COCER asserviti alle gerarchie. “Il mondo militare ci ha dato dati taroccati sul numero e sulla gravità dei malati da esposizione all’uranio impoverito.”

Che la questione uranio impoverito doveva ancora evidenziare tutte le sue incongruenze in seno alle alte gerarchie militari e non solo, era cosa evidente, quello che proprio non ci aspettavamo è stata la totale assenza della Rappresentanza Militare (COCER) a tutela della salute de militari italiani.

Il mondo militare ci ha dato dati taroccati sul numero e sulla gravità dei malati da esposizione all’uranio impoverito.

Non ci è andato leggero l’On. Scanu Gian Piero, ex senatore PD e ex membro della commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’esposizione all’uranio impoverito dei militari italiani impiegati all’estero.

70 morti e 70 relative sentenze della magistratura, non sono bastati a far prendere atto ai colleghi di partito di Scanu, della gravità dei fatti trascorsi e dell’omertà dei vertici militari, che hanno letteralmente taroccato i dati relativi alle malattie contratte in missioni estere, addirittura, stando a quanto affermato dai vertici militari sembrerebbe che andare all’estero ed esporsi a vari pericoli, allungherebbe la vita. (vedi link)

Questo quanto emerso dal convegno organizzato presso la sede della CGIL nazionale di via del corso a Roma il 04 04 2018.

Al convegno sono è intervenuto il Capo della Polizia Franco Gabrieli, che oltre a ricordare, che fu uno dei pochi se non l’unico ad opporsi all’accorpamento della Forestale ai Carabinieri, ha sottolineato come la riforma della Polizia di Stato a seguito della legge 121 del 1981 (smilitarizzazione e riconoscimento del diritto alla tutela sindacale), sia ormai vetusta e suscettibile di adeguati aggiornamenti; in sostanza una Polizia ad ordinamento civile che deve necessariamente spogliarsi di ogni condizione militaresca, in quanto due mondi distinti e per alcuni versi per nulla conciliabili.

Tra le righe e neppure tanto velatamente, il Capo della Polizia ha sottolineato come il contesto della sicurezza e quello della difesa siano distanti e distinti, ovvero l’approccio alla pubblica sicurezza ha bisogno di competenze, che i militari non hanno, stante il diverso compito per cui sono stati addestrati.

Tesi contestata dall’On. Scanu, che ha invece voluto sottolineare che la divisione dei due comparti (sicurezza e difesa), genererebbe una condizione totalmente sfavorevole alle forze armate, in quanto vincolate ad una gerarchia non controllata e non controllabile, che non ha contraltari, anzi ha carta bianca sulla gestione del personale anche a discapito dello stesso.

Gabrieli, che non ha potuto sentire la replica di Scanu in quanto ha dovuto abbandonare il convegno per motivi istituzionali, in realtà voleva solo sottolineare una differenza di ruoli e di sostanza, cosa completamente condivisibile, semmai il problema delle forze armate, è stato quello di una mole di leggi sempre a tutela delle gerarchie e a discapito del personale impiegato, che alla luce dei fatti e nella tutela dei diritti, è rimasta fanalino di coda dell’intera Europa compresa quella del patto di Varsavia oggi confluita nella NATO.

In Italia le gerarchie militari comandano, disfano, dispongono e impongono, supportate e sostenute dal potere politico temporale, come ci hanno dimostrato i fatti recenti in materia di riordino, di rinnovo contrattuale e della tutela della salute dei militari lavoratori.

Nell’ultimo rinnovo contrattuale ad esempio, i Dirigenti militari di fatto oltre ad aver riconosciuta una dirigenza senza neanche avere un ufficio di dirigenza, ovvero un incarico che sia tale, sono riusciti a farsi approvare anche la remunerazione degli emolumenti di straordinario, notoriamente non concessi alle figure dirigenziali dello Stato.

In una struttura militare, d’altra parte, quando alla massima carica della rappresentanza militare combacia un’altrettanta massima carica gerarchica, diventa decisamente impensabile anche una rivendicazione equa e misurata alle effettive esigenze del personale della difesa e al funzionamento  delle forze armate. In un modello come questo, la consegna del silenzio è imposto per legge, al pari del Marchese Del Grillo.

Nell’ambito della discussione sono intervenute anche le realtà associative che si sono costituite per colmare la latitanza e inappropriata  interferenza delle strutture gerarchiche militari nel gestire il malessere del personale.

L’Associazione l’Altra Metà della Divisa, formata da Donne, mogli e sorelle di militari per lo più dell’Esercito, hanno denunciato la totale inadeguatezza della forza armata a gestire personale che ha subito traumi e attentati, praticamente un abbandono a se stessi e alle rispettive famiglie, che soccombono al peso delle responsabilità, tanto che il 70% di queste si separano, creando un danno economico e biologico non soltanto al militare ma bensì a tutti i componenti della stessa famiglia, figli compresi.

Il Cerchio Blu, Associazione che si occupa dei casi di suicidio nelle forze di polizia, ha .lanciato un s.o.s. alle istituzioni, in particolare polizia di stato, carabinieri e finanza, che allo stato dei fatti sembrerebbero poco permeabili  ad approfondire il fenomeno da un punto di vista sanitario e di rieducazione e prevenzione; diversamente ai corpi di polizia municipali, che si sono dimostrati molto più sensibili al problema e alle varie ipotesi di intervento psicologico.

Insomma, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale sulla possibilità dei militari di potersi costituire in associazioni sindacali a tutela degli interessi legittimi del personale in divisa e sperando che la Corte non si adoperi in un comodo “lavarsi le mani” alla Ponzio Pilato, in Italia, Patria del Diritto Romano, ad oggi esistono sistemi di gestione della cosa pubblica che non si possono dire nè trasparente nè responsabile, come giustamente detto dal Capo della Polizia Gabrieli.

Resta un’amara considerazione, la politica, quella che discute e ragiona sulla realtà dei fatti piuttosto che sulla conservazione del potere di controllo (che è l’esatta antitesi della trasparenza e della responsabilità) non esiste più. Abbiamo una speranza, che il nuovo sappia ragionare in un modo altrettanto nuovo, quindi sospettino giustamente di ciò che c’è o c’è stato, facendo luce sull’oblio della verità.

Il convegno è stato organizzato da Assodipro, Ficciesse, Il Nuovo Giornale dei Militari e CGIL Funzione Pubblica.

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Ad Maiora.

Giuseppe Pesciaioli

Unità Coordinata Umbria Assodipro

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