A cura di Assodipro Roma
ONU che abbaia non morde ? Missioni che hanno solo costi e che aumentano solo il reddito mensile di chi le fa ? L’ONU che decide e poi non è in grado di attuare, combattere e supportare gli uomini impegnati ? Tante domande vengono in mente leggendo di caschi blu sequestrati e caschi blu che fanno una “ grande fuga “ dopo essere stati attaccati da ribelli filo al-Qaeda. La vergogna di SREBRENICA non và dimenticata e non sembra aver insegnato nulla a vertici politici e militari. Politica incapace di capire, programmare e analizzare . Politica incapace che quando interviene militarmente, per il trionfo e gli affari delle lobby petrolifere e delle armi, lascia macerie di stati disintegrati ed effetti devastanti che sono sotto gli occhi di tutti, citiamo solo Iraq, Libia e Siria. Siria.
La grande fuga dei caschi blu filippini: “Scappati di notte dopo 7 ore di scontro a fuoco”. Tratto da Repubblica.it MANILA – “Sono scappati nella notte, sotto la copertura delle tenebre, e ora sono al sicuro. L'esercito di Manila parla di “grande fuga”, i generali sono sollevati, soddisfatti, “i nostri soldati sono salvi”, hanno detto dopo aver passato due notti a monitorare la battaglia delle loro forze di pace, contro i ribelli nel Golan. I quaranta caschi blu filippini dell'Undof erano circondati dal Fronte Nusra, insortilegati ad al-Qaeda e prima di riuscire a mettersi in salvo, hanno resistito al fuoco per sette ore sulle alture della zona monitorata dall'Onu, dove si trovavano per mantenere la pace. Sono stati attaccati per non essersi arresi, sono fuggiti quando avevano finito le munizioni. Ora nelle mani degli insorti restano ancora 44soldati delle Fiji.
“Potremmo chiamarla la grande fuga”, ha detto il capo militare filippino Gen.Gregorio Pio Catapang. Le forze di pace sono rimaste intrappolate quando iribelli siriani hanno superato i confini protetti della zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite. Hanno preso i 44 soldati delle Fiji e chiesto minacciando con le armi la resa dei loro colleghi filippini. Gli scontri sono cominciati dopo il loro rifiuto. Ieri un primo gruppo di 35 peacekeeper era stato messo in salvo da forze irlandesi dell'Onu intervenute a bordo di veicoli blindati. Gli altri 40 caschi blu filippini però erano rimasti bloccati, accerchiati a Rwihana – il secondoaccampamento dell'Undof -, circondati da più di 100 uomini armati, ribelli con iloro camion, che hanno iniziato a sparare colpi di mortaio. I filippini hanno risposto al fuoco “per legittima difesa”, hanno spiegato da Manila. Appena è calata la notte i 40 filippini sono fuggiti con le loro armi, viaggiando attraverso le colline al freddo per quasi due ore, prima di incontrarsi con altre forze delle Nazioni Unite, che li hanno scortati in un luogo al sicuro. “Avrebbero potuto essere massacrati perché stavano esaurendo le munizioni”, ha detto il segretario alla difesa Voltaire Gazmin, “così abbiamo discusso con loro la possibilità di fuga“. Il Fronte Nusra, affiliato di al-Qaeda ha postato una dichiarazione sul suo account Twitter prendendosi la responsabilità del sequestro dei soldati delle Fiji: “Sono in un luogo sicuro e in buona salute”. Come prova il Fronte ha pubblicato una foto dei prigionieri nelle loro uniformimilitari. I sequestri sarebbero avvenuti per contrastare l'Onu che “ignora ilquotidiano spargimento di sangue dei musulmani” in Siria “e per la collusione con l'esercito del presidente siriano Bashar al-Assad” di cui facilitano l'attività”attraverso la zona cuscinetto nel Golan”.
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e il Consiglio di sicurezza hanno condannato l'attacco di sabato sulle posizioni di forze di pace. Il Fronte Nusra ha recentemente sequestrato ostaggi da scambiare per i prigionieri detenuti in Siriae Libano”.
“Potremmo chiamarla la grande fuga”, ha detto il capo militare filippino Gen.Gregorio Pio Catapang. Le forze di pace sono rimaste intrappolate quando iribelli siriani hanno superato i confini protetti della zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite. Hanno preso i 44 soldati delle Fiji e chiesto minacciando con le armi la resa dei loro colleghi filippini. Gli scontri sono cominciati dopo il loro rifiuto. Ieri un primo gruppo di 35 peacekeeper era stato messo in salvo da forze irlandesi dell'Onu intervenute a bordo di veicoli blindati. Gli altri 40 caschi blu filippini però erano rimasti bloccati, accerchiati a Rwihana – il secondoaccampamento dell'Undof -, circondati da più di 100 uomini armati, ribelli con iloro camion, che hanno iniziato a sparare colpi di mortaio. I filippini hanno risposto al fuoco “per legittima difesa”, hanno spiegato da Manila. Appena è calata la notte i 40 filippini sono fuggiti con le loro armi, viaggiando attraverso le colline al freddo per quasi due ore, prima di incontrarsi con altre forze delle Nazioni Unite, che li hanno scortati in un luogo al sicuro. “Avrebbero potuto essere massacrati perché stavano esaurendo le munizioni”, ha detto il segretario alla difesa Voltaire Gazmin, “così abbiamo discusso con loro la possibilità di fuga“. Il Fronte Nusra, affiliato di al-Qaeda ha postato una dichiarazione sul suo account Twitter prendendosi la responsabilità del sequestro dei soldati delle Fiji: “Sono in un luogo sicuro e in buona salute”. Come prova il Fronte ha pubblicato una foto dei prigionieri nelle loro uniformimilitari. I sequestri sarebbero avvenuti per contrastare l'Onu che “ignora ilquotidiano spargimento di sangue dei musulmani” in Siria “e per la collusione con l'esercito del presidente siriano Bashar al-Assad” di cui facilitano l'attività”attraverso la zona cuscinetto nel Golan”.
