Marina militare in bolletta: senza fondi per pagare i compensi per navigazione.

“Quello che è capitato ai nostri marinai è di una gravità senza precedenti”. Commenta così Giuseppe Paradiso, leader del PSD – Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa, la notizia della decisione dello stato maggiore della Marina militare di non pagare il compenso forfettario di impiego negli ultimi quattro mesi del 2009. Una decisione senza precedenti che non rimarrà senza conseguenze. Decidere unilateralmente ed ex post di non retribuire il servizio prestato dai dipendenti è come cercare di spiegare all'idraulico che ha riparato la cucina di casa che non si hanno più i fondi a disposizione per pagarlo ed accompagnarlo alla porta. E' un atto di protervia intollerabile. mai visto prima in tutto il comparto Sicurezza e Difesa”
Cosa succede quindi ai nostri marinai? Succede che lo Stato maggiore della Marina ha annunciato di aver finito i soldi per pagare il cosidddetto “compenso forfettario di impiego” corrisposto al personale in luogo del pagamento dello straordinatio maturato in attività operativa. Una legge dello Stato, di dubbia Costituzionalità a nostro parere, stabilsce, infatti, che “il personale dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica impegnato in esercitazioni od in operazioni militari caratterizzate da particolari condizioni di impiego prolungato e continuativo oltre il normale orario di lavoro, non è assoggettato, durante i predetti periodi di impiego, alle vigenti disposizioni in materia di orario di lavoro ed ai connessi istituti, a condizione che le predette attività si protraggano senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore” (legge n. 86/2001). In sostanza, agli appartenenti alle Forze armate che lavorano”senza soluzione di continuità per almeno quarantotto ore”, viene negato il normale pagamento delle ore straordinarie maturate, preferendo lo Stato trasformarli i lavoratori a tariffa “flat”, riconoscendo loro un compenso ridotto, molto inferiore a quello che percepirebbero conteggiandolo con i criteri ordinari.
Sempre la medesima legge dispone che “il personale può essere impegnato nelle attività di cui al comma 1 fino ad un massimo di centoventi giorni l’anno e per non più di dodici ore giornaliere, salvo il verificarsi di comprovate ed inderogabili esigenze di carattere operativo. Durante lo svolgimento delle predette attività devono essere garantiti al personale il recupero delle energie psicofisiche e comunque la fruizione di adeguati turni di riposo.”
Il successivo D.P.R. 163/2002 stabilì quindi l'ammontare di quello che fu chiamato appunto “compenso forfettario di impiego” con il conseguente stanziamento su apposito capitolo di spesa.
Sembra evidente che, a meno di improvvise esigenze del tutto inaspettate, i responsabili della Squadra Navale italiana, fatti i conti della serva – che comprendono anche il taglio del carburante per le navi – dovevano gestire questi 120 giorni l'anno programmando al loro interno le attività addestrative la cui durata era superiore alla 48 ore di navigazione, ma evidentemente qualcuno ha sbagliato i calcoli e i giorni di navigazione “superiori alle 48 ore” sono stati di gran lunga maggiori ai 120 richiamati dalla norma . Il risultato di questo macroscopico errore è evidenziato da una recentissima nota del Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) che stabilisce che per gli ultimi 4 mesi del 2009, i marinai che hanno navigato in attività addestrative/operative superiori alle 48 ore si dovranno attaccare al…. timone e non vedranno il becco di un quattrino a causa dell'”incapienza dei fondi resi disponibili sul pertinente capitolo”. A questo punto i vertici della Squadra Navale hanno avuto un'alzata di ingegno, cioè quella di riconteggiate il tutto “in termini di straordinario” da remunerare però “con recupero compensativo da fruire entro il termine del 2010”.
“Risulta chiaro – continua Paradiso – che il vertice della Marina non può abrogare di fatto una legge dello Stato che, peraltro, già stabiliva un grosso sconto sui pagamenti dei dipendenti. La decisione di convertire il compenso forfettario di impiego in straordinario è espressamente vietata infatti dalla legge 86/2001”. “Su questa specifica materia – continua Paradiso – si sono già espressi parecchie volte i tribunali amministrativi che hanno ribadito il principio consolidato per cui alla prestazione di un’attività lavorativa debba corrispondere la retribuzione per questa fissata ex ante, e che, pertanto, a fronte di una attività effettivamente espletata, e nei limiti in cui ciò sia accertato, debba corrispondersi per intero la retribuzione prevista dall’articolo 3 della legge n. 86/2001 per la tipologia di servizio ivi previsto” (sentenza 2079/2007 e precedenti del Tar di Palermo)
“Ma ciò che ci stupisce e che ha fatto giustamente infuriare i nostri marinai – sottolinea Paradiso – è l'ulteriore beffa dei vertici della Marina che si sono inventati un sistema di calcolo dello straordinario con cui compensare il “CFI ” del tutto stravagante. A fronte di un'attività operativa che si protrae per oltre 48 ore, i legulei della Marina hanno disposto di calcolare giornalmente solo quattro ore e trenta minuti di straordinario”.
In effetti, per capire il sistema di calcolo adottato dallo stato maggiore della Marina militare, bisogna trasferirsi nell'iperuranio, quel mondo oltre la volta celeste teorizzato da Platone che è sempre esistito in cui risiedono le idee immutabili e perfette, raggiungibile solo dall'intelletto, non tangibile dagli enti terreni e corruttibili, dove le regole matematiche perdono di significato.
“In pratica – riferisce Paradiso – dal conteggio delle ore giornaliere di straordinario sono state sottratte ben 12 ore, e non si capisce bene dove i giureconsulti della Marina abbiano tirato fuori questa cifra. Una cosa cosa è certa: su una nave militare in navigazione non esistono turni di riposo rigidamente previsti. Se ti va bene monti di “guardia” 4 ore ogni 8 e durante le presunte ore di riposo sei obbligato comunque a partecipare alle numerosissime attività che regolano la vita del personale imbarcato che ti lasciano ben poco tempo per recuperare le energie psico-fisiche. Esercitazioni antincendio, antifalla, ruolo combattimento, ruolo difesa, assemblee ecc. e quando finalmente puoi distenderti sulla branda sballottata dai marosi ti svegli ogni 5 minuti a causa delle rete ordini collettivi presente in tutta l'unità navale che a tutto volume effettua decine e decine di chiamate”.
“Stiamo già promuovendo – conclude Paradiso – le opportune iniziative parlamentari affinchè questo pericoloso precedente sia al più presto risolto. Se il Governo non dà abbastanza fondi per l'attività delle nostre navi, ebbene i dirigenti della Marina devono avere il coraggio di dire chiaro e tondo al vertice politico che le navi restano in porto!”
“In attesa di un improbabile ripensamento dell'Amministarzione – soggiunge l'Avvocato Giorgio Carta, Presidente nazionale del PSD – il consiglio è quello di convenire in giudizio il Ministero della difesa al fine di farsi riconoscere per intero la retribuzione maturata. I precedenti giurisprudenziali sono numerosi e lasciano ben sperare anche chi avesse frattanto perso fiducia nella Giustizia”.

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