In certi casi una valutazione “nella media” ritengo sia da considerarsi (civicamente) encomiabile (“nella media solenne”), perché riflette l’attaccamento ai valori della Costituzione prescindendo da ogni forma di condizionamento e convenienza.
Credo che un tale atteggiamento verso la cultura da parte delle amministrazioni militari, che a volte rasenta l’ostilità, sia funzionale ad un certo tipo di obbedienza, un’obbedienza adesiva o assoluta, perché “disinnesca” ab origine il presupposto necessario della rimostranza; che è tipica dell’obbedienza critica o partecipativa.
In effetti, è difficile puntualizzare se non si ha coscienza di cosa si può fare e cosa non si può fare; in altri termini: per poter mettere i puntini sulle ‘i’, bisogna quantomeno sapere dove vanno le ‘i’.
E poi per un superiore è più difficile dare un “ordine imbarazzante” ad un militare colto, piuttosto che ad un militare non tanto istruito.
A chiarimento del concetto, faccio due esempi.
Se si chiedesse al militare posto a destra della vignetta di affidare una minore, sedicente nipote di Mubarak, ad un’igienista dentale, probabilmente, lui, battendo i tacchi, direbbe a gran voce: «Comandi, Signorsì, Signore». L’altro, invece, trovandosi nella medesima situazione, forse, telefonerebbe al giudice di sorveglianza del tribunale dei minori, o, quanto meno, si porrebbe qualche domanda in più.
E ancora. Se si ordinasse ad entrambi i militari, autieri, di fate tutto ciò che gli chiede l’autorità trasportata, probabilmente, quello di destra risponderebbe allo stesso modo: «Comandi, Signorsì, Signore». E l’altro forse direbbe: «Dipende da cosa mi chiede».
E’ innegabile che in certe situazioni l’istruzione è un deterrente (e un anticorpo) per certe derive.
Si auspica, pertanto, che nei prossimi concorsi per i passaggi di ruolo il titolo di studio sia più adeguatamente valutato, anche in relazione agli esami sostenuti; poiché è interesse collettivo che a fare carriera siano gli ufficiali di polizia giudiziaria più colti e istruiti e non i più fedeli[1].
Si spera, inoltre, che in futuro le motivazioni alla base delle ricompense descrivano in maniera chiara e comprensibile, senza orpelli e magniloquenze, gli atti eccezionali compiuti dall’encomiato. E che gli atti ricompensati siano adeguatamente tipizzati, in relazione ai risultati di servizio ottenuti (per esempio, l’ammontare di imposte recuperate alle casse dello Stato).
E’ giusto il caso di precisare che la progressione di carriera del militare rappresenta un costo per la collettività. Ad ogni passaggio di ruolo, infatti, corrisponde un incremento stipendiale adeguato al nuovo grado. Per questo motivo occorre dare immediatamente un senso al riordino, nel senso della valorizzazione dei titoli e ridimensionare la struttura delle ricompense d’ordine morale perché con 270 miliardi di euro che annualmente sfuggono a tassazione i contribuenti dagli ufficiali di polizia tributaria si aspettano ben oltre!
A questo punto, qual è l’interesse collettivo?
E’ interesse dei contribuenti che gli ufficiali di polizia tributaria siano selezionati in base alle loro attitudini a scoprire gli evasori o a svelare i cippi?
Cleto Iafrate
[1] In relazione a questo punto e alla luce di tutto quanto fin qui esposto, mi sia consentita una breve riflessione, che solo apparentemente esula dal tema in argomento.
Una così robusta influenza della gerarchia sul personale militare, a causa dei condizionamenti di carriera sopra esposti, rafforza in me le già manifestate perplessità verso due recenti provvedimenti introdotti quasi furtivamente in materia di giustizia:
- l’obbligo imposto alla polizia giudiziaria di riferire alla scala gerarchica sulle indagini in corso (art. 18, comma 5, del decreto legge n. 177/2016);
- l’affidamento alla polizia giudiziaria del compito di selezionare, al momento del primo ascolto, il contenuto delle intercettazioni e di effettuare una scrematura tra intercettazioni attinenti alle indagini e non rilevanti.
Come noto, i terminali della gerarchia non rivestono la qualifica di polizia giudiziaria e, per la loro posizione apicale, vedono particolarmente stretto il rapporto di dipendenza organica dalle articolazioni del potere esecutivo e, pertanto, non godono di quella indipendenza assegnata alla magistratura dalla Carta costituzionale.
Si spera, pertanto, che il prossimo esecutivo affronti con una visione d’insieme tali complicate questioni e vi apporti i necessari correttivi. E’ fondamentale che le indagini siano assolutamente riservate affinché la magistratura inquirente e la dipendente polizia giudiziaria possano svolgere proficuamente il proprio lavoro al riparo da indebite pressioni.

