Empatia tra leadership , neuroni specchio e babbuini : quali possibilità ? di Massimiliano Salce

magnetica funzionale –  e altri strumenti diagnostici ormai confermano )  che noi siamo il frutto,  come detto ,  di complesse organizzazioni cerebrali,  trasmissioni neuronali , reazioni fisiologiche.

Detto in altri termini : possiamo convenire sul valore dell’empatia ma questa strutturandosi anatomicamente e funzionalmente sul substrato cerebrale del ricevente il messaggio ( e quindi colui che è  preposto alla lettura e comprensione empatica altrui ) , evidentemente potrebbe non aversi laddove chi dovrebbe possederla come capacità,  non può possederla per problemi di neurotrasmissione e neuromodulazione o per problematiche nelle aree cerebrali di sua proprietà.

Ciò equivale a dire che se madre natura non ha dotato quel “dirigente” di un “normale” cervello , evidentemente sarà ben difficile predicare a costui il viatico dell’empatia, mancando egli della base anatomico funzionale necessaria ad empatizzare. Con tanti saluti per la leadership ottimale e di tanti melensi studi di management collegati.

Chiediamoci appunto questo e se cioè l’empatia sia utopia o possibile realtà ogni qualvolta abbiamo a che fare con organizzazioni a componente verticistica con a capo un leader.

Vi è un aspetto ulteriormente intrigante in tutto ciò che conferma questi aspetti su base materiale e cioè i neuroni specchio.

I neuroni specchio , scoperta del tutto italiana ( Rizzolatti , Gallese  e altri ) , sarebbero un particolare tipo di neuroni che permettono di comprendere ciò che l’altro sta facendo per cui in realtà io comprendo l’azione altrui , non per un processo basato su di una cognizione intellettiva ma sulla base del fatto che attivandosi (cioè scaricando potenziali d’azione)  questi neuroni in me , nella osservazione delle azioni altrui , e attivandosi le aree motorie relative , sebbene io non stia compiendo quella azione , ecco che realizzo ed identifico il processo in corso che sta avvenendo davanti ai miei occhi, anzi riesco anche a prevederne la conclusione.

Spiego meglio. I neuroni specchio attivandosi autonomamente, permetterebbero di spiegare fisiologicamente come avviene la nostra relazione con gli altri e intuiamo cosa potrebbe dire ciò per chi è destinato a compiti di leadership. Specie se avesse un deficit in tale apparato. L’uomo pertanto ripercorrerebbe nella sua mente l’azione che ha visto, cioè la imiterebbe mentalmente e ne comprenderebbe il significato.

I neuroni specchio implicano quindi  l’esistenza di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni altrui e persino delle intenzioni ad esse sottese senza porre in atto alcun tipo di ragionamento.

E non a caso quando si parla di empatia anche le persone a digiuno di neuroscienze,  pensano immediatamente ad un meccanismo basato non sul ragionamento.

Provate a pensare quando avete sentito per la prima volta il termine empatia e che spiegazione intuitiva ne avete dato.

E l’ipotesi è confermata  da alcuni esperimenti,  emergerebbe infatti  che i neuroni specchio sarebbero appunto coinvolti nel processo empatico  : cioè si dovrebbero attivare quando osserviamo una persona provare emozioni.

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