Questi due anni di investigazioni a tutto campo hanno consentito di fare finalmente piena luce sugli otto meccanismi procedurali e organizzativi che oggettivamente convergono nel produrre il duplice effetto di offuscare i rischi incombenti su militari e cittadini e nel contempo di arginare le responsabilità dei reali detentori del potere: 1) datori di lavoro sprovvisti di autonomi poteri decisionali e di spesa; 2) ispettori “domestici”: nei luoghi di lavoro delle Forze armate, la vigilanza sulla applicazione della legislazione in materia di salute e sicurezza è svolta esclusivamente dai servizi sanitari e tecnici istituiti presso la predetta amministrazioni. La loro azione si è dimostrata insufficiente; 3) DVR e DUVRI omessi o inadeguati: la diffusa inosservanza degli obblighi inerenti alla valutazione dei rischi risulta perfettamente funzionale a una strategia di sistematica sottostima, quando non di occultamento, dei rischi e delle responsabilità effettive. Una conferma si trae dall’esame dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Comandante del Comitato Operativo Interforze, irremovibile in data 23 febbraio 2017 nel dichiarare che nei teatri operativi all’estero non sarebbe doverosa una stretta osservanza dell’obbligo di valutazione dei rischi; 4) Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e Medici competenti (MC) tra inerzie e note di linguaggio. In alcuni siti, RSPP e/o MC sono risultati addirittura assenti. Inoltre RSPP esaminati dalla Commissione hanno palesato seri limiti nello svolgimento della propria attività. Utile è prendere in considerazione le dichiarazioni dell’RSPP di Capo Teulada: “Ho appreso oggi che esistono altre tipologie di rischio, come quello delle nanoparticelle”; 5) RLS nominati dal datore di lavoro; 6) la crisi del CISAM e del CETLI: nel corso dell’inchiesta, il CISAM ha dichiarato la propria incapacità operativa a provvedere a una completa caratterizzazione radiometrica. Anche gli accertamenti sulle attività svolte dal CETLI NBC in merito a fattori di rischio chimici e biologici hanno evidenziato diverse criticità. Già nell’esame testimoniale dell’8 marzo 2017, il Direttore interinale del Centro Tecnico Logistico Interforze NBC aveva affermato che “l’ente non è in grado di effettuare analisi su particolato aerodisperso e nanoparticolato”; 7) un Osservatorio epidemiologico della difesa scientificamente non accettabile. La Commissione ha chiesto all’Ispettore Generale della Sanità Militare Gen. Enrico Tomao se gli sembrasse scientificamente accettabile che una struttura chiamata Osservatorio epidemiologico della Difesa si fermasse alla raccolta e alla valutazione dei casi relativi ai militari in servizio. La risposta è stata “no”. La sottostima dei casi induce a ritenere efficienti i sistemi di prevenzione in atto e a non stimolarne una revisione critica; 8) sanzioni pagate dallo Stato. Gli importi dei pagamenti delle sanzioni amministrative eventualmente irrogate al personale militare e civile dell’Amministrazione della difesa per violazioni commesse presso organismi militari sono imputate, in via transitoria, sul pertinente capitolo dello stato di previsione della spesa del Ministero della Difesa, fatta salva ogni rivalsa dell’Amministrazione nei confronti degli interessati. È stato rilevato un unico caso di rivalsa. Nel quadro descritto, fanno sensazione due fenomeni, l’uno da contraltare all’altro: il “negazionismo” dei vertici militari e la supplenza della Commissione d’inchiesta. Al fine di recuperare il mondo militare a una dimensione effettivamente ispirata ai valori costituzionalmente protetti della sicurezza e della salute, la Commissione d’inchiesta avanza una serie di proposte fondamentalmente preordinate a bloccare gli effetti distorsivi prodotti dai meccanismi descritti. Basilare sarebbe, anzitutto, l’approvazione della Proposta di Legge Scanu AC 3925, firmata dalla quasi totalità dei componenti della Commissione, più che mai indispensabile al fine di garantire un’effettiva prevenzione contro i rischi incombenti su militari e cittadini. Le norme ivi contenute rompono il perverso meccanismo della giurisdizione domestica e affidano la vigilanza sui luoghi di lavoro dell’Amministrazione della difesa al personale del Ministero del lavoro. L’approvazione di questa Proposta è indispensabile, ma non ancora sufficiente, per smontare i meccanismi procedurali e organizzativi che valgono ad oscurare nell’universo militare rischi temibili e responsabilità effettive. Tra le altre necessità: servizi ispettivi terzi ed efficienti; una Procura nazionale sulla sicurezza del lavoro, altamente specializzata e con competenza estesa a tutto il Paese; individuare il datore di lavoro di fatto; garantire l’autonomia e la competenza di RSPP e MC; rigenerare gli organi tecnico-operativi e prevedere RLS eletti o designati dai lavoratori militari. Urgente anche il superamento dell’Osservatorio Epidemiologico della Difesa e l’affidamento delle indispensabili ricerche epidemiologiche nel mondo militare a un ente terzo e qualificato per coerenza scientifica come l’Istituto Superiore di Sanità”.


