GLI ASPETTI PROCESSUALI DEL SEGRETO DI STATO SPIEGATI ATTRAVERSO LE REGOLE DEL CALCIO di Cleto Iafrate

  1. b) la legge n. 81 del 24 ottobre 1977

Esattamente cinque mesi dopo l’intervento della Consulta, il legislatore, muovendosi sulla linea tratteggiata dalla Corte, vara la legge n. 81 del 24 ottobre 1977, con la quale, oltre a sostituire totalmente l’art. 352 c.p.p., apporta alcune innovazioni all’istituto del segreto.

D’ora in avanti, se il giudice dubita della fondatezza dell’opposizione, interpella direttamente il Presidente del Consiglio dei Ministri, il quale ha la possibilità di confermare il segreto entro i successivo 60 giorni dalla notifica dell’interpello.

Se il vertice dell’esecutivo non conferma nei termini, il teste ha il dovere di testimoniare, e se si ostina, il giudice potrà procedere ai sensi dell’art. 372 c.p…

Se, invece, il segreto viene confermato la macchina istruttoria deve arrestarsi.

L’ultima parola sulla sussistenza di una barriera all’accertamento in caso di opposizione del segreto di Stato ora è passata al Presidente del Consiglio dei Ministri.

In termini calcistici non cambia molto. Con le nuove regole il giudice di gara per segnalare un fallo deve chiedere l’autorizzazione, non più al commissario tecnico, ma al Presidente della squadra che l’ha commesso. In fondo il legame che si stabilisce tra il Presidente del Consiglio e il suo Ministro non è molto diverso da quello che c’è tra il Presidente della società di calcio e il suo Commissario tecnico.

 4Il segreto di Stato dopo la legge 3 agosto 2007, n. 124

 L’attuale disciplina normativa del segreto di Stato è contenuta nel codice di procedura penale e nella legge 3 agosto 2007, n. 124, che accoglie al suo interno disposizioni di varia natura e oggetto.

Sul piano più strettamente processuale la disposizione più importante[1] è l’art. 204 c.p.p.[2].

Tre sono i punti che balzano subito agli occhi:

 

  • “non possono essere oggetto del segreto fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale”;
  • “se viene opposto il segreto, la natura del reato è definita dal giudice”;
  • “in nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale”.

 

Evidenti le conseguenze processuali. Il legislatore introduce il concetto di “segreto costituzionalmente illegittimo”. Fatti eversivi dell’ordine costituzionale non possono ostacolare l’acquisizione di una prova nel processo penale, non godendo più, la notizia che ad essi si riferisse, di alcuna possibilità di tutela.

Dalla lettura della disposizione si deduce che il giudice, se ritiene l’eccezione irricevibile – per esempio, valuta che vi siano situazioni di pericolo per lo Stato – ha il dovere di acquisire manu militari il documento, ovvero di disporre che il teste deponga, senza avviare la procedura di interpello del Presidente del Consiglio[3].

L’innovazione rispetto al passato non è di poco conto. La nuova architettura del segreto sembra costituzionalmente ineccepibile, in quanto più aderente ai principi di separazione dei poteri e di autonomia e indipendenza della magistratura.

Il meccanismo introdotto pare tutelare, finalmente, tutti gli interessi coinvolti, per questo fu accolto con soddisfazione e plausi unanimi da parte della dottrina.

L’ultima parola è passata all’autorità giudiziaria.

[1] Le altre sono gli artt. 202, 256, 256 bis, 256 ter, 270 bis, c.p.p., 66 disp. att. c.p.p. e 41, l. n. 124 del 2007.

[2] La norma accoglie le indicazioni contenute nell’art. 2, numero 70, della legge delega per l’emanazione del nuovo codice di procedura penale (l. 16 febbraio 1987, n. 81); il quale prevedeva che “nessun tipo di segreto” potesse coprire “fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale”.

[3] Questa linea interpretativa fu ampiamente condivisa dalla dottrina. Si veda, per esempio, G. LOZZI, Lineamenti di procedura penale, Giappichelli, 2007, pag. 239. Nello stesso senso F. M. GRIFANTINI, Segreto di Stato e divieto probatorio nel codice di procedura penale 1988, in La Giusizia Penale, 1989, III, pag. 536, il quale, pochi mesi prima dell’entrata in vigore delle norme di attuazione, scrive: “Spetta sempre al giudice, in questi casi, verificare l’inesistenza del limite: poiché sarebbero illegittime le finalità del segreto e del divieto probatorio, il giudice potrà ordinare l’acquisizione della prova senza informare preventivamente il Presidente del consiglio”.

[1] Le altre sono gli artt. 202, 256, 256 bis, 256 ter, 270 bis, c.p.p., 66 disp. att. c.p.p. e 41, l. n. 124 del 2007.

[1] La norma accoglie le indicazioni contenute nell’art. 2, numero 70, della legge delega per l’emanazione del nuovo codice di procedura penale (l. 16 febbraio 1987, n. 81); il quale prevedeva che “nessun tipo di segreto” potesse coprire “fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti all’eversione dell’ordinamento costituzionale”.

[1] Questa linea interpretativa fu ampiamente condivisa dalla dottrina. Si veda, per esempio, G. LOZZI, Lineamenti di procedura penale, Giappichelli, 2007, pag. 239. Nello stesso senso F. M. GRIFANTINI, Segreto di Stato e divieto probatorio nel codice di procedura penale 1988, in La Giusizia Penale, 1989, III, pag. 536, il quale, pochi mesi prima dell’entrata in vigore delle norme di attuazione, scrive: “Spetta sempre al giudice, in questi casi, verificare l’inesistenza del limite: poiché sarebbero illegittime le finalità del segreto e del divieto probatorio, il giudice potrà ordinare l’acquisizione della prova senza informare preventivamente il Presidente del consiglio”.

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