli altri corpi militari aveva indotto il Governo ed il Parlamento ad approvare la legge 382 del 78 “Norme di principio della disciplina militare”, che con l’articolo diciotto  istituiva gli Organismi della Rappresentanza Militare e, nel contempo, con l’articolo otto sanciva il divieto di poter esercitare il diritto di sciopero, costituire associazioni professionali a carattere sindacale ed aderire ad altre associazioni sindacali. 
Il Consiglio di Stato, IV sezione, investito dell’appello presentato da alcuni militari avverso la sentenza 29 luglio 1994, n. 1217, del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sollevava, in riferimento agli artt. 3, 52, terzo comma, e 39 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, primo comma, della legge 11 luglio 1978, n. 382 (Norme di principio sulla disciplina militare), nella parte in cui vietava agli appartenenti alle Forze armate di costituire associazioni professionali a carattere sindacale e, comunque, di aderire ad altri sindacati esistenti. Secondo l’alto Consesso vi sarebbe stata, infatti, lesione degli artt. 39 e 52, terzo comma, della Costituzione, in quanto non sussistevano motivi plausibili per vulnerare, nell’ambito dell’ordinamento militare, un diritto costituzionalmente garantito, così come veniva ritenuta ragionevole la disparità di disciplina rispetto alle forze di polizia ad ordinamento civile, le quali godevano della libertà sindacale. La Corte Costituzionale, tuttavia, con una discussa sentenza, che a distanza di diciassette anni fa tuttora parlare di sé, la 449 del 1999, sentenziò la non fondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 8, primo comma, della legge 382/78. E’ del tutto evidente che oggi tale quadro normativo e giurisprudenziale non è più in linea con le fonti comunitarie, soprattutto alla luce dell’interpretazione fornita dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, (sentenze Matelly e Adefdromil contro Francia) in quanto contrasta con il divieto assoluto di costituire associazioni sindacali o di affiliarsi a quest’ultime, anche se ciò sembra interessare poco alla classe politica di governo e ancora di meno a molti rappresentanti del personale, ai massimi livelli, che si mostrano molto più interessati verso una riforma dell’attuale sistema di rappresentanza, considerato un vero e proprio surrogato del sindacato, che verso l’ottenimento delle più ampie libertà sindacali. I segnali che arrivano dalla politica e le azioni svolte da una parte di rappresentanti, purtroppo non sono dei migliori, nel corso di una recente audizione in Parlamento sulla soppressione del Corpo Forestale dello Stato alcuni rappresentanti dei lavoratori in uniforme sono arrivati persino a sostenere che il mezzo mediante il quale si rappresenta il personale sia di poca rilevanza, tradotto: non importa lo strumento che si ha a disposizione. Con buona pace dei colleghi che negli anni settanta ed ottanta si sono battuti, subendo sulla propria pelle le feroci reazioni dei vertici delle amministrazioni, ed in barba all’autorevole orientamento della giurisprudenza comunitaria. Ai feroci oppositori delle libertà sindacali forse sfugge, ancora una volta, che la rappresentanza militare, in pratica…….


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mercoledì 20 luglio 2016

lug

20

2016

SUI GRAVI FATTI DEL COMANDO Esercito PADOVA, LA FACCENDA E’ ARRIVATA AL PARLAMENTO. FINALMENTE SI SCUOTE IL PD. In discussione l’applicazione, in “salsa padana”, di decreti a Padova  



