italia: paese non normale che annienta e massacra coloro che la difendono indossando una divisa.

A cura di  Diego Spadafora. 
Non possiamo certo nascondere che il nostro paese è stato definito secondo diverse chiavi di lettura un paese non normale. Ovviamente la sua anormalità non è solo riconducibile alle anomalie istituzionali e normative che lo caratterizzano o all’incapacità della politica di riuscire ad attuare qualsiasi tipo di riforma, anche la più banale, si deve riconoscere che l’Italia, con la I maiuscola nonostante tutto riesce anche a distinguersi in positivo per l’arte, la cultura il made in italy. Il paese però è fermo, congelato anzì, tutto cambia vorticosamente come i governi, le mode le teorie economiche, i progetti, gli intenti e le iniziative ma, nulla cambia per davvero. Anche questi duri anni di crisi che hanno lasciato intere generazioni di giovani distrutte dal punto di vista lavorativo e senza un futuro, ridotto in fame intere famiglie, pensionati e milioni di italiani onesti, anni che hanno generato sfratti, drammi e morti non sono riusciti minimamente a scuotere ne il popolo che attende fiducioso il passaggio della tempesta ne tanto meno la politica che nelle sue elitarie alchimie annuncia ogni anno la fine del tunnel limitandosi a far cassa con le tasse degli onesti e a propinare ricette creative per cercare coperture e risorse inesistenti per il lavoro e lo stato sociale. italia paese non normale che è peggiorata in termini di uguaglianza e giustizia, di opportunità, paese e governi che in pochi anni, per far quadrare conti malandati a causa di anni di cattiva gestione, hanno imposto norme come la spending review, legge Fornero, blocco dei contratti e degli stipendi del pubblico impiego, che non hanno generato ricadute positive sul contenimento della spesa pubblica ma hanno solo inciso negativamente sui cittadini, sui dipendenti  e sui servizi erogati come scuola, sanità e sicurezza. Proprio il comparto sicurezza-difesa merita un approfondimento in quanto oltre all’applicazione dei tagli delle norme già citate, il personale in divisa si è trovato anche a subire un ingiusto e ed iniquo blocco stipendiale che oltre al contratto economico ha interrotto ogni altra tipologia di trattamento stipendiale correlato all’impiego, agli avanzamenti di carriera ai passaggi di ruolo generando uno stato di disallineamento senza precedenti tra il personale nonché il taciuto sovvertimento di ogni principio correlato all’organizzazione e alla gerarchia e il conseguente trattamento economico. Ma questo non basta, infatti nel nostro paese non normale, nonostante l’approvazione della legge 74/2011 per la corresponsione degli assegni perequativi per il personale delle Forze Armate e Forze di Polizia a seguito dell’iniquo blocco, tale norma ha trovato di fatto applicazione solo per l’anno 2011, parzialmente per il 2012 (46%) e praticamente sarà inapplicata per l’anno 2013 (16%), generando disagio e scoramento tra il personale in divisa che non vede riconosciuta in alcun modo la c.d. “specificità. Ma si può continuare, a breve troveranno attuazione i decreti discendenti della Legge 244/2011, la cd. Legge Di Paola, di fatto le forze armate saranno oggetto inoltre di una epocale riduzione delle risorse umane di oltre 40.000 unità e di buona parte delle strutture ordinative. Quali sono le anomalie ? Primo, è acclarato che i dati economici di riferimento del D.Lgs. sulla divisione delle spese di bilancio (25-50-25) sono falsati, secondo, i risparmi derivanti proprio dal taglio del personale, che non è ancora chiaro come avverrà, non rappresentano un economia per il bilancio pubblico ma solo lo spostamento delle risorse quantificate in oltre 1,2 miliardi di euro dal personale ai capitoli degli investimenti (industria), terzo un ex ammiraglio, ex capo di stato maggiore della difesa, pensionato d’oro ecc., ha ritenuto opportuno fare anche il ministro della difesa, ha fatto approvare una norma, che non era urgente il 31 dicembre con un governo decaduto e un parlamento in campagna elettorale, che sulla pelle dei militari sposta ingenti risorse alle industrie belliche di cui oggi guarda caso ne è diventato consulente e di cui forse domani ne diventerà presidente. In italia il conflitto d’interesse viene invocato per qualcuno ma per molti altri no…. CONTINUA IN LEGGI TUTTO
