RISOLUZIONE SULLA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI E DELLE LIBERTA’ FONDAMENTALI DEL PERSONALE DELLE FORZE ARMATE

1. Considerando che nel 1994 i paesi aderenti all’OSCE hanno adottato
il Codice di condotta sugli aspetti della sicurezza politica, dal quale
hanno tratto spunto l’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i
diritti umani (ODIHR) e il Centro per il controllo democratico delle
forze armate di Ginevra (DCAF) per la realizzazione del Questionario per
i diritti umani del personale delle forze armate negli Stati aderenti
all'OSCE;
2. Ricordando che lo scopo che perseguiva l’ODIHR – DCAF era di
raccogliere informazioni sulle politiche dei paesi membri dell’OSCE in
tema di diritti umani e libertà fondamentali del personale delle forze
armate;
3. Constatando che in esito a tale iniziativa risposte esaurienti sono
state ricevute da 35 paesi membri dell’Osce, mentre altri paesi membri
dell’Osce, tra i quali Liechtenstein (senza forze armate regolari),
Tagikistan, e la Santa Sede (senza forze armate regolari) hanno inviato
una nota verbale;
4. Constatando che i seguenti paesi membri dell’Osce non hanno
risposto al questionario: Albania, Andorra (senza forze armate
regolari), Armenia, Cipro, Grecia, Ungheria, Islanda (senza regolare
forze armate), Italia, Kazakistan, Kirghizistan, l'ex Repubblica
iugoslava di Macedonia, Moldavia, Monaco (guardia di palazzo con
funzione cerimoniale), Paesi Bassi, Romania, San Marino (senza forze
armate regolari), Turkmenistan e Uzbekistan;
5. Ricordando la collaborazione degli stati membri dell’Osce che hanno
risposto e acconsentito alla redazione del Manuale per i diritti umani e
delle libertà fondamentali del personale delle forze armate, il cui
scopo non è finalizzato a stabilire nuove norme, ma a contribuire
all'effettiva attuazione delle norme esistenti, presentando una serie di
modelli e metodologie adottati in ambito OSCE, a dimostrazione di come
strutture militari possano rispettare con successo i diritti umani e le
libertà fondamentali;
6. Considerando che tale manuale è alla base della recente
Raccomandazione CM / Rec (2010) 4 del Comitato dei Ministri del
Consiglio d’Europa in materia di diritti umani dei membri delle forze
armate e che la raccomandazione è stata adottata dal Comitato dei
Ministri il 24 febbraio 2010 in occasione della Riunione 1077 dei
Ministri sul tema del godimento dei diritti umani e delle libertà
fondamentali da parte dei membri delle forze armate nel contesto del
loro lavoro e servizio;
7. Ricordando che tra questi diritti ci sono, quelli elencati: il
diritto alla vita, a non essere sottoposti a tortura o trattamenti
inumani o degradanti, a non essere utilizzati per il lavoro forzato o
obbligatorio, il diritto a un processo equo, alla privacy, alla libertà
di pensiero, di coscienza e di religione, alla libertà di espressione,
alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di associazione, al
diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni, alla tutela della
salute e alla sicurezza sul luogo di lavoro, alla tutela dei minori di
18 anni arruolati e ad avere un organismo indipendente presso il quale
possano presentare una denuncia per il rispetto dei loro diritti umani;
8. Ritenendo che gli stati membri dell’Osce che non solo non hanno
considerato utile fornire il proprio contributo rispondendo al
questionario, abbiano deciso di non dare ampia divulgazione al manuale
traducendolo e rendendolo facilmente fruibile dal proprio personale
militare, dimostrino in tal modo, quantomeno, una scarsa sensibilità
verso queste problematiche;
9. Considerando che tra questi paesi suddetti ci sono, anche paesi
membri dell’UE e che ciò sia un segnale particolarmente grave, poiché si
tratta di paesi impegnati in vari scenari internazionali di
peacekeeping, al cui personale militare ivi impiegato si chiede di
svolgere un ruolo attivo nell’indurre nelle popolazioni locali il
rispetto di principi fondanti quali i diritti umani e le libertà
fondamentali, oltre che della democrazia;
10. Considerando che in alcuni paesi membri dell’Osce, non è rispettato
il diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà di
associazione con dei militari, argomentando tale diniego col fatto che
l'azione di tutela collettiva esercitata da una o più associazioni
pregiudicherebbe la disciplina militare e, di conseguenza, l'efficacia
operativa della sicurezza nazionale;
11. Considerando che le uniche accortezze necessarie a evitare quanto
temuto da questi paesi, è che l’adesione agli organismi di
rappresentanza sia limitata ai membri delle forze armate e non sia
legata alle altre organizzazioni sindacali civili, in modo da evitare
qualsiasi influenza esterna ed, inoltre, che non siano ammessi scioperi
o altre forme di azione sindacale che potrebbe potenzialmente
interrompere l'efficacia operativa o minacciare la sicurezza nazionale.

L’Assemblea parlamentare dell’OSCE:

12. Chiede ai governi degli Stati partecipanti, con particolare
riferimento per quelli che non hanno ritenuto opportuno rispondere al
questionario, di impegnarsi per la divulgazione capillare della
conoscenza dei diritti umani e delle libertà fondamentali tra i membri
delle forze armate, gli addetti del settore, le organizzazioni e i
componenti delle istituzioni politiche, anche riguardo a come siano
riconosciute al di fuori dei rispettivi confini nazionali. Nello
specifico, ciò può avvenire attraverso la traduzione e la divulgazione
del Manuale per i diritti umani e delle libertà fondamentali del
personale delle forze armate;
13. Chiama gli Stati partecipanti, con particolare riferimento a quelli
che non hanno ritenuto opportuno rispondere al questionario, ad
impegnarsi nell’intervenire nell’ordinamento nazionale al fine di
garantire un più ampio spettro di tutele e garanzie al personale delle
forze armate, in un’ottica d’implementazione degli standard necessari al
conseguimento di un vero esercito europeo e transnazionale, i cui
componenti possano riconoscersi in un’univocità di regole e diritti.

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