A Silvio

A  SILVIO   
Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita criminale,
quando gnocca splendea
negli occhi tuoi impuniti e fuggitivi,
e tu, lieto e penoso, il limitare
di san vittore salivi? Silvio; Era L’ Agosto  caloroso
 e tu solevi Così menare il giorno del giudizio.
Ghedini e Coppi agli studi leggiadri
Talor lasciando  le sudate carte processuali-
Ove il tempo mio, primo Leader  Giudicato,
E di te si spendea la miglior condanna,
D'in su i gradoni  del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della  voce del popolo gaudente alla sentenza,
Ed alla man veloce che percorrea la faticosa  ed inutil tela di squallidi rinvii, indulti e prescrizioni. 
Silvio; Miravi il ciel sereno,
Le vie blindate e chiuse  e gli orti svuotati degli ortaggi a te destinati.
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte e le tue comari  – per le tue vacanze ti aspettano i domiciliari .
Lingua mortal non dice Quel ch'io sentiva in seno.
Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvio mio! Era vent’anni che si aspettava sto momento
Quale or ci apparia
La vita umana e il fato ! e la giustizia finalmente ha trionfato.
Quando sovviemmi di cotanta gioia,
Un pensiero  mi preme
Stupendo e finalmente avverato – Silvio da tempo meritavi di esser condannato.  
E tornami a gioir di tua  sventura, sperando che sia lunga e duratura, per il gran danno che hai fatto al mio paese.
O Magistratura  , O  gradi di tutti i giudizi  , Grazie ! di aver battuto anche pressioni, rinvii e tanti vizi.

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