Intervista Di Antonella Manotti all'on. Villecco Calipari relatrice delle proposte di legge sulla Riforma della Rappresentanza Militare .

On. Villecco Lei è relatrice in Commissione Difesa sui progetti di riforma della rappresentanza militare. In queste settimane si sono svolte diverse audizioni con i Cocer e Coir che hanno evidenziato una sostanziale richiesta di uno strumento di tutela maggiormente rappresentativo degli interessi collettivi del personale militare. Cocer Aeronautica, Guardia di finanza e la stragrande maggioranza dei Coir Gdf e Carabinieri, hanno rivendicato diritti associativi/sindacali. E comunque, come affermato dal Cocer della Guardia di Finanza non si accetteranno soluzioni al ribasso. Le attuali proposte di legge depositate in parlamento non contemplano però una apertura netta verso questa soluzione. 
Ci può dire, onorevole che impressioni ha tratto dalle audizioni e come pensa si potranno conciliare testi parlamentari ed esigenze manifestate dai rappresentanti del personale?
 
Prima di tutto ci tengo a sottolineare che per la prima volta in un ciclo di audizioni parlamentari vengono coinvolti anche i consigli intermedi e che nella storia delle audizioni in materia di rappresentanza militare ci si è sempre fermati ai Cocer. Il ciclo di audizioni non è ancora terminato e quindi credo sia ancora prematuro tirare le somme di un confronto che è cominciato solamente da poche settimane. Non voglio nascondermi dietro un dito poiché sono ben consapevole che la decisione di fondo riguarda l’essenza stessa dello strumento rappresentativo. Il dibattito tra sindacato o rappresentanza è nato il giorno prima della legge sui principi della disciplina militare. Quindi non è ne nuovo ne privo di riscontri. Trentacinque anni fa, relativamente ai corpi armati dello Stato, sono state avviate due esperienze. La prima sindacale, nel contesto di una smilitarizzazione dei corpi di polizia che adottarono un ordinamento civile. L’altra con la costituzione di organismi elettivi per esercito, marina, aeronautica, carabinieri e guardia di finanza. Ciascuno può giudicare i risultati di queste due esperienze. Mi limito a constatare che dal punto di vista del trattamento economico e dei contenuti giuridici del rapporto di impiego di questi due tipi di soggetti non c’è un solo istituto che l’uno possa rivendicare rispetto all’altro. E comunque rimango convinta che il binomio stato giuridico militare – rappresentanza elettiva e stato giuridico civile – rappresentanza sindacale rimanga collegato da un vincolo molto forte e a ricordarcelo c’è anche una sentenza della Corte Costituzionale.
E’ del tutto evidente, infatti, che in un quadro così complesso non aiutano ne i veti incrociati ne il muro contro muro. Sono convinta che il Parlamento saprà trovare la giusta soluzione. Ovvero? Una soluzione che dovrà essere giudicata da ciò che è più utile al Paese per garantire che i corpi armati dello Stato, qualunque sia il loro ordinamento, assolvano pianamente ai compiti delicati che l’ordinamento della Stato gli affida con ancor più trasparenza ed efficienza. Due obbiettivi che si possono raggiungere con un impegno diretto di ciascuno dei 500 mila operatori, uomini e donne, che vestono l’uniforme. La mia volontà in quanto relatrice del provvedimento è quella di riformare profondamente la rappresentanza spero che il mondo militare colga questa occasione e non si spacchi col rischio di fermare questo importante processo innovatore.