Riceviamo da CasaDiritto   
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE AL MINISTRO DELLA DIFESA  SEN. ROBERTA PINOTTI.     
Dopo tre mesi di battaglia, pressoché solitaria, fatta da Report di denuncia e incontri con le Istituzioni, da parte di CASADIRITTO, la vicenda delle “Leggi  in salsa padana”che vede protagonista il Comando Forze Interregionali Nord, di Padova,  per opera dei suoi Responsabili, su cui grava  il peso dei fatti,   arriva in Parlamento. 
Già dal 15 aprile scorso il Comitato CASADIRITTO, distogliendo anche l’attenzione da altri importanti temi, quali l’incombente DIFESA SERVIZI S.p.A.,  aveva messo in evidenza , sia la strana applicazione del Decreto del 7 maggio 2014  “in salsa padana”sia la strana voglia matta di sfratti, pur in presenza di tanti alloggi vuoti, in Friuli, in Veneto, nel Trentino Alto Adige e in Emilia Romagna
Venivano d’un colpo negati i diritti di legge già concessi dal Decreto del 7 maggio 2014,  per una presunta e supposta ( ma inventata)  applicazione del Decreto del 24 luglio 2015. Per gli sfratti non si teneva conto dell’esistenza delle condizioni tecnico/amministrative di procedere al ripristino/utilizzo degli alloggi “liberati”  Concetti  poi ribaditi dalla nota circolare  SME ma non osservati dal Comando di Padova.Soltanto  pochissime lettere, riguardanti il Decreto del 7  maggio, rispetto alle centinaia precedentemente inviate, risultano recapitate. Niente  lettere per gli sfratti, che comunque, sono già stati calendarizzati per la metà di agosto e il mese di settembre. Questi i fatti. 
Ora CASADIRITTO con soddisfazione rileva che dopo “lunga assenza” del Gruppo Parlamentare  PD alla Commissione Difesa, sul tema degli alloggi militari, batte un colpo.  Lo stesso Gruppo ritorna sull’argomento alloggi   da sempre considerato prioritario e bandiera da tante legislature, con epiche battaglie parlamentari specialmente contro i Decreti La Russa per le vendite, e Crosetto per i canoni che da soli si definiscono  pazzi. Il tema dell’impegno  sociale,  quale quello delle tutele di tante categorie  e sfratti  inutili per la Difesa e deflagranti per le famiglie,  sembrava essere stato abbandonato. 
CASADIRITTO con soddisfazione, rileva che dopo mesi di “ assenza ingiustificata” sul tema degli alloggi, il PD ritorna su un argomento “ storico” quale quello dei diritti sociali che che ultimamente appariva appannato. E’ da notare sempre con soddisfazione che tra i Parlamentari firmatari l’interrogazione, 15, la stessa porta la firma anche di un Deputato di Democrazia Solidale – Centro Democratico,  SBERNA Mario,  la formazione governativa che esprime il Sottosegretario di Stato per la Difesa, on. Domenico Rossi. L’interrogazione  al Ministro della Difesa sen. Roberta PINOTTI, porta il n. 4/13784 ed è stata presentata nella seduta 653 del 13 luglio 2016. Primo firmatario è l’on. Luigi Lacquiniti (PD) e porta la firma di ben 15 Parlamentari del PD.  
Per ritornare al merito, si ricorda che allo stato, l’invio delle lettere che annullano la precedente da parte del COMANDO INTERFORZE NORD DI PADOVA, sono circoscritte o due o tre unità, riguardanti solo  famiglie con  portatori di grave handicap allegato D, mentre per gli sfratti niente ancora risulta revocato. D’altro canto ci giunge notizia che molti utenti, aderendo a quanto suggerito da CASADIRITTO, stanno inviando a Padova la lettera con cui chiedono l’osservanza, con una perentoria norma di richiamo, anche di quanto impartito a quel Comando dallo STATO MAGGIORE ESERCITO. 
Un ulteriore atteggiamento di contrasto, farebbe scivolare  i comportamenti di quel Comando su un piano inclinato molto particolare. Nelle lettere si chiede  il rispetto delle tutele di cui al Decreto del 7 maggio 2017, abolito alla maniera patavina, e  la sospensione degli sfratti, fino a dopo un attento esame di quanto impartito dallo S.M.E. ( verifica degli alloggi vuoti e  capacità tecnico/amministrative  per procedere ad un ripristino/utilizzo degli alloggi liberati  per una nuova utenza senza titolo).   Le lettere sono indirizzate anche allo SME che ha diramato la circolare. Le lettere degli utenti non sono semplici segnalazioni, come qualcuno si affanna a interpretare, ma di richiamo esplicito per far rispettare un  loro diritto, corroborato ora anche dalla Circolare SME. Il risultato finale posto in obiettivo da CASADIRITTO , è bene che ci si intenda, deve essere:   . Ripristino TOTALE degli effetti e delle tutele previste dal Decreto del 7 maggio, abusivamente revocate dal Comando Interregionale Nord  di Padova;   
Sospensione di tutti gli sfratti  ora divenuti drammaticamente imminenti ( la data è stata prevista tra la metà di agosto e settembre) fino a quanto il Comando verificherà, con ampie prove, quanto impartito dallo STATO MAGGIORE ESERCITO.   CASADIRITTO, per la tutela come sempre del DIRITTO, NE CONTROLLERA’ OGNI SINGOLO SVILUPPO E APPLICAZIONE.         Roma li 18 luglio 2016                                                                                          
IL COORDINATORE NAZIONALE CASADIRITTO                                                                                                          
Sergio Boncioli


