PD senza coraggio di attuare riforme della Rappresentanza Militare. Presentate due proposte di Riforma, né progressiste né riformatrici. PD, in gran parte, sordo e cieco alle richieste di Diritti

A cura di Assodipro Negli ultimi giorni sono state presentate 2 Proposte di Riforma della Rappresentanza Militare da parte del PD; una firmata da 14  parlamentari PD, prima firma Scanu e Calipari, e l’altra firmata dall’ On. D’Arienzo
Vi presentiamo una parziale e prima analisi delle stesse secondo il nostro punto di vista.  
La proposta Scanu Calipari e altri smentisce la sua stessa premessa; si autolimita addirittura nel titolo “ Integrazione della disciplina concernente la rappresentanza militare “ andando contro a quella che è la chiara richiesta di Diritti Sindacali che risale alla seconda metà degli anni 70 con la lotta del Movimento Militari Democratici che scesero in piazza in divisa e con i lavoratori per chiedere diritti sindacali e migliori condizioni economiche e lavorative. A quel movimento di lotta, fatto da migliaia di Militari, si rispose politicamente concedendo, nel 1978 la legge 382 – norme di principio sulla disciplina militare – che regola tutt’ora un sistema di rappresentanza che è, nei fatti , nell’interpretazione “mono-rappresentativa e gerarchica” di molti delegati, nella considerazione dei vertici militari e di gran parte della politica un SINDACATO GIALLO DI FATTO ( con un costo per lo stato di circa 5 milioni di euro l’anno ) Rappresentanza di facciata e di comodo in un mondo lavorativo militare che aspetta DIRITTI SINDACALI riconosciuti dal 1981 alle forze di Polizia dopo la riforma della Polizia di Stato. 
Se nel 1981 , come si legge nella premessa del testo Scanu “ si fecero scelte progressiste e riformatrici che hanno consentito al mondo della Polizia di crescere e fare un significativo passo in avanti “ NON è accettabile che OGGI , nel 2014, non si abbia il coraggio, la forza politica e la volontà politica di fare scelte simili con il comparto Difesa. Certo nel 1981 non c’era il PD e forse questa è già una prima e molto parziale spiegazione.   
Delude moltissimo leggere nella premessa Scanu “….crediamo che la risposta migliore sia saper guardare con rispetto e attenzione alle richieste che provengono da questo mondo, come a una componente sociale del Paese nei confronti della quale si è legiferato più sul tema dei doveri che su quello dei diritti….. – … Il personale delle FF.AA. ha diritto a veder aggiornati e rafforzati gli strumenti di tutela deputati a rappresentarla. Negli altri Paesi europei il diritto di associazione esiste da molti anni e ha trovato forme diverse di attuazione attraverso la legislazione nazionale dei singoli Stati “.  Dopo queste belle – parole di premessa – come si traduce il DIRITTO DI ASSOCIAZIONE nelle proposta Scanu ? una scatola vuota ( vedi art.12 ) mentre si tiene in vita il carrozzone CoCeR  a spese del contribuente sempre interno all’Amministrazione Militare ed ancora Sindacato Giallo. 
Nell’art.1 si parla di “ autonomia economica e gestionale “  che di per sé non cambia sostanzialmente i sistema rappresentanza. Nell’art. 2 ci sono alcuni ampliamenti di competenze che appaiono difficilmente realizzabili in un sistema “ interno all’amministrazione “. Nell’art 3 si mantengono ancora in vita i Consigli intermedi di fatto inutili e fonte non irrilevante di spesa senza minimi risultati per i rappresentati, combiandone solo la sigla ( CORER invece degli attuali COIR ) . Art.4 (ruolo negoziale ) la “ piena autonomia “ a cui si fa riferimento appare sulla carta e ci chiediamo come ci possa essere in un organismo che rimane interno e non sindacalmente autonomo. Interessantemente curioso è l’art. 5 ( Riconoscimento e valorizzazione della specificità ) SPECIFICITA’che dovrebbe già esistere oggi (!); l’art. 6 non modifica in sostanza quelli che sono i rapporti – non – rapporti attuali (!) ; l’art 8 ( Concertazione integrativa a livello locale ) avrebbe un senso solo in presenza di rappresentane Sindacali vere . Il sistema elettivo descritto nell’art. 9 appare inefficace e contraddittorio quando si parla di “ liste  contraddistinte da un programma elettorale “ che NON sarebbero votate, a livello Nazionale, da tutti i Militari aventi diritto ma solo dai delegati eletti nei Consigli di Base; si mantengono gli organi Intermedi come già scritto sopra. Il Timbro Simbolico di questo testo “ Riforma che non Riforma “ e che non a caso, senza coraggio politico, è solo una “ Integrazione della disciplina concernente la rappresentanza militare “( Caro PD e cari Parlamentari A 40 anni dalle lotte dei Militari Democratici ed a 33 anni dalla Sindacalizzazione della Polizia, ci si presenta con un INTEGRAZIONE ?)   lo troviamo nell’art. 10 ( organi dei consigli ) dove si scrive “ Il presidente è il delegato più elevato in grado “ ed appare la figura del segretario generale che è elettivo. E’ apprezzabile la libera manifestazione del pensiero concessa ai delegati di qualunque livello… ma ci sembra di ricordare che sia anche un diritto costituzionale (!).  