Lei sa certamente che a livello europeo il diritto associativo/sindacale è riconosciuto in molti paesi europei. Rammentiamo che il CONSIGLIO D’EUROPA con la Raccomandazione nr. 1742 (2006) “Diritti umani dei membri delle Forze Armate” (Testo approvato dall’Assemblea parlamentare in data 11 aprile 2006 (11° Seduta).) afferma tra l’altro che: “L'Assemblea chiede agli Stati membri di garantire una reale ed effettiva protezione dei diritti umani dei membri delle forze armate, e in particolare:autorizzare i membri delle forze armate ad aderire ad associazioni professionali rappresentative o sindacati con il diritto di negoziare le questioni connesse con la retribuzione e le condizioni di lavoro, e di istituire organi consultivi a tutti i livelli, coinvolgendo le suddette associazioni o sindacati, in rappresentanza di tutte le categorie di personale …” Tra l’altro, sono pendenti presso la Corte di Giustizia Europea due ricorsi che chiedono la libertà sindacale per i militari. In tale quadro, quali saranno gli approfondimenti dell’iter parlamentare, nel rispetto di una consolidata esperienza e legislazione europea che impone anche al nostro Paese un adeguamento della normativa in tema di Rappresentanza degli interessi collettivi dei cittadini militari? 

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Penso che il presidente del Consiglio Renzi abbia un merito indiscusso quello di aver ribaltato lo stereotipato paradigma: “Dobbiamo fare questo perché c’è lo chiede l’Europa” in “Dobbiamo fare quello che è più utile al nostro paese per restare con credibilità in Europa”. Nello specifico sono convinta che gli strumenti di tutela che il nostro Paese ha messo in piedi per garantire alla condizione militare i diritti fondamentali dei lavoratori e dei cittadini siano adeguati molto più di quello che è stato realizzato in altri paesi dietro la concessione di diritti associativi o sindacali. Se si è aperta una discussione parlamentare sulla riforma della rappresentanza militare vuol dire che sono stati riconosciuti i limiti funzionali che debbono essere assolutamente superati. Finché tali limiti non saranno superati con forte spirito innovativo è chiaro che rimane in campo l’ipotesi di sindacalizzazione. 
Il lusinghiero risultato elettorale ottenuto dal suo partito alle recenti elezioni europee e l’opportunità che si apre con il semestre europea a guida italiana, sarà utilizzato anche per una profonda opera di innovazione in istituzioni delicate come le Forze Armate e i Corpi di Polizia? L’importante risultato elettorale conseguito dal Partito Democratico alle elezioni europee dello scorso maggio e l’apertura a guida italiana del semestre europeo rappresentano una grande opportunità per il nostro Paese. E questo vale anche per le Forze Armate. E’ bene ricordare che in particolare per quanto riguarda le Forze Armate, la Commissione Difesa della Camera ha svolto nelle ultime due legislature due approfondite indagini conoscitive su aspetti centrali del funzionamento del nostro strumento militare. Mi riferisco all’indagine conoscitiva sul procurement militare svolta nella XVI legislatura e quella sui sistemi d’arma conclusasi lo scoro maggio 2014. Inoltre nella scorsa legislatura è stato approvato il disegno di legge delega per una profonda riorganizzazione e razionalizzazione dello strumento militare mentre lo scorso dicembre si è svolto il primo vertice europeo sulla difesa. Tutte queste iniziative stanno a dimostrare che non mancano certo le intenzioni riformatrici. Deve però essere chiaro a tutti che si può fare tanto o poco a seconda di quanto Europa riusciremo ad includere nel nostro percorso. Mi riferisco alle spese militari per l’esercizio e gli investimenti, a quelle per il reclutamento, il trattamento economico e lo stato giuridico del personale nei confronti del quale è necessario definire meglio i contenuti della “ specificità”. Ed è in questo contesto si sviluppa una forte iniziativa voluta dal Ministro della Difesa Pinotti e cioè la redazione di un Libro Bianco sulla sicurezza internazionale da sottoporre al Parlamento presumibilmente nel prossimo Gennaio 2015. Le linee guida, del libro bianco, sono state messe on-line a disposizione di tutti i cittadini. Si tratta di 90 principi o enunciati di carattere generale. Quelli relativi al personale militare, riportasti sotto la voce “il Fattore umano” individuati dal numero 65 al 72 rappresentano già un punto di partenza che potrà essere decisamente arricchito dal contributo dei cittadini. Il Parlamento potrà quindi pronunciarsi avendo a disposizione un materiale molto ampio tenendo presente la delicatezza della materia.  

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