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lunedì 18 luglio 2016

lug

18

2016

Piacenza: Chiusura 50°Stormo gran parte del personale subisce mortificazione morale, personale, economica. Siamo giunti all’epilogo di una storia partita bene e finita Male . La storia del 50°  

Dopo i “colloqui” in tanti si ritengono penalizzati, delusi e stentano a capire le logiche applicate per tanti trasferimenti. la politica, non può chiudere gli occhi, lo stato non può dimenticare che dietro ogni stelletta esiste una persona,famiglie


Riceviamo, approfondiamo  e pubblichiamo disponibili a dare spazio a chiunque voglia integrare o replicare
Qualcuno oserebbe dire , “dove finisce la logica inizia il comparto Militare”. Siamo Giunti all’epilogo di una storia partita bene e finita Male . La storia del 50°Stormo , Storia di Militari , ma soprattutto storia di persone , di famiglie di un indotto non indifferente per il territorio. 
Fortemente voluta l’apertura nel lontano 1990 , dopo 26 anni  Qualcuno , incurante di conseguenza sul personale, sui lavoratori militari, ha deciso di sopprimente questo Reparto. Secondo alcuni la ragione è il risparmio , ma nello specifico sappiamo bene che la chiusura di un Ente del genere non rappresenta un risparmio alcuno , o è un risparmio discutibile,  considerando anche l’indotto economico che tale collettivo alimenta ogni giorno , nei comuni, province e regioni . 
Sulla carta,  alla politica dei tagli sembra comodo camuffare la chiusura con un risparmio opinabile per il Dicastero. 
Ma per chi è conoscitore della materia , si sa che chiudere un ente , movimentare personale e di conseguenza la famiglie , comporta spese, comporta un uso non ottimale di denaro pubblico , comporta la chiusura  dei rubinetti di un “ indotto economico molto esteso e radicato negli anni” per il territorio di ubicazione e per le attività ’ economiche . 
Non parliamo poi del settore abitazione , che nella fattispecie , potrebbe creare una alienazione incontrollata . 
Ma oltre al discorso materiale , non di meno esiste la mortificazione del personale . 
Il personale , integrato ormai da decenni in questo storico contesto , di punto in bianco è “Obbligato “ a sopperire alle esigenze ritenute prioritarie dal Dicastero , senza però avere riguardo delle persone che dietro le stellette hanno una realtà familiare , personale , gia disagiata per la particolarità dello status giuridico assimilato al militare . 
Il personale pertanto è obbligato a cambiare sede e questo ovviamente non include la minima e libera scelta della località dove vivere , perchè la scelta , nella molteplicità dei casi è obbligata , nonostante questo obbligo preveda dei costi e degli oneri a carico dello Stato . La logica di tutto ciò’ non è chiarissima , le conseguenze sembrano essere valutate con leggerezza , il tutto a discapito del personale , che oltre ad essere mortificato nella dignità forzosamente deve imporre un disagio alla propria famiglia , alle proprie abitudini , gravando in maniera mandataria , sugli equilibri gia precari . 
