F35, già buttati due miliardi

I 90 cacciabombardieri F-35 sono necessari. Non importa se i costi lievitano, se ci sono problemi tecnici, se l'avanzamento del programma è in forte ritardo e molti Paesi hanno sospeso l'acquisto. Non si può fare a meno dell'aereo del futuro. Per la nostra Difesa «i ritorni economici ed occupazionali» giustificano i costi. Già i costi. Dal 2003 al 2012 abbiamo sborsato, senza che la produzione sia stata avviata, oltre 1.900 milioni di euro.
Ma per gli analisti della campagna “Taglia le ali alle armi!” la Difesa ha sempre cercato di abbassare i costi di acquisto dei caccia, riferendo anche durante le audizioni presso le Commissioni Parlamentari, stime non aggiornate, incapaci di dare conto dell'effettivo costo per le casse dello Stato di ogni singolo velivolo. «E' un comportamento non accettabile a fronte di un esborso così pesante di fondi pubblici e anche per questo chiediamo che si apra un'indagine sia parlamentare che da parte della nostra Corte dei Conti» denuncia Francesco Vignarca. «Sulla base della documentazione ufficiale del Pentagono, con i dati di costo aggiornati, per acquistare i 90 caccia previsti dovremo spendere 10,8 miliardi di euro, 4,3 solo per quelli a decollo corto e atterraggio verticale. Se consideriamo i costi di sviluppo arriviamo a 14 miliardi di euro».
Fonte:Repubblica.it
Insomma un costo medio per aereo di 120 milioni di euro. Allo stato attuale, senza tener conto di successivi prevedibili aumenti. Considerando poi, sulla falsariga di quanto fatto per i programmi canadese ed olandese, il costo totale “a piena vita” del programma, si arriva a quasi 52 miliardi di euro. A oggi è ancora possibile uscire dal progetto senza alcuna penale da pagare. Basterebbe soltanto non ordinare nuovi caccia. Già. Ma che accadrebbe dei 10 mila posti di lavoro annunciati dalla Difesa? In tempi di crisi, occorre considerare il ritorno occupazionale. Certo all'inizio dicevano che erano posti di lavoro nuovi e persino da subito, poi si è capito che sarebbero stati comprensivi dell'indotto. Per ora, alla fine dello scorso anno, a Cameri, dove si dovrà produrre l'ala del supercaccia, a lavorare erano in poche centinaia e la stessa Finmeccanica è passata da una stima di 3-4 mila addetti ad una più realistica di circa 2 mila. «Inoltre se consideriamo che in fase di picco la produzione Eurofighter per Alenia non ha raggiunto mai le 3 mila unità è un falso affermare che i 10 mila posti previsti derivano anche da spostamenti di lavoratori Eurofighter. Comunque pur tenendo per buone le 2.500 unità di impiego diretto, interne a Finmeccanica in fase di picco, per arrivare al totale promesso le 50 ulteriori aziende coinvolte dovrebbero impiegare ciascuna circa 150 persone stabilmente sul programma: impossibile pensarlo per ditte che per la maggior parte sono piccole o medie imprese», dice Vignarca. Del resto nelle recenti dichiarazioni nessuna di queste aziende ha diffuso totali occupazionali maggiori di 120 unità. E se è difficile pensare che in Italia gli F-35 vadano comprati per ragioni occupazionali, lo è anche in termini di ritorni industriali. Nelle comunicazioni ufficiali dalla Difesa si descrivono ritorni dell'ordine del 100 per cento, ma secondo i report di “Taglia le ali alle armi!” oggi le nostre industrie «hanno ottenuto circa 800 milioni di dollari di appalti a fronte di una spesa già sostenuta dall'Italia di circa 3 miliardi di euro. Un ritorno poco sopra il 20 per cento della spesa, che rende ancora più insensati i 14 miliardi di ritorni “possibili” che la Difesa continua a sbandierare. Non si capisce come sia possibile arrivare ad un 100 per cento del ritorno se ora siamo a livelli molto più bassi ed anche i nostri aerei non verranno costruiti integralmente da noi». Persino per Alenia Aeronautica, fin dall'inizio indicata come partecipante di primo piano al programma per la costruzione dei cassoni alari, le prospettive non sono confermate. E poi tuona Vignarca: «Non è possibile sapere come siano conteggiati gli 800 milioni: è il totale delle commesse con provenienza esterna al nostro Paese oppure il totale dei contratti sottoscritti, con il rischio di subappalti che diminuirebbero conseguentemente la reale portata di tali ritorni? Anche su questo chiediamo chiarezza alla Difesa». Di certo di fronte a 52 miliardi di costo totale e dati piuttosto incerti sui ritorni occupazionali e industriali, è il caso di ricordare che con il costo di un solo cacciabombardiere F-35 si potrebbero costruire 387 asili nido per più di 11 mila famiglie dando lavoro a 3.500 persone; oppure acquistare 21 treni per pendolari con 12.600 posti a sedere, piuttosto che consentire la copertura da indennità di disoccupazione a oltre 17 mila lavoratori precari.

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