Avanzamento sottufficiali.

Siamo alle solite sostanza e forma difficilmente trovano corpo unitamente. Un dicotomia antica che tanto più la forma acquista peso la sostanza viene meno. E’ il caso del workshop sulle procedure di Avanzamento dei sottufficiali e graduati promosso dalla Direzione Generale per il Personale Militare l’altro ieri. Era stato inteso come un’occasione unica per la Rappresentanza in cui era possibile comprendere, in un’ottica complessiva, tutte le argomentazioni pro e contro delle problematiche sull’ Avanzamento. Per altro, era la prima volta che veniva interessato il CoCeR alla partecipazione, nei precedenti incontri tra Persomil, le Amministrazioni e le Commissioni di Avanzamento, la Rappresentanza era stata esclusa.
Il programma del convegno era corposo, denso di relatori qualificati. Non mancava nessuno, Direttore Generale di Persomil, Direttore V Divisione, Capi di Reparto, Presidenti Commissioni d’Avanzamento. Alti esponenti di tutte le cinque forze armate.
Gli argomenti del volantino di programma lasciavano ben intendere: procedure di avanzamento – aspetti giuridici e procedure lavorative; aggiornamento della documentazione caratteristica e matricolare – procedure di controllo e regolarizzazione della documentazione; impatto delle verifiche disciplinari per cause impeditive; possibili varianti normative, organizzative procedurali. Ahimè, in mezzo a tanta autorevolezza è stato invitato il CoCeR in qualità di UDITORE.
L’amarezza a proposito è doppia, nel merito degli argomenti trattati e nel rilegare il CoCeR ad un attore muto, senza diritto di parola, con pensieri e voce agli arresti domiciliari. Ricordiamo che l’Avanzamento e la carriera è una specifica materia di competenza della Rappresentanza. Aggiungiamo che le innumerevoli Delibere e le contraddizioni sull’argomento non mancano. Il CoCeR AM ha detto di tutto e di più, mancanza di trasparenza amministrativa, di criteri preconosciuti e oggettività nelle valutazioni, di omogeneità di trattamento nelle FF.AA., di valutazioni che si giocano sui millesimi, di tempistica troppo dilatata, di valorizzazione dell’anzianità, di sanatoria tra arruolati con vecchio e nuovo iter di arruolamento e avanzamento, in poche parole di insofferenze diffuse di tutto il personale, ufficiali, sottufficiali e graduati. Basterebbe dare un’occhiata ai ricorsi per capire le motivazioni di malcontento reale.
Ebbene, in cinque ore di workshop di questi aspetti non si è detto una parola. Perlomeno, si è parlato di tempi per la valutazione esagerati e da ridurre, attraverso digitalizzazione, revisione delle procedure e uffici interessati, decentramento degli Avanzamenti ad Anzianità, ma di trasparenza oggettività e tutto il resto nulla.
Tematiche prettamente organizzative, tra l’auto giustificazione e l’ammissione che si può fare di più. Sono questi i veri problemi che i colleghi giornalmente mostrano insofferenza? Tra ridurre di 5/6 mesi la procedura di avanzamento ed essere consapevoli del perché “tizio” è stato escluso e “caio” promosso, cosa si aspetta il collega? D’altra parte, una considerazione schiettamente politica si fa strada da sola, le Forze Armate stante a quanto è stato dichiarato in Parlamento non sono in esubero di personale? Dove sono, a cosa lavorano il surplus di personale ufficiale e sottufficiale? Sarà la digitalizzazione a salvare le problematiche dell’Avanzamento oppure una maggiore valorizzazione della risorsa umana?
L’unico intervento che mi sento di plaudire e dare massima diffusione è stato quello del C.V. Vincenzo De Tuglie – Vice Presidente di Marcast SMM – che ha parlato di esigenza di “sanatoria” tra personale arruolato (L.599/54 e L.212/83) ante nuovo modello di arruolamento/avanzamento (D.lvo 196/95 e seguenti). Ha riconosciuto una disparità evidente che penalizza il personale più anziano. Un argomento trattato in mille salse dal CoCeR AM, ripreso dal Comparto Difesa, non mancano le Interrogazioni Parlamentari, i Disegni di Legge (DDL 934 Torri), viceversa nel workshop non ha trovato dignità se non nel passaggio qui citato.
Questa breve riflessione di pochi minuti avrei voluto farla direttamente nel seminario, avrebbe inciso poco nel prosieguo dei lavori e probabilmente avrebbe contribuito al dibattito complessivo. E’ stata inibita, unitamente a quella di altri Delegati CoCer, tassativamente dal moderatore, Vice Direttore Generale di Persomil, sul presupposto che eravamo semplici UDITORI ed il nostro interlocutore naturale era SMD, a loro dovevamo rivolgere le nostre afflizioni. Peccato che l’abbiamo fatto e che non è bastato, peccato questo rimbalzo formale .
A questo punto la chiamata in causa del Presidente CoCeR INTERFORZE Gen. Domenico Rossi è d’obbligo, vogliamo uscire da questo stato di cose di semplici UDITORI PERMANENTI oppure due proroghe bastano per non chiedere di più? Vogliamo cercare di liberarci da questo stato di “ARRESTI DOMICILIARI” di pensieri, parole e voce? Egregio Presidente, non Le chiedo di dimettersi per il suo duplice ruolo di “amministrazione” e “rappresentante” come altri commentatori vorrebbero, ma di lavorare affinché le contraddizioni evidenziate e patentate con Delibere del CoCeR siano oggetto di concreta considerazione e non accantonate in armadi che prima o poi saranno ribattezzati della vergogna.
La contraddizione più evidente tra forma e sostanza sta nel significato stesso della parola workshop, ovvero, seminario di studio di un tema specifico. La parola vuole anche dire “scambio di idee”, “gruppo di lavoro”, “officina”, “seminario”, “opificio”. Azz!? L’esatto opposto di ciò che è avvenuto. Anziché ascoltare tutti gli attori interessati alla materia, raccogliere quante più idee e critiche possibili, cercando di non tralasciare nulla, l’Amministrazione si è chiusa a riccio su se stessa, ha cantato, suonato e si è fatta gli applausi.
Ferdinando Chinè

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