Questo prezzo può essere giustificato da motivazioni scevre ? Il personale deve cambiare vita in virtù di quale celestiale priorità? Se l’amministrazione ha deciso di chiudere e non il personale , perché non dare al personale la facoltà di potersi almeno scegliere una località desiderata ? Vista da fuori sembra che questo personale debba pagare colpe che non ha , debba essere trattato pariteticamente a chi deve espiare una colpa !!! 
Anche le modalità , anche secondo alcune notizie pervenute , commenti in mail list e sul web, appaiono abbastanza cervellotiche , accanite e senza una logica costruttiva tanto da non escludere legittimi e molto probabili ricorsi . 
Creare un “collettivo di vecchietti pendolari” , costretti a narcotizzare le proprie esigenze , il proprio equilibrio in onore del principio che -  si taglia e si accorpa senza nessun ruolo di tutela sindacale del personale, si taglia, si accorpa e si decide sulla vita di persone e famiglie senza il minimo dialogo e la minima concertazione di personale militare senza diritti. 
A rigore di logica e regolamento , il militare obbedisce ma Lo stato, la politica, non può chiudere gli occhi , Lo stato non può dimenticare che dietro ogni stelletta esiste una persona , delle famiglie , dei giovani.
E se il militare denuncia questo disagio ? Per qualcuno ha sbagliato mestiere ! 
Dietro ogni stelletta esiste già un disagio peculiare , notevole , acuto ,  per il quale decenni prima si sono abbandonati il luoghi di origine per forza di cose, come accade tutt'oggi . 
Tutto questo in virtu’ del voler vivere onorando il proprio lavoro , la propria professionalità .
Magari ci si è accorti  che chiudere non ha senso ma poiché si tratta di militari nessuno  tenta nemmeno di modificare questa scelta. Siamo all’epilogo , seppur le speranze di una riflessione su quanto si stava attuando sembra non aver avuto i risultati voluti  e soprattutto, la palpabile  mortificazione morale ed economica del personale , non riguarda solo il comparto militare ma riguarda persone che senza ombra di dubbio debbano essere considerati cittadini italiani con diritti e non figli di un Dio minore" .


LINK:
«La chiusura di San Damiano è una follia contrastata solo dai sindaci»
San Damiano, addio tra un anno al 50° Stormo. Ruggiero ultimo comandante
Chiusura Aeroporto S. Damiano, Foti (FdI-AN): "Alla Regione nulla importa"
Aeroporto di San Damiano: i militari se ne vanno nel 2016
Callori (Fi): «L'aeroporto di San Damiano verrà chiuso per fare un centro profughi»
http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/42402
http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/68466
http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/68010
http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/67804
 
 
 
 


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lug

18

2016

Cotti (M5s): “Avvocatura smentisce Pinotti, sulla morte di Vacca è beffa”. Gianluca RIZZO e Giulia GRILLO, componenti del M5S Commissione Difesa:“ Ministro Pinotti ritorni a spiegare ”  

"scontro di poteri e una magra figura per la Pinotti, che, poco meno di due mesi fa, si era personalmente impegnata davanti alla Commissione parlamentare sull’uranio impoverito a non opporre più resistenza dopo la sentenza della Corte d’Appello".


