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Isis, Pinotti: “Soldati italiani in Iraq non combatteranno”. Esperti: “Falso, diga di Mosul bersaglio di attacchi dei jihadisti”
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Da articolo di Enrico Piovesana per ilfattoquotidiano.it
A gennaio verranno inviati in Iraq 450/500 soldati italiani per proteggere la diga di Mosul, in zona di guerra, a pochi chilometri dalla roccaforte irachena dell’Isis. L’annuncio a effetto di Matteo Renzi, ieri sera alla trasmissione televisiva di Bruno Vespa, Porta a Porta, ha colto di sorpresa la stessa Difesa – come confermano fonti dello Stato Maggiore contattate dal IlFattoQuotidiano.it.
La decisione doveva essere resa pubblica più avanti, una volta definiti i dettagli operativi, ma l’uscita del premier ha l’aspetto di un’utile diversivo nel pieno della tempesta bancaria. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti, colta in contropiede, prova a metterci una pezza, assicurando che i soldati “non andranno a combattere” ma solo “a proteggere il lavoro dell’impresa italiana che compirà il lavori sulla diga”.
Insomma, Mosul come la Tav in Val di Susa: militari a protezione di un cantiere, nulla di più.
Ma come faranno i soldati italiani a respingere la crescente offensiva dell’Isis contro questo strategico obiettivo senza combattere? Le forze del Califfato, acquartierate poco a sud della diga, non hanno mai allentato la pressione militare sulle milizie Peshmerga curde che nell’agosto 2014 hanno riconquistato ‘impianto caduto in mano all’Isis e che da allora la presidiano in forze. Diversi sono stati gli attacchi missilistici contro il quartier generale curdo presso la diga: l’ultimo a settembre. Dopo la caduta di Sinjar, riconquistata dai curdi il 13 novembre, gli attacchi si sono notevolmente intensificati.
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