LA METAMORFOSI DELLA LEGGE SUL SINDACATO MILITARE

di Presidente Assodipro*

La metamorfosi è un racconto lungo di Franz Kafka (1883-1924), scritto nel 1912 ma pubblicato nel 1915. Si tratta di uno dei testi più noti e famosi dello scrittore boemo in cui si descrivono le vicende di un uomo, Gregor Samsa, che una mattina si sveglia e scopre di aver assunto le fattezze di uno scarafaggio.

Abbiamo dovuto scomodare un grande scrittore quale Franz Kafka per descrivere l’assurdo comportamento di alcuni partiti e movimenti politici che siedono negli scranni parlamentari e che dovrebbero (usando appositamente il condizionale), legiferare a favore di cittadini e per il progresso e benessere dell’intera nazione.

Negli ultimi anni si è teso un filo sottile che unisce come non si era mai fatto prima nella storia repubblicana, le sorti di quei cittadini che sono così detti “dipendenti”, siano essi pubblici o privati.

Dipendenti non solo dal loro datore di lavoro, bensì dipendenti anche dalla sensibilità dei loro rappresentanti parlamentari, che ben si evidenziano nel legiferare per contrarre sempre più gli spazi di difesa e tutela dei propri diritti e interessi legittimi.

Si è iniziato con la scala mobile, poi la concertazione, poi l’abrogazione dell’art. 18 e infine comincia l’omologazione al ribasso di tutte quelle norme, che erano alla radice del concetto solidaristico repubblicano, ovvero la tutela della dignità di ogni cittadino.

Ormai si viaggia a due pesi e due misure; stipendi dirigenziali alle stelle e stipendi dei lavoratori subordinati alle stalle, in fondo si tratta solo di una vocale ma la differenza è abissale.

Per favorire questo processo di differenziazione di ordine sociale ed economico e quindi della qualità della vita, i partiti e movimenti politici si dilettano in proposte di legge così dette del “compromesso”, pur di varare una legge, si declina il termine diritto con quello di opportunità a favore del consenso della oligarchia dominante.

Mi vien da ridere se riascolto (anche incredulo) le parole che nuovi profeti della cittadinanza urlavano nelle piazze contro l’oligarchia della politica, che legiferava contro il cittadino a favore dei centri di potere.

Ed è bastata una buccia di banana per farli scivolare dentro la definizione più becera, che essi stessi urlavano contro altri….IL COMPROMESSO…

Fa un certo effetto sentire che una pessima legge sui sindacati per i militari, sia stata approvata per raggiungere un compromesso al ribasso; o questa (che non serve) o niente (che era la stessa identica cosa in sintesi).

L’Onorevole Corda fa tenerezza nelle sue esternazioni da rivoluzionaria bipolare, e si, bipolare alla stessa maniera della ex Ministra Pinotti.

All’opposizione rivoluzionaria e al governo reazionaria; esattamente due termini contrapposti.

Tralasciamo le posizioni di Fratelli d’Italia, la Lega, Forza Italia, che notoriamente sono stati sempre allergici ai diritti, privilegiando sempre la classe medio alta, quella che una volta veniva etichettata borghese e che oggi possiamo dire dirigenziale e l’assurdo sta nella stessa Corda che dichiarava il bisogno di tenere conto anche delle loro osservazioni in merito al riconoscimento di una cosa, che gli stessi non avrebbero mai voluto riconoscere.

E come sempre si è fatto nella storia repubblicana di questo paese, quando si deve arrivare ad una soluzione e si sta per approvarla, qualcuno si illumina d’immenso ma sono gli stessi compagni di partito (movimento), nel solito giochino di mischiare le carte e confondere le acque, che gliene dicono di cotte e di crude senza valutare se poi non avesse invece ragione.

E spunta un dissidente, che denuncia l’assurdità della legge sui sindacati militari e si scatena il finimondo….ma come, prima si ascoltano i dissidenti dei partiti opposti, poi non si ascoltano quelli dello stesso schieramento?

La nostra politica è malata di vittimismo, quando non sa prendere una decisione punta il dito contro l’altro.

In sintesi, se il Movimento 5 Stelle voleva veramente raggiungere l’obiettivo di far approvare una legge che tutelasse i diritti di tutti i militari italiani, non avrebbe dovuto accettare inquinamenti da parte di chicchessia, men che mai dall’opposizione.

Non siamo per nulla fiduciosi sull’esito di questo impasticciato iter legislativo sul diritto sindacale militare e come potremmo esserlo se chi dovrebbe tutelare i più deboli continua a preferire lo stretto connubio politica/potere.

Meglio un generale amico, che non si sa mai dovesse servire, magari per candidarlo o solo per avere quella ufficialità di facciata che consacri le giovani marmotte di un movimento in grandi statisti.

Ma la coerenza non è più un valore, quel che si dice adesso tra due minuti non vale più niente, quello in cui si crede vale solo per il momento che si dice, quello che si pensa è subordinato a quello che ci fa comodo.

E viene in mente una frase di Alberto Moravia…..“non rinnegare mai a te stesso ciò per cui hai combattuto. La sconfitta non rende ingiusta una causa.”

Come dire che la grande ingiustizia è rinnegare una giusta causa.

Giuseppe Pesciaioli*

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