*Nonostante l’impegno del ministro Roberta Pinotti, l’Avvocatura dello Stato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna in appello per la morte del caporalmaggiore Salvatore Vacca. Lo fa sapere il senatore M5s Roberto Cotti, per il quale “siamo in presenza di un grave e imbarazzante scontro di poteri e di una magra figura per la Pinotti, che, poco meno di due mesi fa, si era personalmente impegnata davanti alla Commissione parlamentare sull’uranio impoverito a non opporre più resistenza dopo la sentenza della Corte d’Appello, che aveva confermato la condanna della Difesa per non aver protetto adeguatamente il militare sardo morto nel 1999 dopo aver servito in Bosnia, riconoscendo così il nesso causale fra l’esposizione all’uranio impoverito nei Balcani e l’insorgere della malattia”. Il 20 maggio 2016, infatti, il dicastero di via XX settembre è stato ritenuto responsabile di condotta omissiva per non aver protetto adeguatamente il militare morto di leucemia nel 1999 a soli 23 anni.
 
Registriamo e pubblichiamo la seguente dichiarazione di Gianluca Rizzo e Giulia Grillo, componenti del M5S Commissione Difesa:” MA LO STATO FA LA GUERRA A SE STESSO? Queste le parole rilasciate in commissione il 26 maggio dalla ministra Pinotti: "Personalmente (parlo di una mia valutazione di sensibilità politica) ritengo che questa vicenda processuale non vada ulteriormente prolungata. Tutto ciò detto e chiariti i limiti d'azione del Dicastero, perché io parlo come Ministro della Difesa ma esistono altre parti dello Stato che si occupano di queste cose e che non dipendono dalla mia responsabilità..."
Oggi, invece, trapelano notizie su opposta valutazione da parte di un'altra parte dello Stato che, invece, se ne infischia dell'opinione della ministra e preferisce continuare l'agonia e lo strazio per i parenti del caporal Vacca vittima riconosciuta da esposizione a fattori patogeni da Uranio Impoverito.
Perché di questo si tratta, una parte dello Stato contro un'altra parte, evidentemente meno influente e soggetto a valutazioni che influiscono sul suo operato.
Allora ci chiediamo che autorevolezza può mostrare difronte le intere forze armate che sanno di avere un comandante che non è in grado di proteggerli al cospetto di incurie sul luogo del lavoro ?
Chiediamo che il Ministro ritorni ad informare nel dettaglio quali procedure si siano innescate per far si che una dichiarazione rilasciata in commissione venga disattesa dall'Avvocatura dello Stato”.


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giovedì 14 luglio 2016

lug

14

2016

Dopo le Sentenze della corte europea, Presto i sindacati alla Gendarmeria Francese ? articolo di Jacques BESSY presidente di ADEFDROMIL, associazione militare francese.  

Francia dovrà trarre conclusioni su stato della polizia e della gendarmeria, la metà civile e metà militari. Come accade tra la POLIZIA e CARABINIERI. IN ITALIA, contro la storia e sentenze europee, non si danno diritti sindacali ai Militari


Francia dovrà trarre conclusioni su stato della polizia e della gendarmeria, la metà forza civile, la metà militari. Un po’ come accade tra la POLIZIA e CARABINIERI.  In MOLTI STATI EUROPEI I MILITARI HANNO ASSOCIAZIONI E SINDACATI autonomi e indipendenti che tutelano il personale.  
IN ITALIA, portando indietro l'orologio dei DIRITTI , contro la storia e sentenze europee, non si danno diritti sindacali ai Militari, SI CANCELLANO I DIRITTI degli appartenenti al CORPO FORESTALE e si preferisce mantenere a spese dello stato ( 4 milioni di euro anno ) un SINDACATO GIALLO per i MILITARI chiamato Rappresentanza 
 
