Le Truppe sono in fermento, insoddisfatte e alla fame e il Governo fa spallucce mentre Mauro si fa il Partito ed i generali rincorrono le maxi indennità.

A cura di Assodipro
Come abbiamo scritto in articoli precedenti sul nostro sito, informando liberamente e puntualmente, senza veline o bollettini di vertice trasmessi a SITI internet e pubblicati dagli stessi SITI che si spacciano per siti militari mentre sono S.r.l. o propaggini dei siti istituzionali, Il fermento documentato nelle forze armate rimane e resta, per ora, inascoltato. Circa due mesi fa in commissione difesa in una pseudo audizione ( 5 CoCeR furono auditi alla presenza di un solo senatore (!) ) I Rappresentanti dei militari si espressero chiaramente affermando, tra l’altro e riguardo alle critiche verso i tagli al personale ed i blocchi stipendiali, che “ I militari sono già scesi in piazza in precedenti occasioni e potrebbe accadere ancora “. Non meno dure sono le critiche espresse in un documento di pochi giorni fà del CoCeR Interforze; anche queste senza esito / risultati dove si chiedeva anche un sistema di Rappresentanza di tipo Associativo/Sindacale autonomo e svincolato dal “ Sistema Sindacato Giallo attuale”. Coerenza e logica impone che  gli organi di Rappresentanza non lascino le loro dichiarazioni solo sulla carta deludendo totalmente le migliaia di militari “ rappresentati “;  osserveremo attentamente se e quali sviluppi ci saranno nei prossimi giorni.   
Antonio Rossi su – notizia giornale – in un articolo intitolato “La truppe sono alla fame e il Governo fa spallucce” scrive : “  Le truppe sono alla fame e il Governo fa spallucce, Nel settore sicurezza manca anche il minimo. Scontro col ministro Mauro . Se i generali si arrabbiano e ricorrono alle carte bollate per avere indennità maxi ( nota assodipro: il riferimento è ad alcuni  generali che hanno ricorso al TAR per il riconoscimento di una speciale indennità maxi-superbonus) , le truppe sono prive anche delle retribuzioni mini. Sottufficiali e soldati sono alla fame. E i rapporti tra le rappresentanze delle forze armate e il ministro difesa Mario MAURO sono sempre più tesi. Tanto i militari quanto in generale il comparto sicurezza è da anni in affanno, con stipendi medi che si aggirano sui 1.300 euro, Altro che maxi emolumenti. Quanti ogni giorno rischiano la pelle a difesa dei cittadini, in patria o nelle missioni di pace all`estero, non riescono neppure ad arrivare alla fine del mese e il futuro, quello in cui dovrebbero andare in pensione è ancora più nero. Non si contano più le proteste. dei sindacati e dei consigli centrali di rappresentanza, i cosiddetti Cocer. Gli stipendi sono stati bloccati per cinque anni e, mentre ad esempio per gli insegnanti il Governo una soluzione l`ha trovata, gli appelli di chi indossa una divisa sono caduti sinora nel vuoto. Bloccata anche la progressione economica, assegni funzionali e indennità, che dava un po` di ossigeno alle truppe e rappresentava un piccolo incentivo. Ma c`è di più. Senza risolvere il problema delle truppe rimaste con la pancia vuota e senza speranze, è in atto la cosi detta Revisione dello Strumento Militare. Una piccola rivoluzione, che dovrebbe tradursi in una serie di tagli per ridimensionare il numero degli effettivi e in maggiori costi per investimenti. Poi c’è il cosi detto Riordino delle Carriere, Un provvedimento  che non va proprio giù ai militari, “In questo Paese – hanno di recente sostenuto i rappresentanti dei finanzieri – chi lavora in silenzio, con responsabilità, rispettando le regole, è sempre sistematicamente fregato”. Il Cocer, scrivendo al ministro  Mauro per contestare il provvedimento così come è stato approntato, è stato ancor più diretto, definendo il testo sul riordino delle carriere irricevibile. Il consiglio di rappresentanza dei militari ha poi specificato che, per tornare a discutere sul tema, è indispensabile risolvere subito il problema degli stipendi per i militari, facendo arrivare loro un minimo di sostegno, ed eliminare il blocco degli stipendi, che da norma transitoria, finalizzata a risolvere problemi contingenti di crisi, nel comparto difesa sta diventando un taglio definitivo. Va bene insomma fare sacrifici e tirare la cinghia, ma a farli non possono essere sempre e solo i servitori dello Stato. A forza di tirare la cintura quanti indossano la divisa sono ormai arrivati all`ultimo buco e loro non ce la fanno davvero più”.
NASCE IL PARTITO “POPOLARI ITALIANI” DI MARIO MAURO
28 Gennaio . Con il Ministro della Difesa anche l’associazione PPIE Popolari Italiani per l’Europa. Si è appena conclusa presso Palazzo Santa Chiara a Roma la conferenza stampa del Ministro della Difesa Mario Mauro per l’ufficializzazione del nuovo partito “POPOLARI ITALIANI”. Presenti, oltre all’Europarlamentare On Potito Salatto Vice-Presidente della Delegazione Popolari per l’Europa, anch’esso firmatario del neonato partito, gli onorevoli Olivero, Marazziti, Gargani e Giro, nonché una folta delegazione dell’Associazione PPIE Popolari Italiani per l’Europa che nei mesi scorsi si sono dedicati alla nascita del nuovo partito. “Saremo un tassello fondamentale per la crescita dei “Popolari Italiani” afferma Renata Jannuzzi coordinatrice PPIE del Lazio che sottolinea “dobbiamo ripartire dai territori e sono mesi che stiamo lavorando affinché i cittadini comprendano che il nostro obiettivo è quello di stare tra e con la gente, miriamo a riportare le persone a credere nella politica e soprattutto a far capire loro che l’unica strada è quella del Partito Popolare Europeo sconfiggendo in questo modo l’anti europeismo a cui stiamo assistendo da parte del Movimento 5 Stelle e di Berlusconi” la Jannuzzi prosegue “Credo che oggi insieme al Ministro Mauro possiamo parlare di cambiamento e noi come Popolari Italiani per l’Europa siamo pronti ad intraprendere questo cammino insieme”. Il Ministro Mauro nel corso della conferenza stampa ha dichiarato: “Il nostro è un cantiere aperto a forze, movimenti ed associazioni che si riconoscono nella visione popolare, essere popolari è una battaglia verso la libertà, soprattutto verso la libertà di educazione e di fare impresa per incidere sulla crisi che stiamo vivendo perché ancor prima di essere economica la nostra è una crisi di valori”.

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