Possiamo continuare con le anomalie che riguardano l’applicazione delle leggi italiane ancora contro le donne gli uomini in divisa. Risulta evidente che mentre la legge 74/2011 che riguardava in parte il riconoscimento di un grave ed eccessivo errore fatto a danno del personale del comparto, non trova applicazione, l’attuazione dell’art. 9 comma 21 della Legge 78/2010, in merito al blocco amministrativo delle progressioni di carriera, su cui sono state emanate diverse sentenze di TAR che hanno accolto favorevolmente i ricorsi presentati, offre una chiara situazione di faziosità e tutela di una casta grazie alla sentenza 223/2012 che la Corte Costituzionale ha emanato riconoscendo l’esclusione dell’applicazione di alcuni alinea del comma sopra richiamato per il solo personale della magistratura. Dulcis in fundo, è notizia fresca che il personale della scuola, ossia più di un milione di dipendenti pubblici, in barba alla norma di cui sopra si è visto retribuito gli scatti di anzianità per tutto il triennio del blocco e, che forse qualcuno se ne accorto (MEF) e, pertanto, stava procedendo con la restituzione delle somme. Poco dopo il loro ministro ha assicurato che tutto resta così com’è. Risultato, se si escludono gli insegnanti e il comparto scuola, il personale della magistratura, l’art. 9 comma 21 definito incostituzionale dalla stessa corte ma solo per qualcuno, ha trovato applicazione alla fine solo per chi doveva essere tutelato ossia militari, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, finanzieri, guardie forestali ecc. Grazie italia non normale, e poi cerchiamo di capire perché gli agenti si tolgono il casco nelle manifestazioni o perché sergenti e brigadieri stazionano davanti al parlamento per dei lunghi caffè? Ci si domanda perchè le rappresentanze militari e i sindacati allo strenuo della sopportazione, della pazienza per non riuscire ad avere alcuna considerazione o un dialogo con interlocutori che tutto sono e tutto fanno tranne che occuparsi seriamente del comparto e del personale che lo compongono, appoggiano e sostengono le manifestazioni legittime di dissenso per esprimere il profondo stato di disagio sofferto dal personale? Sinceramente questa italia non normale che non funziona, che spreca risorse, questo paese vecchio bloccato da rendite di posizione, dagli interessi di parte, dal cinismo di chi ha fatto della politica un fatto di potere privato, l’italia dei veti sindacali, di una classe dirigente, di boiardi di stato tecnici prima e politici poi da rottamare veramente e non solo a parole, deve cambiare. Il paese non è cambiato con il “cavaliere”, non è cambiato con il “mortadella”, non è cambiato con il “professore bancario” e non cambierà ne con il crociato “enfant prodige” ne con il “satirico incantore della rete”. Però questo paese deve cambiare per ridare quel futuro rubato alle prossime generazioni che come qualcuno recentemente ha voluto rappresentare in un film con un:“ci siamo giocati il futuro dei nostri figli. E adesso godiamoci il bottino”. Per puro caso ho avuto la possibilità di imbattermi in un vecchio articolo del sole 24 ore del 2008 che parlava della rivoluzione dei garofani o dei capitani avvenuta in Portogallo agli inizi degli anni ’70 e sono rimasto impressionato dalla sua trasposizione quanto mai attuale soprattutto per le coincidenze delle contingenze economiche e sociali. Ritengo che riportare alcuni dei passaggi e concetti che possono offrire una possibilità di riflessione per tutti: “Nonostante i tanti fermenti che scuotevano la società, il regime deteneva ancora saldamente il monopolio dell’uso della forza e fino a che poteva disporre di un esercito fedele difficilmente sarebbe stato possibile in Portogallo un cambio della guardia.” “Il 9 settembre del 1973 a Evora le due vertenti, quella più propriamente sindacale di protesta contro il governo, e quella politica contro la guerra, si riunirono in un unico movimento: nasceva il Movimento das forças armadas. Nel dicembre successivo i capitani optarono per la strategia rivoluzionaria, capirono cioè che dovevano essere loro, in quanto forza armata organizzata, a portare la responsabilità di democratizzare il paese. Nel marzo del 1974 i capitani stilarono un documento programmatico nel quale ribadivano la volontà, una volta abbattuto il regime, di abbandonare la piazza e di tornare nelle caserme, sempre vigili però sul processo di ritorno alla democrazia del paese.Il giorno stabilito per la rivoluzione sarebbe stato il 25 di aprileIl Portogallo del 1974 è uno spazio dimenticato ed il paese più povero dell'Europa occidentale, politicamente “vecchio”, economicamente arretrato, è afflitto dalla lunga e costosa guerra d'Africa. I segnali che la dittatura di Marcelo Caetano, erede di Salazar, sia vicino al capolinea sono forti. Si muovono i capitani, i garofani, una canzone e un libro sono tre motivi significativi della rivolta militare contro Caetano.. Nella notte fra il 24 e il 25 aprile, usando come segno di riconoscimento fra i vari reparti la canzone “Grandola, Vila Morena”, i soldati, guidati da ufficiali subalterni, prevalentemente capitani, prendono Lisbona. Infilati nelle canne dei fucili portano dei garofani rossi, simbolo del socialismo. L’obiettivo è la democrazia. Oggi il 25 aprile è festa nazionale portoghese, con manifestazioni in celebrazione delle libertà civili e dei diritti politici ottenuti dopo la rivoluzione.     
Cameri 08 gennaio 2014         Diego Spadafora

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