IL SOCCORSO SANITARIO DI IERI E DI OGGI. CAMBIANO I MEZZI E LA FIGURA DEL SOCCORRITORE

Alfa Romeo F12 e A12

Un’icona questo mezzo, che viene subito in mente quando ricordiamo la Sanità militare, nel suo caratteristico colore verdone scuro interrotto dal logo della croce rossa posto ai lati.

Fu in servizio dal ’67 anno della sua produzione sino agli anni ’80 e alienato nelle caserme sino ai primi anni ’90, ed è curioso rammentare che F significava furgone mentre A autocarro, infatti il nostro Alfa Romeo fu prodotto anche in versione con cassone, mentre la versione furgonata e vetrata, era allestita come un piccolo minibus, anche se era l’F900 il deputato principalmente utilizzato a questo scopo.

Una piacevole linea tonda con cerchioni di chiaro stile Alfista e una personalità che lo distingueva dalla concorrenza. Un po’ muscoloso e più basso sull’anteriore dove era alloggiato il suo bialbero in alluminio Alfa, lo stesso della Giulia super 1.3.

La sua struttura in lamiera, abbastanza soggetta alla ruggine, era assemblata al telaio mantenendo longitudinale il motore e anteriore la trazione, una novità questa per un furgone.

Infatti l’interessante sistema di rinvii all’interno del cambio e l’adozione della trazione anteriore hanno fatto scuola con l’evoluzione dei veicoli furgonati italiani, basta ricordare il successivo Alfa Romeo AR 6, il Fiat Ducato marchiato Alfa Romeo, con motore trasversale per ottimizzare gli spazi ma sempre con trazione sull’avantreno.

Il legame tra L’Alfa, l’Anonima Lombarda Fabbrica Auto e le Forze Armate ha radici antiche che magari affronteremo, ricordiamo, solo per fare qualche nome, l’Alfa Romeo “6C 2500 Coloniale” del 1939 piuttosto che l’autocarro 800 RE.

Due i motori

Saliti a bordo del F12 ci colpisce l’inclinazione automobilistica del volante a tre razze Alfa e la strumentazione con la caratteristica forma a binocolo oltre ai comandi di frecce e luci identici a quelli dell’Alfa Sud; anche il blocchetto d’avviamento è rigorosamente posto sulla sinistra dello sterzo.

Mettendolo in moto, però, non si avverte la caratteristica sensazione trasmessa dal suono del bialbero Alfa 4 cilindri, infatti oltre ad un tubo di scarico diverso, l’F12 non ha i 78 cavalli della Giulia 1.3 ma è depotenziato a soli 52 cavalli con l’adozione di un carburatore monocorpo che riduce la sua velocità di punta a soli 115 km/h.

Forse ricorderete che la Giulia 1,3 raggiungeva i 155 Km/h e la versione TI i 164 km/h, un traguardo non indifferente in quel periodo che si replicò successivamente con il motore 1.3 boxer dell’Alfa33, con i suoi 172Km/h; insomma erano le milletrecento più veloci al mondo.

I consumi del F12 non erano il suo forte anche se fu progettato per essere abbinato ad un propulsore a benzina. Solo in un secondo momento fu dotato di un motore diesel aspirato Perkins Engines – oggi gruppo Caterpillar, da 1760 cc sempre a quattro cilindri e che erogava 50 cavalli, ma se a scendere erano i consumi a salire erano le vibrazioni. Lo stesso motore diesel fu assemblato sulla Giulia, ma non ebbe successo.

Ebro F-100, la versione spagnola

La collaborazione tra Italia e Spagna in campo automobilistico è storica, se ricordiamo l’evoluzione di Seat e Fiat, tuttavia anche Alfa Romeo concesse la licenza alla spagnola FADISA – Fabricacion de Automoviles Diesel- per la produzione dell’F12, rinominato e marchiato Ebro F100. Oggi Motor Ibérica SA è di maggioranza azionaria Nissan, ma il nome Ebro per i modelli assemblati in Spagna è ancora in uso.

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