Luglio 2016 
Molti cittadini e militari sono a conoscenza che oltre alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) spesso chiamato: Convenzione europea dei diritti dell'uomo, vi è una Carta sociale europea  e la CORTE EUROPEA (CEDU), che mira a "  garantire alle loro popolazioni i diritti sociali ... per migliorare le loro condizioni di vita e promuovere il loro benessere  ." La Carta iniziale nel 1961. E 'stato modificato da protocolli; 
La versione attuale nel 1996. La Francia ha naturalmente aderito. La Carta stabilisce nella Parte IV - articolo 25, un Comitato europeo dei diritti sociali , un organismo del Consiglio d'Europa, che esamina e decide sui ricorsi collettivi realizzati da organizzazioni europee di datori di lavoro e dei lavoratori. Così il Consiglio europeo dei sindacati di polizia e il Comitato dei diritti sociali 10 giugno 2013 - cioè prima che le sentenze della CEDU del 2 ottobre 2014- ha presentato un ricorso sostenendo che la gendarmeria militare che si esibiscono quasi il 90% del loro tempo le missioni civili di polizia e la pubblica sicurezza non avrà il diritto di organizzare o il diritto alla contrattazione collettiva. 
Il procedimento dinanzi al comitato è simile a quella che si svolgono in tribunale. 
E il governo sulla questione deve  fornire spiegazioni. Naturalmente, la Francia non ha mancato di sostenere che la situazione dei militari è cambiato da quando le sentenze del 2 ottobre 2014 (Adefdromil contro la Francia) e la legge n 2015-917 è entrata in vigore il 30 luglio 2015, che creato APNM (Military Ordini professionali Nationales). Tuttavia, per quanto riguarda il caso particolare della Gendarmeria Nazionale, il Comitato non è stato convinto da argomenti del governo. 
Così, da una decisione del 27 Gennaio 2016 , notificata al 3 marzo 2016, e finalmente rilasciato 4 Luglio 2016, il Comitato ritiene che la normativa francese viola: 1. L'articolo 5 della Carta  "quando la Gendarmeria nazionale, è una funzionalmente equivalente a una forza di polizia"  ; 2. L'articolo 6§2 della Carta, che sostiene "per la negoziazione volontaria tra i datori di lavoro o dei datori di lavoro, da un lato, e le organizzazioni dei lavoratori, d'altra parte a regolamentare le condizioni di lavoro da contratti collettivi; "
Le conseguenze di questa decisione. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa sarà preso dal Comitato dei diritti sociali e una votazione si svolgerà su una risoluzione che in realtà non vincolante, ma costringerà la Francia a spiegare. Tuttavia, questa decisione può contestare la legittimità del decreto relativo eseguire l'operazione e la rappresentatività delle APNM, compresi coloro che lavorano per il bene di gendarmi. Il decreto dovrebbe essere pubblicato a breve. APNM intervenendo a favore della polizia deve essere pronto a contestare la legittimità del decreto. 
Inoltre, questa decisione apre la porta alla creazione di sindacati in gendarmeria. Possiamo supporre che un tale passo sarebbe l'inizio di una controversia tra lo Stato e le cosiddette unioni, che troverebbe la sua soluzione in una disputa a Strasburgo. Questa decisione perfettamente logica data la missione della gendarmeria e la sua posizione nel ministero degli interni . Lo Stato dovrà necessariamente trarre conclusioni necessarie sullo stato della polizia e della gendarmeria, la metà forza civile, la metà militari come il famoso detto di Napoleone. luglio 2016


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lug

14

2016

Corte Europea dei Diritti: “ Ai militari non può essere negato il diritto di costituire sindacati “. EUROMIL incontra le associazioni militari Francesi.  

In Italia abbiamo ancora il SINDACATO GIALLO, chiamato Rappresentanza Militare, non autonomo, senza poteri a tutela di lavoro e salute, ospitato nei palazzi dei vertici , gerarchizzato e pagato dallo stato 4 Milioni di euro all'anno.


