Dopo la "polemica" derivata dal rapporto di Amnesty International su presunti maltrattamenti a migranti. Amnesty risponde al Delegato CoCeR GdF Gugliemo PICCIUTO

Assodipro Roma
Pochi giorni fà, un rapporto di Amnesty International, dove si denunciano presunti maltrattamenti
a migranti da parte delle forze dell'ordine, ha provocato molte reazioni.
Tra queste quelle di un brillante e acuto delegato CoCeR della GdF che ha scritto ad Amnesty ed ha avuto una risposta dalla stessa importante organizzazione.
L'Unione europea chiede all'Italia di usare la “mano dura” su migranti e rifugiati.
Risultato: pestaggi ed espulsioni illegali. Con queste parole si presenta l'articolo che parla dei presunti maltrattamenti.

 
Amnesty International Italia risponde al delegato Cocer Guglielmo Picciuto ( in foto ) sul rapporto “Hotspot Italia”
Questa la RISPOSTA:
La ringrazio di averci scritto e per il suo appoggio alle tematiche affrontate dalla nostra organizzazione.
Non so se ha avuto modo di leggere per intero il rapporto “Hotspot Italia”, disponibile
disponibile cliccando qui .
Le rispondiamo cercando di portare alla sua attenzione alcuni punti che speriamo potrà tenere in
considerazione nella sua analisi.Anzitutto, le ricerche condotte da Amnesty International non hanno mai l'obiettivo di screditare o attaccare le forze di polizia, anzi, siamo convinti che sia interesse delle stesse forze di polizia isolare quanti mettono in atto condotte che violano i diritti umani, riaffermando al contrario, il loro ruolo centrale nella protezione dei diritti umani. Lo scopo del rapporto dunque, è quello di denunciare una violazione dei diritti umani che sta avendo luogo e di cambiare norme e comportamenti per evitare che si ripetano nel futuro. Il rapporto è frutto di mesi di un lavoro serio di documentazione, che include centinaia di interviste a migranti e rifugiati, organizzazioni non governative e intergovernative, e autorità italiane ed europee.
Amnesty International sottolinea come “non ci siano dubbi che la maggior parte degli agenti di polizia abbia continuato a fare il proprio lavoro in modo impeccabile” e che l'Italia stia conducendo un lavoro straordinario nel salvataggio di vite umane in mare.Tuttavia, la nostra organizzazione non può ignorare le numerose testimonianze di diverse persone in diverse parti del territorio che indicano come alcuni individui abbiano fatto uso eccessivo della forza e fatto ricorso a maltrattamenti, e in alcuni casi addirittura alla tortura. 
Le testimonianze e la documentazione che abbiamo visto ci permettono di dire con forza che è dovere delle autorità che si faccia luce su tali episodi, anche se le vittime hanno deciso di non sporgere denuncia data la loro condizione di vulnerabilità e visto che non hanno intenzione di restare in questo paese. Forse che in quanto stranieri e vulnerabili non è importante che si indaghi e si ponga fine a un sistema che porta a queste violazioni? In quanto organizzazione
promotrice dei diritti umani crediamo che sia il nostro ruolo stare dalla parte delle vittime delle
violazioni e rendere pubblica la documentazione che abbiamo raccolto.
Come nota anche Lei, le informazioni incluse nel rapporto sono state messe a disposizione delle nostre autorità con largo anticipo sulla data di pubblicazione affinché avessero modo di commentarle. Purtroppo non abbiamo ricevuto alcuna risposta, tranne qualche commento denigratorio subito dopo il lancio
Non ci sembra questa una risposta seria. Né peraltro risponde al peso sentito da tanti operatori di polizia nell'applicare l'approccio hotspot in mancanza di un quadro normativo di riferimento o di mezzi per svolgere il loro lavoro in modo degno e nel rispetto dei diritti umani.L'approccio hotspot ha spinto le autorità al limite di ciò che è permissibile secondo il diritto internazionale dei diritti umani: non ci riferiamo solo a episodi di maltrattamento, ma anche alla negazione del diritto di asilo (attraverso uno screening frettoloso e superficiale) e a casi di
espulsioni forzati e incompatibili con i diritti umani (per esempio il rimpatrio di 40 sudanesi avvenuto in agosto scorso). Per tutte queste violazioni l'Italia ha una responsabilità diretta, ma l'Unione Europea ha una ben più forte responsabilità politica.
La ringraziamo per la sua attenzione.
Amnesty International Italia
www.amnesty.it
amnesty.it

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