GLI ASPETTI PROCESSUALI DEL SEGRETO DI STATO SPIEGATI ATTRAVERSO LE REGOLE DEL CALCIO di Cleto Iafrate

Mi pare ovvio che le proteste per gli errori arbitrali debbano essere indirizzate all’A.I.A. (Associazione Italiana Arbitri) oppure, eventualmente, alla F.I.G.C. (Federazione Italiana Gioco Calcio) e non al presidente della squadra che ha commesso il fallo.

Auspico, pertanto, che il secondo comma dell’art. 66 sia emendato come di seguito:

“Quando perviene la comunicazione prevista dall’articolo 204, comma 2, del codice, il Presidente del Consiglio dei Ministri se ritiene che ricorrano i presupposti indicati nei commi 1, 1-bis e 1-ter dello stesso articolo, perché il fatto, la notizia o il documento coperto dal segreto di Stato non concerne il reato per cui si procede, lo comunica al Consiglio Superiore della Magistratura[1] per le valutazioni del caso.

La comunicazione non sospende il giudizio[2].

Ad ogni modo, qualsiasi proposta di riforma non può prescindere da una preventiva revisione dello status militis, nel senso che il militare deve essere posto nella condizione di dire “signornò” allorquando gli si prospettino “comportamenti antisportivi”. Mi riferisco al fatto che gli appartenenti alle forze di polizia ad ordinamento militare – sebbene inseriti in una catena il cui ultimo anello si aggancia all’autorità politica – non sono posti nella condizione di dire “signornò” ai loro superiori. L’organizzazione attuale dell’ordinamento militare relega il militare in una condizione di tale subordinazione e vulnerabilità da rendere il principio dell’obbedienza leale e consapevole nulla più che un mito[3].

Mi piace concludere questa esposizione con le parole di uno dei più grandi profeti di oggi, che nelle sue riflessioni va sempre al cuore dei problemi del mondo contemporaneo:

[1] Si consideri che la Corte costituzionale, già con sentenza n. 53 del 1966 ha precisato che il segreto politico-militare “… per l’ordinamento generale non è protetto dall’incontrollata e incontrollabile discrezionalità competente, ma subisce (o dovrebbe subire) un sindacato giurisdizionale …” (corsivo mio).

[2] Andrebbe rivista anche la composizione del COPASIR, nel senso che i membri dovrebbero appartenere tutti ai gruppi parlamentari dell’opposizione; e la politica delle retribuzioni. Non dovrebbero sussistere differenze stipendiali tra chi si occupa, in incognito, della sicurezza degli italiani e chi lo fa in divisa. Mi riferisco ai tanti militari, carabinieri poliziotti e finanzieri che quotidianamente combattono contro la criminalità col rischio di perdere la vita in un conflitto a fuoco.

[3] Per un esauriente approfondimento sul punto, rimando al contributo pubblicato sull’ultimo numero della rivista di cultura giuridica “Diritto & Questioni Pubbliche” (p. 313), dal titolo “Obbedienza, ordine illegittimo e ordinamento militare.

[1] Si consideri che la Corte costituzionale, già con sentenza n. 53 del 1966 ha precisato che il segreto politico-militare “… per l’ordinamento generale non è protetto dall’incontrollata e incontrollabile discrezionalità competente, ma subisce (o dovrebbe subire) un sindacato giurisdizionale …” (corsivo mio).

[1] Andrebbe rivista anche la composizione del COPASIR, nel senso che i membri dovrebbero appartenere tutti ai gruppi parlamentari dell’opposizione; e la politica delle retribuzioni. Non dovrebbero sussistere differenze stipendiali tra chi si occupa, in incognito, della sicurezza degli italiani e chi lo fa in divisa. Mi riferisco ai tanti militari, carabinieri poliziotti e finanzieri che quotidianamente combattono contro la criminalità col rischio di perdere la vita in un conflitto a fuoco.

[1] Per un esauriente approfondimento sul punto, rimando al contributo pubblicato sull’ultimo numero della rivista di cultura giuridica “Diritto & Questioni Pubbliche” (p. 313), dal titolo “Obbedienza, ordine illegittimo e ordinamento militare.

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