F 35-Fulvio Gagliardi (ex Generale A.M.) analizza i numerosi problemi e aspetti del caccia bombardiere d’attacco.“La scelta sui sistemi d'arma non può essere piegata alle esigenze di aziende

A Cura di Fulvio Gagliardi per Assodipro.
F 35: è da circa un anno che combatto contro la decisione di inserirlo nell'inventario dell'AMI e della MMi, purtroppo senza successo. Ora finalmente anche il Pentagono ammette che non è del tutto valido. A fine febbraio farò una conferenza 
( organizzata da Assodipro ) in cui tratterò anche di questo problema.

Non sarebbe giusto affermare che il F 35 non sia valido come impostazione di progetto, purtroppo all’inizio della sua vita operativa avrà problemi di gioventù…alcuni dei quali richiederanno di prolungare lo sviluppo con l’inevitabile aumento dei relativi costi.
Non è una novità infatti che lo sviluppo debba continuare almeno fino al 2017 e che il costo totale possa lievitare fino a circa 40 MLD di dollari, visto che ad es. buona parte del software è tutto ancora da provare. Performance del SW“inaccettabile”: è questo il recente giudizio di Michael Gilmore, il responsabile del Pentagono incaricato di provare i nuovi sistemi d’arma. Secondo il direttore delle valutazioni operative, l’F35 non è ancora in grado di integrare i “sistemi di missione, armi e altre attrezzature necessarie per l'impiego in operazioni militari” . Detta in parole semplici, è ancora molto lontano dal poter svolgere il suo ruolo di cacciabombardiere. 
Non bisogna per questo sottovalutarne i rischi, condizionati da problemi di design, produzione e software, con 24 milioni di linee di codice richiesto.
All’Italia, di questo ulteriore prosieguo dello sviluppo toccherebbe il 5%, valutabile in circa 1 mld in totale (un altro mld in più di dollari da spendere).
Quanto sopra ad essere ottimisti! Non dimentichiamo infatti i recenti problemi al motore del velivolo F 35 B che non possono non preoccupare, ricordando i problemi avuti a suo tempo con lo Spey del AMX, e i problemi nel “vertical landing”
I test su questi velivoli di nuova generazione hanno manifestato seri problemi durante la fase di atterraggio. Allo stato attuale dello sviluppo i Joint Strike Fighter non sarebbero in grado di atterrare in presenza di particolari condizioni climatiche, “con una temperatura calda, umida e caratterizzata da bassa pressione”, condizioni queste frequenti in quei paesi dove potrebbe essere più probabile effettuare missioni di peace keeping. La variante Stovl non riesce ad atterrare verticalmente su piste ad alte temperature, con umidità e con pressione bassa senza dover scaricare in mare i carichi pesanti. “Buffet e transonic roll-off—wing drop in high-speed turns”, associati a movimenti asimmetrici delle onde d’urto influenzano ad oggi tutte le varianti del JSF, nonostante modifiche apportate alle leggi di controllo. L’ulteriore programma di sviluppo in volo per affrontare questo problema mostra che si è raggiunto un limite di ciò che può essere fatto intervenendo sulle leggi di controllo. Ulteriori modifiche degraderebbero significativamente la manovrabilità o sovraccaricherebbero la struttura. E’ stata rilevata una criticità nella capacità del JSF a tollerare incidenti o danni nel combattimento. La capacità di diagnosi del “health monitoring system”, ad oggi, non consente una immediata individuazione degli eventuali danni in combattimento al sistema lift-fan del velivolo, cosa che potrebbe risultare catastrofica prima che il pilota possa rendersene conto e reagire, in particolare durante la fase di transizione alle condizioni di atterraggio verticale. Per questo, per lo sviluppo nell’avionica, nel SW e nel “weapon integration” vi è ad oggi un elevato livello di incertezza su quali potranno essere le “combat capabilities” che il JSF potrà assicurare nel 2018. 