Comunicato EUROMIL ( EUROMIL, di cui Assodipro è membro dalla sua costituzione,
è Organizzazione Europea che accoglie 
38 tra sindacati e associazioni di militari Europei 
di 23 paesi Europei ) 
Il 2 ottobre 2014, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) 
ha emesso sentenze su due casi, 
vale a dire Matelly vs Francia e Adefdromil vs Francia. 
In entrambi i casi una possibile violazione dell'articolo 11 
della Convenzione europea dei diritti 
dell'uomo (CEDU) è stata un elemento essenziale. 
Fino a quel momento i soldati francesi (militari e gendarmeria) 
non sono stati ammessi a partecipare i sindacati militari o associazioni 
con obiettivi sindacali.
La Corte (CEDU) ha concluso che, mentre l'esercizio da parte del 
personale militare della libertà di associazione potrebbe essere 
soggetto a restrizioni legittime, un divieto generale sulla formazione 
o partecipare a un sindacato nega l'essenza stessa di un diritto, 
ed è stato come tale vietato dalla la Convenzione (CEDU). 
La sentenza della Corte sostiene che un divieto assoluto di costituire 
sindacati non può essere imposto agli appartenenti delle forze armate. 
Tuttavia, si precisa che le restrizioni (anche significative) possono 
essere immesse  sull'esercizio della libertà di associazione da 
personale militare, dal momento che la natura specifica della 
missione delle forze armate 'richiede che l'attività sindacale 
deve essere adattata di conseguenza. 
Tuttavia, tali restrizioni non devono privare il personale in 
servizio del diritto generale di associazione (di cui il diritto di organizzare 
sindacati è solo un aspetto) in difesa dei loro interessi professionali e 
non pecuniari: 
queste restrizioni possono riguardare i metodi di azione e di espressione 
utilizzati da un'associazione professionale, ma non l'essenza del diritto stesso, 
che include il diritto di costituire e aderire a tale associazioni o sindacati.
A seguito delle sentenze della Corte Europea, il Consiglio di Stato francese 
(Conseil d'Etat) ha presentato una relazione al Presidente della Repubblica 
francese, François Hollande, dal titolo "Relazione Pêcheur". Sulla base della 
relazione, il Presidente ha ordinato nel dicembre 2014, la ministro della 
Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, e il Ministro degli Interni, Bernard 
Cazeneuve, per l'esecuzione delle conclusioni di questa relazione e di 
preparare un disegno di legge sul diritto di associazione. 
Il Parlamento francese ha discusso questo disegno di legge, che, 
dopo alcuni mesi, ha portato alla legge del 28 luglio 2015. 
In base alla nuova normativa soldati francesi potevano partire da 
quel momento per  creare e aderire ad associazioni militari 
professionali, conosciuto anche con l'acronimo APNM francese.
Molti di questi APNM sono state nel frattempo creati e hanno iniziato 
a impostare il loro lavoro nazionale. 
Recentemente EUROMIL ha avuto colloqui con alcuni di loro a Parigi . 
Il 30 giugno e il 1 luglio 2016, il Presidente della EUROMIL, 
Emmanuel Jacob, ha incontrato  i rappresentanti di APNM-Marine 
e la Federazione Mili XXI che si compone di del 
APNM Gend XXI e ANM XXI. 
L'obiettivo di questi incontri è stato quello di condividere 
informazioni ed esperienze. 
E 'stato anche concordato di mantenere un contatto regolare. 
EUROMIL auspica una rinnovata collaborazione in Francia e spera 
di entrare in contatto con più APNM, ma anche con i rappresentanti 
politici e militari per discutere il funzionamento di questa 
nuova forma di dialogo nelle forze armate francesi.
CLICCA QUI per leggere il Comunicato originale in lingua inglese di EUROMIL


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martedì 12 luglio 2016

lug

12

2016

MILITARI MORTI E MALATI per esposizione Uranio, Amianto e Vaccini. Il Presidente Commissione Inchiesta, Gian Piero SCANU presenta in conferenza stampa una pdl su sicurezza e tutela salute dei militari  

“Siamo qui a spiegare, gridare al paese la gravità delle situazioni trovate e per trovare soluzione“.“C’è chi allude ad una specificità militare che è una minorità. Assodipro:“ la politica discuta se ci sono responsabilità politiche e di vertici"


A cura di Salvatore Rullo, presidenza nazionale Assodipro. 

