magnetica funzionale – e altri strumenti diagnostici ormai confermano ) che noi siamo il frutto, come detto , di complesse organizzazioni cerebrali, trasmissioni neuronali , reazioni fisiologiche.
Detto in altri termini : possiamo convenire sul valore dell’empatia ma questa strutturandosi anatomicamente e funzionalmente sul substrato cerebrale del ricevente il messaggio ( e quindi colui che è preposto alla lettura e comprensione empatica altrui ) , evidentemente potrebbe non aversi laddove chi dovrebbe possederla come capacità, non può possederla per problemi di neurotrasmissione e neuromodulazione o per problematiche nelle aree cerebrali di sua proprietà.
Ciò equivale a dire che se madre natura non ha dotato quel “dirigente” di un “normale” cervello , evidentemente sarà ben difficile predicare a costui il viatico dell’empatia, mancando egli della base anatomico funzionale necessaria ad empatizzare. Con tanti saluti per la leadership ottimale e di tanti melensi studi di management collegati.
Chiediamoci appunto questo e se cioè l’empatia sia utopia o possibile realtà ogni qualvolta abbiamo a che fare con organizzazioni a componente verticistica con a capo un leader.
Vi è un aspetto ulteriormente intrigante in tutto ciò che conferma questi aspetti su base materiale e cioè i neuroni specchio.
I neuroni specchio , scoperta del tutto italiana ( Rizzolatti , Gallese e altri ) , sarebbero un particolare tipo di neuroni che permettono di comprendere ciò che l’altro sta facendo per cui in realtà io comprendo l’azione altrui , non per un processo basato su di una cognizione intellettiva ma sulla base del fatto che attivandosi (cioè scaricando potenziali d’azione) questi neuroni in me , nella osservazione delle azioni altrui , e attivandosi le aree motorie relative , sebbene io non stia compiendo quella azione , ecco che realizzo ed identifico il processo in corso che sta avvenendo davanti ai miei occhi, anzi riesco anche a prevederne la conclusione.
Spiego meglio. I neuroni specchio attivandosi autonomamente, permetterebbero di spiegare fisiologicamente come avviene la nostra relazione con gli altri e intuiamo cosa potrebbe dire ciò per chi è destinato a compiti di leadership. Specie se avesse un deficit in tale apparato. L’uomo pertanto ripercorrerebbe nella sua mente l’azione che ha visto, cioè la imiterebbe mentalmente e ne comprenderebbe il significato.
I neuroni specchio implicano quindi l’esistenza di un meccanismo che consente di comprendere immediatamente il significato delle azioni altrui e persino delle intenzioni ad esse sottese senza porre in atto alcun tipo di ragionamento.
E non a caso quando si parla di empatia anche le persone a digiuno di neuroscienze, pensano immediatamente ad un meccanismo basato non sul ragionamento.
Provate a pensare quando avete sentito per la prima volta il termine empatia e che spiegazione intuitiva ne avete dato.
E l’ipotesi è confermata da alcuni esperimenti, emergerebbe infatti che i neuroni specchio sarebbero appunto coinvolti nel processo empatico : cioè si dovrebbero attivare quando osserviamo una persona provare emozioni.


