Marina, SEI MILIARDI per altre navi da guerra. Per fare che? Beneficenza, ovvio.

A cura di Toni De Marchi per ilfattoquotidiano.it …… “ legge navale ”. Si tratta di un provvedimento che consentirà alla Marina di comperare parecchie navi per la modica cifra di 5,8 miliardi di euro. Soldi che, secondo una ormai consueta abitudine, non verranno però caricati sul bilancio del ministero pinottiano ma su quello dello sviluppo economico. Grandezza dell’italica ipocrisia che con questi trucchetti delle tre carte da vent’anni ci racconta che il Vaticano spende per la sua Pontificia Cohors Helvetica meno di quanto paghi l’Italia per l’Esercito. La stessa ipocrisia per cui le nostre guerre sono missioni di pace e i soldati in ristrutturano orfanotrofi in Afghanistanasfaltano strade a Gibuti regalano quaderni ai bambini libanesi. Ma, a parte i soldi, che pure non sono uno scherzo, il punto vero di questa sedicente legge navale è un altro. Stando alle carte e alle dichiarazioni di ministri e capi di stato maggiore le navi che compreremo avranno due qualità maggiche, per dirla con l’ostessa di Campo dei Fiori: serviranno a sostituire ben 51 navi destinate al rottamatore e, udisci udisci o popolo beota, serviranno soprattutto per la protezione civile, per curare i bambini dei naufraghi, soccorrere i migranti sorpresi dalle procelle, estirpare la cecità dalle popolazioni africane, assistere le partorienti con le doglie. Per i miracoli non sarebbero al momento attrezzate ma solo perché, si dice, l’attuale capo della Marina militare sarebbe un agnostico. Che poi, casualmente, abbiano a bordo sistemi antimissile balistici, cannoni capaci di tirare a 80 km di distanza , missili antinave, eccetera è un dettaglio, un incidente della Storia. Sapete, i pirati somali non hanno rispetto per la vita umana e violentano persino le suore. Meglio essere pronti.  Cominciamo dalle 51 navi destinate al cannello ossidrico (alla canna ci siamo già, tutti noi). Occhio, cinquantuno, non cinquanta: un numero tondo è sospetto, denota approssimazione e una impropria tendenza all’arrotondamento. Oggi, novembre 2014, la flotta italiana è composta da 54 navi sopra le mille tonnellate. Ci sono poi 12 cacciamine da 500 tonnelate e 4 navi da 200 che fanno pattugliamento per conto dell’Onu in Mar Rosso. Delle 54 unità, quelle che raggiungeranno il limite di vita utile entro una decina d’anni sono una trentina, ad essere larghi. Ma ci sono anche due fregate e due sommergibili in costruzione, e due altre fregate classe Fremm andranno sullo scalo l’anno prossimo. Unità, queste ultime, non finanziate con la nuova legge, ma già pagate con i soldi dei bilanci ordinari. Per cui, il saldo netto è di 24. Numero alquanto lontano da cinquantuno. Come si raggiunga questo immaginifico numero, non si sa. Forse De Giorgi applica alla Marina il metodo Forcieri, il sottosegretario che nel 2009 annunciò urbi et orbi che 130 F-35 avrebbero sostituito 256 altri aerei e come effetto secondario avrebbero creato diecimila posti di lavoro. Nemmeno Renzi e e la sua algida ministra dello sviluppo economico avrebbero osato tanto……  Avremmo tra pochi anni la più grande Marina europea. Non ci credete? La Marine Nationale, francese, ha 13 fregate e 2 cacciatorpediniere. Totale: 15 unità di questa categoria. La Deutsche Marine ha 11 fregate tra le 3600 e le 5600 tonnellate. Gli inglesi, che definivano la loro flotta the wooden walls of Old England (le mura di legno della Vecchia Inghilterra), si accontentano di 13 fregate e 6 cacciatorpediniere. In totale: 19. E noi, les italiens? Da 22 a 28 unità maggiori a seconda che i Ppa siano dieci o sedici: 10 Fremm, 2 cacciatorpediniere classe Orizzonte, da 10 a 16 “pattugliatori”. D’altronde lo si sa, Italians Do It Better. È vero, gli Stati maggiori parlano di Mediterraneo allargato. Ma mi sa che stavolta si sono allargati un po’ troppo…… 

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