Donne e Uomini dell’ Ex Corpo Forestale,cittadini e TAR chiedono : “RIDATECI IL CORPO FORESTALE” ! E’ Costituzionale aver soppresso un Corpo Civile Militarizzandolo per Decreto ? Utile e interessante SCHEDA sulla bellissima e completa Ordinanza TAR Abruzzo.

Come Assodipro Nazionale, a cura di  Michele TURAZZA, pubblichiamo una versione “ordinata” e “semplificata” dei contenuti dell’ordinanza del TAR Abruzzo, per renderla più comprensibile e fruibile anche ai non addetti ai lavori, mediante una schematizzazione “ragionata” dei profili di incostituzionalità rilevati, delle disposizioni citate e delle sentenze richiamate.

Ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo, sezione staccata di Pescara, n. 235/2017. Scheda di lettura .

Con l’ordinanza in esame, il TAR Abruzzo chiede alla Corte costituzionale di pronunciarsi sulla conformità a Costituzione delle disposizioni contenute nella cd. Legge delega “Madia” (dal nome della Ministra proponente) di riforma della pubblica amministrazione e nel Decreto legislativo delegato che ha disposto la soppressione del Corpo Forestale dello Stato ed il suo assorbimento nell’Arma dei Carabinieri.

Essendo la Costituzione repubblicana “rigida”, ogni legge (e atto avente forza di legge) deve essere ad essa conforme e il “giudice” competente a verificare il rispetto della Costituzione è la Corte costituzionale.

Il modello di sindacato di legittimità costituzionale delle leggi è: – Successivo: il controllo può essere attivato dopo che la legge è entrata in vigore – Accentrato: solo un organo, la Corte costituzionale, può dichiarare che una legge è contraria alla Costituzione e annullarla (art. 134 Cost.) – In via incidentale: un giudice (il giudice a quo), nel corso di un giudizio, sospetta che una legge che deve utilizzare per definire la causa sia incostituzionale e pertanto, non potendo disapplicarla, chiede alla Corte costituzionale di pronunciarsi, sollevando innanzi ad essa la “questione di legittimità costituzionale” (QLC); il processo rimane dunque sospeso fino alla sentenza della Corte costituzionale. Giudice a quo (cioè giudice che solleva la questione): TAR Abruzzo (Pescara) Giudizio: ricorso per l’annullamento del Decreto del Capo del CFS n. 81278/2016, che ha individuato le Amministrazioni di destinazione degli appartenenti al Corpo Forestale. Il Decreto è stato adottato sulla base del Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016 “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” (attuativo della Legge n. 124 del 7 agosto 2015 “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”).

Il giudice, per poter sollevare la QLC davanti alla Corte costituzionale, deve verificare che sussistano due presupposti: – La rilevanza: il giudizio non può proseguire se prima la Corte costituzionale non decide se le norme impugnate sono conformi alla Costituzione o no – La “non manifesta infondatezza”: il giudice deve argomentare sui dubbi di costituzionalità che ha ravvisato nelle disposizioni che dovrebbe applicare per decidere la causa. Anche solo un semplice dubbio di costituzionalità impedisce al giudice di proseguire nel giudizio, imponendogli di investire della questione la Corte costituzionale.

Il TAR Abruzzo ha motivato la rilevanza della questione di legittimità costituzionale poiché l’eventuale annullamento, da parte della Corte, delle disposizioni impugnate, determinerebbe l’annullamento automatico (derivato) anche del provvedimento impugnato innanzi al TAR (il Decreto del Capo del CFS). Dalla pronuncia della Corte costituzionale dipende dunque l’esito del ricorso pendente davanti al TAR Abruzzo.

Per quanto riguarda la non manifesta infondatezza, il TAR Abruzzo individua numerosi profili di possibile contrasto con la Costituzione, sia da parte della Legge delega “Madia” che del Decreto legislativo delegato n. 177. Prima di procedere ad illustrarli schematicamente, è doverosa una breve premessa sull’istituto della delega legislativa. Nel nostro ordinamento è il Parlamento (cioè Camera dei Deputati e Senato della Repubblica) l’organo che approva le leggi. L’art. 70 della Costituzione dispone, in modo chiaro, che la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere, con un procedimento delineato, in parte dagli articoli successivi e in parte dai Regolamenti parlamentari. Sono previste due eccezioni, che prevedono che sia il Governo ad approvare atti che hanno lo stesso valore della legge, denominati:

  • DECRETO LEGISLATIVO (Art. 76: L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principî e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.)
  • DECRETO-LEGGE (Art. 77: Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.)

 Dalla lettura degli articoli richiamati è chiaro che si tratta (o…si dovrebbe trattare!) di ipotesi residuali poiché la regola rimane quella della titolarità della funzione legislativa in capo al Parlamento. Nel caso del decreto-legge, da adottare solamente in casi straordinari di necessità e urgenza, è previsto che il Parlamento debba, con legge, convertire il decreto-legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, pena la sua decadenza. Nel caso del decreto legislativo, i poteri normativi del Governo sono comunque limitati da ciò che il Parlamento dispone nella legge delega (è il Parlamento infatti che deve definire, con legge, principî e criteri direttivi, tempo limitato e oggetti definiti): non sono ammesse deleghe eccessivamente generiche, né tantomeno “in bianco”, al Governo. Non solo: il decreto legislativo deve rispettare anche, ovviamente, la Costituzione, fonte al vertice della gerarchia. Dunque è un atto soggetto ad un duplice ordine di limiti: legge delega e Carta costituzionale.

Illegittimità costituzionale del Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, per violazione dei principi e criteri direttivi della Legge delega e per violazione di disposizioni costituzionali.

Parametro costituzionale Motivi
Art. 2 Costituzione

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Violazione del principio di autodeterminazione del personale del Corpo Forestale nel consentire le limitazioni, all’esercizio di alcuni diritti costituzionali, derivanti dall’assunzione non pienamente volontaria dello status di militare.
Art. 3 Costituzione

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ü Non appare affatto un dato di comune esperienza o logica ritenere che la mera “militarizzazione” comporti una maggior efficienza ed efficacia organizzativa, al punto da ritenere tale scelta obbligata al fine di realizzare la razionalizzazione dei costi imposta dalla legge delega, anche alla luce dell’articolo 97 della Costituzione.

ü Sotto questo specifico aspetto, quindi, la scelta del Governo non si presenta neanche razionale, con conseguente violazione dell’articolo 3 commi 1 e 2 della Costituzione, atteso che la scelta della militarizzazione, a fronte del notevole sacrificio imposto al personale, non appare proporzionale allo scopo (cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 223 del 2012) del mantenimento dell’efficienza che al Corpo è sempre stata riconosciuta.

ü La scelta della militarizzazione così giustificata manifesta profili di irragionevolezza o comunque di non proporzionalità e adeguatezza allo scopo perseguito, con conseguente violazione dell’articolo 3 commi 1 e 2 della Costituzione.

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