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon e il Consiglio di sicurezza hanno condannato l'attacco di sabato sulle posizioni di forze di pace. Il Fronte Nusra ha recentemente sequestrato ostaggi da scambiare per i prigionieri detenuti in Siriae Libano”.
Come Assodipro ricordiamo, con una breve sintesi quanto accaduto a SREBRENICA : Nel quarto punto della risoluzione 819 del 16 aprile l'Onu decide di incrementare la propria presenza nella città di Srebrenica e nelle zone limitrofe; successivamente, il 6 maggio con la risoluzione 824, istituì come zone protette le città di Sarajevo, Tuzla, Zepa, Goražde, Bihaće Srebrenica; inoltre, con la risoluzione 836, dichiarò che gli aiuti umanitari e la difesa delle zone protette sarebbero stati da garantire anche all'occorrenza con uso della forza, utilizzando soldati della Forza di protezione delle Nazioni Unite, i cosiddetti Caschi blu. 16 Luglio 2014 – L'AJA – Dopo essere stato il primo Stato riconosciuto responsabile delle azioni compiute dai propri soldati sotto mandato Onu, l'Olanda viene adesso considerata complice nella scrittura della pagina più tragica della storia d'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale: l'eccidio di Srebrenica…… CONTINUA IN LEGGI TUTTO
16 Luglio 2014 – L'AJA – Dopo essere stato il primo Stato riconosciuto responsabile delle azioni compiute dai propri soldati sotto mandato Onu, l'Olanda viene adesso considerata complice nella scrittura della pagina più tragica della storia d'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale: l'eccidio di Srebrenica. Perché i caschi blu olandesi avrebbero dovuto proteggere i 300 uomini, bosniaci di fede musulmana, che si erano rifugiati nella loro base mentre i serbo-bosniaci del macellaio Mladic da ore procedevano al massacro. E invece li fecero uscire dal loro compound, consegnandoli ai carnefici. Per questo, un tribunale dell'Aja, a cui si erano rivolti i parenti delle vittime, ha ritenuto lo Stato “civilmente responsabile” per la morte di quegli uomini in Bosnia durante la guerra nella ex Jugoslavia. “Lo Stato olandese – delibera il Tribunale – è responsabile per le perdite subite dai parenti degli uomini deportati dai serbo-bosniaci dal compound del battaglione olandese Dutchbat a Potocari (periferia di Srebrenica, ndr) nel pomeriggio del 13 luglio 1995″. in quel terribile giorno, l'enclave musulmana di Srebrenica, sotto protezione Onu, era da poco stata presa dalle forze serbo-bosniache al comando del generale Ratko Mladic. Ed era iniziata la mattanza. Circa 8mila bosniaci musulmani di sesso maschile, adulti e ragazzi, furono passati per le armi e gettati in fosse comuni, in quello che è considerato il peggiore massacro avvenuto in terra europea dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Poco equipaggiati e meno numerosi, i caschi blu olandesi del battaglione Dutchbat, asserragliati nella loro base assieme a circa 5mila musulmani di Bosnia dei villaggi circostanti, soprattutto donne, non avevano opposto resistenza alla deportazione di 300 uomini che avevano cercato scampo nella protezione dei soldati con le insegne dell'Onu e si erano invece visti consegnare agli emissari di Mladic. La cosiddetta zona protetta di Srebrenica fu delimitata dopo un'offensiva serba del 1993 che obbligò le forze bosniache ad una demilitarizzazione sotto controllo dell'ONU. Le delimitazioni delle zone protette furono stabilite a tutela e difesa della popolazione civile bosniaca, quasi completamente musulmana, costretta a fuggire dal circostante territorio, ormai occupato dall'esercito serbo-bosniaco. Decine di migliaia di profughi vi cercarono rifugio. Verso il 9 luglio 1995, la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante furono attaccati dall'armata serbo-bosniaca. Dopo un'offensiva durata alcuni giorni, l'11 luglio l'esercito serbo-bosniaco riuscì ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica .
Poco equipaggiati e meno numerosi, i caschi blu olandesi del battaglione Dutchbat, asserragliati nella loro base assieme a circa 5mila musulmani di Bosnia dei villaggi circostanti, soprattutto donne, non avevano opposto resistenza alla deportazione di 300 uomini che avevano cercato scampo nella protezione dei soldati con le insegne dell'Onu e si erano invece visti consegnare agli emissari di Mladic. La cosiddetta zona protetta di Srebrenica fu delimitata dopo un'offensiva serba del 1993 che obbligò le forze bosniache ad una demilitarizzazione sotto controllo dell'ONU. Le delimitazioni delle zone protette furono stabilite a tutela e difesa della popolazione civile bosniaca, quasi completamente musulmana, costretta a fuggire dal circostante territorio, ormai occupato dall'esercito serbo-bosniaco. Decine di migliaia di profughi vi cercarono rifugio. Verso il 9 luglio 1995, la zona protetta di Srebrenica e il territorio circostante furono attaccati dall'armata serbo-bosniaca. Dopo un'offensiva durata alcuni giorni, l'11 luglio l'esercito serbo-bosniaco riuscì ad entrare definitivamente nella città di Srebrenica .

