Commissione inchiesta Uranio.Vincenzo RICCIO ex Maresciallo AM:“Sono stato inviato in area a rischio, senza nessuna informazione su rischi legati all’esposizione, a maniche corte e pantaloncini.

Esclusiva a cura di Assodipro

30 Marzo 2016 Commissione d’inchiesta Parlamentare sull’uranio impoverito. Audizione del Primo Maresciallo dell’Aeronautica Militare in congedo Riccio Vincenzo.  
Illustrissimo Signor Presidente, Illustri Commissari e Consulenti, desidero innanzitutto ringraziarvi per avermi dato la possibilità di esporre il mio caso a questa Commissione. Mi chiamo  Vincenzo Riccio, ho 45 anni e sono ex Primo Maresciallo dell’Aeronautica Militare posto in congedo dopo 24 anni di servizio per inabilità assoluta e senza possibilità di reimpiego nei ruoli civili dell’amministrazione per aver contratto nel 2010 un Carcinoma Neuroendocrino ileale con metastasi multiple al fegato, una forma neoplastica estremamente rara, in seguito a due missioni svolte per la durata complessiva di un anno, in forza al 6° Reparto Operativo Autonomo presso l’aeroporto di Tallil a Nassirya in Iraq, nonché all’esposizione durante i 24 anni passati in Forza Armata a svariati fattori di rischio dovuti alla categoria di appartenenza, ho infatti svolto per 10 anni la mansione di operatore radar e per i successivi 14 anni la mansione di elettromeccanico di bordo  al 15° Stormo Combat Sar. 
A causa del poco tempo a mia disposizione, vengo subito al punto. Sono Stato audito presso la commissione d’inchiesta del Senato istituita nella precedente Legislatura, a Dicembre del 2012, commissione che diede a me e ad altri militari auditi, alcuni dei quali come il Cap.Magg. Erasmo Savino di 31 anni, sono deceduti nel frattempo, scarsissime risposte. 
Dopo quella deludente esperienza quindi, non ero intenzionato a rispondere a questa convocazione, ma mi sono deciso ad accettare, soprattutto alla luce dei molteplici decessi di miei colleghi che si sono susseguiti negli ultimi mesi tra i quali vorrei ricordare il Maresciallo Gianluca Danise di 43 anni, il Maresciallo Luciano Cipriani di 47 anni ed il Maresciallo Francesco Rosito di 46 anni, miei coetanei, che conoscevo come il Maresciallo Rosito da quasi trent’anni e con il quale ho condiviso presso L’istituto Europeo di Oncologia anche alcuni ricoveri.
Sono qui quindi per portare anche la loro voce. Sono qui per confermarvi di come il patto citato alcuni giorni fa dal Generale Magrassi durante l’audizione tenuta innanzi a questa Commissione, tra lo Stato ed il Militare in servizio in Patria o comandato di Missione all’estero, sia stato nel mio caso ed in quello di migliaia di altri Militari ammalati e morti, effettivamente più volte infranto. 
E’ stato infranto nel momento in cui siamo stati inviati, nel mio caso in un ‘area dove sia il progetto SIGNUM, sia uno studio del Centro interforze studi e applicazioni militari (CISAM) pubblicato, insieme ad altri documenti in: Documentazione «IRAQ» 2003-2006 – Parte A, area di An Nasiryiah, avevano evidenziato, tra l’altro, un livello di radioattivita` anche mille volte superiore al normale fondo ambientale sia all’interno di tanks colpiti da proiettili all’uranio impoverito, che sul terreno nelle immediate vicinanze degli stessi carri e nei dintorni ed avevano sottolineato la necessita`, di attenersi alle misure di protezione impartite per situazioni analoghe in altri teatri di guerra, e cioè: riduzione al tempo strettamente necessario della presenza del personale in tali aree e nei pressi di obiettivi colpiti, comunque accompagnato da personale NBC munito di strumentazione di rilevazione; adozione, di dispositivi di protezione individuale; delimitazione delle aree contaminate ed adeguata informazione al personale sui rischi di contaminazione.
Sono stato inviato appunto in quest’area, senza essere mai informato sui rischi legati all’esposizione, in maglietta a maniche corte e pantaloncini
E’ stato infranto all’atto del mio congedo, quando il presidente della commissione medica, mi giudicava in modo frettoloso ed asettico, totalmente inabile, facendomi di fatto perdere il posto di lavoro e costringendomi ad affrontare una grave malattia, oltre che le solite spese quali affitto e bollette, con metà dello stipendio che percepivo da “sano”, per poi giudicarmi, il medesimo presidente, soli 15 giorni dopo non totalmente inabile negandomi cosi i benefici della Legge 335. 
E’ stato infranto quando il Comitato di verifica mi ha negato due volte il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, costringendomi ad un costoso ricorso al T.A.R. 
E’ stato infranto quando lo stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, interessatosi al mio caso ha scritto al Ministero della Difesa, pregandolo di rivedere in giudizio Negativo, riguardo la mia causa di servizio, citando le sentenze per le quali la mia patologia era stata in altri casi analoghi, già riconosciuta dipendente da causa di servizio e per tutta risposta il Ministero ha rifiutato, rinunciando alla possibilità di agire in autotutela, dichiarando di voler rimettersi al giudizio del Tribunale Ed infine viene infranto, quando a seguito delle sempre più numerose sentenze che lo condannano al risarcimento dei militari ammalati o morti, il Ministero della Difesa presenta appello, prolungando cosi il nostro calvario, tanto che sono in pochi quelli che riescono ad ottenere giustizia ed a vedere riconosciuti i propri diritti da vivi. 
Illustrissimo Signor Presidente, Illustri Commissari e Consulenti, non sono venuto quindi per cercare di dimostrare il nesso tra le nostre malattie e l’esposizione all’Uranio impoverito, ma sono venuto a raccontarvi una piccolissima parte di quello che succede una volta che il militare scopre di essere ammalato di cancro a causa dell’esposizione, a raccontarvi di come gli ostacoli posti dall’Amministrazione su questo già lunghissimo ed impervio percorso, si sono moltiplicati dalla mia scorsa audizione in Commissione D’inchiesta al Senato e di come la stessa non abbia potuto neanche riesaminare la mia pratica, tramite i suoi consulenti a causa della sua prematura interruzione. 
Se ci sarà l’opportunità, Illustrissimo Signor Presidente, in una successiva audizione, con più tempo a disposizione potrò essere più esaustivo riguardo i dettagli del mio caso, e su come la burocrazia dell’Amministrazione trasforma quelli che l’hanno servita, in ammalati, poveri che devono lottare duramente, oltre che per sopravvivere al cancro per vivere in maniera dignitosa. Sono certo altresì che Questa commissione verificherà l’operato del Comitato per le cause di servizio che a mio parere opera in palese conflitto di interessi e decide le dipendenze quanto meno in maniera randomica, con una scarsa e non obbiettiva verifica di  tutti i precedenti di servizio dei richiedenti e la non applicazione delle norme.  
RingraziandoVi ancora ed infinitamente per la cortesia e la disponibilità mostratami, cordialmente     
Vincenzo Riccio

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