In un rapporto del Pentagono dello scorso anno veniva lamentata l'eccessiva riduzione dello spessore del serbatoio che potrebbe rendere l'F35 soggetto a esplosione se il caccia dovesse essere colpito da un fulmine. A febbraio 2013 Pierre Sprey, il creatore degli F-16, intervistato da Presa Diretta ha sostenuto che si tratta del “peggior aereo mai costruito”, in quanto ha “una pessima aerodinamica” e subisce “restrizioni alla velocità perché altrimenti si brucia la coda. È un aereo infiammabile perché il carburante sta intorno al motore”. Ma non basta, il problema più grave – è scritto nel documento del Pentagono – riguarda la visibilità posteriore dell'F-35. Nei duelli aerei, infatti, il pilota non riuscirebbe a vedere nulla di chi o cosa gli vola dietro, e il pericolo di venire abbattuto sarebbe dunque gravissimo. Il display nel casco di volo, inoltre, non fornirebbe un orizzonte artificiale analogo a quello reale. Il radar in alcuni voli di collaudo si è mostrato incapace di avvistare e inquadrare bersagli, o addirittura si è spento. La Looked Martin per ridurre i costi è giunta persino ad utilizzare alcuni componenti “made in China”. E’ pur vero che sono componenti non strategici, ma comunque importanti: magneti per il radar, parti meccaniche del carrello, altro hardware… Se si volesse sostituire questi con parti non cinesi si avrebbe una nuova anche se non importante lievitazione dei costi (25.000 ore di lavoro in più e 10,8 milioni di dollari). Si sottolinea inoltre lo svantaggio di avere dipendenza da fornitori di uno stato potenzialmente nemico, con un conseguente impatto strategico negativo …
Comunque non sono questi gli aspetti, pur gravi, che dovrebbero preoccupare maggiormente! 
Gli aspetti del programma che più sono negativi per il nostro Paese ritengo che siano i seguenti:…

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·        -Lo scenario operativo non è quello europeo né tanto meno italiano e non è neanche attuale.
Esso potrebbe forse essere quello degli Stati Uniti di una decina di anni or sono. Infatti con molta probabilità anche per gli USA esso non è aggiornato, vista la presente tendenza di questo Paese a sfilarsi dai teatri medio orientali. 
Gli Stati Uniti comunque possono contare sulle possibilità di export del velivolo e non soltanto sulla sua piena aderenza alle mutate politiche militari del Paese. 
Il requisito operativo degli USA risale alla fine anni 80 e inizio anni 90, mentre l’Italia ha iniziato a pensare di partecipare al programma verso il 1996, quindi non avendo potuto in alcun modo partecipare alla definizione del suddetto requisito. 
-Il F 35 è’ un velivolo principalmente di attacco e di offesa, e solo come “fall out” di difesa. E’ stealth e questa sua caratteristica potrebbe essere utile per un “first strike” ossia un primo intervento in profondità nel suolo “nemico” per distruggere le difese missilistiche e fare i successivi strikes in condizioni non stealth, con più armamento. Anche il vantaggio di essere strike andrà scemando negli anni, visto il prevedibile sviluppo di radar passivi/attivi partendo dalla tecnologia di scoperta lanci ICBM, cosa che la Russia già sta facendo. Una volta individuato il velivolo avrebbe scarse probabilità di sopravvivenza in un ingaggio con i bel più agili velivoli in via di sviluppo, in particolare quelli Russi.
Esso è poco agile, porta poco armamento, ha scarsa autonomia e ha una segnatura IR non trascurabile!
Ma, in fondo, perché rischiare un velivolo così costoso contro un bersaglio probabilmente “non pagante” e meno costoso? E, soprattutto, perché ipotizzare un nemico a casa del quale pensiamo di andare per distruggere le sue difese? Dove è questo nemico, oggi? 
Se proprio si volesse perseguire questa politica, allora il F 35 è ancora meno idoneo: in condizioni stealth esso porta poco carico utile, a meno di non ipotizzare il trasporto di un carico nucleare.