Come Assodipro abbiamo seguito con interesse i positivi lavori della “ Commissione parlamentare di inchiesta Uranio impoverito, amianto, vaccini e poligoni”. 
Abbiamo pubblicato e commentato vari resoconti di alcune delle audizioni più importanti della Commissione Inchiesta ed apprezzato lo spirito con il quale sono stati condotti i lavori dal presidente Scanu e da tutti i componenti della stessa. 
Oggi eravamo presenti alla conferenza stampa di presentazione del progetto di legge frutto del lavoro della commissione. 
Il presidente Scanu ha ringraziato il dott. Guariniello, intervenuto oggi, ed i numerosi parlamentari presenti ( Duranti – in foto con Scanu e Guariniello, Zardini, Cappelli, Simonetti, Carrozza, Boldrini, Amati ). 
Nel suo intervento il presidente Scanu, tra l’altro, ha dichiarato : “ Abbiamo iniziato con lo spirito e la convinzione di portare a termine un lavoro sospeso e mai compiuto, ci rifiutiamo di far parte di un calderone di proposte incompiute rifiutandoci di far parte di quella che è la realta attuale : un enorme calderone di contenziosi.  
Siamo qui a spiegare, comunicare, gridare al paese la gravità delle situazioni trovate e per trovare soluzione. Crediamo che per uscire dal pantano attuale bisogna uscire dalla giurisdizione domestica e autoreferenziale e non è più ipotizzabile che un lavoratore militare sia valutato, come tutela della salute e sulle sue condizioni di salute, da altri militari. 
Le sue condizioni di salute, per patologie contratte in servizio devono  essere valutate e tutelate come tutti gli altri lavoratori. Ormai è chiaro che quando si parla di specificità delle Forze Armate, cosa che soltanto allude ad una positività, la stessa vuota specificità viene percepita come minorità e assenza di tutele. Bisogna arrivare ad una chiara responsabilità dei rischi dei lavoratori militari identificando i responsabili della tutela e bisogna separare controllori e controllati. 
La salute di militari, i molti casi di malattia e morte, non sono derivati solo dall’ Uranio spesso usato come cortina fumogena, ma da una pluralità di elementi negativi che hanno prodotti notevoli danni alla salute. 
La salute dei militari è stata ed è messa a rischio,  non solo in zona di operazioni ma anche da Amianto, Arsenali e Poligoni
Ci occupiamo anche di questo. Ci batteremo per far approvare la nostra proposta che è stata già firmata da 160 parlamentari di tutti i gruppi politici”. 
Come Assodipro abbiamo rivolto una domanda al presidente Scanu ed ai presenti, al minuto 48 del video della conferenza : “ Apprezziamo molto il positivo lavoro svolto dalla commissione e lo abbiamo scritto in molte occasioni e sin dall’inizio dei lavori della commissione, riteniamo il prodotto del lavoro un buon prodotto, ma nel dibatto parlamentare la politica deve esprimersi in una valutazione complessiva e non solo in un testo di legge. La valutazione e la riflessione che la politica deve fare è : verificare se ci sono state responsabilità politiche,di vertici, o entrambe, che hanno causato molti morti e malati tra gli appartenenti alle Forze Armate che hanno operato, come dichiarato nelle audizioni e come già parzialmente noto attraverso i media, senza diritti e tutele. Come Assodipro siamo convinti che la mancanza di uno strumento di rappresentanza sindacale per i lavoratori militari tutti, vero ed autonomo, la mancanza di cultura sindacale e di tutela su lavoro e salute, sia tra le cause di tante lacune ed errori. In un ambiente con diritti di tutela sindacale il tanto accaduto ( centinaia di morti e malati senza diritti ) non si sarebbe verificato o accadeva in minima parte”. 
La risposta del Presidente Scanu la trovate nel video integrale, al minuto 48, della conferenza che vi invitiamo ad ascoltare integralmente. 


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