GLI ASPETTI PROCESSUALI DEL SEGRETO DI STATO SPIEGATI ATTRAVERSO LE REGOLE DEL CALCIO di Cleto Iafrate

conseguente presunzione d’innocenza.  Per tutti, si consideri il procedimento avverso Eugenio Scalfari e Lino Iannuzzi per diffamazione a mezzo stampa. La vicenda prese inizio da un articolo a firma di Iannuzzi apparso sul settimanale “L’Espresso” (nel 1967), di cui Scalfari era direttore responsabile. Nell’articolo si sosteneva che il generale De Lorenzo fosse l’organizzatore di un tentativo di golpe fallito nel 1964. Il processo da subito risultò condizionato dall’opposizione del segreto di Stato, da parte di testimoni a discarico citati dagli imputati. Questi ultimi furono condannati non perché fossero colpevoli ma perché non ebbero la possibilità di difendersi, in violazione della loro presunzione d’innocenza. Da alcuni passaggi della sentenza emerge una certa concezione duble face della verità: da una parte la verità reale[1], dall’altra, l’illusione.

Nonostante l’approvazione della Costituzione, l’ultima parola è ancora del Ministro e l’autorità giudiziaria deve arrendersi di fronte ad un atto “politico[2]”, privo di motivazione, di opposizione del segreto.

 Il giudice di gara per assegnare un rigore alla squadra del popolo continua a dover chiedere l’autorizzazione al C.T. dell’altra squadra.

  1. La svolta giurisprudenziale e legislativa del segreto di Stato

Si dovrà attendere quasi trent’anni dall’avvento della Costituzione per iniziare a delimitare la dipendenza del potere giudiziario da quello esecutivo.

Sarà la Corte Costituzionale (sent. n. 86/1977) ad aprire timidamente le porte ad uno strumento di controllo dell’esercizio dei poteri di allegazione del segreto.

1a) la sentenza della Corte Costituzionale n. 86 del 24 maggio 1977

[1]Né varrebbe obiettare che gli art. 342 e 352 c.p.p. apparirebbero incompatibili col disposto del comma secondo dell’art. 24 Cost. che definisce diritto inviolabile, il diritto di difesa del cittadino … Diritto di difendersi riconosciuto ed assicurato … ma nel rispetto di quei limiti che, nel superiore interesse della collettività intera, vengono posti dalla legge nel giudizio penale all’accertamento della verità reale e che, ovviamente, si riverberano sulle possibilità e disponibilità difensive dell’imputato che possono così, ma non sempre negativamente, restare alterate nella loro efficacia”.

[2] L’atto politico si distingue da quello amministrativo in quanto “libero nel fine”, e, pertanto, caratterizzato da insindacabilità giurisdizionale e assenza di motivazione.

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Né varrebbe obiettare che gli art. 342 e 352 c.p.p. apparirebbero incompatibili col disposto del comma secondo dell’art. 24 Cost. che definisce diritto inviolabile, il diritto di difesa del cittadino … Diritto di difendersi riconosciuto ed assicurato … ma nel rispetto di quei limiti che, nel superiore interesse della collettività intera, vengono posti dalla legge nel giudizio penale all’accertamento della verità reale e che, ovviamente, si riverberano sulle possibilità e disponibilità difensive dell’imputato che possono così, ma non sempre negativamente, restare alterate nella loro efficacia”.

[1] L’atto politico si distingue da quello amministrativo in quanto “libero nel fine”, e, pertanto, caratterizzato da insindacabilità giurisdizionale e assenza di motivazione.

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