Sarebbe molto più costo efficacia utilizzare UAV del tipo cruise: l’Italia ha certamente la capacità e il know how di produrre tali armi utilizzando piattaforme già esistenti (ad es Mirach 100/5) dotate di alta velocità transonica, capacità di volo automatico a bassissima quota… basterebbe dotarle di avionica appropriata per la navigazione, di capacità di “terrain following” e di carico utile. Effettuato con questi vettori “spendibili” il “first strike”, la seconda ondata con i velivoli oggi in forza (Tornado) sarebbe sufficiente per completare l’opera, senza spese, senza attrition, senza rischiare la vita del pilota… e anche più efficace avendo questi più carico di armamento.
Questo evidenzia che ci sono altre strade più intelligenti per perseguire una politica di guerra, che comunque non si può condividere, essendo sicuramente contro la volontà della maggior parte del popolo italiano, oltre che contro la Costituzione.
Se invece il nostro paese fosse attaccato in casa e dovesse difendersi, le capacità stealth non servono! Stiamo sacrificando le forze di ‘protezione’ a favore di una forza di ‘proiezione’, oltretutto di limitato range e carico bellico.
-Nell’ipotesi di impiego come “peace keeping” la flotta di cui disponiamo è, al momento attuale e per i prossimi anni a venire, più che idonea. La capacità MADL (multifunction advanced data link) del JSF che connette tutti i velivoli l’uno all’altro non mi pare (ammesso che funzioni bene) che sia indispensabile nelle missioni di peace keeping, contro una controparte che si presume non abbia elevate tecnologie. Essa sarebbe indispensabile in una vera guerra contro un nemico tecnologicamente avanzato, ma questo nemico avrebbe modi e mezzi per detettare gli stealth e combatterli con velivoli sofisticati di alte prestazioni e manovrabilità. Non credo che sia questo a cui oggi la povera Italia possa pensare, per giunta da sola e non in un contesto di difesa globale europea. 
• –E’ molto probabile, se non addirittura certo, che dalla collaborazione al programma F 35 non si ricavi nessun “know how”. Siamo partners di 2° (basso) livello, non abbiamo partecipato allo sviluppo del prodotto, siamo soltanto coinvolti in attività di assemblaggio, maintenance e refitting. Che la partecipazione ad aspetti significativi del programma sia assolutamente scarsa è stato anche riconosciuto da uno dei sostenitori del programma: il prof. Nones, in una conferenza organizzata dal CESMA e dall'ARSS, il 14 maggio, presso la Casa dell'Aviatore in Roma, affermava che“la partecipazione attuale su alcuni segmenti quali l’ elettronica e la motoristica è molto debole – e si organizzino per continuare a lottare per avere maggiori ritorni industriali”.
che Il vero Know How rimane all’ industria americana e inglese. La ricaduta occupazionale è nella migliore delle ipotesi puramente sostitutiva e siamo lontanissimi dai 10 mila posti di lavoro ipotizzati nel nostro Paese al varo del progetto. Aver deciso di investire una quindicina di miliardi di euro per 2.000 posti di lavoro non pare una buona scelta economica per il Paese, in particolare in questo periodo di forte crisi, tenendo tanto più conto che il costo della manutenzione e dell'efficienza degli F-35 è tre volte superiore al costo dell'acquisto.
La scelta sui sistemi d'arma non può essere piegata alle esigenze delle grandi aziende belliche straniere.
I componenti tecnologicamente più innovativi e interessanti del velivolo sono considerati altamente “sensibili” dal governo degli USA e mai ne darà accesso all’Italia, con la conseguenza che saremmo sempre succubi di quel paese per la loro eventuale manutenzione e quindi non avremmo libertà di decisione strategica nell’impiego degli F 35.
