IL TITOLO DI STUDIO ALL’INTERNO DELLE FORZE DI POLIZIA AD ORDINAMENTO MILITARE NON VALE UN “CIPPO” – di Cleto Iafrate

fatto qualche telefonata e l’ultimo non si capisce bene cosa abbia fatto, forse ha solo peccato di vanità.

Ma per remunerare queste attività non bastava lo stipendio?

Com’è possibile che tre ‘cippi svelati’ spingano (nelle graduatorie) più di una laurea in Economia e commercio o in Giurisprudenza? Tuttavia non è il caso di meravigliarsi, poiché nei carabinieri ne basta addirittura uno per azzerare il peso di una laurea.

L’ultimo concorso analogo indetto dall’Arma[1], riservato agli appartenenti al ruolo appuntati e carabinieri, assegna alla laurea magistrale n. 1,3 punti, mentre un encomio solenne vale addirittura n. 1 punto. Inoltre ogni giorno di valutazione caratteristica pari ad “eccellente” dà diritto a n. 0,0033 punti incrementali. Ciò significa che un encomio solenne e tre soli mesi di valutazione pari ad “eccellente” bastano per azzerare il vantaggio derivante dal possesso della laurea in Giurisprudenza.

 Peraltro, la situazione sopra descritta emerge anche nella selezione per l’accesso alla categoria degli Ufficiali ove, nonostante venga richiesto il requisito “minimo” della Laurea Magistrale ai fini della partecipazione al concorso di ammissione, si nota, in determinate circostanze, la “poca valorizzazione” di alcuni percorsi post-laurea che, secondo il parere di chi scrive, sono importanti per chi debba acquisire la funzione dirigenziale.

In particolare, si veda il “concorso per 21 sottotenenti in servizio permanente effettivo del “ruolo normale – comparti speciale e aeronavale” del Corpo della guardia di finanza per l’anno 2017”, ove la seconda laurea in aggiunta a quella richiesta – chiaro indice di competenza multidisciplinare – per poter essere ammessi al concorso, ove il secondo diploma di laurea vale 0,20 punti, raggiungibili con la valutazione “eccellente con apprezzamento e lode” più un encomio semplice (0,15 + 0,05) -si veda l’allegato 6 del bando del predetto concorso-. Oppure il recente “concorso, per titoli ed esami, per il reclutamento di 11 tenenti in servizio permanente del ruolo forestale dell’Arma dei Carabinieri anno 2017”[2], ove l’art. 1 c.1 lett. b) del relativo bando riserva “2 (due) posti per i militari dell’Arma dei Carabinieri appartenenti ai ruoli Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati, Carabinieri, Periti, Revisori, Collaboratori e Operatori che abbiano riportato, nell’ultimo biennio, la qualifica finale non inferiore a “eccellente” ovvero un giudizio complessivo non inferiore a “ottimo con punti dieci” o giudizio corrispondente se provenienti dal Corpo forestale dello Stato”.   

[1]                  Link alla fonte:

               http://www.carabinieri.it/docs/default-source/concorsi/2016/svr22/svr22-bando.pdf?sfvrsn=5d557523_0

[2]             Disponibile su http://www.carabinieri.it/docs/default-source/concorsi/2017/RSPF17/bando-nomina-11-tenenti-ruolo-forestale-arma-cc-anno-2017.pdf?sfvrsn=fa2d7c23_0

CONCLUSIONI

 Nel contesto militare ritengo che le valutazioni caratteristiche, come pure le ricompense, siano uno “strumento di selezione ideologica”, perché:

– non si chiamano “valutazione delle performance” come nel restante pubblico impiego;

vi è la voce “motivazione al lavoro e dedizione” che al suo livello massimo è così indicata: “Convinto e disinteressato si dedica all’Istituzione senza risparmio[1]”. E’ evidente come la connessione di tali parole sia semanticamente contigua ad “obbedienza cieca e assoluta”. Infatti, “dedicarsi all’Istituzione senza risparmio” può portare a non mettere in discussione “ordini discutibili” per non aver ripercussioni sulla carriera, ed è ancor più evidente che l’essere “convinti e disinteressati” è semanticamente contiguo a “non farsi troppe domande”. Inoltre, è probabile che si perda di vista che l’Istituzione non è un sistema a se stante, ma la “parte” di un ingranaggio composto, ovvero la Pubblica Amministrazione nel suo complesso, ovvero un organismo fatto di Enti coordinati tra loro, che devono essere portati all’“osmosi” e non alla “separatezza” (autarchia).

In tale contesto, è facile che un militare laureato sia considerato alla stregua di un “eretico”, ovvero di un dissidente “interno” all’organizzazione di appartenenza, in quanto aderente a delle “dottrine” di provenienza statale, ma non invalse ai vertici che dispongono e valutano il predetto militare.

Detto diversamente, un militare laureato è un cittadino italiano che ha due titoli statali. Però, pare che il militare laureato oggi rappresenti un ossimoro, piuttosto che un’endiadi[2].

Se valutazioni caratteristiche e ricompense non fossero uno “strumento di selezione ideologica”, non avremmo da una parte dirigenti militari senza la laurea[3] o conseguita con i crediti formativi e dall’altra sottufficiali e militari di truppa laureati, senza crediti, che faticano a superare i concorsi. E nel mezzo, come missili scud che intercettano e neutralizzano … i titoli di studio – dinamiche premiali di origine feudale, secondo le quali il rapporto fiduciario col Superiore (premi e valutazione caratteristica) vale più di un percorso di studi universitario.  Non è raro incontrare militari istruiti che, piuttosto che essere premiati, spesso sono considerati “poco adeguati” e quindi valutati “nella media”[4].

[1]                  Link che rimanda ad un fac-simile di scheda valutativa e rapporto informativo (si veda pag. 513, voce 18): http://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=010G009100100010110002&dgu=2010-06-18&art.dataPubblicazioneGazzetta=2010-06-18&art.codiceRedazionale=010G0091&art.num=1&art.tiposerie=SG

[2]                  Figura retorica consistente nell’esprimere un concetto unitario con due termini coordinati, per esempio fuoco e fiamme, chiaro e tondo. Vedi in http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/endiadi.shtml.

[3]                  A chiarimento dell’espressione “senza laurea” si veda quanto precisato in nota n. 1.

[4]                  Uno, in particolare, l’ho conosciuto molto da vicino: finanziere, laureato senza crediti in Economia dopo l’arruolamento, per dieci anni non ha potuto partecipare ai concorsi interni che richiedevano tra i requisiti il triennio di valutazione di almeno “superiore alla media”. Ma anche qualora avesse avuto la possibilità di parteciparvi, avrebbe avuto pochissime chance di vincerli, in carenza dei punteggi incrementali derivanti dai premi e dalle valutazioni.

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