28 maggio 2013 Mario Mauro, ministro della Difesa, ospite a “La Telefonata” di Maurizio Belpietro,(Parlando dell’incidente avvenuto il 27 maggio, un'esplosione in cui sono rimasti feriti due militari italiani nell'area di Farah) in merito alla missione italiana in Afghanistan, ha spiegato: “Oggi ci sono meno soldati di qualche tempo fa e in prospettiva da qui alla fine del 2014 ci saranno 1.800 militari. Garantire la pace significa assumersi delle responsabilita'. Il nostro compito non e' piu', come qualche mese fa, di forte presenza sul terreno, ma soprattutto di addestramento e sostegno dei militari afgani“. “La missione Isaf e' garantita fino alla fine del 2014 – ha aggiunto – ma nel rapporto con le autorita' afghane avremo chiaro quanto saranno in grado di garantire la sicurezza. Nessuno vuole un ritorno al Medioevo buio dei talebani in Afghanistan, quindi dobbiamo essere consapevoli che lo sforzo si incentri sul fatto che le autorita' siano in grado di affermare la sovranita' del popolo”. Il ministro ha quindi sottolineato come “intorno ai nostri militari c'e' grande consenso” e “il tema del costo delle missioni all'estero passa da un giudizio di valore. E' un onere per affermare l'esigenza di un valore piu' grande che e' la pace che assicura sviluppo e liberta'. Questa non e' gratis e dobbiamo essere disposti a pagare un prezzo“.
Roma, 9 giu 2013 – ''La gestione di certe situazioni spetta alla comunità internazionale se si vuole che il nostro tempo si cibi di pace e non di conflitti. Questo ci espone a delle scelte e le scelte hanno un prezzo, perchè la pace e la libertà non sono gratis''. Così, in due interviste a Stampa e Messaggero, il ministro della Difesa Mario Mauro, che sottolinea come ''alla fine del 2014 finirà la missione antiterrorismo e inizierà quella per la formazione delle truppe afgane''. Sull'attentato, ''è stato detto che a buttare la bomba sia stato un bambino'', ma ''questa è propaganda taleban'', afferma Mauro. ''Abbiamo elementi che fanno pensare a una cosa bene organizzata con una macchina che avrebbe rallentato il nostro mezzo in prossimità di un bazar affollato. Una persona adulta ha buttato l'ordigno ed è scappata''. Parlando della missione, ''sono gli afghani stessi a ritenere utile la collaborazione degli italiani perchè ha consentito loro di valorizzare i diritti delle donne in una società segnata da violenza e dal dominio dei taleban'', osserva Mauro. ''In secondo luogo l'Afghanistan è il classico teatro che incide sulla nostra vita di tutti i giorni: è il crocevia del fenomeno terrorismo fondamentalista capace di scatenare su scala planetaria un conflitto. In terzo luogo – conclude – è offensivo vanificare il ruolo e il sacrificio dei nostri uomini a un passo dalla fine della missione internazionale''. (ANSA)