– Il disporre di un’unica sede per manutenzione, riparazione e refitting, la FACO di Cameri, è anche una scelta strategica poco intelligente: in caso di attacco da parte di un ipotetico nemico, basterebbe distruggere quell’unica base per annullare la nostra capacità di impiego di questi velivoli. L’ipotesi di significativi ritorni in campo industriale e di lavoro dalla Faco è un’illusione: l’abbandono del teatro mediterraneo da parete USA lascerebbe come probabili utenti della Faco, oltre l’Italia, chi altro? In Europa al momento c’è praticamente la sola Inghilterra, un po’ di Olanda e la Norvegia..nazioni non eccessivamente coinvolte nei teatri medio orientali. 
– La nostra Forza Armata, se davvero 60 F 35 andassero a sostituire tutti gli AMX e i Tornado si troverebbe a disporre di una flotta di caccia bombardieri molto esigua, con una perdita di quasi il 50% del parco velivoli. Quali difficoltà ci sarebbero per mantenere la combat readiness dei nostri piloti?
Se per giunta dovessimo ridurre la consistenza della flotta dei velivoli di superiorità aerea Eurofighter, cosa che sembra scontata per esigenze di bilancio, la situazione peggiorerebbe ulteriormente.

La guerra che in questo periodo combattiamo è quella della grave crisi finanziaria, economica e di lavoro. Essa non può essere vinta con gli F35, bensì con tagli, riduzione delle spese non indispensabili e interventi per le Aziende, in particolare per quelle che esportano.
E’ vero che le risorse necessarie per far fronte ai problemi attuali sono molto maggiori di quelle rese disponibili dall’abbandono di questo programma, ma un rivolo dopo l’altro crea un fiume! Il taglio delle spese improduttive, inutili o sbagliate non andrebbe infatti limitato soltanto a questo programma. 
Se qualcuno volesse sostenere che la nostra industria aeronautica nazionale possa guadagnare da future vendite del velivolo a Paesi terzi si sbaglierebbe di grosso o sarebbe in malafede. Abbiamo forse venduto qualche Typhoon a qualcuno? Eppure il programma Eurofighter era il nostro programma! Mentre gli inglesi hanno ampiamente esportato, la nostra capacità politica di fare altrettanto non è stata adeguata. 
-Le scelte vanno fatte tenendo conto di un sano concetto di priorità, in particolare di questi tempi: è evidente agli occhi di chiunque quali siano oggi le vere priorità e investire in un programma che, oltre a non essere adeguato al reale scenario attuale e prevedibile per i prossimi anni, pare molto costoso credo sia una follia: almeno 4,8 miliardi di euro per i 60 velivoli della versione CTOL e 3 per i 30 STOVL, oltre ai due mld per lo sviluppo (tenuto conto di quanto ancora da fare), quanto speso per il FACO e ai 23 mld prevedibili per la fase di “in service” (tre volte circa l’acquisizione).
Con la partecipazione al programma americano F 35 allontaniamo ancora di più la costruzione di una Europa unita mediante programmi comuni. In Europa abbiamo iniziato a collaborare negli anni 70 con il Tornado, abbiamo proseguito con l’Eurofighter e oggi stiamo perseguendo una collaborazione transoceanica? Questo purtroppo è già accaduto nel settore dei velivoli civili: invece di partecipare ai programmi Airbus la nostra Alenia preferì partecipare a programmi di collaborazione con la Boeing, indebolendo la coesione industriale aeronautica europea.
Se abbandoniamo il programma F 35 e ne avviamo uno europeo, potremmo partecipare a pieno diritto al relativo know how, potremmo sviluppare e poi produrre un aereo di 6^ generazione costruito su un requisito operativo europeo, più aggiornato e veramente nostro e proiettato più in avanti nel tempo, quando molto probabilmente il F 35 sarà ancora meno idoneo alle esigenze italiane ed europee. 
Le prime spese di definizione e sviluppo, essendo suddivise, saranno più basse e potremmo rinviare le spese più significative a quando la nostra economia sarà più forte. 
La nostra industria parteciperebbe realmente al relativo sviluppo e produzione e forse anche a future vendite. 