 LA PROPOSTA D’ARIENZO : Per noi di  ASSODIPRO, che  lottiamo da anni per i DIRITTI SINDACALI e continueremo  democraticamente a farlo mentre siamo  in attesa del giudizio di TAR e della Corte Europea (CEDU) alla quale abbiamo ricorso per chiedere i liberi diritti associativi e sindacali per i militari in Italia,  ANCHE LA PROPOSTA presentata dall’ On. D’Arienzo non è soddisfacente né condivisibile quando – inchioda e mantiene incardinata all’amministrazione – lo strumento di rappresentanza  – “Nel merito della riforma, prima di tutto, appare opportuno stabilire che l'organizzazione rappresentativa deve restare, anche se con compiti e ruoli propri di una parte sociale, una struttura interna all'amministrazione militare”. Premesso e messo in evidenza quanto sopra ci sentiamo di affermare che la proposta D’Arienzo  è sicuramente tra le più – evolute – tra quelle presentate nel corso degli anni con titolo “ Riforma della Rappresentanza Militare “. Già in premessa di distingue dalla proposta Scanu “ … la rappresentanza che non è un organo di staff o un ufficio non può avere obiettivi dettati dall'amministrazione e non può e non deve essere sottoposta al controllo dell'amministrazione…. – … superare le innegabili difficoltà e le incomprensioni registrate nel passato, conseguenza di una valutazione politica distorta rispetto al ruolo da conferire alla rappresentanza, sommata a una certa resistenza conservatrice presente negli alti comandi, che hanno impedito una coerente evoluzione della legge sui princìpi”. D’Arienzo traccia anche con maggiore chiarezza il Diritto di Associazione a carattere sindacale ma rende questo diritto “ monco “ in quanto sarebbe subalterno ad un sistema di rappresentanza incardinato nella gerarchia dei palazzi di vertice. Troviamo delle contraddizioni tra l’affermare che la rappresentanza deve rimanere interna all’amministrazione e quanto leggiamo sul diritto di associazione“ Occorre riformulare il diritto di associazione: l'associazionismo, promosso con finalità culturali, di ordine sindacale o altro, basato su statuti e regole definite, promosso dai militari o al quale i militari intendono aderire, realizza una parità di condizioni tra i cittadini che, in forma associativa, vogliono partecipare alla vita sociale del nostro Paese “. Nella proposta D’Arienzo ci sono elementi positivi come  l’eliminazione dei Consigli Intermedi; La presidenza elettiva degli organi di rappresentanza; l’eleggibilità perpetua con l’unico limite di due mandati consecutivi mentre i meccanismi elettorali non appaiono soddisfacenti. Nella premessa del testo leggiamo “ Con l'articolo 20 si prevede il diritto all'associazionismo. Si supera così un gap storico e si favorisce la partecipazione alla crescita culturale e professionale del personale a beneficio dell'efficienza delle amministrazioni di competenza. Il diritto di associazione, così come conosciuto in altri Paesi europei, non è un ostacolo o in conflitto con la tutela delle istituzioni democratiche o dell'ordinamento disciplinare-gerarchico della struttura militare”. Nell’ art.4 è apprezzabile e simbolicamente aggregante il fatto di ripartire i delegati in 2 sole categorie ( A e B ) rispettivamente dirigenti e direttivi e non dirigenti. Nell’art. 5 troviamo elementi positivi nel  presidente ed il segretario eletti ed il vice presidente nominato dal presidente con l’innovativa proposta della revoca del mandato del presidente  e la sfiducia al segretario. I meccanismi elettivi descritti nell’articolo 6 non appaiono innovativi e sarebbero da cambiare. Novità apprezzabili nell’art. 8 ( pubblicità e comunicati ) nell’ art. 11 ( facoltà e limiti del mandato ) sono concretamente ampliate le competenze così come nell’art.14 e 16. Il diritto di Associazione , art. 20 è suddiviso in 6 punti ; 1 ) 1. È consentita la costituzione o l'adesione dei militari ad associazioni, anche di carattere sindacale, o a circoli. Come Assodipro rileviamo che l’ articolo 20 del testo D’Arienzo, con la sola correzione di poche parole e l’integrazione di poche righe potrebbe costituire, da solo, il testo di una completa riforma di tipo Associativo/Sindacale !


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