Nel frattempo e per fortuna oggi non esiste alcuna vera minaccia e le flotte che abbiamo sono più che idonee, Harrier AV-8B plus compreso. 
Gli altri paesi europei e in particolare la Germania, che indubbiamente non ha i nostri problemi economici e che tra l’altro sta significativamente tagliando le spese militari, non partecipano al F35: come mai?
Bisogna avere il coraggio di sfilarsi dal programma e rinviare a tempi migliori la sostituzione delle attuali flotte.
-Se si inizia ad es. nel 2014 a collaborare per un requisito operativo europeo, si può avviare nel 2015 la fase di definizione e l’anno dopo quella di fattibilità per un velivolo di 6^ generazione. Entro il 2018 / 19 si potrebbe avviare lo sviluppo e verso l’inizio del terzo decennio i primi velivoli operativi potrebbero entrare in linea:
• sarebbero costruiti su un requisito realmente europeo e più aderente alla situazione strategica europea di quel periodo,
• sarebbero di 6^ generazione, o più,
• l'Italia parteciperebbe in posizione paritaria, 
• le spese maggiori sarebbero rimandate a partire dal terzo decennio,
• potremmo oggi dedicare le risorse ai più urgenti problemi economici del Paese,
• le Forze Armate avrebbero velivoli più moderni, costruiti sulle proprie vere esigenze,
• nel frattempo si potrà affrontare lo scenario politico/strategico con le attuali flotte, che sono del tutto idonee.
I tempi sono stretti, ragion per cui è urgente approfittare del semestre di guida italiana dell’EU al fine di avviare approfondimenti congiunti e messa a punto di un requisito europeo comune. Devo tuttavia riconoscere che in questo caso ben difficilmente l’Inghilterra parteciperebbe al programma essendo coinvolta ben più di noi nel JSF e pariteticamente con gli USA. Ma poco importa, tutti gli altri paesi, quali Francia, Germania e Spagna che costituiscono l’ossatura dell’Europa potrebbero avere un forte interesse a partecipare…
L’AMX, il Tornado e il AV-8B (la cui versione plus è più recente) sono entrati in produzione verso l’inizio degli anni 90: vogliamo concedere loro 40 anni di vita operativa, prima di radiarli, visto che la minaccia è bassa o inesistente e non abbiamo alcuna urgenza? Gli AMX sono rimasti in 50 nella versione modificata. Si ammette che la loro supportabilità non sia agevole e che, visto il piccolo lotto di accessori, comporta elevati costi. Il 3° RMV di Treviso è comunque in grado di supportarli e garantirne una efficienza media del 40%, il che equivale alla disponibilità media di circa 25 velivoli sempre operativi, sufficienti a soddisfare eventuali esigenze di peace keeping, assieme ai Tornado.
Questi ultimi rimarranno in circa 40 nelle varie versioni (con “fatica” non raggiunta, perché buttarli via?).

-Anche nel caso non si riesca ad avviare un programma comune per difficoltà di altri Paesi e nostre, varrebbe comunque la pena di avviare colloqui con i partner europei per concordare una politica comune. Stiamo cercando di costruire l’Europa e non è utile, né accettabile, che ognuno se ne vada per la sua strada in un campo così delicato quale quello della difesa europea. Il prossimo semestre è a guida italiana è il nostro Presidente del Consiglio ha più volte ribadito di voler spingere per una Europa più forte e più unita: questa è una ottima occasione anche per affrontare gli argomenti di cui sopra. 
Purtroppo il programma è avviato, “in sordina”, e alcune spese sono state già fatte, in particolare l’enorme arsenale di Cameri per il “first assembly” e la verniciatura prima e successivamente per la manutenzione dei pochi velivoli italiani, considerando una pia speranza quella di avere una cospicua flotta estera da manutenere, a meno di un’improbabile massiccio acquisto del velivolo da parte degli altri paesi europei. 
Fulvio  GAGLIARDI
ex generale AMI e ex dirigente d'azienda

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